Il mio cane è una top model?

Stamattina ho aperto il giornale e mi ha venuto un colpo.
C’era lei, bella, con lo sgaurdo profondo, sparata a tutta pagina. Lola che pubblicizzava una collana di libri sugli animali.
Bellissima iniziativa, ma cosa ci faceva il mio cane in copertina?
In questo mondo fatuo dove tutte sognano una vita patinata anche Lola è cascata nel tranello di un’esistenza da jet set, feste mirabolanti, guadagni facili, e poi alla fine ci si sposa con il cane di una rock star, un primo ministro o addirittura Trump?

Dalla sorpresa, mista a sgomento, ho urlato e poi verificato.
Era lei? Con le orecchie un po’ così da fricchettona? Mi hanno rubato una foto? Si tratta del famoso furto di identità di cui si parla tanto?
O è solo una sosia?

I natali si Lola sono oscuri, è nata in un campo rom e poi è stata adottata da un’altra persona, poi lasciata alla Lega del cane e finalmente ci siamo incontrate. Magari ha una sorella gemella/modella che invece dal campo rom è andata direttamente sui set fotografici.

Devo chiederglielo.

Vinci un weekend a Montpellier e ringrazia il tuo cane

Con le truffe alimentari, di cui si legge ovunque, c’è poco da stare tranquilli. Ne succedono di tutti i colori nell’alimentazione degli umani, figuriamoci cosa arriva nelle ciotole dei nostri animali domestici.

Qual è il lato oscuro di quelle crocchette?

E quel raffinato patè, sarà veramente così delizioso?

Per vederci più chiaro si può partecipare, fino al 30 giugno prossimo, a questo concorso e tenere le dita zampe incrociate, sperando di vincere un weekend, a inizio settembre, per due persone nel sud della Francia, a Montpellier.

Un’occasione per visitare la città ma anche il Campus di Royal Canin, di oltre 24 ettari, dove sono nate tutte le gamme di alimenti oggi disponibili per cani e gatti e anche quelle specifiche per età, taglia, stile di vita. E poter verificare di persona che tutto sia prodotto secondo le regole per la salute e il benessere dei nostri amati amici pelosi.

Droga per cani

E’ nervosa, agitata e chiede l’attenzione H24. A colpi di muso o buttandosi a terra sui nostri piedi per “fare pancia”, farsi cioè grattare e accarezzare sull’addome peloso.

Non è normale.

Da due giorni Lola è così, in preda a un comportamento anomalo e super bisognoso di attenzione. E’ così da quando ho smesso di premiarla con uno snack (anzi mezzo), un bastoncino ricompensa dopo la nostra passeggiata.

Avevo cominciato a darglielo, diciamo regolarmente, un mese fa, per premiarla del suo comportamento durante la passeggiata senza giunzaglio. Lo meritava perchè obbediva: al momento di rincasare tornava da me anche quando in giro c’erano altri cani interessanti da annusare.

Un atteggiamento da lode e gratificazione.

Arrivati in casa le dicevo: “Brava, ecco un bella droghetta per te!”

Chiamavo “droghetta” gli snack così per gioco, senza rendermi conto di diventare uno spacciatore affetttuoso.

E così, giorno dopo giorno, passeggiata dopo passeggiata, gratificazione dopo gratificazione, il mio cane è finito nel tunnel della dipendenza.

Per colpa mia.

E domenica quando mi sono accorta che i bastoncini “al gusto beef” erano finiti e anche quelli “ti miglioro l’alito”, le ho fatto solo una carezza e detto brava ben tre volte.

Ma non è stata la stessa cosa.

Lola oramai era dentro fino al collo all’assuefazione alla sostanza. E ha cominciato a comportarsi in maniera strana. A non essere più il simpatico cane sereno che dorme quasi tutto il giorno (il comportamento più fico in questi giorni bui e piovosi), Adesso abbaia nervosamente a ogni rumore e qualche volta ringhia pure. E quando le prende il down elemosina attenzione in maniera imbarazzante.

Dove è finita la dignità di una che doveva diventare capobranco?

Ho cercato di consolarla e sgarrando alle regole della sua dieta di croccantini, le ho dato anche mezza fetta di emmenthal al ritorno di una passeggiata, ma per lei non è stata la stessa cosa.

