Figlia mia

Due madri. Una imprevedibile e scomoda. L’altra accorata e possessiva.

Due mamme per la stessa bambina sono le protagoniste di Figlia mia, la pellicola di Laura Bispuri che ha avuto un grande successo alla Berlinale e farà senz’altro discutere anche da noi. Perchè parla di maternità in un modo che scavalca ogni schema tradizionale.

Il film, girato in uno scorcio di Sardegna aspra e selvaggia, lontana da ogni panorama turistico, racconta di un paese dove ci sono due donne che prima sono complementari e poi diventano antagoniste.

La più giovane è Angelica (Alba Rohrwacher) ragazza madre alcolizzata e promiscua l’altra è Tina (Valeria Golino) che voleva tanto un figlio ma non è riuscita a realizzare il suo sogno.
Per la prima la maternità è un errore, per la seconda un sogno. Allora si mettono d’accordo: la bambina arrivata per caso viene ceduta alla madre mancata, in cambio di soldi e assistenza.
Per dieci anni il patto funziona finchè arriva il giorno che Angelica viene sfrattata e, prima di abbandonare l’abitazione e il paese, vuole conoscere la bambina. L’incontro rompe l’equilibro, svela l’inganno e provoca conseguenze pesanti.

Le attrici sono bravissime e molto coinvolgenti, seguite nella drammaticità della loro storia con piani sequenza molto forti ed espressivi. Poi c’è la musica, la colonna sonora che condisce la storia accentuandone i risvolti più difficili.

In questo film, duro e commovente, il tema è della maternità, come impiccio o al contrario desiderio, è risolto “all’antica”. Con focus sull’emotività femminile che su questo argomento può ragionare solo di pancia. Essere madri toglie le difese e spesso anche la razionalità. Nel bene e nel male: non c’è scampo.

Le madri si sentono sempre in colpa, imperfette.

Le maternità negate ci sono sempre state ma una volta non esistevano le varie tecniche di inseminazione e neppure le procedure legali. Spesso chi era povero cedeva i figli a chi li agognava e poteva permettersi di crescerli ed educarli.

Gli accordi erano tra le persone, i segreti si rispettavano il più possibile.

Poi succedeva, come nel film, che quando un figlio incontrava i veri genitori avvertiva il legame di sangue, sentiva l’appartenenza, le radici. Pretendeva la verità.

Oggi una storia come quella di Figlia mia può essere equiparata a un affido. Quando succede che un bambino tolto a genitori ritenuti inadeguati, comunque li cerchi, ne sia attratto e difenda i loro errori.