Come Juno?

Dopo due settimane di convivenza la vita con Lola procede abbastanza bene. Lei oramai si sente a tutti gli effetti un membro della famiglia: quando dico “Ragazze andiamo a letto!”, si mimetizza alle mie figlie e salta sul letto di Emma per confondersi in mezzo ai pupazzi. Infatti nella gerarchia famigliare sta cercando di prevericare il posto di Emma, che non vede come padroncina ma come pari-grado.
Come capo-branco Lola ha eletto invece Sant’.
Lo venera al punto che, con grande disperazione di Emma, un sera quando Sant’ è rincasato la nostra ingrata cagnetta l’ha salutato facendogli tante feste e portandogli anche, come omaggio, un osso che Emma aveva precedentemente regalato a Lola comprandolo addirittura con la sua paghetta.
Per capire questi atteggiamenti, altri sbalzi di umore (a volte è euforica mentre quando vede passare sotto la finestra un cane che le piace, si commuove e guaisce) e anche qualche incidente domestico dovuto a incontinenza, un dubbio si è insinuato nella mia mente: e se fosse tutta colpa degli ormoni perchè Lola forse è incinta?
Infatti quando l’abbiamo presa al canile, la ragazza che ce l’ha affidata ci ha spiegato che quando era arrivata era in calore ma la famiglia che l’ha abbandonata aveva assicurato di averla tenuta d’occhio ed escludere il contatto con cani maschi.
Ma poi l’hanno mollata e quindi secondo me potrebbero anche essersene allegramente fregati.
Il dubbio può esserci e infatti abbiamo deciso di aspettare per l’operazione di sterilizzazione.
Avrà quattro cuccioli nella pancia? La volontaria del canile mi ha detto:
“Se è incinta se ne acorge e comunque le guardi i capezzoli”
Così glieli fisso tutti e sei, tutti i giorni e devo dire che ieri sera mi sembravano più grossi.
Omiodio. Così ho detto a Sant’:
“A volte piange e fa un po’ la pipì a capocchia, ha sbalzi di umore tipici della gravidanza: per me è incinta”
“Ma va!”
“Ho lavorato dodici anni a Insieme, sono un membro del mommyblogging, ho due figlie, certo che lo so! Adesso telefono e prenoto un’ecografia”
Anita ha cercato su Google e mi ha detto: “La gravidanza canina dura due mesi”
Quindi potremmo essere già a metà. Non mi sembra ingrassata, ma la guardo, l’accarezzo e le chiedo:
“Lolina, a casa di quei cattivoni qualcuno ha approffitato di te, vero?”
Lei non risponde così ho deciso, non posso più convivere con il dubbbio: stasera andremo alla clinica veterinaria a fare l’ecografia.

Possiamo tenerlo?

Tutto è cominciato alcuni mesi fa quando abbiamo conosciuto il gatto Pepe. L’emozione di questo incontro ci ha fatto capire di essere pronti ad avere di nuovo un animale domestico. Purtroppo però Pepe non era l’animale giusto per noi, era “impegnato” e così abbiamo cercato altrove…e abbiamo cominciato a frequentare il canile più vicino a casa nostra della Lega del cane.
Il primo giorno appena siamo entrate e la volontaria mi ha fatto vedere gli “ospiti”, ho cominciato a piangere.
La ragazza mi diceva: “Ma qui stanno bene…” ed era vero, ma a vedere tutti quei musi schiacciati contro la porta del loro
box, con gli occhioni che sembravano dire “Scegli me, scegli me!” non riuscivo a trattenermi.
Nei giorni seguenti, io e Emma abbiamo cominciato a frequentare il canile per portare a fare una passeggiata qualche cane.
Volevo assolutamente che mia figlia, abbandonasse l’idea disneyana su cosa significa avere un cucciolo, Emma ha letto negli utlimi anni parecchi manuali che insegnano come comportarsi con un cane ma le sue nozioni sono prettamente teoriche.
Anche se lei si sente una grande esperta cinofila.
Così abbiamo cominciato a conoscere vari cani, anche quelli vecchi, sovrappeso, stressati dall’esperienza del canile.
Lasciando sempre di più da parte l’idea del cane peluche.
I ragazzi che lavorano alla Lega del cane sono fantastici e preparatissimi, ma comunque spesso questi animali hanno un passato spiacevole e traumatizzante che penalizza il loro atteggiamento.
Ma la cosa meravigliosa è che mentre quando si incontrano al canile hanno comportamenti un po’ schizzati, appena adottati si “allargano di brutto”, infatti molte persone che prendono il cane alla Lega poi mandano un piccolo resoconto e una foto dei loro nuovi amici adottati. Ed è stupefacente vedere come questi si siano trasformati in viveur in pochi giorni: sdraiati sul letto o sul divano posano felici nella foto di famiglia! Probabilmente in estate arriveranno anche foto di meticci sovrappeso, ex pulciosi, che sorseggiano cocktail a bordo piscina.