Perciò credo che l’asssuefazione non sia solo psicologica.

Allora a questo punto mi chiedo: cosa si nasconde veramente dietro “al gusto beef”? Cosa contengono questi snack gratificanti?

Perchè quando inizi non puoi più farne a meno?

 

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Instagram serve anche per riempire le ciotole

Lola è tutta nera, quindi non è per niente facile da fotografare. Poi è anche bassa con le zampe corte, quindi come modella non avrebbe passato molti casting, anche se è magra. Però ha un muso espressivo, grandi occhi scuri e un tartufo simpatico.

Quando avevo Jack, il golden retriver con un pedigree aristocratico ma pazzo, stupendo e fotogenico era tutta un’altra cosa. Volendo sarebbe stata una vita patinata da photo shoot, se non avessi dovuto impiegare tutta la mia energia a corrergli dietro, per evitare che mettesse il muso delle carozzine e zampasse addosso alle persone.

Ma vale più un cane indomabile da poster o una meticcia meravigliosa, intelligente e…. bella dentro?

Meglio Lola mille volte!

Quindi adesso inizierò a paparazzarla per ottenere cinque meravigliosi scatti e poter così partecipare a questo challenge, questa bellissima iniziativa su instagram.

Infatti da lunedì scorso novembre fino a domenica 27 novembre, ogni 5 foto di cani o gatti postate su instagram con l’hashtag #5fotoXunpasto16, Royal Canin donerà un pasto ai cani e gatti ospiti dei rifugi ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali).

Secondo un’indagine commissionata da Royal Canin agli italiani piace condividere le immagini dei propri amici a 4 zampe sui social network (63%). Una propensione che aumenta tra i proprietari di cani e gatti con un’età tra i 18 e i 24 anni (84%), confermata anche da questo post del 2012 dove già prevedevo il futuro (come i Simpsons con l’elezione di Trump!).

Giunto ormai al suo terzo anno questo challenge, nelle scorse edizioni, ha generato oltre 27 mila foto che si sono tradotte in più di 5 mila pasti donati da Royal Canin agli sfortunati animali dei rifugi ENPA.

Quindi iniziamo tutti a fotografare i nostri amici pelosi senza però stressarli troppo. Ci sono alcune regole da seguire: abbassarsi al loro livello, cercare di non infierire incaponendosi nel trovare la foto giusta con mille scatti, ritrarli rispettando la loro personalità, usare la luce naturale, incominciare a fotografarli di profilo per poi passare a una posa frontale. Poi per avere più probabilità di ottenere una foto meravigliosa è consigliabile usare lo scatto continuo.

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Selfie con Silvy

Ecco un breve aggiornamento…

Dopo alcuni mesi di freddezza, Silvestro non si intrufolava più sul nostro balcone perchè era aveva avuto un incontro ravvicinato con i cani del parco che l’aveva bullato e terrorizzato, superato il trauma, finalmente è tornato a trovarci.

Quando arrivava Lola lo vedeva dalla finestra e cominciava a guaire per uscire. Poi dopo alcuni giorni di mutua e muta osservazione, Silvestro è coraggiosamente sceso dalla balaustra del balcone e si è avventurato dietro alla “macchina” del  condizionatore che sembra piacergli molto.

Lola ha capito che viene in pace e così ieri pomeriggio per suggellare la nuova intesa è stato scattato il primo selfie 🙂

Amicizie difficili

Lui è molto fotogenico, curioso e un po’ perplesso.
Lei è irruenta, stupita e moto gelosa del territorio.
L’invasione del balcone va avanti da mesi e ultimamente in questa estate caldissima la tensione dei loro incontri sembra stemperarsi.
Da quando lui, una sera tempestosa di lampi e tuoni si era perso. Temevamo il peggio, ascoltando la voce del suo padrone, chiamarlo disperato, nell’atmosfera cupa del temporale: “Silvestroooooo! Silvestrooooo! Silvestroooo!”
(L’incauto era caduto dal balcone, poi rimasto impigliato e impaurito nel cespuglio sottostante)
Schermata 2016-07-19 alle 10.12.47Da quella drammatica notte le cose sono cambiate.
Lola, inizialmente sospettata di averlo spinto giù e poi scagionata grazie al suo alibi (ha paura del temporale e si era rifugiata sotto il letto), forse temendo di non vederlo più, di non avere qualcuno su cui sfogare la sua abbaiata mattutina, ha capito che avere un vicino di casa peloso non è poi così male. Anche se diverso.
Di un’altra razza. Una razza che, per convenzione atavica, viene considerata nemica.

