Trova la tua dog beach

Anche se l’esercito dei proprietari di cani, in Italia, è arrivato a sette milioni di padroni felici (secondo l’ultimo rapporto Assalco-Zoomark 2017), nei mesi estivi nella maggior parte dei lidi è vietato portare cani sulle spiagge. Tuttavia, grazie a una crescente sensibilità nei confronti dei nostri amici, sono sempre di più le spiagge che si attrezzano per diventare “a misura di cane”.

Riporto uno studio di Volagratis.com che ha preso in considerazione alcune delle mete più gettonate dell’estate italiana, identificando alcuni bagni che possono essere considerati a tutti gli effetti “pet-friendly”.

EMILIA ROMAGNA

Con la sua Riviera, l’Emilia Romagna è una delle mete estive più frequentate. Già rinomata per essere a misura di famiglia e di bambini, la Regione è all’avanguardia anche per quanto riguarda gli amici animali con oltre 30 bagni attrezzati, tra strutture private e spiagge libere. In tutta la regione non è concesso agli animali di fare il bagno, ma da Rimini a Riccione, da Cesenatico a Ravenna, sono molteplici i servizi in spiaggia a disposizione degli animali: aree dedicate, veterinario, educatori cinofili tra gli altri. In particolare, si distinguono: la Dog Beach del Bagno81 di Rimini, il Bagno Corallo di Cesenatico e Beach 33 di Rimini.

TOSCANA – SPIAGGE LIBERE

Anche la Toscana è tra le Regioni con più spiagge dog friendly. La provincia con più spiagge per cani è quella di Livorno, seguono la provincia di Grosseto e le province di Pisa e di Lucca. Ecco un elenco di spiagge libere dove i cani possono fare il bagno tutto il giorno a patto che siano al guinzaglio e che il padrone sia munito di secchiello e paletta. C’è la spiaggia di Capocavallo, Cecina, la spiaggia nella zona compresa tra la Chiesina di San Cerbone e il pontile del porticciolo, Golfo di Baratti. Poi la spiaggia comunale di Felciaio, Isola d’Elba e quella di Torre del Lago Fraz. Torre del lago Puccini 55049 Viareggio.

Nelle altre regioni più gettonate in estate, ecco le spiagge più ‘a misura di animali’:

LIGURIA – Baba Beach, Alassio.

SARDEGNA – Tilliguerta Dog Beach, Cagliari.

PUGLIA – Santos Bau Bau Beach, Torre Canne Fasano Brindisi.

 SICILIA

Con le sue innumerevoli spiagge da sogno è purtroppo in fondo alla classifica italiana per quanto riguarda l’accoglienza dei pet. Tuttavia, a Catania è possibile trovare una vera “dog beach”, al Lido Azzurro, dove i cani potranno correre liberi dentro il parco giochi e fare il bagno in acqua, ovviamente sotto la responsabilità del padrone, e dove è disponibile anche un servizio di “dog sitting” per i padroni che vorranno lasciare il proprio cane (per mezza giornata). La Bau Bau Beach di Priolo, in provincia di Siracusa, offre anche percorso di “agility” per mantenerli in forma e farli giocare, mentre la splendida Vulcano, presso il Lido sabbie nere e acque calde, permette anche ai cani di fare il bagno godendosi l’acqua fresca e cristallina.

Dove andare in vacanza con il cane

Sono al mare. Senza Lola. E sto un po’ male.
Mi sento in colpa perché avevo scelto di non portarla, credevo fosse più facile invece il mio cuore sanguina. Mi manca. L’altro giorno ho visto in spiaggia un signore che lanciava un sasso al proprio piccolo Jack Russel e quest’ultimo, convinto di essere un cane da riporto, nuotava fino a dove pensava fosse caduto il sasso e poi si immergeva per raccoglierlo.
Peccato che sul fondo fosse pieno di sassi identici e così dopo un po’, rialzava il musino costernato e guardava il padrone per dire: me ne lanci un altro?
Purtroppo il padrone era un po’ avvinazzato e così rideva sguaitamente, beveva un altro sorso, faceva un rutto e solo dopo lanciava un altro sasso. E il piccolo Jack Russell, felice e ottimista, partiva con un’altra strategica immersione.
Ieri invece ho paparazzato la signora della foto (sorry!) che nuotava felice con il proprio golden retriver. Le foto fanno un po’ schifo ma l’amore e l’affiatamento fra i due era totale e commuovente.

