L’arte di correre

Ho scoperto questo libro con più di 10 anni di ritardo, però a mia discolpa posso dire che ai tempi non correvo (e non mi sognavo lontanamente di provarci) e quindi non avrei potuto apprezzarlo pienamente.

Oggi invece che senza la corsa non potrei più vivere (il running dà assuefazione oramai nessuno più lo mette in discussione) leggere dell’impegno e della passione di Murakami per la corsa mi ha coinvolto e arricchito molto.

Corro da tre anni, Murakami da più di trenta. In confronto a lui sono meno di una nullità, una caccola nel pianeta dei runner.

Ma sono riuscita a trarre ispirazione da questo libro che non è un manuale per imparare ad allenarsi meglio ma un insieme di riflessioni autobiografiche sulle tecniche o meglio sulla passione per la corsa.

Murakami ha partecipato a innumerevoli maratone, tra cui Boston e New York. E anche una super gara di 100 chilometri in Giappone. Una prova massacrante che l’ha fatto allontanare per un po’ dall’allenamento. Perchè la corsa è così: non è solo movimento, smuove anche i nostri più reconditi meccanismi interiori.

E in questo libro l’autore confessa la sua ossessione. Non teme di apparire come un control freak (sarà la natura giapponese?) che sente l’esigenza di mettersi costantemente alla prova, per essere felice deve provare a superare i propri limiti. Se non riesce sta male, ma non attribuisce la colpa ad altri, con coraggio indaga dentro di sè. E lo fa anche con una buona dose di ironia, ingrediente che non guasta mai!

Crede fermamente nella disciplina, e su questo tema fa molti paralleli fra corsa e letteratura. Afferma che anche l’autore più talentuoso può rischiare di perdere il suo dono se non si applica con impegno.

Murakami, vicino al premio Nobel, è l’antitesi dell’artista creativo e tormentato.

Ma è anche un pazzo, un pazzo innamorato della corsa.

Ha provato da solo a ripercorrere il primo storico percorso in cui è stato coniato il termine maratona. E’ volato in Grecia e, nel caldo torrido dell’estate, ha affrontato una strada super trafficata con i camionisti che lo guardavano strano, da Atene all’antica città di Maratona.

Mi sono fatta coinvolgere dalla descrizione del suo rigore. Ho ammirato la serietà dell’allenamento costante, anche se un po’ mi ha spaventato.  Ma ho apprezzato la sincerità nel descrivere frustrazione e umiltà con cui ha sempre cercato di fronteggiare gli obiettivi. E ha usato anche la corsa come momento di meditazione e un’occasione per guardare dentro di sé con sincerità.

Voglio pensare ai fiumi. Voglio pensare alle nuvole. Ma in realtà non penso a niente. Semplicemente continuo a correre in un silenzio di cui avevo nostalgia, in un comodo spazio vuoto che mi sono creato da solo. E dicano quel che vogliono, ma è una cosa fantastica! 

A New York con il cuore

Mi accontento di correre ai Giardini Montanelli, mentre altri 3000 runners italiani, da ammirare, hanno partecipato alla Maratona di New York. Tra gli impavidi sportivi c’era anche Elisabetta Dami, creatrice delle avventure di Geronimo Stilton.

La scrittrice che vanta un passato molto avventuroso (l’attraversamento del Sahara, trekking in Nepal, corso di addestramento in Maine) non era alla sua prima maratona, aveva già partecipato in passato. Ma questa volta ha corso per una causa che le sta molto a cuore.

Il sostegno all’organizzazione Il Granello che da trent’anni si occupa di aiutare e supportare ragazzi con disabilità.

Infatti Elisabetta Dami non si limita a scrivere storie divertenti e coinvolgenti (che hanno risanato lo stato dell’editoria per ragazzi in Italia con record di vendite, traduzioni e gadget in tutto il mondo), ma da circa un anno ha fondato Elisabetta Dami onlus per aiutare e sostenere cause importanti per i bambini, gli animali, la natura e l’ambiente.

Ho avuto la fortuna di conoscere la scrittrice recentemente e ho capito il segreto del successo mondiale del suo topo-eroe: Elisabetta Dami afferma “Geronino Stilton sono io” e non è una boutade pubblicitaria per far felice il marketing. Gli ingredienti che coinvolgono i fan delle avventure (stratopiche) di Geronimo sono i valori di amicizia, solidarietà, disponibilità e gentilezza.

Gli stessi che la sua creatrice pratica nella vita reale.