Così da un po’ di giorni, le intrusioni di Silvestro vengono accettate con minor fastidio. Ne sono molto contenta e ho cominciato un’opera di diplomazia, delicatissima, ispirandomi alle negoziazioni fra Israele e Palestina.
Mi sono intromessa da loro: quando Silvestro scavalca il confine del suo balcone e si affaccia sul nostro, cercando poi timidamente di avanzare, sempre con lo sguardo spalancato e perplesso, Lola lo guarda in cagnesco e gli abbaia da sotto.

Ho cercato, con il mio body language, di fare capire che andava tutto bene.
(Ispirata, nel mio piccolo, dall’uomo che sussurava ai cavalli :)!)

Si poteva evitare di abbaiare e anche di inarcare il dorso.

Allora Lola ha scodato e Silvestro anche. Però le mie figlie mi hanno detto che questa reazione da parte di un gatto non è così positiva.  Forse hanno ragione, infatti quando in segno di benvenuto ho allungato una mano verso Silvestro per fargliela annusare, mi sono presa un piccolo morso. Ma voglio essere positiva, continuerò i negoziati e spero presto di poterli fotografare assieme!

Silvestro: il gatto che non ti aspetti

Come avevo già scritto Lola ama molto passare la mattina sul terrazzo, dove può controllare l’andirivieni di cani e padroni che fanno passeggiate nel parco sottostante. Peccato che questa sua tradizionale routine sia, negli ultimi tempi, boicottata dalla presenza di Silvestro, il gatto della vicina di balcone.
Dopo la prima invasione, di circa un mesetto fa, la signora che abita di fianco si è scusata e ci ha presentato Silvestro, un simpatico cucciolo di micio di otto mesi, che ha addottato da poco. E’ molto curioso e ha una gran voglia di esplorare il territorio.
Soprattutto quello di Lola. E qui inizia il problema.
Lola alla mattina vuole che le apra la porta finestra del balcone. Poi esce e comincia a fare questo strano verso da gabbiano alternato a piccole ringhiate. Mentre sono al computer a lavorare viene da me, con aria molto inquieta, tenendo il suo pupazzo in bocca, continua guaire in gabbianese. Non capivo l’origine di tanto struggimento, le dicevo sbadatamente di piantarla e la ignoravo.
Adesso però ho chiara la vera ragione del suo stress: è Silvestro, che pascola indisturbato sul balcone e intimorisce Lola.
Quando lei lo vede dal vetro della portafinestra guaisce, poi prende in bocca il pupazzetto, viene da me, per implorarmi: “Mamma fai qualcosa!”
Allora oggi, vedendola più disperata che mai, l’ho seguita.
Ho beccato Silvestro sul balcone.
Ci siamo guardati, lui ha inarcato la schiena, pronto ad attaccare. Ho fatto un passo verso di lui, impavida (mentre Lola faceva il tifo per me, vigliaccamente da dietro il vetro della porta) e allora Silvestro, vista la mia stazza, è scappato sulla ringhiera del terrazzo ed è andato a nascondersi tra le frasche (e l’ho paparazzato). Mentre Lola, solo a questo punto, ritrovata un po’ di dignità canina, è uscita e si è messa a ringhiare alle foglie.
(continua)

