Celebrazioni & dinsinfestazioni

Ieri sera c’è stata una romantica cenetta a quattro (la baby-sitter è in vacanza) in cui mio marito e io abbiamo festeggiato l’anniversario del nostro primo appuntamento a gamberoni, pasta al sugo e champagne. Tra un flute e l’altro, mi sentivo sempre più leggiadra, ma non potevo far a meno di notare che Anita continuava a grattarsi con insistenza la testa. Così dopo l’ultimo brindisi, ho dato, per scrupolo, un’occhiatina fra i lunghissimi e riccissimi capelli biondi della mia primogenita (una chioma un po’ alla Robert Plant negli anni d’oro).
Non è stagione, le scuole sono chiuse da una vita, perciò mi sono sorpresa di trovare un insediamento di bastardissimi pidocchi. Sul biondo schiarito dal sole, risaltano meravigliosamente. Erano lì beffardi e indaffarati a rincorrersi proprio sopra le tempie di Anita. C’erano gli adulti, gli adolescenti e i bebé. Oramai li riconosco benissimo, a seconda della taglia e del colore, perchè siamo già alla terza esperienza. La prima, qualche anno fa, è stata molto traumatica, con reazione isterica di taglio di capelli globale a tutte e due le figlie.
Perchè le mamme di solito vivono male queste disavventure: una mia amica ha messo il divano in giardino nella speranza di bonificarlo, un’altra è andata avanti per mesi a tagliarsi i capelli come un marine. Altre madri si vergognano e scelgono l’omertà. E’ la reazione peggiore perchè così impestano e contagiano il mondo. Mio malgrado oramai sono un’esperta: ho scritto anche articoli per Insieme sul tema, i pidocchi sono considerati una calamità naturale molto gettonata sulle riviste. Ho intervistato dermatologi, farmacisti e dirigenti didattici. Conosco tutte le strategie per distruggere questi maledetti parassiti: dalla guerra chimica alle soluzioni più ecologiche. Imprecando, ho imparato a considerare i pidocchi con freddezza da killer: quasi una seccatura inevitabile, come le mestruazioni.
Ieri sera Emma è stata ispezionata a fondo ed è risultata indenne. Era felicissima, anche se non ha schivato il trattamento. Di solito era lei la monatta e pensare che questa volta sia stata Anita a portare a casa le orride bestie, le dava una grande soddisfazione.
In questo clima di emergenza nel dopocena non c’è stato ovviamente spazio per nostalgie da fidanzatini. Mio marito è andato alla farmacia di turno a comprare la schiuma Milice (i prodotti di sterminio costano una cifra e sono diventati un grande business, quasi un euro a pidocchio), mentre io ho tirato fuori la pettinina di ferro a denti lunghi per una prima disinfestazione ecologica. Poi ho cambiato e lavato a 60° lenzuola, asciugamani e teli da piscina. E dopo al grido di: “Tutti all’Acquapark” ho cacciato anche i pupazzi in lavatrice.