Vacanze & Libri

Oggi si chiude e ci si rivede a fine mese 🙂

Nel frattempo se avete voglia di leggere un libro divertente ma anche molto utile che può farvi riflettere anche sulle discriminazioni di genere, vi consiglio Come non odiare tuo marito dopo i figli un memoir della giornalista americana Jancee Dunn, che racconta come la sua unione idilliaca, è scoppiata dopo la nascita della sua bambina. Non affronta solo il problema dello tsunami del dopo nascita, ma a va avanti a raccontare come negli anni la convivenza e la comunicazione siano diventate un inferno.

E’ un libro interessante perchè non è soltanto un romanzo divertente, diventa anche un saggio, infatti l’autrice racconta di sè e delle sue amiche nella stessa condizione, intercalando l’analisi con dati sociologici e analisi psicologiche autorevoli.

Ecco un piccolissimo esempio di quello che scrive:

…anche a me sembra di essere la madre di Tom, quando sono costretta ad assillarlo perché faccia qualcosa, soprattutto se pensa di cavarsela rispondendo un attimo o quando mi ignora del tutto. (Almeno, non è come il marito di una mia amica, che fa il saluto militare e dice: «Sissignore!» per far ridere i bambini. Di lei.) Darby Saxbe, professoressa di psicologia all’University of Southern California, mi spiega che spesso le coppie sviluppano il cosiddetto meccanismo di “richiesta e ritiro”; il più delle volte, è la donna a chiedere e l’uomo a ritirarsi. La dinamica si crea, dice, perché gli uomini hanno ben poco da guadagnare da un cambiamento dello status quo, mentre è più facile che siano le donne a desiderarlo…

Sempre parlando di libri, due notiziole personali: Affari d’amore è nel “circuito” kindle unlimeted quindi si può leggere gratuitamente, se avete questo tipo di abbonamento. Invece L’amore è una bugia diventerà cartaceo e ne sono molto contenta!

E ora non mi resta che augurarvi buone vacanze!

E arriva S.Valentino

Da un sondaggio di cui mi sono arrivati i risultati si rileva che per festeggiare S.Valentino il 37% dei maschi (con un picco nella fascia di età fino ai 35 anni) invita al ristorante la fidanzata, il 31% prepara una cenetta romantica in casa, mentre il 21% si è organizzato per un weekend. Mentre il restante 11% probabilmente se ne frega.
Comunque ieri ero in metropolitana e ho incontrato un tipico esemplare del 21% “ti porto a fare un weekend fuoriporta”. Rientrava anche nella giusta fascia di età, calvo ma sotto i 35. Il vagone della metro era così stipato di gente che inizialmente non mi aveva particolarmente colpito. Poi però gli è suonato il cellulare, aveva l’auricolare e lo teneva in modo da far scorgere benissimo il nome di chi chiamava, era segnato come “Amore mio”.
Quindi ho drizzato le orecchie.
“Adesso vado in stazione e prendo il treno”, in effetti aveva un trolley che cercava di bilanciare in mezzo alla ressa dei passeggeri, quindi diceva la verità.
“Arriverò a casa verso le 20,30 epoi alle nove partiamo”
Probabilmente l’amore suo era contenta, perchè lui ha continauto con i dettagli.
“Dovresti passare da un panettiere a prendere dei panini per il viaggio. Perchè sarà un po’ lungo e non abbiamo tempo per fermarci”
Probabilmente l’amore suo ha sollevato qualche obiezione:
“No, io non ce la faccio da qui. Devi prenderli tu i panini”
Magari i fornai al loro paese erano chiusi al venerdì pomeriggio, perchè l’amore suo insisteva per non comprarli.
E lui si stava innnervosendo:
“E no, non posso fare sempre tutto io. Cosa ti devo dire? Manda tua madre”
Forse anche la suocera era impegnata.
“Scusa no, perchè? I tuoi genitori non fanno mai niente!”
Tirava aria di baruffa e l’amore suo continuava ad argomentare. Lui sembrava scocciato.
Poi ha chiuso la telefonata seccamente e poi ha cominciato a messaggiare con una certa Natascia. Che, da quanto ho potuto sbirciare gli aveva già scritto parecchio.
Magari penso male e Natascia è una suora, però forse l’amore suo avrebbe dovuto accettare di andarli a comprare quei cappero di panini per salvare S.Valentino!
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Terapia di coppia per amanti

