Era meglio una circolare

Avete presente i vecchiovani? Quelli di cinquanta e oltre che cercano di sembrare giovani a tutti i costi? Ecco oggi, il giorno in cui dovevano uscire le materie della nuova maturità, il MIUR ha fatto una mossa da vecchiovane: comunicando le novità con le storie di Instagram.

Una strategia per arrivare dritto nel cuore e nella mente degli adolescenti. Già da ieri sera è apparso sull’account un inquietante video dove, con la colonna sonora de “La notte prima degli esami”, un anonimo studente maturando entrava in aula, per fare l’esame e già qui saliva un bel po’ d’ansia. Poi sembrava arrivasse qualche rivelazione, sulle materie e modalità e invece sul più bello.. il ragazzo era ingoiato dal buio! Fine del video.

“Giusto così per far salire l’angoscia!” commentavano stamattina gli studenti sui mezzi pubblici. E così i followers di MIURsocial hanno cominciato ad aumentare da 30.000 fino a ben oltre 70.000 stasera, perchè per scoprire di che morte dovevano morire, quali fossero le materie e come cambierà l’esame, i ragazzi hanno continuato a guardare Instagram.

Purtroppo non hanno apprezzato la mossa social dei vecchiovani del MIUR: loro vivono sui social ma sulle cose serie, come l’esame di maturità, preferivano un po’ di sana e vecchia tradizione. Diamine un pizzico di rispetto! Si sono quasi sentiti presi in giro.

“Credono che non siamo capaci di leggere una circolare?”, è stato il loro commento.

E per vendicarsi hanno cominciato a far girare sui loro social dei meme sui cinquantenni travestiti da adolescenti: il papà con lo skateboard e la mamma messa giù da discoteca.

Adesso poi ho letto che l’ultima novità è che all’orale il candidato dovrà scegliere fra tre buste. Questa non è una mossa tanto attuale, avverto un dejavu dei telequiz della buonanima del mitico Mike.

“Signora Longari, vuole la busta 1, 2, 3?”

Perchè prima o poi un vecchiovane (anche travestito) finisce per tradirsi!

Compiti a casa: utili o dannosi?

E’ di oggi la polemica sull’utilità o meno dei compiti a casa. Il Ministro dell’Istruzione, Daniele Bussetti, si è rivolto direttamente agli insegnanti, in previsione delle vacanze di Natale, per raccomandarli di non esagerare con i compiti a casa. Di non caricare troppo i ragazzi nella prossima pausa natalizia che dovrebbe essere anche consacrata al tempo libero da passare in famiglia. Da dedicare al relax, agli amici e agli eventuali hobbies.

Oggettivamente è già stato stabilito che in Italia le consegne dei compiti a casa siano quasi sempre in zona overdose. Soprattutto nei momenti festivi dove spesso la zavorra di  esercizi, testi da preparare e letture obbligatorie diventano un peso non solo per gli alunni ma anche per la famiglia che deve tenerne conto quando pianifica eventuali viaggi. Sospirando allorra si mettono libri, quaderni e astucci nella valigia. Bagaglio pesante che se si vola, fa guadagnare soprattutto alle compagnie aeree!

Scherzi a parte, la diatriba “compiti sì compiti no?” va avanti oramai da molto tempo. Intasa i gruppi whatsupp dei genitori e dagli oppositori spesso viene vista come una vendetta degli insegnanti, che con l’assegnazione pesante dei compiti, sottolineano il loro potere (l’ultima arma contro padri e madri sempre e comunque schierati in difesa dei pargoli!)

 

Ma i compiti servono veramente o sono un inutile fardello?

Per chiarirsi le idee è utile leggere questo saggio, che offre un’interessante panoramica sulla problematica. Affronta il tema da varie angolazioni: dal punto di vista dei docenti, dei pedagogisti e anche da quello dei ragazzi. Un viaggio a 360° nel mondo (a volte da incubo) dei compiti a casa. In una realtà dove alle superiori (molto spesso) le ricerche si tagliano&incollano da internet, gli esercizi di matematica e le versioni si condividono e copiano dai messaggi whatsapp, servono davvero?

Mentre alla primaria, qualche volta anche alle medie, succede che per smaltire in fretta la consegna madri, padri e nonni si mettano all’opera e poi con frustrazione riescano a meritare solo un misero 6+ ( a me è successo). In questa ipocrisia scolastica che senso ha continuare a infierire con una lista infinita di esercizi da fare a casa?

Nel libro tutte queste realtà vengono prese in considerazione e commentate con opinioni e consigli per studenti, genitori e insegnanti. Suggerimenti utili su come migliorare la situazione, snellire le incombenze dei ragazzi e soprattutto imparare a coinvolgerli. Non con la paura di essere beccati senza aver fatto quanto richiesto, ma stimolandoli a provare interesse per quello che stanno imparando.