Oltre al senso di colpa per essere senza Lola ho provato anche una fitta di gelosia.
E stanotte ho sognato Jack, il mio vecchio golden, che era riapparso magicamente al mio fianco ed era buonissimo, tanto che, nel delirio onirico, ero a casa e ho chiesto a Lola:
“Possiamo tenerlo?”
Lei ovviamente si è opposta.
Così per non ridurvi come me e soffrire la mancanza del vostro amato peloso in vacanza, vi consiglio di consultare Dogalize, il social per proprietari di cani, e scoprire come gestire la vacanza con il vostro cane e trovare spiagge e strutture dove sarà il benvenuto.

Porta il cane in ufficio

Da oggi fino al 23 giugno si potrà portare il proprio cane in ufficio, invece di lasciarlo solo a casa sul divano, magari anche senza aria condizionata.
C’è il giorno in cui si portano i bambini e per non discriminare adesso è arrivato anche il momento dei nostri animali domestici.
La cui compagnia in ufficio rende la giornata lavorativa più piacevole e proficua. Se fino ad alcuni anni fa era impensabile ipotizzare un ufficio abitato da cani e gatti, attualmente sta diventando un’usanza quasi normale.
Mars (azienda che si occupa di prodotti per animali) è stata tra le prime a inaugurare questa buona pratica, facendola diventare una consuetudine.
La presenza di pet in ufficio, infatti, favorisce il benessere, riduce lo stress, aumenta il livello di attività fisica, la produttivitàe la serenità.
Questi i principali risultati dell’ultima ricerca del The Banfield Pet Hospital (rete di cliniche veterinarie negli USA) effettuata su 1.000 dipendenti e 200 responsabili delle risorse umane. Lo studio ha infatti evidenziato che proprio la presenza di pet sul posto di lavoro ha un impatto positivo complessivo sui dipendenti. In particolare, l’umore migliora per il 93%, stesso dato per la riduzione dello stress e per 91% incide sulla diminuzione del senso di colpa nel lasciare a casa il proprio peloso. E poi, non da meno, il piacere di farsi un selfie alla scrivania con il proprio pet!

E il passerotto come fa?

Ieri mentre pranzavamo fuori sul terrazzo, Emma ed io abbiamo notato strani movimenti di Lola nell’angolo in fondo del balcone. Quello coperto di edera rampicante dove di solito succedono cose interessanti.

E’ infatti lo stesso angolo dove di solito appare Silvestro che, scavalca il confine del suo balcone, e appare al nostro orizzonte. Beh, ieri Silvestro non si vedeva ma Lola si comportava in modo strano, sbirciava dietro la macchina del condizionatore (che si trova proprio nel fondo del terrazzo) e scodava.

Poi tornava indietro cercando di attirare la nostra attenzione.

Ultimamente Lola mi ha un po’ deluso, perché pensavo fosse un cane intelligente, invece la settimana scorsa l’ho beccata, sempre sul terrazzo ad abbaiare alla sua immagine riflessa nella porta finestra. Si specchiava e si abbaiava aggressivamente. Come se cercasse la rissa, con se stessa!

L’immagine naturalmente abbaiava a lei e così via. Stavo lavorando e dopo 10 minuti di abbaio nervoso ero andata a vedere quale fosse il problema e quando ho scoperto la verità ho provato imbarazzo per Lola, come poteva essere così ingenua?

E credere che ci fosse un cane fantasma riflesso nel vetro?

