Accanimento terapeutico?

Dodici anni fa oggi sono finita in ospedale incinta di Anita, rischiando di farla nascere troppo presto. Ne ho parlato già nel primo post e non vorrei ripetermi. Non vorrei però neppure che questa data portasse jella (tiè, tiè). Infatti oggi devo accompagnare la piccola Anita, alta 1,63 del peso di 44 chiletti, a fare un piccolo intervento.
Deve togliere la “perla”, o “il seme”, insomma quella roba lì, del dente del giudizio. Il molarone è ancora lì all’interno della gengiva ma il dentista dice che dobbiamo toglierli (entrambi gli ottavi inferiori-nel loro gergo tecnico) perchè poi non ci sarebbe posto nella perfezione dell’arcata inferiore della bocca anitesca.
Questa perfezione stiamo tentando di raggiungerla da circa sette anni. Non sto scherzando o esagerando.
Quando Anita era un frugoletto di quattro anni, le è stato diagnosticato il morso inverso e da allora è stato tutto un susseguirsi di bite, apparecchio mobile, apparecchio fisso (che è doloroso), controlli mensili dall’ortodontista, sedute dalla logopedista. E adesso questi due piccoli interventi. Tutta questa iattatura pare sia congenita perchè la povera Anitina il cuccio l’ha ciucciato solo per tre mesi e poi è partita con il pollicione ma a due anni e mezzo ha smesso. Nel frattempo la mia ingorda ortodontista ha addocchaito anche Emma che invece ha il morso crociato (ci vuole un po’ di fantasia, no?) e anche lei però solo da due anni ha l’apparecchio, mobile da mettere solo la sera. L’anno scorso siamo state introdotte elle amorevoli cure della gnatologa (posturologa delle arcate dentarie) che ha trovato un nuovo bellissimo apaprecchio anche per Emma. Anche con lei sono stata dalla logopedista, ovviamente sempre negli orari più scomodi perchè queste professioniste hanno un’agenda strapiena, ma ho mollato il colpo dopo alcuni mesi perchè veramente non ce la facevo più.
Il mio dentista ama le macchine veloci, nel suo studio c’è un bel poster della sua Porsche, il Sant’uomo dice che gliela abbiamo comprata noi!