Errori galattici

Quand’ero piccola pensavo che dentro alla radio ci fossero degli omini minuscoli che parlavano, cantavano e suonavano. Sì, non sono mai stata un genio della fisica e ne ho già fatto ampiamente outing, ma credo che moltissime altre persone come me, oggi usino con nonchalance tutti i device, apparecchi elettronici, abbigliamento tecnico, eccetera, senza porsi domande.
Perchè funzionano? Come sono nati? Che ricerche ci sono a monte?

Il touch screen ad esempio, senza cui oggi non sapremo vivere, è possibile grazie alle scoperte fatte al CERN negli anni’70. Ed è stato utilizzato nei cellulari dal lontano 1992. Il primo prototipo è stato creato dalla Motorola per gli astronauti dell’Apollo 11. Gli integratori alimentari derivano dagli studi della Nasa per il cibo degli astronauti. L’elenco potrebbe andare avanti, ma serebbe noioso.

Di solito quello che succede nei laboratori, una ventina di anni dopo si trasforma in qualcosa di utile e rivoluzionario per la nostra vita.

So queste cose perchè ho appena incontrato Luca Perri, dottorando in astrofisica e astronomo dell’Osservatorio di Merate, conferenziere del Planetario di Milano e soprattutto scienziato anomalo perchè appassionato alla divulgazione scientifica.

Per far in modo che i bambini e le bambine non crescano come me, totalmente inconsapevoli dei fenomeni fisici  che stanno alla base di tante nostre azioni e abitudini, Perri ha firmato articoli per quotidiani e riviste, è apparso spesso in tv e ha appena pubblicato un importante, ma anche divertentissimo, manuale: Errrori Galattici in cui spiega che alla base delle ricerche scientifiche inevitabilmente ci sono molti errori.

E se i colleghi scienziati, non sono mai stati propensi da ammetterlo, un po’ perchè non amano parlare del loro lavoro (lo stereotipo del nerd, non è proprio solo uno stereotipo), un po’ perchè pensano che la gente non capisca e soprattutto perchè non amano ammettere di aver sbagliato.

Invece come afferma e scrive Perri “errare è umano” e soprattutto costruttivo. La scienza da sempre procede, nel bene e nel male, a tentativi. Quando arriva a una scoperta non lo fa per l’infallibilità dello scienziato ma anche perchè ogni nuova brillante rivelazione è il frutto anche di altre esperienze di colleghi. E anche delle loro cantonate. Spesso incaponendosi per studiare e capire un fenomeno, alla fine si sbaglia e si scopre qualcos’altro, anche più sensazionale.

Nel suo libro Perri ne racconta tante, anche molto celebri. Guglielmo Marconi, ad esempio, che cercando di studiare come si diffondevano le onde radio alla fine ha scoperto l’esistenza della ionosfera.

Oppure l’errore clamoroso, all’inzio degli anni’60, in cui caddero praticamente tutti i fisici: credere nell’esitenza della “poliacqua”. Nel voler definire un quarto stato della forma dell’acqua che non era liquida, gassosa e neppure ghiaccio.

Questo elemento sconosciuto intrigava molto il mondo scientifico e ispirò anche un po’ di “letteratura”, dalla fantascianza a episodi di Star Trek, poi si scoprì la verità. La “poliacqua” non era altro che l’acqua salata, come il sudore.

Luca Perri racconta tutti questi annedoti nel suo libro: intriga e fa sorridere, riesce a coinvolgere e appassionare il lettore. Il suo scopo è incuriosire le future generazioni verso l’affascinante mondo delle fisica. E si augura che possa essere così per ragazzi e ragazze, combattendo l’idea comune che le materie scientifiche siano più adatte ai maschi.

Infatti ammette che, dai suoi tour nelle scuole, ha capito che purtroppo il mestiere di scienziato viene ancora considerato come un’ambizione da maschi. Quando chiede ai ragazzi di fare il ritratto di uno scienziato la maggioranza produce uno schizzo in cui c’è più, o meno, tratteggiato un clone della figura dello scienziato pazzo, tipo Einstein.

Ma ci sono anche ragazze che disegnano la loro idea di scienziata, il loro modello è molto curato e femminile: bella, con i tacchi e il camicie immacolato. Assomiglia molto a Meredith Grey, la protagonista di Grey’s Anatomy. E’ una dottoressa e non una scienziata comunque un modello positivo.

Poi le ragazzine che ascoltano le presentazioni di Perri seguono sempre con interesse e fanno domande molto pertinenti. Solo che non le sparano, come i maschi tranquillamente in pubblico, preferiscono farlo andando a parlargli personalmente, per paura di essere prese in giro dai compagni, se per caso sbagliano. Insomma prendono l’argomento molto sul serio.

Il cammino femminile verso lo STEM è ancora lungo, però leggendo questo libro si fa un passo avanti. Mi sento ottimista, forse siamo sulla buona strada.

Il fantastico viaggio di Stella

“Se mettete qualcosa dentro un buco nero non significa per forza che sia persa per sempre…studi recenti hanno dimostrato che se buttate qualcosa che vi infastidisce…qualcosa che vi rende tristi…non significa che sparirà. La forza di gravità la risucchia, ma poi il problema crescerà”

Così scrive Michelle Cuevas nel suo romanzo più recente, Il fantastico viaggio di Stella, dove la scrittrice americana, racconta di una bambina, di nome Stella, che per non affrontare le emozioni più difficili e dolorose, decide di negarle. E lo fa in un modo molto originale, le getta appunto in un buco nero. Ma non uno qualsiasi, un buco nero che diventa il suo pet. Infatti Stella è una ragazzina che abita vicino alla NASA e proprio un giorno in cui cerca di farsi ricevere da un ingegnere della famosa agenzia spaziale americana, viene seguita fino a casa da un “baby” buco nero che vuole farsi adottare.

Poi non sarà facile gestirlo, perchè il buco nero domestico è ancora piccolo e come tutti i cuccioli, vivace e imprevedibile. Così Stella dovrà superare numerosi ostacoli per riuscire a non soccombere e a trovare un nuovo equilibrio. Insomma a crescere.

Inventarsi una metafora del genere per spiegare ai bambini che non devono avere paura di fronteggiare anche le sensazioni più difficili e complicate, è segno di grande creatività, fantasia e sensibilità. E Michelle Cuevas è un’autrice che dimostra di possedere tutte queste doti. Oltre a una buona dose di ironia, fondamentale per riuscire a trascinare i suoi giovani lettori anche nei temi più drammatici e delicati, come quelli della perdita e della solitudine.

L’ha già dimostrato anche nel suo best-seller Le avventure di Jacques Papier, la storia di un’amico immaginario, narrata proprio da quest’ultimo.  Un ragazzino che è invisibile ma nello stesso tempo compagno e supporto fondamentale per i bambini che incontra. Una storia surreale e avvincente che commuove e fa sorridere. Il libro ha scalato le classifiche di vendita, avuto molte traduzioni e si è aggiudicato il prestigioso Premio Andersen nel 2016.

I libri di Michelle Cuevas piacciono ai bambini ma incantano anche gli adulti, perchè a seconda dell’età e della maturità del lettore riescono a offrire un diverso livello di coinvolgimento. L’avventura, il divertimento e lo stupore sono per i più piccoli, la commozione e la riflessione per il pubblico di lettori più maturo.