Il Giappone arriva a Bologna

Scoprire il meglio della cultura giapponese contemporanea, attraverso tutte le declinazioni di uno dei suoi temi più famosi e amati: cibo e riscoperta dei sapori, tra show cooking, ospiti ed eventi. È questo l’obiettivo della 9a edizione del Festival NipPop da venerdì 17 a domenica 19 maggio nel Quartiere Santo Stefano e al Teatro del Baraccano a Bologna.

La food culture sarà al centro del ricco programma della manifestazione, che vedrà la partecipazione di una serie di importanti ospiti internazionali amatissimi dal pubblico italiano, tra i quali la scrittrice OGAWA ITO, autrice del pluripremiato romanzo Il ristorante dell’amore ritrovato (da cui è stata tratta anche una versione cinematografica). E ancora Hirohiko Shoda – noto come CHEF HIRO – conosciuto e amato dagli spettatori televisivi per la sua partecipazione a La Prova del Cuoco e per la sua trasmissione Ciao, sono Hiro su Gambero Rosso Channel. Anche questa edizione si distingue per le prestigiose presenze legate al mondo del fumetto e dell’illustrazione.

Non mancherà uno sguardo al mondo dell’animazione, con un ospite d’eccezione: YASUO KAMEYAMA, produttore di serie animate e ideatore di riviste ed esibizioni a tema anime. Nei suoi oltre venticinque anni nel campo dell’animazione, ha prodotto alcune delle serie animate più famose: Doraemon dal 1986 al 2003, Marmalade Boy (noto in italia come Piccoli problemi di cuore) nel 1994.

Tantissime le attività per le famiglie: in collaborazione con Baraccano Kids – Il Baraccano dei piccoli propone un ricco programma dedicato ai più piccoli, per avvicinarli – divertendosi e sperimentando – al ricco universo della cultura giapponese. Qui il programma degli eventi per i bambini.

1. Laboratorio di ceramica raku

Un’esperienza unica, un laboratorio dedicato alla ceramica raku: una tecnica giapponese nata nel XVI secolo, una parola che significa gioia e liberazione. I partecipanti si cimenteranno nel rivestimento dei manufatti creati per loro con i particolari smalti appositamente formulati. Gli oggetti saranno poi sottoposti alla cottura e sfornati ancora incandescenti al fine di ottenere i caratteristici effetti decorativi con riflessi metallici, cavillature e affumicature. Conclusa l’esperienza i partecipanti riceveranno a ricordo della giornata gli oggetti da loro realizzati.

2. Laboratorio di disegno manga in collaborazione con Accademia Europea di Manga e Pentel

3. Origami con i maestri giapponesi dalla provincia di Mie

4. Vuoi anche tu diventare un ninja?

Gli amici della provincia di Mie porteranno a NipPop l’eleganza e la maestria dei ninja della città di Iga! I più piccoli – ma non solo – potranno cimentarsi nel lancio dello shuriken, la micidiale arma a forma di stella dei guerrieri ninja, e scoprire la storia di queste figure così popolari, misteriose e affascinanti.

5. Dimostrazione di karate classico e sportivo

Hiro © Francesco Vignali Photography

Andy Warhol in mostra a Bologna

Una mostra che funziona quasi come la macchina del tempo: si torna a ritroso nel passato di oltre trent’anni.

(Nel periodo in cui i leggings erano famosi per la prima volta e si chiamavano fuseaux!)

Si torna agli anni ‘80 che si aprono con l’elezione dell’ex attore Ronald Reagan a Presidente degli Stati Uniti. L’economia si trasforma in finanza e si accumulano ricchezze inimmaginabili. John Lennon muore ucciso sotto casa l’8 dicembre 1980. La borsa di New York crolla e materialmente anche il Muro di Berlino. I fatti di piazza Tienanmen, l’invenzione del www e l’impazzare dell’Aids negli USA.
Nel giro di poco l’arte perde, tra gli altri, Keith Haring, il fotografo Robert Mapplethorpe mentre Basquiat muore distrutto dalla droga.

Quando l’economia “tira” la pittura ne è il primo segnale: nel 1980 The Times Square Show è la prima mostra sulla generazione di graffitisti, anarchica nello spirito ed estremamente provocatoria.

 

Oltre la pittura, Jeff Koons rappresenta il perfetto trait-d’union tra arte ed economia: dopo l’esperienza come broker a Wall Street, Koons riflette sugli status symbol della nascente classe dirigente americana analizzando impietosamente kitsch e banalità. (E pensare che prima lo consideravo solo il marito-artista-eccentrico di Cicciolina!)

Letti troppo spesso come il decennio del disincanto e della superficialità, gli anni ‘80 hanno un loro modo di fare politica in un’esplosione di colori e figure dove l’arte non è solo esperienza visiva.

A raccontare il fermento irripetibile di un decennio che ha visto combinarsi arte, musica, cinema e letteratura – nel momento in cui gallerie e mercato internazionale decretano il clamoroso successo del ritorno alla pittura – a Bologna arriva questa mostra di Warhol, Haring, Schnabel, Koons, Basquiat e molti altri.

 

Sono visibili 36 opere e 38 polaroid Andy Warhol che, dopo essere stato vittima nel 1968 di un terribile attentato, proprio all’inizio degli anni ‘80 torna al centro della vita artistica e sociale di New York.
Tra pubblicità, commercio, beni di consumo – dai Duty Free ai Levi’s Jeans – il nuovo Andy guarda ancor di più al modo della comunicazione e dei media, avvicinandosi così alla  generazione di giovani artisti degli anni ’80 che in lui hanno visto un anticipatore, un vero e proprio guru.
Trasformando in arte i feticci dell’immaginario collettivo americano e anticipando l’instaurarsi del potere dei mass media, Warhol rese icone i personaggi dello star system e i simboli del consumismo: Liza Minelli, Marilyn Monroe e Mao accanto a Campbell’s Soup, Brillo Boxes e il Dollaro, tutte presenti in mostra a Bologna.

Una bella serata

Sono ancora a Bologna. In albergo con una chiavetta. La connessione è lenta, però posto un paio di foto di ieri sera. Ci siamo divertiti. Finalmente ho incontrato di persona, la carissima Barbara, la star del web, aka Mammafelice. Sopra è con me e Panz al bar della Libreria Ambasciatori prima della presentazione.
Questo posto è fantastico, proprio dietro a Piazza Maggiore, prima di essere trasformato in una libreria era un cinema porno e prima ancora una chiesa sconsacrata.
L’accompagnamento musicale del pianista Marco Giovanardi e la recitazione dell’attrice Anita Giovannini hanno reso l’incontro un vero happening. Molte persone si sono incuriosite e fermate ad ascoltare.
C’era anche Stefano Benni, che credeva di vedere l’altra Patrizia Violi, quella famosa, docente universitaria con Umberto Eco. Mia omonima. Invece purtroppo ero io. Non se l’è presa, Benni ha senso dell’umorismo, ha confessato di avere anche lui un omonimo che fa l’agrario.

(Scusate se non ho ancora risposto ai commenti, non ho messo i link o li ho messi sbagliati. Stasera a casa sistemo tutto)