Quando amavamo Hemingway

Forte, affascinante, coraggioso e pieno di talento. Ernest Hemingway è un mito letterario (Premio Nobel nel ’54 e Premio Pulitzer nel ’53), è stato un eroe di guerra e un reporter in prima linea: avventuroso e sprezzante del pericolo.

All’apparenza un uomo come quelli che oramai, come i dodo, si sono estinti: sicuri di sè e dannatamente macho. E invece è arrivato un romanzo Quando amavamo Hemingway, che svela una realtà completamente diversa.

Hemingway aveva una reputazione pubblica da duro ma in verità era un narciso insicuro che si attaccava troppo alla bottiglia e non riusciva a sopravvivere senza una moglie adorante che gli facesse da supporto. Infatti questo romanzo best-seller di Naomi Wood (che diventerà una miniserie prodotta da Amazon) racconta con uno stile appassionato, fluido e coinvolgente, la storia delle quattro signore Hemingway. Donne innamorate che, loro malgrado, si sono passate la staffetta nella vita sentimentale dello scrittore.

La prima, compagna di vita bohemien a Parigi, è stata Hadley, una pianista che Hemingway ha sposato poco più che ventenne. Poi quando ha cominciato a pubblicare l’ha tradita con Pauline, detta Fife, giornalista di Vogue. Ernest vigliaccamente dichiarava di amare in egual misura moglie e amante. Poverino, non riusciva a scegliere, così Hadley per aiutarlo ha dovuto chiedere lei il divorzio.

Poi lo stesso copione, qualche anno dopo, si è ripetuto: Hemingway oramai famoso viveva a Key West e faceva le sue scappatelle nella guerra di Spagna dove si era innamorato di una collega giornalista: Martha. Anche in questo caso non sapeva scegliere ed è stata la seconda moglie, ancora una volta, ad aiutarlo, cacciandolo fuori di casa.

Dopo un po’ di anni e qualche reportage di guerra, si è innamorato di una giovane scrittrice (sì, l’età delle mogli era in ordine decrescente rispetto a quella del caro Ernest) e anche qui scegliere è stato durissimo. Così l’ha fatto la terza moglie, stanca di essere presa in giro.

Quando amavamo Hemingway racconta tutto questo con una scrittura leggera e intensa, integrando il punto di vista di ognuna delle protagoniste, spaziando in realtà storiche diversissime e affascinanti. Dal mondo ovattato e scintillante della Parigi degli anni’20 (dove gli Hemingway frequentavano Scott Fiztgerald e il suo entourage), ai momenti tragici del dopoguerra a Londra, con un tocco esotico a Cuba e in Florida.

P.S. Ho parlato di questo romanzo con un amico che mi ha detto di conoscere la nipote dell’infermiera Agnes von Kurowsky di cui Hemingway si era innamorato ventenne quando era ricoverato in un ospedale italiano. La donna aveva rifiutato lo scrittore e preferito il nonno di questa tizia. Forse non è diventata famosa ma senz’altro ha avuto un matrimonio più felice delle quattro mogli dello scrittore!

Amy Winehouse: il film

Più che un film, un documentario. La biografia cinematografica Amy – the girl behind the name , che narra la tragica vita della cantante inglese, è toccante e coinvolgente.
Il regista Asif Kapadia ha raccontato della cantante scomparsa a soli 27 anni, raccogliendo tanti spezzoni della sua vita, filmati e interviste, e montandoli in modo realistico e commovente, senza giudicare.
Senza scadere nel sensazionalismo.
Pur riconoscendo e apprezzando la sua voce formidabile, non sono mai stata una fan di Amy Winehouse, ma conoscere meglio la sua storia ha cambiato la mia percezione sul personaggio.
Era una ragazza che amava la musica e ha avuto la fortuna di ottenere un contratto discografico giovanissima a diciannove anni. Poco tempo dopo è arrivato il successo ma lei, fragile e insicura a causa di un’infanzia traumatizzata dall’assenza paterna, non ha retto la responsabilità.
Poco incline ai compromessi commerciali ha cercato di mantenersi vera, non sottomettersi alle regole del mercato. Poi si è anche innamorata dell’uomo sbagliato, ha sofferto e sbagliato. E per sopravvivere ha abbinato alcol e droghe alla sua bulimia.

Come sia finita è storia nota, un ulteriore dettaglio triste che racconta il film riguarda lo sciacallaggio della sua famiglia che invece di proteggerla da se stessa ha cercato di monetizzare il più possibile, fino all’aultimo, sulla sua fama.
La visione di questo film è consigliatissima per gli adolescenti che vogliono trasgredire: la parabola di Amy e il lato autodistruttivo del suo carattere sono più efficaci di mille discorsi.