Tipi da area cani

I cani assomomigliano ai loro padroni, molto più che i figli ai genitori.
Dopo anni di esperienza sul campo, come madre di umani e non, posso affermarlo con sicurezza.
C’è il cane ansioso che ha il padrone en pendant, quello solitario con il padrone introverso, quello indomito con il padrone maleducato e via così.
E in ogni area cani che si rispetti si ritrovano delle tipologie classiche:
il padrone preoccupato: può essere il padrone di un cane piccolo e nervoso che abbaia sempre. Teme che ogni altro esemplare possa accanirsi sul suo cucciolo e sbaranarlo. Teme a prescindere da ogni eventualità reale. Teme e guarda con ansia il vostro cane anche se vi siete già incontrati almeno due volte al giorno per 365 giorni, ormai da qualche anno.
L’altra sfumatura di questa categoria è leggermente più estrema, va al di là della dimensione ridotta del cane, che può essere anche di grossa taglia. E’ il risvolto canino del genitore ansioso. Infatti l’angoscia si concentra piuttosto su tutte le sfortune dell’universo. Ha paura di dimenticarsi le scadenze delle vaccinazioni, racconta storie horror di cani malati, di ex cani morti drammaticamente e di possibili apparizioni di polpette avvelenate.
il padrone sempre al telefono: al contrario dell’esempio prcedente questo signore, più spesso una signora, è molto rilassata e sembra fregarsene completamente del cane, che lascia pascolare libero e selvaggio. Continua imperterrita a conversare con il cellulare incollato all’orecchio. Spesso va avanti a parlare, leggera e irresponsabile, anche quando dovrebbe raccogliere la deiezione del suo cucciolo. Solo ogni tanto, tra una chiamata e l’altra, guarda distrattamente il vostro cane e fa sempre la stessa domanda: “Maschio o femmina?”
il padrone miglior-amico: cerca la comunione di spirito a tutti i costi e vuole confidarsi su tutto (non solo su materie canine). Diventa un problema perchè ha troppo tempo libero, ciondola per ore nell’area cani, e si offende moltissimo se voi cercate di tagliar corto. Si sentirà insultato dalla vostra fretta e nelle volte successive, sarà gentilissimo con il cane (che cercherà di intrattenere il più possibile, con complimenti e anche qualche biscottino per comprarne l’affetto) e freddissimo, gelido e distante con voi.
il padrone griffato: è quello che ha il cane con pedigree e ne è orgogliosissimo. Spesso ostenta anche la parure collare-guinzaglio alla moda. Si vede che ha speso, per cane e accessori, e quindi non si accontenta di fornire una risposta alla classica, ingenua, domanda: “Che razza è?”, ma va avanti a illustrare con aneddoti storico-geografici-educativi l’importanza della genealogia del suo cane. Interessante al primo incontro ma assolutamente mortifero, da schivare a ogni replica.

Street food per cani

Non è uno scoop, l’ho visto stamattina su Repubblica e ho “dovuto”, voluto riprendere questa notizia meravigliosa: a Milano dove, negli ultimi mesi, lo streetfood sta spopolando si aggira l’apecar di Dogsweetdog che vende leccornie per cani. Biscottini di struzzo, cupcakes, muffin, tutti realizzati con ingredienti rigorosamente dogfriendly, poi prodotti essiccati (i preferiti di Lola), golosi da un punto di vista canino e aiutano anche a migliorare la masticazione. E nuovissimi i dogcorn: popcorn a misura di cane. Mentre per chi soffre di intolleranze ci sono anche pasticcini di agnello e riso. I prezzi partono da 1 euro per arrivare a 3-4, a seconda delle confezioni.
Elena Masson, proprietaria del furgoncino e creatrice della geniale iniziativa, ha lanciato Dogsweetdog lo scorso anno, stazionando nei parchi frequentati da cani e padroni, poi ha partecipato ai vari street food festival della città e adesso comincia anche ad andrare in tour: prossimo weekend a Torino, alla Street Food Parade, ad aprile a Firenze e a Pietrasanta in agosto. Stasera invece, per chi vuole saperne di più, alle 18 sarà intervistata a Carterpillar su Rai2.
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Come cani e gatti…


Stamattina è successa una cosa molto strana.
Prima che Lola uscisse nel terrazzo, per abbaiare agli amici cani che a quell’ora pascolano con i loro padroni nel giardino sotto casa, c’è stata un’invasione aliena.
Un gatto sconosciuto e strafottente è planato sul nostro terrazzo, cercando di conquistare il territorio.
La povera Lola è rimasta folgorata dalla sorpresa con il muso schiacciato contro il vetro non riusciva neppure ad abbaiare, vilipesa da tanta audacia.
Mille angoscianti interrogativi le scoppiavano nel cervello:
Qual era l’identità del gatto conquistatore, felino ben pasciuto e rilassato?
Come era arrivato fin da noi?
Cosa cercava?
Voleva forse mangiare i kiwi nascosti dentro al sacchetto giallo?
Inquietanti dubbi rimasti senza risposta perchè quando ho aperto l’anta della porta finestra, per far uscire Lola, gridando: “Kill! Kill! Kill!”
Il gatto con un balzo è sparito nel verde.
Lasciando la povera Lola in preda a un forte turbamento che perdura tuttora.

