Provare la febbre con il bluetooth

Come tutti i genitori imparano presto, le malattie dei bambini arrivano sempre nei momenti più scomodi: quando si va in vacanza, nei giorni delle feste comandate o anche semplicemente durante i finesettimana, quando è più difficile cercare la consulenza di un pediatra.

E il sintomo che spaventa più di tutti, quello infido, più difficile da decifrare, è la febbre. Più la temperatura si alza, più i genitori vanno nel panico.

Quando facevo la volontaria al Pronto Soccorso della Clinica De Marchi, la domenica pomeriggio, l’80% dei casi era proprio quello dei neonati con la febbre alta. Spesso non è nulla di grave ma per i genitori a volte è anche difficile riuscire a monitorare il decorso della febbre perchè spesso i bebé sono insofferenti alle manovre per misurare la temperatura.

I termometri tradizionali sono invasivi, difficili da far restare nella giusta posizione o anche solo lenti, i minuti per una corretta rilevazione sembrano eterni. Adesso fortunatamente sul mercato c’è un nuovo dipositivo, molto funzionale, che risolve questi problemi. Si tratta di Temp Sitter un termometro, tra l’altro molto con un design elegante ed essenziale, che funziona con il sistema bluetooth collegato direttamente a un app che si può scaricare su smartphone (iOS e Android).

Così la temperatura dei neonati 3.0 può essere rilevata senza disturbarli troppo. Soprattutto nelle ore notturne quando la febbre tende ad alzarsi, perchè il funzionamento di Temp Sitter è molto semplice. Dopo aver scaricato l’app, basta connettere con il bluetooth il proprio smartphone con il termometro e poi usare uno dei patch adesivi che si trovano nella confezione del termometro, per attaccare il dispositivo con i sensore sotto l’ascella del bambino.

A questo punto Temp Sitter invierà allo smartphone la temperatura che si leggerà direttamente sull’app. Si potrà impostare un intervallo durante il quale monitorare e anche stabilire un “allarme” in caso di picchi di febbre. Inoltre rimarrà traccia dell’andamento della temperatura, un grafico, che potrà essere riferito al pediatra per aiutarlo nell’eventuale futura diagnosi.

Temp Sitter è disponibile in tre diversi colori, bianco, rosa, azzuro, e si può acquistare da MediaWorld, Apple Premium Resellers e su Doctor shop


(post scritto in collaborazione con GIMA)

Lotta per la soppravvivenza

Venerdì sera: sono stravolta e stanchissima.
Ho riempito il frigo con deliziose proposte di rosticceria.
Ho un mal di testa assassino con una vena/capillare che mi pulsa nel cranio. Forse mi capiterà come a Sharon Stone, una decina di anni fa, quando le scoppio una vena in testa, un’aneurisma (o roba simile) e rischiò la vita. Le mie figlie giocano con il computer. Voglio morire nel mio letto e allora mi ci butto, avvolgendomi nel piumone, senza infilarmi tra le lenzuola. Un bel bozzolo, solo per me. Buio.
Prima di chiudere gli occhi (per sempre?) guardo il soffitto, dove la mia sveglia (oregon, orizon o similia) proietta l’ora: 18.40.
Alle 18.57 il mio pre-coma viene disturbato da una presenza. Qualcuno è entrato in camera: Sant’.
Inizia a spogliarsi, si siede sul letto, tira il piumone e mi priva del bozzolo.
“Cosa fai?”
“38.8”, mi dice.
Avrei voluto tanto rilanciare e dire: “39”, ma purtroppo non era vero.
Così mi sono alzata, ho apparecchiato la tavola e poi gli ho portato la tachipirina. Business as usual: mi è andata male.
Però ieri sera avevo 37.5, mentre lui è quasi guarito e sono rimasta a letto, questa volta indisturbata con i miei bravi brividini.

Suinando?

E alla fine ce la siamo presa!
Anita è a letto con la febbre, indolenzita, gli occhi arrossati e mal di testa.
Sarà suina?
Penso di sì, anche se adesso con le classi scolastiche decimate non si dice pubblicamente, perchè il vaccino non è ancora pronto. E dopo mesi di notizie allarmistiche e terroristiche, adesso che moltissimi bambini sono a letto, febbricitanti, si fa finta di nulla. O al massimo si ascoltano i consigli di Topo Gigio.
L’altro ieri sono andata alla riunione scolastica di Anita.
Il bello delle medie è che non si conoscono tutti gli altri genitori. C’era infatti una signora sconosciuta seduta a fianco a me.
“Sei la mamma di…?”
Ho scoperto che suo figlio era il compagno di banco di Anita, che ci eravamo già parlate al telefono a proposito di una festa e soprattutto il suo pargolo era a casa con la febbre a 39. Così è cominciato il count-down e infatti ieri sera ci sono state le prime avvisaglie. Anita aveva la febbre. Ora stiamo tranquilli e vediamo come procede.
Ieri, per lavoro, ho intervistato il medico milanese che è stato il primo vaccinato in Italia.
Gli ho chiesto se per caso fosse giusto ripristinare l’obbligo del certificato medico al ritorno a scuola dei bambini inflenzati. Mi ha detto di no.
Quindi non si saprà mai che virus sia quello che ha allettato tutti i bambini in questi giorni. A meno di complicanze. Dita incrociate.