Gilmore girls – Una mamma per amica

Più o meno otto anni fa, dopo poco tempo dall’apertura del blog, ho cominciato (come tutti i blogger sfigati alle prime armi) a googlare “extramamma” per scoprire in che ranking mi mettesse il motore di ricerca. Ed era molto frustrante perchè i primi link che trovavo era tutti su “una mamma per amica…episodio…blah blah…”.
Non guardo molto la Tv, anzi quasi per niente, quindi non mi sono soffermata per sapere chi fosse questa madre, che arrivava sempre prima di me. Ho archiviato il caso, sperando di salire nel ranking…
Non ci ho più pensato, sono salita e poi sono ridiscesa…ho dimenticato quel titolo…

Fino a quest’estate, quando Emma mi ha invitato a guardare con lei una serie su Netflix intitolata Gilmore Girls, l’aveva scoperta grazie a una ragazza americana che seguiva su instagram.
Abbiamo cominciato a seguire insieme una sera di luglio le avventure di Lorelai e Rory Gilmore e non ci siamo più fermate.
Nella prima stagione Rory aveva sedici anni, proprio come Emma: tutto molto coinvolgente e divertente.
Come una droga, tutte le sere dovevamo avere la nostra dose: avevamo sette stagioni e ci siamo abbuffate. Abbiamo schifato tutte le altre produzioni, ho abbandonato Orange is the new black, Emma ha smesso di vedere Suits e The 100. Per noi esisteva solo Stars Hollow.
E finalmente ho capito che Una mamma per amica era il titolo italiano!
Un bel giorno abbiamo scoperto che è prevista una rentrée quattro nuove puntate a novembre e allora ci abbiamo dato dentro alla grande: anche quattro episodi al giorno, prima e dopo i pasti, come le medicine.
Parliamo di Lorelai, Chris, Rory, Paris, Emily Gilmore, Luke, Kirk (il mio preferito) come fossero nostri parenti.
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Rory ci sta un po’ antipatica, odiamo Taylor, adoriamo Michel e vorremmo accarezzare Paul Anka.
Abbiamo perso completamente il contatto con la realtà.

Quando a Londra ho avuto il mio giorno nero di scimmia per l’assuefazione al caffè mi sono sentita più che mai vicina a Lorelai.
Ho scoperto il suo blog e voglio anche comprare il suo libro.
Nel frattempo ho trovato citazioni e foto di Una mamma per amica-Gilmore girls sulle pagine FB di madri che conosco, l’unica che se l’era persa ero io!
Quello che adoro di questa serie sono i dialoghi, ironici e intelligenti. Caratteristiche molto difficili da trovare in altre produzioni.
Adesso stiamo finendo, in dosi omeopatiche, solo con un episodio al giorno, la settima e purtroppo ultima stagione. Ieri pomeriggio (mentre stavo pensando che vorrei che Lorealai tornasse con Luke) è accaduto il miracolo, ho visto su instagram la foto del bar Luke’s.

Come la bambina che non vuole arrendersi all’idea che gli unicorni non siano veri, mi sono emozionata e ho pensato:
“Oddio ma allora esiste veramente!”
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Poi ho fatto un reality check e ho scoperto che ieri era l’anniversario del primo episodio di Una mamma per amica, il 5 ottobre ben sedici anni fa, e Netflix per promuovere i nuovi episodi, che andranno in onda il prossimo 25 novembre, ha “trasformato” 200 locali, (in USA e in Canada) in Luke’s Diner e l’affluenza è stata massiccia (perchè in fondo tutti vorremmo credere agli unicorni!)

