Selfie con Silvy

Ecco un breve aggiornamento…

Dopo alcuni mesi di freddezza, Silvestro non si intrufolava più sul nostro balcone perchè era aveva avuto un incontro ravvicinato con i cani del parco che l’aveva bullato e terrorizzato, superato il trauma, finalmente è tornato a trovarci.

Quando arrivava Lola lo vedeva dalla finestra e cominciava a guaire per uscire. Poi dopo alcuni giorni di mutua e muta osservazione, Silvestro è coraggiosamente sceso dalla balaustra del balcone e si è avventurato dietro alla “macchina” del  condizionatore che sembra piacergli molto.

Lola ha capito che viene in pace e così ieri pomeriggio per suggellare la nuova intesa è stato scattato il primo selfie 🙂

Amicizie difficili

Lui è molto fotogenico, curioso e un po’ perplesso.
Lei è irruenta, stupita e moto gelosa del territorio.
L’invasione del balcone va avanti da mesi e ultimamente in questa estate caldissima la tensione dei loro incontri sembra stemperarsi.
Da quando lui, una sera tempestosa di lampi e tuoni si era perso. Temevamo il peggio, ascoltando la voce del suo padrone, chiamarlo disperato, nell’atmosfera cupa del temporale: “Silvestroooooo! Silvestrooooo! Silvestroooo!”
(L’incauto era caduto dal balcone, poi rimasto impigliato e impaurito nel cespuglio sottostante)
Schermata 2016-07-19 alle 10.12.47Da quella drammatica notte le cose sono cambiate.
Lola, inizialmente sospettata di averlo spinto giù e poi scagionata grazie al suo alibi (ha paura del temporale e si era rifugiata sotto il letto), forse temendo di non vederlo più, di non avere qualcuno su cui sfogare la sua abbaiata mattutina, ha capito che avere un vicino di casa peloso non è poi così male. Anche se diverso.
Di un’altra razza. Una razza che, per convenzione atavica, viene considerata nemica.

Così da un po’ di giorni, le intrusioni di Silvestro vengono accettate con minor fastidio. Ne sono molto contenta e ho cominciato un’opera di diplomazia, delicatissima, ispirandomi alle negoziazioni fra Israele e Palestina.
Mi sono intromessa da loro: quando Silvestro scavalca il confine del suo balcone e si affaccia sul nostro, cercando poi timidamente di avanzare, sempre con lo sguardo spalancato e perplesso, Lola lo guarda in cagnesco e gli abbaia da sotto.

Ho cercato, con il mio body language, di fare capire che andava tutto bene.
(Ispirata, nel mio piccolo, dall’uomo che sussurava ai cavalli :)!)

Si poteva evitare di abbaiare e anche di inarcare il dorso.

Allora Lola ha scodato e Silvestro anche. Però le mie figlie mi hanno detto che questa reazione da parte di un gatto non è così positiva.  Forse hanno ragione, infatti quando in segno di benvenuto ho allungato una mano verso Silvestro per fargliela annusare, mi sono presa un piccolo morso. Ma voglio essere positiva, continuerò i negoziati e spero presto di poterli fotografare assieme!

Tipi da area cani

I cani assomomigliano ai loro padroni, molto più che i figli ai genitori.
Dopo anni di esperienza sul campo, come madre di umani e non, posso affermarlo con sicurezza.
C’è il cane ansioso che ha il padrone en pendant, quello solitario con il padrone introverso, quello indomito con il padrone maleducato e via così.
E in ogni area cani che si rispetti si ritrovano delle tipologie classiche:
il padrone preoccupato: può essere il padrone di un cane piccolo e nervoso che abbaia sempre. Teme che ogni altro esemplare possa accanirsi sul suo cucciolo e sbaranarlo. Teme a prescindere da ogni eventualità reale. Teme e guarda con ansia il vostro cane anche se vi siete già incontrati almeno due volte al giorno per 365 giorni, ormai da qualche anno.
L’altra sfumatura di questa categoria è leggermente più estrema, va al di là della dimensione ridotta del cane, che può essere anche di grossa taglia. E’ il risvolto canino del genitore ansioso. Infatti l’angoscia si concentra piuttosto su tutte le sfortune dell’universo. Ha paura di dimenticarsi le scadenze delle vaccinazioni, racconta storie horror di cani malati, di ex cani morti drammaticamente e di possibili apparizioni di polpette avvelenate.
il padrone sempre al telefono: al contrario dell’esempio prcedente questo signore, più spesso una signora, è molto rilassata e sembra fregarsene completamente del cane, che lascia pascolare libero e selvaggio. Continua imperterrita a conversare con il cellulare incollato all’orecchio. Spesso va avanti a parlare, leggera e irresponsabile, anche quando dovrebbe raccogliere la deiezione del suo cucciolo. Solo ogni tanto, tra una chiamata e l’altra, guarda distrattamente il vostro cane e fa sempre la stessa domanda: “Maschio o femmina?”
il padrone miglior-amico: cerca la comunione di spirito a tutti i costi e vuole confidarsi su tutto (non solo su materie canine). Diventa un problema perchè ha troppo tempo libero, ciondola per ore nell’area cani, e si offende moltissimo se voi cercate di tagliar corto. Si sentirà insultato dalla vostra fretta e nelle volte successive, sarà gentilissimo con il cane (che cercherà di intrattenere il più possibile, con complimenti e anche qualche biscottino per comprarne l’affetto) e freddissimo, gelido e distante con voi.
il padrone griffato: è quello che ha il cane con pedigree e ne è orgogliosissimo. Spesso ostenta anche la parure collare-guinzaglio alla moda. Si vede che ha speso, per cane e accessori, e quindi non si accontenta di fornire una risposta alla classica, ingenua, domanda: “Che razza è?”, ma va avanti a illustrare con aneddoti storico-geografici-educativi l’importanza della genealogia del suo cane. Interessante al primo incontro ma assolutamente mortifero, da schivare a ogni replica.