Comunque. Questo prologo per spiegare che ieri dopo un po’ di avanti-indietro dal condizionatore al tavolo, le abbiamo finalmente prestato attenzione giusto per gentilezza.

Emma l’ha seguita ed è andata a vedere cosa ci fosse dietro il condizionatore.

E mimetizzato dietro a una grande foglia di edera, abbiamo scoperto un passerotto pietrificato dalla paura. Probabilmente caduto da un nido della zona. Da un nido che abbiamo individuato nascosto tra l’edera della parete sopra il condizionatore.

Lola, che avrà avuto senz’altro un avo cane da caccia, probabilmente non aveva azzannato il passerotto perchè:

1-non era sicura fosse una preda, pensava fosse un’appendice marrone della foglia.

2-intuiva che fosse cucciolo, inerme, e quindi sarebbe stato scorretto, come sparare sulla Croce Rossa.

3-aspettava di consultarsi con Silvestro.

Ho preso il mano il passerotto che aveva il cuore che batteva a mille e cinguettava disperato, pensando che fosse venuta la sua ora. Ho cercato di parlargli con dolcezza, ma lui naturalmente non si è calmato.

L’ho appoggiato su un ramo un po’ in alto così magari la madre, (dov’era la madre, non si era accorta che mancava una creatura dal nido?!?!?) poteva trovarlo e venire a riprenderselo.

Emma gli ha offerto una ciliegia (un po’ brutta, con quello che costano le ciliegie non volevamo certo sprecare un durone) ma mentre gliela appoggiava vicino sul ramo il passerotto, forse dall’emozione, è caduto di nuovo dietro il condizionatore.

Lola ci guardava e continuava a scodare tra il perplesso e l’eccitato. Aveva capito che si trattava di una preda.

Ho preso la scala e ho piazzato il passerotto in un ramo più alto, più vicino al nido.  Il passerotto nel rivedermi ha cinguettato fortissimo disperato. Mentre io ho continuato a domandarmi dove fosse andata la madre. E il padre?

Dov’era il padre?

Con questi dubbi nella mente, ho blindato Lola in casa e sono tornata nello studio a scrivere, dovevo finire in fretta un pezzo, ma mi sono interrotta quando dalla finestra aperta ho sentito cinguettare fragorosamente.

E anche un gran movimento di foglie.

Sono tornata a vedere: il passerotto era sparito!

Mentre era apparso Silvestro; passeggiava nel giardino sotto al balcone.

E sembrava contento.

Lola l’infedele

Lola è molto socievole, forse troppo. Quando usciamo a fare la nostra passeggiatina nei giardinetti sotto casa tutti la salutano:

“Guarda c’è la Lola!”

“Ehi, Lolina, come va?”

“Ma che bella che sei Lola!”

Insomma un gran entusiamo quando lei corre avanti da sola, poi in coda arrivo io e l’atmosfera si raggela.

Un “Buongiorno/Buonasera” un po’ striminzito é tutto quello che mi dedicano.

Insomma Lola é molto più popolare di me, tra i padroni dei cani e forse per questo si è montata la testa.

E ha perso di vista il precetto fondamentale di ogni cane che si rispetti: la fedeltá verso il padrone.

Ogni volta che andiamo in qualche locale pubblico, bar o ristorante, Lola tenta di sedurre altri umani. Inizia a fissarli con gli occhioni tristi e se questi abboccano, si esibisce nel suo personalissimo show “cane carino&coccoloso”

Se me ne accorgo in tempo riesco a evitare che si butti anche in terra a pancia in su per farsi fare i grattini.

Imbarazzante e anche un po’ zoccola.

Poi non è come nei romanzi o nelle commedie d’amore che attacca bottone con qualcuno di intrigante e meraviglioso.

No, gli obiettivi di Lola sono le pazze gattare a cui cerca di far cambiare sponda.

