Manolo Blahnik: the art of shoes

Scarpe come sculture, col tacco a stiletto dall’impalcatura incredibile, oppure pantofoline realizzate artigianalmente con i materiali più preziosi. Poi le calzature delle dive viste sul red carpet ai piedi di tutte, feticcio delle protagoniste di Sex & the city e ultimamente ai piedi dell’ultima musa: Rhianna.
Ieri quando sono tornata a casa dall’anteprima della mostra e ho raccontato a Emma (che porta solo Adidas e doc Martins) dove ero stata, incredibilmente ha esclamato:
“Ah, le Manolos!”
Insomma le creazioni di Manolo Blahnik le conoscono proprio tutti e da oggi al 9 aprile sono esposte a Palazzo Morando.

Blahnik ha una collezione di circa 30.000 esemplari di scarpe e in questa mostra ne sono esposti 212 modelli suddivisi in varie sezioni, selezionate a seconda dell’ispirazione dello stilista. Quelle dedicate ai personaggi del passato e alle dive del cinema d’altri tempi, poi la sezione che mette in evidenza i materiali, sempre pregiati e lavorati artigianalmente in Italia.
E ancora quelle storiche, affiancate da veri esemplari d’epoca, quelli che hanno ispsirato Blanhik nella creazione delle scarpe di Marie Antoinette, nell’omonimo film di Sofia Coppola.

(Che piedi piccoli avevano una volta le persone! L’evoluzione ci ingigantisce)

Poi ci sono le calzature dedicate alla natura, le mie preferite: sandali rampicanti con ciliege, ciabattine con fragole, décolleté con applicazioni floreali.
Infine le calzature geografiche, influenzate dalle scarpe delle varie parti del mondo, le meno glamour e più noiose. Ma odio l’etnico quindi è un’opinione molto soggettiva.

La conferenza stampa di presentazione era gremita, di signore e signorine molto agguerrite. Quando è finita ed è stato data via libera al pascolo attraverso la mostra, poteva essere un incubo. Ma io, e un altro paio di signore babbione (senza metterci d’accordo) abbiamo avuto la brillante idea di sgattaiolare dentro dalla fine del percorso.

(E’ un po’ la mia sindrome, entrare dalle porte-finestra e dall’uscita, ci deve essere un significato psicologico recondito).

Una delle assistenti del museo ci ha redarguito ma la coppia delle babbione, con sussiego, le ha fatto capire che in quel modo la circolazione fra le sale sarebbe stata più fluida. Così ci ha lasciato andare.
Vero colpo di fortuna, perché è stato molto piacevole e tranquillo andare controcorrente e poter ammirare tutto con calma. Anche i meravigliosi schizzi dello stilista.

Tantissimi anni fa a Londra, quando ero una giovanissima giornalista di moda, avevo intervistato Manolo Blanhik che era già famoso, ma non così cinematograficamente mondialmente famoso, stava facendo i primi passi nello sfavillante mondo dello showbiz, era stato particolarmente antipatico.
Ma pazienza, come tanti grandi artisti, sono meravigliosi nelle loro opere e un po’ meno nella routine quotidiana.

P.S. Ah, dimenticavo! Ieri Blahnik era presente all’inaugurazione e ha detto che torna il tacco basso 🙂