Street food per cani

Non è uno scoop, l’ho visto stamattina su Repubblica e ho “dovuto”, voluto riprendere questa notizia meravigliosa: a Milano dove, negli ultimi mesi, lo streetfood sta spopolando si aggira l’apecar di Dogsweetdog che vende leccornie per cani. Biscottini di struzzo, cupcakes, muffin, tutti realizzati con ingredienti rigorosamente dogfriendly, poi prodotti essiccati (i preferiti di Lola), golosi da un punto di vista canino e aiutano anche a migliorare la masticazione. E nuovissimi i dogcorn: popcorn a misura di cane. Mentre per chi soffre di intolleranze ci sono anche pasticcini di agnello e riso. I prezzi partono da 1 euro per arrivare a 3-4, a seconda delle confezioni.
Elena Masson, proprietaria del furgoncino e creatrice della geniale iniziativa, ha lanciato Dogsweetdog lo scorso anno, stazionando nei parchi frequentati da cani e padroni, poi ha partecipato ai vari street food festival della città e adesso comincia anche ad andrare in tour: prossimo weekend a Torino, alla Street Food Parade, ad aprile a Firenze e a Pietrasanta in agosto. Stasera invece, per chi vuole saperne di più, alle 18 sarà intervistata a Carterpillar su Rai2.
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Come cani e gatti…


Stamattina è successa una cosa molto strana.
Prima che Lola uscisse nel terrazzo, per abbaiare agli amici cani che a quell’ora pascolano con i loro padroni nel giardino sotto casa, c’è stata un’invasione aliena.
Un gatto sconosciuto e strafottente è planato sul nostro terrazzo, cercando di conquistare il territorio.
La povera Lola è rimasta folgorata dalla sorpresa con il muso schiacciato contro il vetro non riusciva neppure ad abbaiare, vilipesa da tanta audacia.
Mille angoscianti interrogativi le scoppiavano nel cervello:
Qual era l’identità del gatto conquistatore, felino ben pasciuto e rilassato?
Come era arrivato fin da noi?
Cosa cercava?
Voleva forse mangiare i kiwi nascosti dentro al sacchetto giallo?
Inquietanti dubbi rimasti senza risposta perchè quando ho aperto l’anta della porta finestra, per far uscire Lola, gridando: “Kill! Kill! Kill!”
Il gatto con un balzo è sparito nel verde.
Lasciando la povera Lola in preda a un forte turbamento che perdura tuttora.

P.S. Ho scoperto La Zampa.it, geniale!