Quando la colgo in flagrante, faccio un sorriso di circostanza alla gattara che sta cercando di sedurre, poi con una tiratina energica di guinzaglio cerco di distogliere Lola dal tradimento.

Quando usciamo dal bar la rassicuro dicendedole che le voglio bene, che so che anche lei mi é affezionata e non deve cercare di farsi adottare da nessun altro padrone. E le racconto anche di quei bei cani dignitosi che incontro spesso al bar; al guinzaglio con i loro padroni, fermi e tranquilli. Aspettano che i loro umani finiscano di bere il caffè con lo sguardo fermo e innamorato del cane fedele. E non cercano di intortare il primo avventore che passa loro di fianco!

Lola mi guarda annoiata, pensando che sono troppo tradizionalista e monogama. Poi punta qualche altra umana a cui scodare sfacciatamente!

Il mio cane è una top model?

Stamattina ho aperto il giornale e mi ha venuto un colpo.
C’era lei, bella, con lo sgaurdo profondo, sparata a tutta pagina. Lola che pubblicizzava una collana di libri sugli animali.
Bellissima iniziativa, ma cosa ci faceva il mio cane in copertina?
In questo mondo fatuo dove tutte sognano una vita patinata anche Lola è cascata nel tranello di un’esistenza da jet set, feste mirabolanti, guadagni facili, e poi alla fine ci si sposa con il cane di una rock star, un primo ministro o addirittura Trump?

Dalla sorpresa, mista a sgomento, ho urlato e poi verificato.
Era lei? Con le orecchie un po’ così da fricchettona? Mi hanno rubato una foto? Si tratta del famoso furto di identità di cui si parla tanto?
O è solo una sosia?

I natali si Lola sono oscuri, è nata in un campo rom e poi è stata adottata da un’altra persona, poi lasciata alla Lega del cane e finalmente ci siamo incontrate. Magari ha una sorella gemella/modella che invece dal campo rom è andata direttamente sui set fotografici.

Devo chiederglielo.

Vinci un weekend a Montpellier e ringrazia il tuo cane

Con le truffe alimentari, di cui si legge ovunque, c’è poco da stare tranquilli. Ne succedono di tutti i colori nell’alimentazione degli umani, figuriamoci cosa arriva nelle ciotole dei nostri animali domestici.

Qual è il lato oscuro di quelle crocchette?

E quel raffinato patè, sarà veramente così delizioso?

Per vederci più chiaro si può partecipare, fino al 30 giugno prossimo, a questo concorso e tenere le dita zampe incrociate, sperando di vincere un weekend, a inizio settembre, per due persone nel sud della Francia, a Montpellier.

Un’occasione per visitare la città ma anche il Campus di Royal Canin, di oltre 24 ettari, dove sono nate tutte le gamme di alimenti oggi disponibili per cani e gatti e anche quelle specifiche per età, taglia, stile di vita. E poter verificare di persona che tutto sia prodotto secondo le regole per la salute e il benessere dei nostri amati amici pelosi.

La religione Gattolica

Come sapete sono mussulcana, ma aperta a nuovi orizzonti. Quindi quando ho scoperto questo libro mi sono incuriosita e divertita molto. L’ho aperto a caso e sono stata folgorata da questa verità:

(Va’ dove ti porta il gatto)

Il gatto ti porta dove vuoi andare tu. Ma guida lui. Lo fa così bene che ti porta al centro di te stesso.

Essenziale e profonda. Riassume la differenza fondamentale fra la relazioni umano-gatto e umano-cane. Il cane è un gregario affettuoso e fedele, il gatto un leader.

Quindi per aderire alla religione Gattolica ci vuole coraggio, umiltà e grande spiritualità. E questo delizioso manifesto di amore per i felini approfondisce e spiega bene tutti gli aspetti della complessa e sfaccettata appartenenza.

