Periodaccio


Ultimamente non è che sia andata tanto bene: prima ha preso l’influenza Anita, poi mi hanno portato via la macchina con il carro attrezzi e infine ho avuto l’influenza anch’io. Oggi credo di essere guarita ma non sono nemmeno tanto sicura. Comunque in queste lunghe giornate casalinghe la grande chef che si nasconde nel mio inconscio ha preso il sopravvento. E così ho deciso darmi alla produzione di marmellate.

Tante volte nella mia vita ho sentito amiche pascolare nei frutteti dei parchi secolari delle loro magioni dire: “Faccio la marmellata”
Le ho sempre compatite, pensando che fosse una corvée lunga e impegnativa. Invece dieci giorni fa ho avuto l’illuminazione, sapevo che il momento era giunto e niente ha potuto fermarmi. A dire il vero l’ispirazione me l’ha data Anita che voleva farla nella macchina del pane, che oramai uso quasi quotidianamente e ho messo in cucina al posto della tv. Meglio un filoncino caldo che la faccia dei nostri politici. O anche solo notizie su di loro. Quindi ho accettato la proposta di mia figlia ma a una sola condizione:
“Va bene, però pulisci tu!”
Mezzo chilo di arance, la metà di zucchero e un arancia spremuta. Programmata la macchina, cottura un’ora.
Dopo sessanta minuti e parecchi beep, le arance nuotavano ancora tristi e indipendenti nel loro brodo, nessun indizio di marmellata.
“Che facciamo, buttiamo?”
Sono tempi duri per tutti, perciò prima del cassonetto dell’umido abbiamo deciso di fare un altro tentativo e trasferire il consommè dei nostri deliziosi e sfigati tarocchi rossi in una pentola e provare a marmellizzarli con il vecchio metodo. Cuchiaio di legno per girarla e via!
E’ stato bellissimo. A me è venuta in mente la parola “pectina” ma poi googlando ho letto che potevo anche farne a meno. Quando era quasi pronta, dopo circa un’ora di rimescolamento e bollore, ho aggiunto dell’uva sultanina, perchè in una marmellata d’arance (carissima e pseudo fatta in casa), che compravo un po’ di tempo fa, c’era e stava benissimo.
Spento il fornello, leccato il cucchiaio di legno, abbiamo riempito due barattolini e ce la siamo tirate tantissimo.
A Emma però la marmellata d’arance fa schifo (che strano!) e allora l’altro giorno abbiamo deciso di ripetere la ricetta usando i frutti di bosco per compiacerla. Abbiamo preso una confezione di frutti rossi surgelati che giaceva dimenticata in fondo al freezer, zucchero di canna metà del peso della frutta e niente acqua o succo perchè i surgelati continuavano a rilasciare succo. Drammatico errore.
La cottura è stata ancora più breve, si è addensata in un attimo.
Questa volta solo un barattolino, l’abbiamo messo in frigo e l’indomani la dolcissima poltiglia bordeaux è stata proposta sul pane a Emma per la merenda.
E’ buonissima, peccato che sia inspalmabile: è densa come il cemento armato.
Ma comunque è stato bello.