Come ti raddoppio la cuccia

Niente di meglio che iniziare il nuovo anno con un po’ di spazio in più.
Anzi, raddoppiando il proprio spazio vitale. Potendo, sarebbe il sogno di tutti.
Anche se al momento il mercato immobiliare è ancora in calo, noi umani facciamo un po’ fatica a permettercelo. Lola invece stamattina mi ha stupito con l’occupazione di un bel pezzo di territorio. Ha tolto il cuscino (rettangolare) dal guscio della sua cuccia e l’ha disteso a terra davanti ai suoi vecchi possedimenti, raddoppiando così l’area personale.
Poi quando me ne sono accorta e le ho lanciato un’occhiata perplessa, si è riaccembellata sul cuscino voltandomi le spalle.
Insomma mi ha messo davanti al fatto compiuto, senza spazio di discussione.
L’ascesa verso la posizione di capobranco è il suo pensiero fisso e questa mi sembra un’altra mossa tattica per scalare la gerarchia familiare.
Ma forse mi sbaglio, forse pecco di antropocentrismo , filtro e interpreto tutti i pensieri e le azioni del mio cane in maniera troppo soggettiva. E come sostiene anche questo libro noi dobbiamo smetterla di attribuire agli animali comportamenti che potrebbero essere tipici degli uomini ma sono in realtà lontanissimi dalle loro strategie. La psicologia degli animali è molto più complessa e anche indecifrabile.
Questo però è un errore che fanno quasi tutti i padroni di cani.
Molto interessanti sono le conversazioni che si sentono per strada nel momento della passeggiatina.
Ci sono padroni sobri che si limitano a un: “Andiamo!”, “No, adesso vieni!”, “Basta, qui ha già annusato!”
Mentre altri, più loquaci, invece si lamentano e cercano di farsi obbedire, articolando molto di più:
“Quante volte te lo devo ripetere che non devi fare così…tutte le volte uguale, allora non ascolti!”
Oppure:
“Adesso mi hai proprio rotto, non vedi che ho fretta…sembra che tu lo faccia apposta…”
Mi è capitato di sorridere passando accanto a queste conversazioni e i padroni dei cani mi hanno guardato in modo interrogativo, come se quella strana fossi io.

Chitarrista clandestina

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Come tutti i cani Lola non ama essere lasciata a casa da sola. Dopo i primi anni in cui la solitudine l’ha resa un po’ troppo nervosa, costringendola a mangiare le stipite della porta e anche un po’ di intonaco ora, da tempo, le cose vanno meglio.
Per salvare la porta e anche i muri, tra noi si era creato un tacito accordo: lei combatteva la tristezza del momentaneo abbandono cercando conforto su un letto. Quale dei nostri letti?
Quand’era più cucciola, e anche Emma lo era, aveva pensato bene di confondersi fra i pupazzi che mia figlia teneva sul letto.
Però poi è stata beccata e redarguita.
Ma come l’ambizione di diventare capobranco, anche il desiderio di combattere la solitudine domestica su qualcosa di morbido è difficile da debellare.
Anzi quasi impossibile.
Allora per un altro po’ di tempo ho chiuso un occhio, uscivo senza di lei, ma lasciavo le porte delle camere aperte. Questa strategia educativa mi è costata un piumone, un lenzuolo e qualche federa. Strappati dalle sue unghie (forse per passare le lunghe ore da sola si travestiva da gatto?).
Così adesso il pass per le camere le è stato negato. E la porte non si aprono anche se lei, fingendosi un’ariete, ci prova e riprova con delle testate.
(L’ho sentita alla mattina quando sto ancora dormendo e lei vorrebbe entrare in camera mia a dire buongiorno)
Quindi a questo punto alla povera Lola non rimane che consolarsi sul divano, in sala, bello grande e facile da raggiungere, perché situato proprio di fianco alla sua cuccia.
Funziona così: noi usciamo, lei ci lancia uno sguardo sconvolto, per farci sentire in colpa:
“Non posso crederci, anche stavolta mi lasciate a casa!”
Poi aspetta che si chiuda la porta e con un balzo sale sul divano.
Per la pace domestica facciamo finta di non saperlo.
Tante volte la convivenza si sostiene con piccole bugie o cose non dette.
Peccato che ieri Emma avesse lasciato sul divano anche la sua chitarra e la confezione del capotasto.
Poi quando è tornata a casa, dopo qualche ora di assenza, Lola è corsa alla porta a farle le feste come al solito. Ha iniziato a scodare felice, ma dopo pochissimo si è bloccata. Immobile.
Come in un fermo immagine.
Emma si è incuriosita, preoccupata anche un po’.
Poi ha guardato fra le zampe posteriori di Lola.
Attaccato al pelo le era rimasta la confezione semiaperta del capotasto.
Una maledetta bustina di plastica che rendeva spiacevole agitare la coda!
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Cosa è successo Gala Brunch canino

Non sempre va a finire come nella favola di Cenerentola. Non sempre basta un tuffo nell’alta società per cambiare il proprio destino. A volte non succede.

Per esempio, al Gala Bruch in uno degli hotel più esclusivi della città in cui Lola è stata invitata domenica scorsa, le cose sono andate diversamente.

Lola ha fatto il suo ingresso nell’high society canina meneghina insieme ad Anita e un’amica di mia figlia, con il suo cucciolo trovatello meticcio.

