Dove andremo a finire…


Ieri ero ancora inebetita dall’euforia per la notizia del libro e così le mie figlie ne hanno aprofittato per propormi lo shopping per il corredo scolastico, in un ipermercato vicino a casa.
Essendo una genitrice schizzofrenica, una madre dalle molteplici personalità, la versione “scrittrice” è, secondo Anita, la migliore perchè la più permissiva.
La mia primogenita è una feticista degli articoli di cartolibreria: adora raccoglitori, divisori ed evidenziatori. Si ferma estasiata davanti a fogli a quattro buchi con il margine rinforzato, comprerebbe tutto. Ieri, considerato che ero in buona e non capisco niente in questa materia, poteva anche chiedermi un eventuale goniometro a tre lunghezze e io avrei detto “sì”, sorridendo ebete e ignara.
Quando ci siamo spostate al settore grembiuli invece mi si sono rizzate le antenne. L’argomento è delicato ed Emma ancora per due anni deve usarlo. La scelta era vasta: ne ho trovato uno semplice e di un cotone decente. Però l’occhio mi è caduto su tutta una serie di grembiuli con ricamate l’effigie di Betty Boop, la simpatica pin-up degli anni’50. Non ho niente contro la vecchia Betty, anzi attorno ai 20 anni, compravo tutti i gadgets con la sua faccina, ma mi domando per le bambine dai 6 ai 10 anni c’è proprio bisogno di proporre come modello una con il bustier e la giarrettiera? Serve per arrapare il bidello? In che mondo smutandato viviamo?
A proposito di “dove andremo a finire” sempre ieri ho scoperto, con un bel mese di ritardo, che Sky sul canale 620 ha lanciato un canale tematico per poppanti. Cioè esclusivo per bambini da 0 a 3 anni. Non ci sarà pubblicità (del pannolone a perizoma?) ma il fine è quello di fidelizzare il mini utente. In altre parole di rimbambirlo fin dalla più tenera età. Farlo crescere come un vero assuefatto al video e permettere a mamma e papà di parcheggiarlo davanti alla tv ad aeternum… e un team di psicologi hanno avvalorato l’idea (qui mi fermo per non beccarmi una denuncia).
L’altro ieri su La Repubblica c’erano tre pagine sulle mamme blogger, un articolo in cui si diceva che siamo tante, siamo un fenomeno di costume, una realtà da prendere in considerazione, blah…blah… allora magari possiamo anche dire la nostra e far capire che siamo stanche di farci prendere in giro da chi ci vuol rimbambire e “velinare” i figli? Che ne dite?