…e le cose belle

Dopo essermi vergognosamente lamentata nel post precedente ecco i souvenir più piacevoli della vacanza.

La visita al Parco Botanico di Pamplemousses, dove ci sono alberi e fiori incredibili:


l’albero del bamboo

Questo è un banano. Infatti nel menù dell’hotel i panbanana abbondavano, buoni ma devo dire che quello di Natalia è molto meglio!
by Emma
by Anita

Poi le nuotate in mezzo all’acqua cristallina e calda.
Proprio davanti alla spiaggia dell’hotel, Anita ed io abbiamo fatto uno snorkeling de’ noantri, solo con la maschera e le scarpette di gomma perchè c’era un sacco di corallo che tagliava, e abbiamo visto dei pesci coloratissimi tra cui l’esperta Anita ha riconosciuto il velenosissimo pesce farfalla (meglio non toccarlo) e tra la vegetazione l’altrettanto micidiale cetriolo di mare.
Quindi se volete far fuori qualcuno basta andare lì: proporgli una nuotatina, spingerlo inavvertitamente sul pesce farfalla e se non soccombe, infilargli in gola un po’ del cetriolo. Tra l’altro il cetriolo, secondo i medici legali, è una delle poche erbe velenose che nell’autopsia non lascia traccia di veleno.
Per arrivare a questa spiaggia ci vogliono undici ore e mezzo di volo, e non passano mai, ma pensateci: togliersi dalle balle qualcuno sarebbe per sempre!

Un’altra cosa divertente del viaggio è stata la scoperta dei canali delle televisioni indiane: stupende!
Tutte le sere in camera me ne sciroppavo un paio di orette: film di Bollywood, pubblicità, talk show, gare di ballo. Mi gustavo tutto. Non capivo niente a parte qualche sottotitolo nei film, ma il trucco, l’atteggiamento e l’impostazione dei conduttori sono impagabili e divertentissimi.
Gli indiani probabilmente provano le stesse emozioni guardando i nostri palinsesti.
E sì certo, anche nel mezzo dell’Oceano Indiano nei notiziari c’erano le immagini di Ruby!

Viaggiatori o pacchi postali?

Abbiamo prenotato in fretta, colto un’occasione last minute e siamo stati forse troppo ottimisti. Sottovalutato un particolare importante: noi odiamo i viaggi organizzati. Ci fanno sentire cerebrolesi. A me piace molto viaggiare, l’ho faccio da tantissimi anni e i pacchi li ho sempre presi quando mi sono lasciata abindolare da i tour operator.
E’ una questione di gusti: c’è chi preferisce lasciarsi portare da una guida e chi, come me, invece predilige scegliere e conquistare ogni meta da sè.
Questa volta siamo tornati a Mauritius, dove io e Sant’ eravamo andati 17 anni fa, allora organizzandoci da soli. E’ un’isola meravigliosa, con un mare cristallino e una vegetazione fantastica. La scorsa settimana c’erano 27° e si stava benissimo. Peccato che nell’albergone a trattamento all inclusive dove eravamo noi, i turisti siano trattati come pacchi postali.
I camerieri, un numero impressionante di servitori si aggira per gli hotel, sono servilissimi ma in un modo, per me, imbarazzante.
A tavola hanno diverse mansioni, un po’ surreali per noi occidentali: c’è quello che ti accompagna al tavolo, quello che ti porta da bere, quello che prende l’ordine e quello che ti porta il pane. Guai a intersecare le loro specialità.
A pranzo, uno dei primi giorni, Anita aveva bisogno di una forchetta, mi sono alzata per cercarla. Non l’ho trovata e l’ho chiesta ingenuamente a un cuoco che ho incrociato vicino al buffet. Questo ha confabulato con un altro tizio, che mi ha portato da un altro, che mi ha dirottato ancora su un’altra cameriera che alla fine mi ha chiesto ancora una volta cosa volevo, il numero di camera e dov’ero seduta, poi mi ha detto che dovevo tornare al tavolo e la forchetta arrivava subito.
Dal giorno dopo, esasperata, se mancava una posata la rubavo al tavolo a fianco.
Questo servilismo coloniale mi angosciava. Ero sicura che questi ragazzi, questi servitori odiassero noi turisti. Ai loro occhi bianchi, ciccioni, rumorosi e spesso, diciamolo, anche troppo pelosi. E ne avevano ben ragione perchè molti ospiti si comportavano con molta maleducazione. Ostentando quella straffotenza dell’idiota che si trova a fare il ricco in un paese del Terzo Mondo di cui non capisce e non vuol capire cultura e tradizioni.
Certo, è meno dolorso fare il bagno in piscina osservati da un cameriere che ti disprezza, che la coda nella nebbia sulla tangenziale est di Milano…e nel prossimo post mi dilungherò sui particolari più piacevoli.