Love story

Fra due giorni Sant’ ed io festeggeremo il centenario…ooops…l’anniversario del nostro primo incontro.
L’anno scorso era andata così.
L’idea iniziale era stata quella di andare al pomeriggio in una di quelle beauty farm dove fanno questi “pacchetti coppia”. Tipo massaggio qui, massaggio lì, relax nell’idromassaggio, ecc. Avete presente le brochure dove ci sono lui e lei tutti sorridenti in accappatoio nella sauna spenta?
Avevamo telefonato in un paio di posti e poi deciso che ci davano sui nervi solo le proposte e quindi cambiato programma. Meno organizzato e più fai da te.
Comunque l’idea del mix romanticismo & fitness era rimasta.

Primo pomeriggio: nuotata nella piscina del centro sportivo vicino a casa, dove di solito dopopranzo non c’è mai nessuno. Sant’ odia la piscina ma per amore aveva accettato di accompagnarmi.
Ci eravamo buttati in acqua in una stupenda piscina deserta. Sei corsie tutte per noi. Ma essendo un pomeriggio romantico avevamo deciso di dividere la sesta sulla destra.
Dopo due vasche erano improvvissamente entrati, nel pallone della piscina, frotte di genitori, nonni e tate con macchine fotografiche, videocamere e telefonini.
Due minuti dopo erano apparsi i bambini e gli istruttori.
Avevamo beccato proprio il pomeriggio del saggio di fine corso del corso di nuoto di una scuola privata della zona che al pomeriggio portava ogni settimana gli alunni in piscina. Essendo però un club sportivo privato, una vasca doveva essere lasciata per i soci. All’occasione noi, piccioncini di vecchia data.
Flash delle foto, urla di tifo dei genitori, fischietti degli istruttori, tutto amplificato al massimo nell’acustica del pallone. Sant’, che odia il nuoto e il rumore in egual misura, non ce l’ha fatta e alla terza vasca se n’era andato. Io per puntiglio ero rimasta fino alla mia 30ma vasca come stabilito. Non mi ricordo ci abbia vinto tra quei mini nuotatori provetti. Probabimente il mio lato B da un anno è in parecchi filmini di famiglia ma non voglio indagare.

Tardo pomeriggio: cosa c’è più romantico di un cinemino? Noi eravamo andati, la sala quasi vuota. Il film doveva essere una commedia divertente, peccato che un minuto prima che si spegnessero le luci era entrata il mio capo nel giornale in cui lavoravo una vita fa. L’ultima volta che l’avevo vista era il lontano 1997. Risultava anche, da fonti certe, che si fosse trasferita in un’altra città. Questa signora era anche una delle ragioni per cui mi ero licenziata da quella rivista. Che cavolo ci faceva lì?
Per non farmi vedere ero stata per tutto il film abbarbicata e piegata su Sant’ come fossi un’adolescente caliente che volesse fare petting.
Lui mi diceva: “Ma stai su! Ho caldo!”
“No, no…altrimenti mi vede!”
Il mio abbraccio letale e appiccicoso era finito solo al termine dell’ultima scena del film.

Serata: ristorante vegetariano ma fico.
Sant’ era oramai provatissimo. Ottimo cibo ma due tavoli più in là dei nostri c’era una coppia e lei mi sembrava proprio la sorella di wwm. Non che io avessi mai incontrato la sorella di wwm, ma dalle sue descrizioni e da una certa somiglianza che intravedevo poteva essere lei.
Dopo qualche bicchiere, ero sicura che fosse lei.
“Vedi quella ragazza con i capelli lunghi neri?”
“Sì, la conosci?”
“Credo che sia la sorella di wwm?”
“wwm?”
“Si, dai te ne ho parlato la mamma blogger di Las Vegas!”
“E come si chiama?”
“Non lo so, che dici vado là e le chiedo se ha una sorella incinta che vive a Lasa Vegas?”
“Lascerei perdere”
IL suo tono era assertivo. Dopotutto era il nostro anniversario non volevo litigare. Così non ero andata a chiederglielo e il dubbio mi rimarrà per sempre. Neanche wwm a cui poi avevo chiesto ha saputo risolverlo.

Quest’anno non abbiamo ancora un programma, Sant’ sembra riluttante…