Daniela Maddalena sostiene, a ragione, che questa sia la religione più diffusa al mondo: quella che unisce fedeli da ogni parte del globo. I gattolici magari sono perfetti estranei, parlano idiomi diversi, ma quando si incontrano trovano subito un punto di intesa parlando dei loro gatti, mostrando foto, condividendo gesta eroiche e raccontando aneddoti.

Con grande ironia, in un stile iperbolico e surrreale, l’autrice affronta i testi sacri: i Vanpeli, l’Apogatisse, la Sacra Sabbia e via così.

Ma si abbassa anche a temi più prosaici, descrivendo ad esempio il più grande nemico dei gatti: il mostro aspirapolvere, rumoroso, schizzinoso e ingombrante. Inventato dagli agattici (gli atei secondo la Gattolica) per acchiappare i peli vagabondi sul pavimento ma soprattutto per terrorizzare e dar fastidio.

E poi spiega che quelle signore, volgarmente chiamate gattare non sono altro che:

…sacerdotesse che hanno il compito di proteggere i gatti senza casa e senza gattolici. Costruiscono i ripari per i gatti sans papier e li sostengono in tutte le loro necessità.

Ma in questo libro c’è anche molto altro: alcuni capitoli sono dedicati a gatti storici, come lo Stregatto, Garfield, Silvestro, Felix, il Gatto con gli stivali, insomma un excursus completo su tutte le grandi personalità gattiche del passato. Poi l’autrice è una musicista e ha arricchito il testo con alcuni spartiti, per aiutare il lettore a suonare, brani come Morgana Polpetta e Croquette Monsieur.

La religione Gattolica è una potentissima arma di conversione da regalare ai non adepti (gli agattici), agli adepti per farli commuovere e gioire, e anche ai più piccoli per divertirli e crescerli sani e felici nella fede Gattolica.

Droga per cani

E’ nervosa, agitata e chiede l’attenzione H24. A colpi di muso o buttandosi a terra sui nostri piedi per “fare pancia”, farsi cioè grattare e accarezzare sull’addome peloso.

Non è normale.

Da due giorni Lola è così, in preda a un comportamento anomalo e super bisognoso di attenzione. E’ così da quando ho smesso di premiarla con uno snack (anzi mezzo), un bastoncino ricompensa dopo la nostra passeggiata.

Avevo cominciato a darglielo, diciamo regolarmente, un mese fa, per premiarla del suo comportamento durante la passeggiata senza giunzaglio. Lo meritava perchè obbediva: al momento di rincasare tornava da me anche quando in giro c’erano altri cani interessanti da annusare.

Un atteggiamento da lode e gratificazione.

Arrivati in casa le dicevo: “Brava, ecco un bella droghetta per te!”

Chiamavo “droghetta” gli snack così per gioco, senza rendermi conto di diventare uno spacciatore affetttuoso.

E così, giorno dopo giorno, passeggiata dopo passeggiata, gratificazione dopo gratificazione, il mio cane è finito nel tunnel della dipendenza.

Per colpa mia.

E domenica quando mi sono accorta che i bastoncini “al gusto beef” erano finiti e anche quelli “ti miglioro l’alito”, le ho fatto solo una carezza e detto brava ben tre volte.

Ma non è stata la stessa cosa.

Lola oramai era dentro fino al collo all’assuefazione alla sostanza. E ha cominciato a comportarsi in maniera strana. A non essere più il simpatico cane sereno che dorme quasi tutto il giorno (il comportamento più fico in questi giorni bui e piovosi), Adesso abbaia nervosamente a ogni rumore e qualche volta ringhia pure. E quando le prende il down elemosina attenzione in maniera imbarazzante.

Dove è finita la dignità di una che doveva diventare capobranco?

Ho cercato di consolarla e sgarrando alle regole della sua dieta di croccantini, le ho dato anche mezza fetta di emmenthal al ritorno di una passeggiata, ma per lei non è stata la stessa cosa.

Perciò credo che l’asssuefazione non sia solo psicologica.

Allora a questo punto mi chiedo: cosa si nasconde veramente dietro “al gusto beef”? Cosa contengono questi snack gratificanti?

