Stregata dalla luna

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Stamattina Lola ha cominciato ad avvertire che sul pianeta stava per succedere qualcosa di anomalo. Verso le nove e mezzo, invece di abbaiare per attirare la mia attenzione ha cominciato ad emettere strani versi da gabbiano. Il sole sarebbe stato oscurato e come conseguenza lei, da piccolo cane focato, si sarebbe trasformata in un elegante gabbiano bianco?
La sua agitazione era tale che ho cominciato veramente a pensare che qualche mutazione straordinaria sarebbe inevitabilmente accaduta.
Correva per tutta la casa mugolando con il suo pupazzo (un alce smenbrato) in bocca. Ancora più stressata che quando sente il fischio della lavastoviglie che segna la fine del lavaggio.
Si fermava davanti alla portafinestra del terrazzo e mi guardava con occhi supplicanti. Voleva uscire. Stanca di sentire quel verso di gabbiano addolorato, l’ho accontentata e ho aperto.
Di solito nelle mattine soleggiate Lola esce e si sdraia per godersi i primi raggi primaverili. Stamattina invece ha smesso di spacciarsi per un gabbiano e si è calmata. E poco dopo quando sono uscita anch’io, strategicamente armata di un pezzo di una vecchia lastra di Anita, per vedere la meraviglia dell’eclissi l’ho trovata seduta perfettamente immobile, che fissava il cielo bianco.
Trasognata, pacificata, con l’alce monco a fianco.
Così imbambolata, stregata dall’eclissi, fermissima, in contemplazione.
fiale
Adesso so che la luna ha un potere fortissimo su di noi: ho potuto sperimentarlo su cani e umani, ma immagino anche su tutte le altre creature del pianeta. A me, per esempio, ha reso più rimbambita del solito.
Dovevo uscire e volevo mettermi del profumo. Ieri l’altro ho finito il mio e sono indecisa se ricomprarlo o passare a una fragranza più leggera per l’estate. (Da quando ho lavorato alla bellezza di Amica, mi sono rimaste appiccicate addosso queste fisime).
Nel dubbio da un paio di giorni ho usato un campione, Amour nocturne, speziato e un po’ talcato, che mi piace molto. Però in giro per casa c’era anche un’altra fialetta Aroma di mandorla, un estratto per dolci, che ha comprato Anita, che cucina torte e lascia spesso le cose in giro.
Così sul mobile dell’ingresso ho trovato una fialetta, pensavo fosse Amour Nocturne, uscito inavvertitamente dalla mia borsa, e in fretta me lo sono messo. Invece era Aroma di mandorla: e ora emano un imbarazzante profumo di marzapane.

P.S: ultime ore per il giveaway di Affari d’amore, dateci sotto 🙂

Paris Hilton de’ noantri

disclamer: scrivo poco ma solo storie vere 🙂

Sono andata dal parrucchiere per l’agognato taglio scalato. E sono stata molto fortunata, non solo per il taglio, soprattutto per l’ambiance.
Mentre ero seduta sulla seggiolina aspettando il mio turno, è entrata come un ciclone nel negozio una ragazza bionda e boccolosa travestita da diva. Aveva gli occhialoni neri, anche se erano le diciassette di un piovoso pomeriggio di novembre, un cappellino, stivali alti e un chihuahua in una borsa fucsia di panno lenci. Ad accompagnarla, naturalmente il manager-factotum-bodygard. Brutto ma giovane, tatuato, pelato e sempre al telefono.
“Mi devo mettere le extentions, qui e lì, perchè devo fare un film”, ha spiegato al coiffeur con leggero accento romano da vera attrice.
“Prego si accomodi”
“Si pronto…non se ne parla neanche…mi richiami lei”, declamava il manger-factotum-bodyguard al cellulare, mentre la bionda si sedeva, toglieva il cappello e parcheggiava su uno sgabello la borsa-cuccia con il cane.
“Vede qui ho più capelli che lì”, mostrava la diva al parrucchiere, “Vorrei pareggiare la situazione perchè sa se mi inquadrano da questa parte…”
“Sarebbe un bel guaio”
“Eh, infatti! sono preoccupatissima”
“Adesso risolviamo”
Mentre lo staff del negozio cercava nei cassetti ad hoc le ciocche del giusto colore, una cliente seduta vicino a me, sussurrava con un po’ di malignità: “Lo sospettavo che quelle della TV e del cinema fossero piene di capelli finti!”
Il manager-factotum-bodyguard intanto era uscito e rientrato nervosamente dal negozio almeno tre volte, atteggiandosi come se dovesse salvaguardare la sicurezza di Obama. Un paio di signore di una certa età, sedute vicino alla porta, sbuffavano infastidite per le correnti d’aria fredda provocate da quest’andirivieni tattico.
“Uffa! Ho la cervicale!”
Poi finalmente le ciocche della giusta tonalità di biondo sono state trovate.
Il manager-factotum-bodygard si è assentato per un po’ e l’inserimento extention è cominciato.
Il parrucchiere, come da copione, cercava di fare conversazione.
“E il suo cane come si chiama?”
“Stella”
“E sta sempre dentro alla borsa?”
“Noooo, delle volte sta anche nelle camere d’albergo, o nei camper quando giro un film…”
“E non lo porta mai a fare un giro?”
“Al mio cane non piace camminare!”
In quel momento però, inavvertitamente, una signora ha scontrato lo sgabello con la borsa-cuccia, (la diva aveva lasciato ingenuamente aperta la cerniera) e il cane Stella si è lanciato fuori!
Freedom!
Ha cominciato a correre come una trottola iperattiva, avanti e indietro in ogni angolo del negozio. Purtroppo la sua padrona non ha potuto alzarsi per riacchiapparlo in tempo, (era un momento topico dell’attaccatura di un’extention) e quindi Stella, inseguita da una volenterosa shampista, sentendosi braccata, dallo stress, ha marchiato il territorio.
Una pipì sul tappeto d’entrata del negozio. E poi ha morsicato la ragazza che è riuscita finalmente a placcarla.
“Oddio! Noooo! Quanto mi dispiace! Non è mai successo prima!”, la giovane diva era costernata, voleva anche pulire per rimediare al danno, ma le è stato impedito.
Archiviato l’incidente, l’inserimento extention è continuato e così la conversazione:
“Quanto tempo ha il suo cane?”
Al lavatesta qualcuno ha sibilato una brutta cattiveria, ma la giovane diva fortuntamente non ha sentito. Ha preso invece in braccio Stella e l’ha baciata con trasporto.
“Ha solo otto mesi, il mio tesoro!”
Stella come cane non era niente di speciale. La giovane diva invece era veramente una ragazza bellissima, peccato per la carenza di neuroni.