Il patto con Emma era che se lei si comportava bene, forse dopo le vacanze di Natale se ci fosse stato un cane di piccola taglia adatto a noi potevamo addottarlo.
In passato ho avuto vari cani e in particolare l’ultimo, comprato di razza con un pedigree che sembrava perfetto per un cane “di famiglia” (che mi ha procurato vari guai che ho raccontato anche in “Una mamma da URL), mi aveva convinto che è meglio salvare dal canile un cane sfortunato piuttosto che sceglierne uno griffato.
La scorsa settimana, appena tornati, Sant’ ed io siamo andati “di nascosto” al canile a vedere se ci fosse qualche nuovo arrivato interessante (i cani piccoli e giovani infatti fortunatamente arrivano e vegono adottati in grande velocità) e abbiamo conosciuto lei: Lola, tre anni compiuti ieri, era stata abbandonata al canile dieci giorni prima da una famiglia che per motivi personali non poteva più tenerla. E’ stato un colpo di fulmine.
Dopo una settimana di “corteggiamento”, venerdì l’abbiamo portata a casa e anche lei dopo un comportamento timidissimo nei primi giorni d’approccio al canile, appena arrivata a casa, nel minuto stesso in cui ha varcato la soglia è balzata a sdraiarsi sul divano. Mancava solo che prendesse il telecomando e chiedesse:
“Ce l’avete Sky?”, tanto si è sentita a proprio agio.
E’ stata gentilmente ridimensionata e fatta accomodare nella sua nuova cuccia.

Pazza gattara si diventa

Noi siamo una famiglia da cani. Nel senso cinofilo dell’espressione.
Con i gatti non abbiamo mai avuto molto feeling. I nostri animali domestici sono sempre stati cani. Insomma eravamo dell’altra sponda…fino a quando nello scorso mese di agosto non abbiamo incontrato lui: Pepe.
Il primo a parlarne è stato Sant’, il gatto bivaccava nell’aiuola davanti alla porta del palazzo dove c’è il suo ufficio. Bello, grigio, occhi gialli, molto socievole. Il classico milanese in agosto, super-friendly con i pochi residenti rimasti. Solo che essendo un felino la situazione era più complessa, era in giro d’agosto non perchè facesse poi le ferie a settembre ma perchè, molto probabilmente, qualcuno l’aveva abbandonato.
Così incuriosite siamo andate a conoscerlo. Ci ha fatto subito le fusa e intenerite abbiamo cominciato a portargli anche qualcosa da mangiare. Il feeling è nato soprattutto con Emma (mentre Anita lo snobba un po’, sogna di possedere un cavallo per cui il gatto è un po’ riduttivo).
A settembre pensavamo che i padroni tornassero e invece il gatto era sempre in strada.
Coccolato e nutrito anche da altre persone oltre che da mia figlia. Infatti da una signora che abita nella casa di fronte Sant’ ha saputo il nome, Pepe appunto, e che la padrona fedifraga è una signora che è andata in vacanza, gli ha tolto il collare e l’ha lasciato in strada.
Emma, anche un po’ gelosa delle attenzioni che gli rivolgono gli altri, giorno dopo giorno ha intensificato cure e attenzioni. L’ufficio di Sant’ è abbastanza vicino a casa nostra e quindi lei appena ha un momento libero vuole andare da Pepe. Il gatto è sempre più affettuoso, miagola per salutarla e se non è troppo affamato prima di gettarsi sul cibo le fa anche le fusa, oppure gliele concede solo al momento del commiato strappacore.
Mia figlia è diventata anche esperta nel scegliere le scatolette di cibo al supermercato:
“A Pepe piace questo….no aspetta… forse più quest’altro”
Fortunatamente l’estate continua e il povero Pepe senza tetto non ha ancora dovuto combattere contro le intemperie autunnali.
Ma già da un po’ le previsioni parlano di svolta climatica, da qui il passo successivo:
“Mamma lo adottiamo?”
Al pelo morbido e agli occhi magnetici di Pepe è difficile resistere, anche per una come me che sa tutto sui cani e, fino a un mese fa, non provava nulla nei confronti dei felini. Per farmi consigliare, ho telefonato a una mia amica esperta di gatti la cui diagnosi è stata:
“Portalo a casa e sii felice”.
Mi sono consultata con Sant’ per capire dove potremmo piazzare la gattaiola, senza imponenti lavori di muratura, poi sono andata a parlare con la vicina informata dei fatti per ulteriori informazioni.
E ho ricevuto una doccia fredda. Ho saputo che la padrona che l’ha abbandonato, e abita a 50 metri, ora è tornata a casa ma ancora lo frequenta. Ha un comportamenteo ambiguo: lo lascia dormire fuori ma di giorno lui la segue in casa.
(Come quei fidanzati che si mollano ma continuano a vedersi)
Quindi, maledizione, non è un gatto libero.
Adesso dovrò andare a conoscerla per sapere le sue intenzioni. Oppure dobbiamo rapirlo?

