Il regalo di S.Valentino: una tartaruga marina!

Regali d’amore last minute? Di solito si sbagliano.

Oggi la cassiera del super spiegava che suo marito aveva anche sbagliato data: le ha portato i fiori sabato scorso pensando che fosse S.Valentino. La fortunata signora sospettava però che il coniuge abbia finto di non beccare la data giusta per risparmiare. Nel giorno degli innamorati infatti i mazzi di fiori costano di più!

Comunque invece di sperperare in cose futili, il regalo perfetto potrebbe essere un gesto etico, importante, non egoistico.

Un dono come questo, proposto da Legambiente: adottare una tartaruga marina che necessita di cure e amore. Per farlo basta un semplice click.

Infatti sul sito Tartalove.it, sarà possibile trovare l’esemplare da adottare con una piccola donazione, grazie alla quale contribuire al lavoro a favore delle tartarughe marine.

Nei centri di recupero, infatti, le tartarughe in difficoltà – ferite dalle eliche delle barche, intossicate dai rifiuti scambiati per cibo, intrappolate nelle reti da pesca – vengono curate con attenzione e amore e, una volta ristabilite, rilasciate in mare.

Con l’adozione simbolica sarà possibile contribuire alle spese necessarie per curare gli animali feriti e sostenendo l’associazione nelle sue numerose attività, partecipando così in modo concreto al successo dell’impegno di Legambiente a beneficio del territorio e della biodiversità.

Su Tartalove.it è possibile anche visionare periodicamente le foto e le brevi storie delle tartarughe da adottare. Per ogni donazione verrà inviato un piccolo kit paper-free, che include un certificato di adozione a proprio nome o intestato al destinatario del regalo, una fotografia della tartaruga scelta e un racconto più ampio della sua storia. Ogni esemplare ha infatti una storia da raccontare: basta poco per farne parte e per far sì che essa sia il più possibile lunga e felice…

Ecomostro?

Il tema del blogstorming del mese è l’ecologia…ci ho pensato parecchio…il dilemma era amletico: sono troppo ecologica per partecipare o per non farlo?

Alla fine ho deciso di rischiare di essere antipatica come una secchiona:

ai miei tempi ho allattato allo sfinimento, mi sono svenata per comprare giocattoli di legno, riciclo da anni il riciclabile, spengo tutte le luci e vivo come una talpa, se posso uso detersivi bio, ho lavato con le noci e spando a go-go aceto e bicarbonato, cammino piuttosto che prendere l’auto quando è possibile, abbiamo appena comprato la macchina per depurare l’acqua del rubinetto e quindi evitare di comprare bottiglie di plastica al super, mangio bio (spendendo un capitale) e sono vegetariana…

ma anche:

abbondo con la carta igenica e non ne uso solo un foglietto come dice di fare Sheryl Crow, mi faccio troppe docce, non trovo sia scandaloso usare l’aereo che produce troppo CO2, ogni tanto compro un mango (che non è a Km zero) e anche un sacco di verdure e semi vari che lascio marcire e ammuffire nel frigo e nella dispensa. Semi di cardamono che evolvono fino a diventare esseri viventi, cocco grattugiato che quasi parla, spinaci che espandono puzzolente linfa vitale nel cassetto del frigo.

Ora anche a scuola si parla di ecologia in maniera pratica sia alle elementari che alle medie. L’anno scorso una prof nella classe di Anita ha fatto fare per una settimana uno schema in cui doveva scrivere quanti sacchetti di rifiuti differenziati si producono in famiglia. Alla fine la prof diceva: “Ummm…in questa casa si butta troppa carta….”
Oppure: “Cos’è tutto questo vetro?”.

Quindi  penso che a molte madri siano girate anche un po’ le palle anche perchè poi si è saputo che da giovane quella prof faceva la cubista e quindi ha perso un po’ di prestigio, sia ecologico che in altri campi…

Nella classe di Emma invece si fa ecologia in maniera più diretta, tipo: “Lasci scorrere l’acqua quando ti lavi i denti?”
I bambini della sua età odiano tutti lavarsi, quindi sono estremamente ecologici.

Questo post partecipa al
blogstorming