The end of the f…ing world

Già dal titolo si intuisce che The end of the fu…ing world non è la classica serie televisiva (in onda su Netflix) dedicata agli adolescenti, che magari tocca temi scottanti e pruriginosi ma con quell’approccio paternalistico-scandalistico che giova tanto all’audience.

Fortunatamente invece non ha niente a che vedere con Tredici è molto più vera, intensa e intelligente. Peccato però che la traduzione italiana renda a volte i dialoghi esageratamente volgari e senz’altro meno immediati e accattivanti.

La storia di Alyssa e James, due adolescenti che si incontrano a scuola e diventano compagni di una sgangherata avventura è un piccolo capolavoro nel descrivere la psicologia e il disagio adolescenziale. Senza scadere nello stucchevole perbenismo all’americana, sostituito invece da un cinismo tutto british. E condito con una bella dose di scene pulp e violenza volutamente esagerata, forse perchè la storia nasce da un fumetto autoprodotto, diventato cult, alcuni anni fa, fra i ragazzi attraverso il passaparola.

Doveva essere un film invece è diventata una serie di otto episodi da venti minuti, quindi può essere vista anche tutta insieme, di seguito, per immergersi completamente nel mondo un po’ folle dei protagonisti.

Le avventure di questi due diciassettenni difficili vittime di famiglie sgangherate, sono narrate con uno stile iperbolico accompagnato da tanta ironia da cogliere nella definizione dei diversi personaggi.

La trama si svolge come un road movie, con una fotografia molto bella e un’ottima colonna sonora. Mentre i contenuti al netto della finzione cinematografica sono quelli più intimi e veri degli adolescenti. Essere accettati, fare le prime esperienze sessuali, sentirsi amati.

La seconda stagione è ancora in forse, ma spero che, considerate le ottime recensioni (non sono l’unica entusiasta), diventi presto realtà.