I dolci di casa

Un libro bellissimo, colorato e allegro pieno di ricette di torte, biscotti, brioche e tante altre divertenti idee dessert.

I dolci di casa di Natalia Cattelani, raccoglie tutto ciò in uno stile molto coinvolgente e allegro. E’ un manuale ma assomiglia anche a un memoir. Infatti la mia cara amica Natalia, chef de La prova del cuoco e food blogger (prima che diventassero così di moda!), racconta ogni ricetta in maniera molto personale, descrivendo come è nata l’idea di ogni dolce, magari da un evento in famiglia o un ricordo di infanzia.

L’amore per la cucina è proprio questo, condividere la propria passione con le persone più care e vicine. E le immagini bellissime che la ritraggono con le figlie e il marito rendono tutto più vero e spontaneo.

A inizio manuale per incoraggiare i lettori c’è un prontuario con i trucchi segreti da chef, da tener ben presenti per evitare disastri nella realizzazione delle ricette. Il libro è appena uscito ma già schizzato in vetta alle classifiche di vendita e nelle recensioni entusiaste viene descritto come magico, perchè aiuta veramente a realizzare dolci belli e buoni per tutti i gusti e le esigenze.

Il libro infatti è diviso in vari capitoli, tutti dai titoli molto accattivanti, e raccoglie veramente dessert diversissimi: da quelli più tradizionali, quelli più adatti ai bambini, ai più originali ed eccentrici. Lo stile e i suggerimenti dell’autrice rendono ogni ricetta molto semplice, anche le torte più sofisticate sembrano facilissime da realizzare. Le proposte comprendono versioni per ogni evenienza anche light, vegane e senza glutine.

Sono un po’ intimorita dal talento di Natalia ma ho deciso di cimentarmi in una delle sue ricette, le proposte golose e allettanti sono così tante che c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Un pericoloso unicorno

Che non sia un periodo gioioso l’ho già scritto.
Ma essere ferita da un unicorno è un’altra cosa.
Diciamo pure la quintessenza della sfiga. Anche perchè gli unicorni non esistono.
Invece sono riuscita nell’impossibile. Ecco la prova:

Una stigmata da unicorno, occultata da cerotto, nella mano destra.
E’ andata così: il grazioso unicorno bastardo, gentilmente regalatomi da Emma per Natale lo scorso anno, era in versione soprammobile, sulla mensola della libreria.
Cercando un libro l’ho scontrato e stava per cadere. Per fermarlo, non so come, gli ho dato una manata e lui, cattivo come un serpente a sonagli, ha reagito e mi ha infilzato il corno nel palmo.
Lavorando di fantasia, solo un pochino, potete immaginare i porconi che ho tirato.
Non li scrivo per non essere volgare.
Lo stress di questo periodo si riflette anche sulle mie già scarse abilità culinarie.
Ieri sera ho sbagliato a salare il minestrone. Ho cercato di far finta di nulla innondandolo di crostini, arricchendolo con un giro d’olio di oliva.
Ma le mie figlie giravano il cucchiaio nel piatto perplesse.
Alla fine ho dovuto accettare l’evidenza e ho detto ad Anita:
“Sembra di succhiare una conchiglia”
“E’ vero, è salato come il mare”
Non ho avuto cuore di proporlo al cane e così l’ho affidato al water.

Curry in lavastoviglie: l’esperimento

Come promesso vi documento la mia esperienza di cuoca alternativa con un onesto reportage.

Ecco come è andata con il curry di verdure preparato in lavastoviglie.

Avevo fede, speranza e ottimismo ma tanto per non rischiare di buttar via tutto ho iniziato la sfida dimezzando gli ingredienti, quindi ho usato:

2 carote, 1 zucchinona, una cipolla piccola, un cucchiaio di latte di soia, un pizzico di sale, mezzo cucchiaio di miele e un cucchiaio scarso di curry, il tutto infilato dentro un barattolo di vetro a chiusura ermetica.

La ricetta originale prevedeva in alternativa al barattolo di vetro un sacchetto di plastica sottovuoto. Io non l’avevo e non l’ho mai posseduto e sono andata di barattolo.

Con grande emozione, spalleggiata da Anita ho infilato il magico composto in lavastoviglie.

E poi con il batticuore ho selezionato il programma intenso, come consigliato dalla ricetta originale.

Poi ho iniziato a pregare e ad appoggiare la testa al pannello della lavastoviglie. Il programma intenso, 75 lunghissimi minuti,  non mi è mai sembrato così interminabile. Nel frattempo ho anche messo su un minestrone perchè non si sa mai.

Poi ho bollito il riso basmati. E’ venuto buono e profumato. La lavastoviglie continuava a pompare acqua, sembrava andare ad aeternum. Io e le ragazze abbiamo cenato guardandola fisso e incitandola.

L’elettrodomestico continuava a fare rumori di lavaggio. Per due volte non sono riuscita a trattenermi e ho aperto: stava facendo il prelavaggio o un’altra fase piena d’ acqua. Ho richiuso con tristezza e frustrazione.

Anita ha mangiato il riso basmati condito con il sugo di pomodoro.

Siamo arrivate al dolce, alla frutta. Ho preso anche un caffè deca mentre la lavastoviglie continuava a lavare senza sosta.

A un certo punto ho pensato lo facesse apposta per rovinarmi l’esperimento.

Era tardi le ragazze si sono alzate e sono andate a finire i compiti.

Finalmente è arrivato Sant’. Ha visto il riso in tavola e mi ha chiesto spiegazioni, quando gli ho detto la verità ha preferito mangiarlo con il prosciutto.

Poi finalmente il silenzio. Il programma intenso era finito.

Grande suspance. Ho chiamato le mie figlie, ci siamo raggruppati tutti attorno  alla lavastoviglie.

Ho aperto e tirato fuori il barattolo. Poi ho chiesto garrula:

“Chi vuole assaggiare?”

Tutti si sono tirati indietro, così l’ho fatto io. Anche se avevo bevuto il caffè.

Le verdure erano buone: un bel sapore al curry, ma le zucchine erano più che croccanti, crude. Le carote andavano abbastanza bene ma le zucchine erano decisamente troppo dure. (Si nota dal colore anche nella foto)

Forse cucinando tutto nel sacchetto ermetico le verdure si sarebbero cotte meglio.

Le ho messe in un contenitore e domani le ripasso in padella. Poteva andare peggio. Ma forse anche meglio!