La gatta Arcibalda

Oramai non c’è più la destra e la sinistra quindi penso che un bipolarismo equo potrebbe essere tra i fan dei cani e all’opposto quelli che prediliogono i gatti.

Come ho scritto tante volte, appartengo al primo gruppo anche perchè ho avuto pochissime esperienze con l’altra fazione. A dire il vero ho frequentato qualche gatto e ho ascoltato molte storie di padroni felici di felini ma nella mia biografia si trovano solo love story canine.

Quindi leggendo La gatta Arcibalda e altre storie. Riflessioni sugli animali e sulla natura, scritto negli anni 90 ripubblicato di recente, mi sono incuriosita molto leggendo le considerazioni di Adriana Zarri, teologa, autrice e giornalista, che racconta la sua esperienza di vita in campagna, in una dimensione quasi da eremita, in mezzo agli animali e alla natura. Questa convivenza la porta a scavare dentro di sè a riflettere in un modo istintivo, quasi animalesco. La Zarri era anche un ecologista e animalista molto avanti nei tempi.

Amava e rispettava tutti gli animali ma il legame speciale era con i gatti, in particolare Arcibalda, amorevole ma anche furba e fiera. Tanto che Adriana Zarri si domandava se fosse lei a possedere la gatta o viceversa.

 

I gatti sono così, impossibili da addomesticare. Capaci di donare amore ma non dedizione come i cani. Però la Zarri racconta che i gatti, orgogliosi e ribelli, possono essere così dolci da leccare via le lacrime del padrone quando è triste e piange.

Insomma ci sono quando servono (oggi si chiama pet therapy negli anni’90 il termine non era ancora così diffuso), ma non hanno le smancerie del cane.

Un’altra prova della loro intoccabile indipendenza?

La Zarri dedica un originale capitolo all’ora legale e all’ora felina. Altro indice della loro indipendenza, mentre i cani si abituano al cambio estivo dell’ora i gatti se ne infischiano e continuano a vivere secondo il proprio ritmo, seguendo il loro personale orologio. L’unico che rispettino, soprattutto quando è tempo della pappa.