Le cagnoline sono state accolte bene, ma erano le uniche “diverse” e “vivaci”. Tutti gli altri cani nella raffinata cornice del foyer dell’hotel stellato erano di razza. E soprattutto si dividevano in due sotto insiemi: quelli piccoli che stavano in borsetta e quelli vecch,i sdraiati comodi e fermi sotto i tavoli.

Quindi poco stress per i padroni che potevano mangiare, bere e chiacchierare amabilmente.

Lola e l’altra cucciola invece sono state nervose ed eccitate da subito. Lola perchè c’erano troppi cani in un ambiente sconosciuto, l’altra perchè non ama stare al guinzaglio.

Insomma, un inizio promettente.

Così le ragazze hanno deciso di posizionarsi in giardino (casomai qualcuno avesse voluto marchiare il territorio) Anita ha legato Lola a una balaustra e si è offerta di andare a prendere qualcosa da mangiare e da bere. Stava scodellandosi un assaggino di risotto ma è rimasta con il cucchiaio a mezz’aria quando ha sentito l’elegante messaggio del direttore di sala:

“La mamma di Lola è pregata di venirla a prendere!”

Mia figlia si è ricordata di non essere madre ma è stato solo un attimo di perplessità, poi è stata presa dal panico quando ha visto Lola zizagare correndo in mezzo alla sala. Fra i presenti, mimetizzato fra gli ospiti eleganti, c’era fortunatamente un addestratore di cani che ha braccato Lola, proprio mentre Anita faceva cadere sul pavimento il piattino di risotto.

“Ma l’avevo legata!”

Peccato che alla balaustra fossero rimasti a penzolare solo il guinzaglio e la pettorina “vuoti”. Con una mossa degna di Houdini, Lola era risucita a liberarsi per scappare a cercare Anita.

Alla fine, Anita e la sua amica non hanno più avuto il coraggio di alzarsi dal tavolino (basso) attorno cui si erano sedute. Con i cani stretti al guinzaglio ma non hanno potuto impedire a quest’ultimi di dare anche una slurpatina ai loro piatti. La cucciola si è fatta un mozzarella in carrozza, Lola ha preferito il risottino.

(I tavolini erano così bassi e pet friendly!).

A Lola è stata data da bere acqua minerale e alla fine della festa anche un pacchettino come regalino d’addio (party bag) con un paio di croccantini e un po’ di bustine raccogli-cacca.

Gli altri invitati invece, belli, eleganti, tranquilli e rilassati, hanno anche potuto partecipare a un quiz canino che metteva in palio un altro lussuoso brunch per due all’ hotel.

“I vincitori hanno copiato dal telefono”, hanno spifferato Anita e la sua amica, invidiose, e soprattutto abituate alle astuzie da verifica in classe.

Comunque è stata una gran bella festa. La location era splendida e alla fine Lola e la cucciola sono andate a sgroppare nell’area cani dei giardini di Porta Venezia.

Il cane vegano

“Ciao, mi chiamo Lola e sono un cane vegano”
“Ciao Lola”, rispondono in coro gli altri partecipanti al meeting tutti in cerchio intorno a lei.
Andrebbe cosi, questo sarebbe l’inizio della terapia di gruppo. Se ci fosse un associazione, tipo alcolisti anonimi, un’organizzazione che combatte le assuefazioni, in cui il mio cane potesse andare per rimettere a posto la sua dieta. Sì, perchè ultimamente sono successe cose inquietanti. Prima Lola ha cominciato a impazzire per la mela, poi la banana e dopo le arachidi (quelle vere non salate naturalmente). Poi appena mi cadeva sul pavimento un bacca di goji se la slurpava via in un nano secondo.  Dopo ancora è stata la volta delle nocciole (se gliele metto nella ciotola vuota fa un po’ fatica a catturarle perchè rotolano però sul pavimento si agguantano e divorano benissimo), ma il momento topico è stato la scoperta delle lenticchie.

Lola impazzisce per le lenticchie. Oggi addirittura ha schifato un biscottino gourmet per cani, una raffinatezza a forma di cuore e al sapore di formaggio. Un nuovo tipo di “premio” che avevo comprato al supermercato, copiando una signora elegante e ingioiellata che lo sceglieva per il suo cane.

Guardando l’accattivante packaging avevo chiesto:

“Mi scusi signora, ma è buono?”

E lei: “Il mio cane impazzisce”

Così mi ero fidata e avevo messo la costosa delizia nel carrello.

Invece stasera quando glielo ho offerto sorridendo ammicante :

“Ma chi è che mangia questo biscottino così fico?”

Lola l’ha annusato perplessa e poi ha buttato il cuore firmato sotto il cuscino della cuccia ed ha cominciato a guardarmi con occhi imploranti perchè preferiva le lenticchie che stavo togliendo dalla vaporiera.

 

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