Perchè quando inizi non puoi più farne a meno?

 

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Instagram serve anche per riempire le ciotole

Lola è tutta nera, quindi non è per niente facile da fotografare. Poi è anche bassa con le zampe corte, quindi come modella non avrebbe passato molti casting, anche se è magra. Però ha un muso espressivo, grandi occhi scuri e un tartufo simpatico.

Quando avevo Jack, il golden retriver con un pedigree aristocratico ma pazzo, stupendo e fotogenico era tutta un’altra cosa. Volendo sarebbe stata una vita patinata da photo shoot, se non avessi dovuto impiegare tutta la mia energia a corrergli dietro, per evitare che mettesse il muso delle carozzine e zampasse addosso alle persone.

Ma vale più un cane indomabile da poster o una meticcia meravigliosa, intelligente e…. bella dentro?

Meglio Lola mille volte!

Quindi adesso inizierò a paparazzarla per ottenere cinque meravigliosi scatti e poter così partecipare a questo challenge, questa bellissima iniziativa su instagram.

Infatti da lunedì scorso novembre fino a domenica 27 novembre, ogni 5 foto di cani o gatti postate su instagram con l’hashtag #5fotoXunpasto16, Royal Canin donerà un pasto ai cani e gatti ospiti dei rifugi ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali).

Secondo un’indagine commissionata da Royal Canin agli italiani piace condividere le immagini dei propri amici a 4 zampe sui social network (63%). Una propensione che aumenta tra i proprietari di cani e gatti con un’età tra i 18 e i 24 anni (84%), confermata anche da questo post del 2012 dove già prevedevo il futuro (come i Simpsons con l’elezione di Trump!).

Giunto ormai al suo terzo anno questo challenge, nelle scorse edizioni, ha generato oltre 27 mila foto che si sono tradotte in più di 5 mila pasti donati da Royal Canin agli sfortunati animali dei rifugi ENPA.

Quindi iniziamo tutti a fotografare i nostri amici pelosi senza però stressarli troppo. Ci sono alcune regole da seguire: abbassarsi al loro livello, cercare di non infierire incaponendosi nel trovare la foto giusta con mille scatti, ritrarli rispettando la loro personalità, usare la luce naturale, incominciare a fotografarli di profilo per poi passare a una posa frontale. Poi per avere più probabilità di ottenere una foto meravigliosa è consigliabile usare lo scatto continuo.

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E’ solo un cane (dicono)

Ho appena finito di leggere un libro bellissimo: la storia di Blasco, un cão de Água, (tradizionalmente il cane dei pescatori portoghesi) e la sua padrona Marina. Come in tutte le relazioni più belle, l’incontro avviene per caso ed è un colpo di fulmine: di solito sono i cani a sceglierci e così è stato anche in questa storia.

Blasco e la sua padrona vivevano felici e contenti finchè un brutto giorno il cane si ammala. E questo piccolo memoir, tenero,  commovente, ma anche ironico, racconta la lotta del cane contro la malattia e l’amore della sua padrona che fa di tutto per curarlo.

E’ solo un cane e sapevo che prima o poi inevitabilmente avrei dovuto dirgli addio…Va così con i cani e lo sappiamo già in partenza.

Questo scrive l’autrice razionalizzando suo malgrado.

Ma poi coinvolge chi legge nella sua battaglia contro il male bastardo che ha colpito Blasco e racconta tutto nei dettagli: dal suo punto di vista e da quello del cane. Sì, perchè cane e padrona oramai vivono in simbiosi e così l’escamotage letterario riesce alla perfezione perchè è facile immaginare quello che Blasco pensa e vorrebbe dire!

Marina è premurosa e ansiosa come una mamma, Blasco è forte e coraggioso, ha un certo senso dell’umorismo e reagisce bene alle cure.morpurgo-esolo-piatta

Poi l’autrice ha scoperto che incredibilmente Blasco, adottato in una località vicino Milano, in realtà è nato a Gambassi, il paese della Toscana dove sessanta anni fa, durante la seconda guerra mondiale, si erano proprio rifugiati i suoi nonni per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. Un segno del destino?