Bird watching


Da un po’ di giorni dal mio balcone provenivano cinguettii allegri, insistenti e rumorosi. La primavera scapigliata, pensavo mentre continuavo a stare china sulla tastiera per guadagnarmi la pagnotta. Poi l’altra sera Sant’ ha detto che in fondo al terrazzo c’era un nido di merli e infatti da giorni anch’io avevo visto un merlo/a svolacchiare sulle mie nuove fioriere. Era ora di cena, abbiamo abbandonato i fusilli al pomodoro sul piatto, per correre a verificare, da dietro le finestre per non disturbare.
In un angolo del balcone, c’era un piccoletto. Nero e tutto arruffato, la versione pulcina del merlo bebè, abbandonato lì che aspettava che la mamma tornasse con il cibo. Stava immobile e ogni tanto la chiamava “Mamma mieni, mieni!” (come diceva Anita da piccola).
Noi commossi, sbuffavamo e commentavamo:
“Cavolo, ma quanto ci mette? Non sente che lui piange? Quanto ci mette per trovare un verme?”
Finalmente è arrivata e noi siamo tornati ai fusilli, pacificate.
Abbiamo capito che il nostro balcone è una perfetta pista per allenarsi al volo: si parte dal nido nella parete in fondo e poi tutta la pista in lunghezza, fino al lato opposto dove c’è la porta finestra della sala.
Quasi meglio di Linate.
Ieri pomeriggio sono rimasta da sola in casa a scrivere e nelle pause mi sono dedicata al bird watching. Volevo paparazzare la mamma, ma ogni volta che mi avvicinavo e la beccavo sempre al ritorno dalla spesa, a becco pieno, provavo a scattare e lei volava via. Bella, magra, elegante, tutta nera con il becco arancione.
All’ora di cena, finito il mio lavoro, mi sono avvicinata alla porta finestra della sala e chi vedo? Non uno ma due pulcinotti (Piero Angela mi fa un baffo). Proprio lì nell’angolo del balcone, a fine pista di allenamento al volo. Uno addirittura appollaiato sul mio ficus. Non potevo farmeli sfuggire: scatto, scatto e scatto.
Loro poveretti erano fermi, probabilmente immobilizzati dalla paura. Quello a terra a un certo punto è schizzato in casa, ha fatto una corsa pazza, facendosela anche addosso, fino a nascondersi sotto i mobili della cucina. Panico. Fuori la mamma è tornata in picchiata:
“Non ti avevo detto di stare attento a tuo fratello, deficiente!”
“Non è colpa mia…”
Cip Cip Cip CipCip!!!!!!
Mamma continuava a cinguettare inquieta e spaventata. Ha detto anche qualche parolaccia. Era fuori di sè.
Non sapevo cosa fare, capivo che il piccolo mi considerava peggio di un boia ed era terrorizzato. Ho spento i Simpson alla TV perchè ho pensato che i versi di Homer potessero spaventarlo ulteriormente. Ho chiuso la porta della cucina e il piccolo si è spostato strisciando fino all’angolo del frigo. Allora ho preso uno strofinaccio gliel’ho buttato sopra e delicatamente l’ho preso.
“Non devi avere paura adesso ti riporto dalla mamma”, gli ho detto dolcemente.
“Cip ???? Cip ???”
Ho riaperto il terrazzo e l’ho rimesso fuori.
Cip Cip, Cip, Cip, Cip, Cip, Ciiiiiip!!!!!
I festeggiamenti sono andati avanti per un bel pezzo. Papà merlo però non si è mai visto.

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