La decadenza

Di solito non scrivo niente di politico, per scelta. Per non ripetere quello che hanno già detto altri. Per non unirmi al coro delle lamentele. Ma oggi proprio non riesco ad astermi.
Volevo raccontare una cosa stupida come il mio mancato picnic domenicale, invece commento quello che ho letto sui quotidiani negli ultimi giorni: lo scandalo della Regione Lazio, il toga-party dei rampolli bene di Roma, la Minetti che sfila con la sesta di reggiseno (e la faccia deformata dai ritocchini, anche se ha meno di trent’anni).
Ci sarebbe magari da ridere e sbellicarsi se, nella pagina seguente del quotidiano, non si leggesse che ai terremotati dell’Emilia non è ancora stato dato neppure un euro. Se nel nostro Paese, dove i politici vivono troppo allegramente, molte fabbriche non fossero a rischio chiusura. Se non fosse che i soldi per gli stipendi di chi fa politica vengono usati a scapito dei servizi a cui abbiamo dirittto.
Il budget delle scuole pubbliche è sempre più risicato, i trasporti scarseggiano e gli ospedali cadono a pezzi.
Mi farebbero forse solamente ghignare queste notizie se non avessi figli.
Ho letto con le ragazze e guardato il video del party Olympus.
Abbiamo commentato che era una truzzata infinita ma forse chi ha organizzato la festa magari aveva frequentato il liceo classico (in una scuola privata ovviamente) visto che era così incline a “ricreare” atmosfere mitologiche.
Ma dopo le battute è l’amarezza che prevale e mi domando se forse ho sbagliato a condividere con le mie figlie queste miserie, questo infinito squallore. Come si fa a essere efficaci nell’educazione e poi lasciarle alla mercè di questi esempi? Bisogna nascondere, minimizzare?
Loro avrebbero il diritto di essere idealiste, di sognare, di credere che, nella vita, chi fa le cose per bene, chi si impegna alla fine venga premiato. Di pensare che verso il futuro ci sia una strada chiara e percorribile e non solo misero qualunquismo e scorciatoie.