Probabilmente sì. I nonni si erano salvati e allora perchè, maledizione, non dovrebbe farcela anche Blasco? Questa piccola storia appassionante parla della capacità di lottare, di speranza e di dedizione. Fa sorridere e anche piangere, dovrebbero leggerlo tutti… anche eventualmente i padroni di gatti!

 

Selfie con Silvy

Ecco un breve aggiornamento…

Dopo alcuni mesi di freddezza, Silvestro non si intrufolava più sul nostro balcone perchè era aveva avuto un incontro ravvicinato con i cani del parco che l’aveva bullato e terrorizzato, superato il trauma, finalmente è tornato a trovarci.

Quando arrivava Lola lo vedeva dalla finestra e cominciava a guaire per uscire. Poi dopo alcuni giorni di mutua e muta osservazione, Silvestro è coraggiosamente sceso dalla balaustra del balcone e si è avventurato dietro alla “macchina” del  condizionatore che sembra piacergli molto.

Lola ha capito che viene in pace e così ieri pomeriggio per suggellare la nuova intesa è stato scattato il primo selfie 🙂

Amicizie difficili

Lui è molto fotogenico, curioso e un po’ perplesso.
Lei è irruenta, stupita e moto gelosa del territorio.
L’invasione del balcone va avanti da mesi e ultimamente in questa estate caldissima la tensione dei loro incontri sembra stemperarsi.
Da quando lui, una sera tempestosa di lampi e tuoni si era perso. Temevamo il peggio, ascoltando la voce del suo padrone, chiamarlo disperato, nell’atmosfera cupa del temporale: “Silvestroooooo! Silvestrooooo! Silvestroooo!”
(L’incauto era caduto dal balcone, poi rimasto impigliato e impaurito nel cespuglio sottostante)
Schermata 2016-07-19 alle 10.12.47Da quella drammatica notte le cose sono cambiate.
Lola, inizialmente sospettata di averlo spinto giù e poi scagionata grazie al suo alibi (ha paura del temporale e si era rifugiata sotto il letto), forse temendo di non vederlo più, di non avere qualcuno su cui sfogare la sua abbaiata mattutina, ha capito che avere un vicino di casa peloso non è poi così male. Anche se diverso.
Di un’altra razza. Una razza che, per convenzione atavica, viene considerata nemica.

Così da un po’ di giorni, le intrusioni di Silvestro vengono accettate con minor fastidio. Ne sono molto contenta e ho cominciato un’opera di diplomazia, delicatissima, ispirandomi alle negoziazioni fra Israele e Palestina.
Mi sono intromessa da loro: quando Silvestro scavalca il confine del suo balcone e si affaccia sul nostro, cercando poi timidamente di avanzare, sempre con lo sguardo spalancato e perplesso, Lola lo guarda in cagnesco e gli abbaia da sotto.

Ho cercato, con il mio body language, di fare capire che andava tutto bene.
(Ispirata, nel mio piccolo, dall’uomo che sussurava ai cavalli :)!)

Si poteva evitare di abbaiare e anche di inarcare il dorso.

Allora Lola ha scodato e Silvestro anche. Però le mie figlie mi hanno detto che questa reazione da parte di un gatto non è così positiva.  Forse hanno ragione, infatti quando in segno di benvenuto ho allungato una mano verso Silvestro per fargliela annusare, mi sono presa un piccolo morso. Ma voglio essere positiva, continuerò i negoziati e spero presto di poterli fotografare assieme!

