Compiti a casa: utili o dannosi?

E’ di oggi la polemica sull’utilità o meno dei compiti a casa. Il Ministro dell’Istruzione, Daniele Bussetti, si è rivolto direttamente agli insegnanti, in previsione delle vacanze di Natale, per raccomandarli di non esagerare con i compiti a casa. Di non caricare troppo i ragazzi nella prossima pausa natalizia che dovrebbe essere anche consacrata al tempo libero da passare in famiglia. Da dedicare al relax, agli amici e agli eventuali hobbies.

Oggettivamente è già stato stabilito che in Italia le consegne dei compiti a casa siano quasi sempre in zona overdose. Soprattutto nei momenti festivi dove spesso la zavorra di  esercizi, testi da preparare e letture obbligatorie diventano un peso non solo per gli alunni ma anche per la famiglia che deve tenerne conto quando pianifica eventuali viaggi. Sospirando allorra si mettono libri, quaderni e astucci nella valigia. Bagaglio pesante che se si vola, fa guadagnare soprattutto alle compagnie aeree!

Scherzi a parte, la diatriba “compiti sì compiti no?” va avanti oramai da molto tempo. Intasa i gruppi whatsupp dei genitori e dagli oppositori spesso viene vista come una vendetta degli insegnanti, che con l’assegnazione pesante dei compiti, sottolineano il loro potere (l’ultima arma contro padri e madri sempre e comunque schierati in difesa dei pargoli!)

 

Ma i compiti servono veramente o sono un inutile fardello?

Per chiarirsi le idee è utile leggere questo saggio, che offre un’interessante panoramica sulla problematica. Affronta il tema da varie angolazioni: dal punto di vista dei docenti, dei pedagogisti e anche da quello dei ragazzi. Un viaggio a 360° nel mondo (a volte da incubo) dei compiti a casa. In una realtà dove alle superiori (molto spesso) le ricerche si tagliano&incollano da internet, gli esercizi di matematica e le versioni si condividono e copiano dai messaggi whatsapp, servono davvero?

Mentre alla primaria, qualche volta anche alle medie, succede che per smaltire in fretta la consegna madri, padri e nonni si mettano all’opera e poi con frustrazione riescano a meritare solo un misero 6+ ( a me è successo). In questa ipocrisia scolastica che senso ha continuare a infierire con una lista infinita di esercizi da fare a casa?

Nel libro tutte queste realtà vengono prese in considerazione e commentate con opinioni e consigli per studenti, genitori e insegnanti. Suggerimenti utili su come migliorare la situazione, snellire le incombenze dei ragazzi e soprattutto imparare a coinvolgerli. Non con la paura di essere beccati senza aver fatto quanto richiesto, ma stimolandoli a provare interesse per quello che stanno imparando.

 

Pollice verso

Ieri è stata una brutta giornata:  ho letto questo articolo su Bin Laden papà. La sua ex moglie ha pubblicato un libro dove lo racconta in versione domestica. Nonostante Sant’ spesso mi paragoni, nella mia simpatia domestica a Himmler o Gobbels ho scoperto, ahimè, di avere più punti in comune con Bin Laden.

Anche lui odia l’aria condizionata, la televisione e pretendeva di curare l’asma del figlio con la cipolla. Io l’ho provata solo con la tosse, ma non si può negare una  certa comunanza di vedute!

Ma le delusioni di ieri hanno avuto il colpo di grazia, quando Anita tornata da scuola mi ha detto che avevo preso solo 6 1/2 nel testo Una casa maledetta.

Una settimana fa Anita aveva questo compito e mi aveva detto:

“Non voglio scrivere dei soliti fantasmi, mi dai qualche idea?”

“Certo Anita, ci penso io! Ghe pensi mi”, come avrebbe detto anche il nostro Premier.

Così abbiamo inventato una bella storia di maldicenze di paese e ragazzini spaventati. Una villa sulla collina, cespugli di more e una porta che si apre all’improvviso. Mi sembrava perfetta. Non dico il Pulitzer ma almeno un 8 poteva darcelo. Un voto così basso in italiano non l’avevo mai preso neanche al liceo!

Sant’ ha commentato:

“Avrà nasato che non era lo stile di Anita e l’ha manifestato con il voto!”

“Ma è una prof nuova che non aveva mai letto niente prima!”

Quindi ce l’ha proprio con me!