Andarli a prendere alle medie?

Mi ricordo quando all’istruzione c’era Mariastella Gelmini che criticavamo di brutto, mi rammento anche i tempi della Moratti che adesso in lontananza appaiono luminosissimi perchè la nuova ministra Fedeli ce le fa rimpiangere di brutto. Anzi no, sarebbe divertente se le sue uscite così irreali non dovessero invece essere necessariamente applicate alla vita di tutti i giorni.

L’ultima sua surreale esternazione riguarda l’obbligo di andare tassativamente a prendere i ragazzi a scuola alle medie. Io purtroppo l’ho sempre fatto perché (per complicarmi la vita) avevo scelto di far frequentare alle mie figlie una scuola media non nel nostro quartiere ma in uno vicino. Limitrofo ma non così “vicino” da poter essere raggiunto a piedi. Quindi per Anita ci sono stati alcuni anni in cui ha potuto avvalersi del pulmino scolastico, mentre per Emma (hanno tolto il pulmino, e oggi mi chiedo: ci sarà mica stato lo zampino della Fedeli?) mi sono sciroppata tre lunghi anni di pendolarismo casa-scuola-casa-scuola.

Quindi tutta questa bella e lunga esperienza mi dà diritto a qualche commento sulla circolare in cui si stabilisce che sia obbligatorio che un adulto vada a prendere a scuola gli studenti delle medie. La prima considerazione riguarda l’atteggiamento della Ministra che sembra provare un’acuta antipatia verso i genitori. Si predica una sacrosanta e strategica alleanza fra scuola e famiglia, ma con queste rigide prese di posizione mi sembra che la distanza scuola-genitori rischi solo di ampliarsi.

Ricordando con tracotanza che i figli sono responsabilità dei genitori si impone un nuovo rito famigliare senz’altro complicato da organizzare. Se le mamme non sono casalinghe o magari partite Iva freelance, chi potrà andare a prendere i ragazzi? I nonni, le badanti, le tate? E i costi in termini di tempo e denaro?

Di solito davanti alle scuole all’ora di uscita ci sono incredibili ingorghi stradali di parcheggi selvaggi, che bella idea incrementare questo fenomeno! E poi, nonostante alcuni commenti babbioni all’articolo del Corriere sopracitato, (in cui si ricorda che gli anni delle medie sono quelli in cui si può ricadere nella tossicopendenza!) al di là di questo allarmismo gli anni delle medie sono anche quelli in cui è giusto e lecito che i ragazzini possano trascorrere qualche minuto tranquilli fuori della scuola a chiacchierare con gli amici, a guardarsi intorno, ad addocchiare magari anche qualche compagno interessante.

La Fedeli davanti a questa rischiesta di giovane autonomia ha ribadito, di non rompere e obbedire, i primi amori sbocceranno nel pomeriggio se proprio devono!

Il nido (mezzo) vuoto

Siamo state assieme per vent’anni (sì, perchè l’ho conosciuta alla prima ecografia, che cadeva giusto in questi giorni, nel lontano ’96 quando era lunga neanche una decina di centimetri) e ieri Anita si è trasferita in una residenza universitaria a Pavia per studiare medicina.

Sono felicissima per lei e l’ho molto incoraggiata in questa scelta di autonomia ma oggi mi sento un po’ strana. Sarà la sindrome del nido vuoto?

Leggendone i sintomi penso di non essere ancora in pericolo, anche perchè il nostro di nido non è vuoto, c’è Emma ben felice di allargarsi e duplicare il suo spazio.

E poi c’è Lola, la sorella pelosa, che era un po’ ansiosa quando ieri ha visto parcheggiato nel corridoio il bagaglio di Anita che stava per prendere il volo. I bagagli significano vacanza e potrebbero anche significare pensione per cani, ha pensato Lola con preoccupazione.

Ma vedendo che, a parte Anita, il resto del branco era rimasto a casa, se n’è fatta una ragione.

Però oggi pomeriggio mi sono quasi stupita di non vedere la mia primogenita tornare da scuola. Ho aperto la porta della sua camera, ho guardato i pupazzi solitari di fianco al letto e ho capito che qualcosa é decisamente cambiato. Il mio bebè, oramai di una certa età, si è dileguato, ha intrapreso la sua strada. Dopo un’estate di studio e più di un mese di test, con uno stress che neanche gli Hunger Games, è stata bravissima ed è riuscita a raggiungere il suo obiettivo.

Qualche giorno fa mentre cercavamo insieme un certificato utile e obbligatorio per la sua nuova vita, ho preso il dossier “Anita”, il faldone dove avevo catalogato tutti i suoi documenti, letteralmente dalla nascita in poi.

Infatti ho trovato la cartelletta di dimissione dall’ospedale, il braccialetto con la quale è stata identificata e poi anche il foglio della pediatra che mi scriveva come fare il primo brodo di verdura….e commossa glieli ho mostrati mentre lei mi chiedeva impaziente:

“Ma allora il test di Mantoux, l’ho fatto o no?”

“Vedi, poi ho aggiunto anche la patata e la zucchina…”

“Quindi devo cercare dove lo fanno questo test e trovarlo subito!”

“Sai…tu non hai mai fatto storie con la pappa!” e mi sono asciugata una lacrimuccia, senza farmi vedere. Poi ho buttato via la ricettina, mentre lei googlava veloce tra i centri diagnostici della città.

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Felice nella sua nuova abitazione!

19 in un lampo!

Diciannove anni fa a quest’ora soffrivo e urlavo come una pazza accovacciata per terra credendomi una donna delle caverne che perpetrava la specie.
Per calmarmi mi dicevano: “Buona festa della donna!”
Rispondevo a male parole, con frasi proprio brutte.
Questi anni insieme sono stati intensi e veloci. Pieni di amore e sorprese.
Ero alla mia prima esperienza come madre e tu come figlia: abbiamo improvvisato e cercato di fare del nostro meglio!
Ieri sera hai soffiato 19 candeline anticipate (stasera festeggi fuori casa), ti auguro di divertirti ed essere sempre felice.
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