Tipi da area cani

I cani assomomigliano ai loro padroni, molto più che i figli ai genitori.
Dopo anni di esperienza sul campo, come madre di umani e non, posso affermarlo con sicurezza.
C’è il cane ansioso che ha il padrone en pendant, quello solitario con il padrone introverso, quello indomito con il padrone maleducato e via così.
E in ogni area cani che si rispetti si ritrovano delle tipologie classiche:
il padrone preoccupato: può essere il padrone di un cane piccolo e nervoso che abbaia sempre. Teme che ogni altro esemplare possa accanirsi sul suo cucciolo e sbaranarlo. Teme a prescindere da ogni eventualità reale. Teme e guarda con ansia il vostro cane anche se vi siete già incontrati almeno due volte al giorno per 365 giorni, ormai da qualche anno.
L’altra sfumatura di questa categoria è leggermente più estrema, va al di là della dimensione ridotta del cane, che può essere anche di grossa taglia. E’ il risvolto canino del genitore ansioso. Infatti l’angoscia si concentra piuttosto su tutte le sfortune dell’universo. Ha paura di dimenticarsi le scadenze delle vaccinazioni, racconta storie horror di cani malati, di ex cani morti drammaticamente e di possibili apparizioni di polpette avvelenate.
il padrone sempre al telefono: al contrario dell’esempio prcedente questo signore, più spesso una signora, è molto rilassata e sembra fregarsene completamente del cane, che lascia pascolare libero e selvaggio. Continua imperterrita a conversare con il cellulare incollato all’orecchio. Spesso va avanti a parlare, leggera e irresponsabile, anche quando dovrebbe raccogliere la deiezione del suo cucciolo. Solo ogni tanto, tra una chiamata e l’altra, guarda distrattamente il vostro cane e fa sempre la stessa domanda: “Maschio o femmina?”
il padrone miglior-amico: cerca la comunione di spirito a tutti i costi e vuole confidarsi su tutto (non solo su materie canine). Diventa un problema perchè ha troppo tempo libero, ciondola per ore nell’area cani, e si offende moltissimo se voi cercate di tagliar corto. Si sentirà insultato dalla vostra fretta e nelle volte successive, sarà gentilissimo con il cane (che cercherà di intrattenere il più possibile, con complimenti e anche qualche biscottino per comprarne l’affetto) e freddissimo, gelido e distante con voi.
il padrone griffato: è quello che ha il cane con pedigree e ne è orgogliosissimo. Spesso ostenta anche la parure collare-guinzaglio alla moda. Si vede che ha speso, per cane e accessori, e quindi non si accontenta di fornire una risposta alla classica, ingenua, domanda: “Che razza è?”, ma va avanti a illustrare con aneddoti storico-geografici-educativi l’importanza della genealogia del suo cane. Interessante al primo incontro ma assolutamente mortifero, da schivare a ogni replica.

Street food per cani

Non è uno scoop, l’ho visto stamattina su Repubblica e ho “dovuto”, voluto riprendere questa notizia meravigliosa: a Milano dove, negli ultimi mesi, lo streetfood sta spopolando si aggira l’apecar di Dogsweetdog che vende leccornie per cani. Biscottini di struzzo, cupcakes, muffin, tutti realizzati con ingredienti rigorosamente dogfriendly, poi prodotti essiccati (i preferiti di Lola), golosi da un punto di vista canino e aiutano anche a migliorare la masticazione. E nuovissimi i dogcorn: popcorn a misura di cane. Mentre per chi soffre di intolleranze ci sono anche pasticcini di agnello e riso. I prezzi partono da 1 euro per arrivare a 3-4, a seconda delle confezioni.
Elena Masson, proprietaria del furgoncino e creatrice della geniale iniziativa, ha lanciato Dogsweetdog lo scorso anno, stazionando nei parchi frequentati da cani e padroni, poi ha partecipato ai vari street food festival della città e adesso comincia anche ad andrare in tour: prossimo weekend a Torino, alla Street Food Parade, ad aprile a Firenze e a Pietrasanta in agosto. Stasera invece, per chi vuole saperne di più, alle 18 sarà intervistata a Carterpillar su Rai2.
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