P.S. Ho scoperto La Zampa.it, geniale!

Happy birthday my love

Oggi compi 7 anni e da 4 sei con noi.
Quattro anni i cui mi hai dato amore, allegria e fedeltà.
In cui hai riempito la casa di peli, azzannato gli stipiti, divelto una zanzariera.
Quattro anni in cui appena possibile hai cercato di infilarti sotto le coperte, con la testa sul cuscino come il lupo nella favola di Capuccetto Rosso.
Quattro anni in cui hai imparato molte parole come giro, zampa, andiamo, pappa, pancia, terra, seduta, cane tesoro, cagnolino, carina, amore.
E hai imparato anche una cosa molto utile: aprire le porte a testate.
Quattro anni in cui credi di chiamarti Emma. Ti piace la musica di Taylor Swift.
E a volte ridi. Perchè ti senti una ragazza.
Quattro anni in cui hai corso il più possibile e quando incontri un levriero ti stressi da matti. Corri e piangi, guaisci disperata perchè è più veloce di te.
Quattro anni in cui ti sei innamorata di Nerone, ma lui è un tenebroso problematico che viene da un canile di Roma, ha tante paturnie, è taciturno e in fondo non ti ha mai considerato.
Ci sarebbe Blackie con cui corri molto nella passeggiata della sera, lui vorrebbe, ma per te è solo un amico. Poi c’è Neve la tua amica del cuore ma cerchi sempre di fregarle la pallina quando il suo padrone gioca con lei.
Quattro anni incui non ti piace salire in macchina perchè poi va sempre a finire che si fa una vaccinazione.
Quattro anni in cui quando esco da sola tutti i cani mi annusano a lungo, con attenzione.
Buon compleanno piccoletta, compagna dolce e pelosa.
Sono contentissima di averti nella mia vita!

Chitarrista clandestina

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Come tutti i cani Lola non ama essere lasciata a casa da sola. Dopo i primi anni in cui la solitudine l’ha resa un po’ troppo nervosa, costringendola a mangiare le stipite della porta e anche un po’ di intonaco ora, da tempo, le cose vanno meglio.
Per salvare la porta e anche i muri, tra noi si era creato un tacito accordo: lei combatteva la tristezza del momentaneo abbandono cercando conforto su un letto. Quale dei nostri letti?
Quand’era più cucciola, e anche Emma lo era, aveva pensato bene di confondersi fra i pupazzi che mia figlia teneva sul letto.
Però poi è stata beccata e redarguita.
Ma come l’ambizione di diventare capobranco, anche il desiderio di combattere la solitudine domestica su qualcosa di morbido è difficile da debellare.
Anzi quasi impossibile.
Allora per un altro po’ di tempo ho chiuso un occhio, uscivo senza di lei, ma lasciavo le porte delle camere aperte. Questa strategia educativa mi è costata un piumone, un lenzuolo e qualche federa. Strappati dalle sue unghie (forse per passare le lunghe ore da sola si travestiva da gatto?).
Così adesso il pass per le camere le è stato negato. E la porte non si aprono anche se lei, fingendosi un’ariete, ci prova e riprova con delle testate.
(L’ho sentita alla mattina quando sto ancora dormendo e lei vorrebbe entrare in camera mia a dire buongiorno)
Quindi a questo punto alla povera Lola non rimane che consolarsi sul divano, in sala, bello grande e facile da raggiungere, perché situato proprio di fianco alla sua cuccia.
Funziona così: noi usciamo, lei ci lancia uno sguardo sconvolto, per farci sentire in colpa:
“Non posso crederci, anche stavolta mi lasciate a casa!”
Poi aspetta che si chiuda la porta e con un balzo sale sul divano.
Per la pace domestica facciamo finta di non saperlo.
Tante volte la convivenza si sostiene con piccole bugie o cose non dette.
Peccato che ieri Emma avesse lasciato sul divano anche la sua chitarra e la confezione del capotasto.
Poi quando è tornata a casa, dopo qualche ora di assenza, Lola è corsa alla porta a farle le feste come al solito. Ha iniziato a scodare felice, ma dopo pochissimo si è bloccata. Immobile.
Come in un fermo immagine.
Emma si è incuriosita, preoccupata anche un po’.
Poi ha guardato fra le zampe posteriori di Lola.
Attaccato al pelo le era rimasta la confezione semiaperta del capotasto.
Una maledetta bustina di plastica che rendeva spiacevole agitare la coda!
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Woody – cane da romanzo

