Bentornata Frida

Ho visitato la mostra dedicata a Frida Kahlo al MUDEC, è stata inaugurata ieri e sarà aperta al pubblico fino al prossimo 3 giugno. Oltre ai quadri più famosi si può conoscere meglio la vita della pittrice messicana, ormai diventata un’icona pop, attraverso il materiale d’archivio proveniente dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e anche da documenti inediti svelati nel 2007 dall’archivio ritrovato di Casa Azul (la sua dimora  a Città del Messico).
Frida Kahlo è stata la prima artista donna a fare del proprio corpo un manifesto, ad esporre la propria femminilità in maniera diretta, esplicita e, a volte, violenta, rivoluzionando irrevocabilmente il ruolo femminile nella storia dell’arte.

In molte delle sue opere si focalizza sulla condizione della donna e sul corpo, che diventa indizio, segno e gesto attraverso il quale confrontarsi con tematiche attinenti ai miti della tradizione preispanica.

Frida Kahlo la conosco e apprezzo da anni, ho comprato biografie, visto il film di Salma Hayek. Ammirato le sue opere esposte a Milano, alla Permanente quattordici anni fa e tre anni fa un’altra mostra bellissima a Roma, ma questa mostra del MUDEC è diversa perchè attraverso foto e documenti sembra proprio di condividere le emozioni della sua vita, tra provocazioni e sofferenza.

Sono esposte per la prima volta foto di Frida bambina, istantenee assieme alla sua famiglia e ovviamente con Diego Rivera, la sua grande sfortunata passione.

 

La Kahlo piace cosi tanto, soprattutto alle donne, perchè ha avuto una vita difficile, piena di sofferenze in cui è facile identificarsi.

Ma è stata anche un grandissimo esempio di resilienza, un modello ispiratore per trovare la forza di non arrendersi mai. Di trovare la speranza e l’energia di reinventarsi e ripartire senza soccombere alla sorte avversa.

Forse per questo nell’ultimo decennio ci sono state molto bambine chiamate Frida, con l’augurio che il nome sia di buon auspicio.

 

E poi l’esuberanza del suo abbigliamento, eccentrico e coloratissimo, ispirato ai costumi tradizionali delle donne messicane è diventato un messaggio di forza. Frida con il corpo martoriato dall’incidente che l’ha menomata giovanissima, con il tutore e le stampelle, stremata dai troppi aborti, non si è mai autocommiserata. Anzi, si agghindava sempre a festa, carica di gioielli e fiocchi come una regina.

Da Biancaneve a Frida Kahlo

Post dedicato alle mamme delle bambine. Ma anche a quelle dei maschietti. Considerato che in questo momento violento il concetto di prevaricazione e uguaglianza dei sessi sta pericolosamente andando a ramengo. Negli ultimi tempi ho letto almeno tre post di madri preoccupate sullo stesso tema: ma le favole classiche così politicamente scorrette, retrograde e pericolose per i neuroni delle nostre bambine, dobbiamo boiccottarle?
Quanti danni fanno, in una società già densa di Grandi Fratelli, sesta di reggiseno e veline uber alles?
Ok, ci rincorriamo tutte sugli stessi temi, ma questo mi sembra importante, fondamentale nell’educazione delle nostre figlie e quindi non una semplice ripetizione. In questi giorni le ragazze non possono nenache più uscire la sera senza rischiare e quindi riparlare di Barbablù mi sembra quasi doveroso.
Un’alternativa intelligente alle storie di principe e principesse esiste, sono i libri sulle ragazze indipendenti, sulle eroine del passato, in questa collana si trovano biografie di ragazze toste del passato, scritte per le ragazzine, dai 9-10 anni in su. Noi l’abbiamo scoperta comprando il libro sulla vita di Anita Garibaldi, perchè spesso nonne affini, dicevano ad Anita quando si presentava:
“Ah! Come Anita Garibaldi!”.
Lei mi guardava con un’espressione interrogativa e così il libro era servito per scoprire chi fosse veramente questa giovane sudamericana. Sabato invece, siamo andate a vedere Caravaggio e alla libreria della Pinacoteca di Brera, ho visto il libro della stessa collana su Frida Kahlo. Non ho resistito e l’ho comprato per Anita. Anche edulcorata la vita della pittrice messicana è proprio agli antipodi di quella della demente Biancaneve.
Si è sposata quel panzone egoista, infedele e ubriacone di Diego Rivera, l’ha amato e ha sofferto tutta la vita. Ha dipinto quadri angoscianti. Ma è una delle poche pittrici donne al mondo. Ho insistito su questo. Sulla sua forza e determinazione. Ho glissato sui quadri pieni di sangue e di strazio. Ho sperato che stanotte le mie figlie non avessero incubi. Forse il salto da Cinderella a Frida è stato un po’ azzardato e pericoloso, ma il libro lo leggeremo insieme.