L’idea geniale alla base di questo romanzo è racchiusa già nel titolo: Modesto e Viviana stanno insieme “clandestinamente” da tre anni, ma cominciano ad avvertire un po’ di problemi e allora decidono (decide lei, ovviamente) di andare dallo psicologo. Di solito la terapia di coppia è riservata ai protagonisti dei matrimoni in crisi e questa scelta alternativa è spumeggiante di aspettative, peccato poi che il risultato nelle pagine del libro non sia all’altezza delle premesse.
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La trama infatti non riesce a coinvolgere più di tanto, specialmente all’inizio i due amanti risultano un po’ banali. La scrittura di Diego De Silva è colloquiale, ironica e divertente. A tratti anche troppo, sembra voler essere simpatico a tutti i costi, attraverso le battute del “lui” della coppia. Si tratta di un musicista, dal nome che è tutto un programma, Modesto Fracasso, grande affabulatore, sempre pronto ad autoassolversi e non prendersi troppo sul serio. Ma lei, Viviana ne è pazzamente innamorata, però come “tutte le donne”, si fa un sacco di elucubrazioni mentali e risulta anche una “control freak” da manuale. Il romanzo è scritto a due voci, (poi diventeranno tre perchè si intromette anche lo psicanalista) ma le parti più incisive sono quelle di Modesto, in cui De Silva dà il meglio di sè, mentre il parere femminile rimane sempre un po’ intriso di luoghi comuni sugli atteggiamenti femminili più tipici. Il personaggio di Viviana, casalinga di lusso con figlio problematico, è bidimensionale, poco simpatico, non riesce ad appassionare, mentre Modesto è descritto meglio.
La storia a tratti fa sorridere, ma alla lunga annoia anche un po’.
Riusciranno i due amanti a vivere felici e contenti? O saranno costretti a soffrire?
Arrivati alle ultime pagine l’indifferenza per la loro sorte, purtroppo, sommerge chi legge.

Dobbiamo parlare

Nella vita di coppia quando si è giovani si privilegiano le emozioni. Poi, con gli anni queste passano in secondo piano e perdono importanza.
Arrivano a essere solo un accessorio. Mentre la cosa più importante diventa il denaro. Questo, più o meno, è il messaggio di Dobbiamo parlare, commedia molto divertente e purtroppo realistica, che tenta anche di dare una risposta all’onnipresente problematica di coppia: meglio fingere e tacere le verità più scomode o scodellare tutto, anche le realtà meno meno piacevoli? Questo film girato tutto in interni, in una bella mansarda affacciata su tetti di Roma, con uno stile molto teatrale, racconta la serata movimentata di due coppie.
I “più giovani” interpretati da Isabella Ragonese e Sergio Rubini (anche il regista del film) e i “meno giovani”: Maria Pia Calzone e Fabrizio Bentivoglio.
Le due coppie sono amiche: dividono sempre cene, vacanze ed eventi mondani, anche se sembrano agli antipodi. Intellettuali radical chic Ragonese e Rubini: lui è scrittore e lei la sua assistente un po’ frustrata. Mentre Bentivoglio e Calzone sono due medici: lui grande chirurgo, lei dermatologa, maga del ritocchino, e ovviamente con un’ideologia molto più a destra dei giovani amici.
La serata prende l’avvio da un’emergenza: la scoperta delle corna che Bentivoglio mette alla moglie. E da questo incidente parte tutta una serie di gag e schermaglie irresistibili. Si scoprono segreti inconfessabile e patetiche bugie. I dialoghi sono fulminanti e nemmeno troppo volgari (dettaglio fantastico per un film italiano). Questa raffinatezza è dovuta certo al talento degli scenggiatori fra cui c’è anche lo scrittore Diego De Silvia. E per rimanere nel parterre letterario fa un cameo, nella parte dell’editore di Sergio Rubini, Paolo Repetti, “vero” editor di Einaudi Stile Libero.
Dobbiamo parlare è intelligente e veramente piacevole, peccato che abbia un distribuzione un po’ “stitica”: a Milano è presente solo in una sala.

Buona giornata

Questo può considerarsi la seconda puntata di un altro post che ho scritto qualche tempo fa. Non avevo premeditato il sequel ma sono felice di condividere con voi i trucchi che mi sembrano utili per evitare di scannarsi. Per non rovinare quella deliziosa e zuccherosa armonia che sperimentate con l’uomo della vostra vita.

Ho identificato alcune situazioni a rischio rissa. Un momento, a casa mia, totalmente pericoloso è la mattina appena svegli, mentre ci si prepara per andare al lavoro e a scuola.

L’atmosfera è elettrica, i minuti sono contanti. L’autunno non aiuta, i raffreddori neppure. Basta un niente, un commentino, la richiesta di una cosa da fare, già promessa e mai ottenuta per far scattare la miccia. Perciò il mio consiglio è: silenzio.

Omertà. Vaghezza. Stop alle domande. Zero discussioni. Niente ripasso dei programmi giornalieri.

Si può pensare tutto il male possibile del proprio partner, maledirlo mentalmente ma consiglio di rispondere solo con enigmatici: “Mmmmm…” sorridendo alla tazza del caffè.

Dire piuttosto: “Sì certo…hai ragione”, come si fa con i matti.

Piuttosto fingersi occupate. Cercare i calzini dei bambini imprecando mentalmente.

Sognare vendette attuabili nei minimi dettagli ma al momento non articolare troppo.

Se riuscite a comportarvi così e a salvaguardare l’inizio della giornata, alla sera avrete tutta l’energia per scannarvi in santa pace. E magari coglier l’occasione per buttar fuori anche la rabbia per tutte le rotture di scatole che vi hanno procurato anche gli altri esseri umani con cui avete agito durante il giorno.