Il mondo e le sue faccende, anche quelle meno nobili, filtrato dalla sensibilità di un cane, poco più che un cucciolo, che si chiama Woody. Attraverso i suoi occhi, la sua limitata esperienza di vita e soprattutto il suo olfatto. Questo ha raccontato Federico Baccomo in un romanzo breve che narra le avventure di un basenji, un cane arancione, che si trova, suo malgrado, coinvolto in un pasticcio sentimentale.
Una roba che Woody non capisce, anche se di amore se ne intende, perchè quello per Padrona è la ragione della della sua vita. Della sua routine di nanna, pappa, coccole e passeggiate. Un tran-tran invidiabile finché non irrompe un elemento destabilizzante che distrugge la sua felicità.
Federico Baccomo, autore divenuto famoso alcuni anni fa con il brillantissimo blog Studio illegale, scrive la sua storia con ironia e in uno stile che inizialmente destabilizza un po’. Perché Woody “parla” in modo semplice, un po’ sgrammaticato, con i verbi all’infinito, come fosse un bambino. Ma poi ci si abitua a questo tipo di narrazione che, anzi, diventa funzionale per farsi coinvolgere di più nel diario dei sentimenti del cane.
Ci si intenerisce, sorride e commuove.
Fino ad arrivare a fare il tifo per il lieto fine, perchè i cattivi paghino.
Questo libro, arricchito da belle illustrazioni, è per un pubblico trasversale: dai ragazzini ai novantenni, non necessariamente padroni di un cane. Però in quest’ultimo caso, dopo aver letto Woody, spero che a molti venga voglia di andare in un canile e adottarne uno.

Cosa è successo Gala Brunch canino

Non sempre va a finire come nella favola di Cenerentola. Non sempre basta un tuffo nell’alta società per cambiare il proprio destino. A volte non succede.

Per esempio, al Gala Bruch in uno degli hotel più esclusivi della città in cui Lola è stata invitata domenica scorsa, le cose sono andate diversamente.

Lola ha fatto il suo ingresso nell’high society canina meneghina insieme ad Anita e un’amica di mia figlia, con il suo cucciolo trovatello meticcio.

Le cagnoline sono state accolte bene, ma erano le uniche “diverse” e “vivaci”. Tutti gli altri cani nella raffinata cornice del foyer dell’hotel stellato erano di razza. E soprattutto si dividevano in due sotto insiemi: quelli piccoli che stavano in borsetta e quelli vecch,i sdraiati comodi e fermi sotto i tavoli.

Quindi poco stress per i padroni che potevano mangiare, bere e chiacchierare amabilmente.

Lola e l’altra cucciola invece sono state nervose ed eccitate da subito. Lola perchè c’erano troppi cani in un ambiente sconosciuto, l’altra perchè non ama stare al guinzaglio.

Insomma, un inizio promettente.

Così le ragazze hanno deciso di posizionarsi in giardino (casomai qualcuno avesse voluto marchiare il territorio) Anita ha legato Lola a una balaustra e si è offerta di andare a prendere qualcosa da mangiare e da bere. Stava scodellandosi un assaggino di risotto ma è rimasta con il cucchiaio a mezz’aria quando ha sentito l’elegante messaggio del direttore di sala:

“La mamma di Lola è pregata di venirla a prendere!”

Mia figlia si è ricordata di non essere madre ma è stato solo un attimo di perplessità, poi è stata presa dal panico quando ha visto Lola zizagare correndo in mezzo alla sala. Fra i presenti, mimetizzato fra gli ospiti eleganti, c’era fortunatamente un addestratore di cani che ha braccato Lola, proprio mentre Anita faceva cadere sul pavimento il piattino di risotto.

