Bellissime, ma a che costo?

L’argomento mi sta molto a cuore. Lo sfruttamento delle bambine nel mondo della moda, l’ambizione smodata di certe madri che anelano la fama a tutti i costi e i modelli di ipersessualizzazione imposti. Del saggio ne avevo già scritto lo scorso anno quando era stato pubblicato suscitando molto scalpore. Ora finalmente qualche cosa si sta muovendo per arginare questo fenomeno.

Bambine ipersessualizzate e bambini adultizzati. Ma anche turni di lavoro estenuanti e condizioni di lavoro allucinanti. Questo è quello raccontato dalla scrittrice Flavia Piccinni che con Bellissime ha svelato cosa si nasconde dietro il mondo di lustrini della moda bimbo che fino a domani sfilerà a Firenze nella più importante manifestazione al mondo del sistema fashion: Pitti Bimbo.

Adesso un’interrogazione della Senatrice Bianca Laura Granato chiede di fare luce su questa situazione. “Le istituzioni devono farsi carico del problema e verificare se la legge venga rispettata. Per questo ho chiesto al Governo l’invio di ispettori alle sfilate di moda per bambini” spiega la Senatrice Bianca Laura Granato, membro della comimmissione Istruzione e Beni Culturali.

“C’è ovviamente massimo rispetto per i marchi di abbigliamento – precisa ancora la senatrice – ma è anche vero che la tutela dei minori è un principio costituzionale. Abbiamo il dovere di vigilare e garantire, sempre e comunque, che la bellezza estetica non finisca con l’essere ragione di sfruttamento di minori, implicito o esplicito che sia”.

Nella sua interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Granato chiede anche delucidazioni in merito alla manifestazione adesso in corso a Firenze, al modo in cui i bambini vengono trattati, allo sfruttamento dei più piccoli nel mondo della moda e della pubblicità.

“Negli ultimi mesi – evidenzia l’autrice del libro Flavia Piccinni – la situazione è molto peggiorata. Mi è stato riferito che a questo Pitti Bimbo le paghe, quando previste, erano perfino inferiori alle precedenti edizioni. E’ poi sufficiente guardare una pubblicità o sfogliare un catalogo per vedere come le bambine siano sempre più simili a piccoli oggetti dalle movenze sensuali.

Praticamente nessuno si occupa di controllarne i movimenti, gli orari di lavoro e le paghe. La moda bimbo oggi più che mai pare allo stato brado, eppure ha una potenza assoluta: gli stereotipi che produce ricadono su tutti noi e concorrono a creare l’immaginario del bambino e della bambina tanto nel nostro Paese, quanto all’estero”.

Bellissime dopo aver suggerito altre due interrogazioni parlamentari e un DDL presentato in Senato alla presenza di Dacia Maraini, nonché essere stato il centro di due emendamenti alla legge di stabilità, continua a creare un dibattito trasversale che abbraccia tanto le condizioni in cui i minori sarebbero tenuti a lavorare, condizioni praticamente mai rispettate, quanto il modo in cui questi sono costretti a esibirsi, evidenziando la mancanza assoluta di una legge in grado di tutelare l’immagine dei più piccoli come già richiesto attraverso la Carta di Milano da Terre des Hommes.

“Bisognerebbe lavorare per costruire un codice capace di tutelare i minori, e garantire che le iniziative che coinvolgono i più piccoli siano basate su criteri di rispetto e di attenzione molto diversi da quelli attuali, non dimenticandoci degli stereotipi e dell’immaginario che da questo mondo prendono corpo” ha continuato Piccinni. “Per scrivere questo libro – ha concluso l’autrice – ho lavorato sul mondo della moda bimbo per quattro anni, incontrando decine e decine di mamme, di padri, di piccole star e di aspiranti tali. Ho incontrato bambine che avevano imparato a divertirsi, e altre che erano costrette a subire condizioni allucinanti: sfilate senza acqua, set fotografici senza bibite, diete prima delle sfilate e dei casting, trucco e parrucco aggressivo, in grado di annullarne l’infanzia e i volti. Condizioni inaccettabili per i minori in un Paese come l’Italia nel 2018”.

Ma anche no…

Fino a qualche tempo da Instagram era il mio social preferito, sembrava più vero e spontaneo degli altri. E invece ora è diventato teatro di finzione, preda del marketing e della pubblicità come tutti gli altri. L’ultima notizia quella di stamattina: baby modella di 2 anni ha 20.000 followers e ogni suo scatto vale 400 $.
Chissà come si diverte, tutti i giorni questa bambina a posare ammiccante e spiritosa come una mini adulta. Sappiamo che per avere un’immagine che sembri naturale, bisogna avere molta pazienza. Ci vogliono scatti su scatti. Ce l’aveva raccontato, addirittura piangendo, qualche mese fa, un’altra influencer pentita.
Tante pose, per avere almeno un minimo di 400 likes a foto.
Per far colpo sulle case di moda.
Per avere tanti estimatori, speriamo tutti pieni di buone intenzioni.
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Questa notizia ricorda molto la storia di Little Miss Sunshine il film che denunciava, in maniera acuta e ironica, il mondo allucinante delle baby miss e delle loro ambiziosissime madri. Che le sottoponevano ad estenenunti make-over: capelli, trucco, depilazioni, manicure, e quant’altro. Perchè le madri, per placare le proprie frustrazioni, per dimenticare i propri insuccessi, possono diventare pericolosissime. L’ha raccontato benissimo Carol Joyce Oates in questo romanzo in cui ripercorreva la tragica storia vera di una mini campionessa di pattinaggio, trasformata dalla madre in un piccola Barbie. Perchè più era bella, più avrebbe sbaragliato le avversarie.
Il dramma raccontato in questo libro é accaduto vent’anni fa a Boulder in Colorado, prima ancora, nel 1951, c’è stato un film mitico, Bellissima con Anna Magnani nella parte della madre che sognava un futuro da star per la figlia. Allora era a Cinecittà, adesso c’è Instagram.