“Ma l’avevo legata!”

Peccato che alla balaustra fossero rimasti a penzolare solo il guinzaglio e la pettorina “vuoti”. Con una mossa degna di Houdini, Lola era risucita a liberarsi per scappare a cercare Anita.

Alla fine, Anita e la sua amica non hanno più avuto il coraggio di alzarsi dal tavolino (basso) attorno cui si erano sedute. Con i cani stretti al guinzaglio ma non hanno potuto impedire a quest’ultimi di dare anche una slurpatina ai loro piatti. La cucciola si è fatta un mozzarella in carrozza, Lola ha preferito il risottino.

(I tavolini erano così bassi e pet friendly!).

A Lola è stata data da bere acqua minerale e alla fine della festa anche un pacchettino come regalino d’addio (party bag) con un paio di croccantini e un po’ di bustine raccogli-cacca.

Gli altri invitati invece, belli, eleganti, tranquilli e rilassati, hanno anche potuto partecipare a un quiz canino che metteva in palio un altro lussuoso brunch per due all’ hotel.

“I vincitori hanno copiato dal telefono”, hanno spifferato Anita e la sua amica, invidiose, e soprattutto abituate alle astuzie da verifica in classe.

Comunque è stata una gran bella festa. La location era splendida e alla fine Lola e la cucciola sono andate a sgroppare nell’area cani dei giardini di Porta Venezia.

Se fossi capobranco…vita a cinque stelle

Un colpo di zampa alla ciotola e l’acqua schizza fino ad arrivare alla “ciabatta”, poco distante sul pavimento, dove sono attaccate varie prese degli elettrodomestici in cucina. Un attimo e il sistema elettrico di casa va in corto circuito: salta la luce, si spegne tutto ma suona l’allarme antifurto che ti perfora il cervello. Dopo lunghi momenti di disperazione abbiamo resettato tutto, fatto tacere finalmente il maledetto allarme e scoperto la colpevole: Lola.
Sì, proprio lei che negli ultimi tempi rema contro, è ribelle, spesso di cattivo umore perchè, dopo tre anni e mezzo di convivenza, non è ancora riuscita a realizzare il sogno di essere capobranco.
L’ultimo affronto subito, dal suo punto di vista, è stata la toelettatura dell’altro giorno. E’ tornata a casa soffice, profumata e di pessimo umore.
Un’onta che ha deciso di lavare con il boicottaggio elettrico.
Non essere ancora riuscita a scalare la gerarchia familiare è fonte di grande frustrazione e il suo atto di vandalismo mi ha messo in guardia. Allora le ho spiegato che essere capobranco avrebbe sicuramente molti vantaggi ma magari anche qualche risvolto inaspettato.
Tornando da Londra, sulla rivista in aereo, avevo letto infatti un articolo sulla vita a cinque stelle dei cani alfa, senz’altro capibranco, c’era l’elenco di tutti gli hotel di lusso dove possono andare per stare con i loro padroni e non essere lasciati alla solita pensione per cani.
Per esempio a New York per poco più di 300 € possono stare qui oppure qui , posti bellissimi dove ti danno anche tanti bastoncini al manzo e ti fanno dormire sul letto ma c’è sempre l’incubo tolettatura dietro l’angolo. Come succede probabilmente in questo resort in Arizona e senz’altro in quest’altro a Hollywood, dove i cani sono tutti trattati un po’ come bambole, e infilati nella borsa, come il povero chihuahua di Paris Hilton. Oppure spendendo molto meno, i prezzi partono da $ 50 dollari, si potrebbe andare in Florida in questo hotel dove però è pieno di cani che vogliono fare i modelli e gli attori e l’atmosfera è senza’altro molto tesa e competitiva perchè ti tolettano dalla mattina alla sera.
Lola mi ha guardato e nella sua lingua, che ricorda molto la parlata di Umberto Bossi, mi sembra che abbia bofonchiato qualcosa come “Colpiffero” (avevo già scritto che parla?) poi si è acciambellata nella cuccia, affondando il muso nella pancia, con un body language inequivocabile.