Storia di una ladra di apparecchi

lola
C’era una cosa incastrata sotto la cuccia.
Una cosa che, anche cercando di infilare la zampa e lavorare di fino, non si riusciva a togliere.
Lola provava e riprovava. Senza successo. Sembrava frustrata, snervata dalla sua impotenza.
Allora Emma è andata vicino alla cuccia e l’ha spostata un po’, per aiutarla. Poi ha gridato. Forte.
Mi ha chiamato e sono andata da lei piuttosto in fretta perchè il tono era drammatico.
Emma mi ha mostrato il suo apparecchio mentre Lola faceva dei saltini per riprenderselo.
L’aveva trovato forse sul comodino di Emma, forse per terra. Ed era diventato suo.
Anche se ha una dentatura perfetta e dei canini da favola.
Ma Lola è da quest’estate che è strana: mi ha rovinato il giorno del compleanno (27 giugno) perchè mentre aprivo i regali ha cominciato a tossire e a fare strani versi gutturali come se si strozzasse. Come se avesse qualcosa in gola. Come se avesse ingoiato un osso di pollo, (lei che mangia solo cibo in scatola).
Faceva così perchè aveva visto in giro le valigie, quel giorno dovevamo partire per le vacanze, e temeva che la lasciassimo a casa. Allora ha giocato la carta del povero cane moribondo. Guarito subito appena l’abbiamo fatta saltare in auto e siamo partiti per il mare.
Adesso invece sta facendo lo sciopero della fame perchè dal cibo umido siamo passati al secco, meno goloso. Quando le verso la pappa mi guarda perplessa, mi segue nel ripostiglio dove tengo le scorte di cibo. Con lo sguardo esprime sempre la stessa domanda: “Dimentichi niente?” e quando capisce che è inutile insistere, si gira e torna a cuccia.
Non sono ancora arrivata a dire, con angoscia: “Lola non mi mangia il Bao”
Dopo aver svezzato due figlie, le sue strategie da cane in carriera per diventare capobranco mi lasciano indifferente.

Oggetti smarriti

medaglietta

Sabato ero di corsa, come sempre.
Accompagna questa di là. Porta quest’altra di su e di giù. Fai la spesa. Ricordati quell’altro.
Fra le tante incombenze c’era anche la toeletta di Lola. Ogni tot mi tocca anche quello.
Così l’ho accompagnata da Cani Bellissimi, dove invece delle due simpatiche punkabbestia piene di piercing e tatuaggi, tanto amanti degli animali, ho trovato due tizi nuovi.
Anziani, lui e lei, che così a pelle, (a pelo per Lola) non mi sono piaciuti.
Non sorridevano e indossavano un brutto e triste grembiule blu. Sul bancone vicino alla cassa non c’era neanche il solito barattolo di biscottini al sapore di pollo e vitello.
“E’ cambiata la gestione?”
“Sì, un mese fa”
Avrei voluto dire: “Allora ciccia” e andarmene.
Ma oramai ero lì. La slot-toeletta si incastrava perfettamente con tutte le altre cose da fare quel giorno.
Quindi ho passato il guinzaglio al tizio che, nonostante Lola puntasse le unghie per terra per non andare con lui sul retro a farsi lavare, è riuscito a trascinarla nella zona shampi canini.
“Torni fra un’ora e mezza”
“Ci vuole così tanto? Per un bagnetto e una spuntatina sotto la pancia?”
“Eh sì, signora…”
Sono uscita perplessa, sentendomi in colpa.
Avevo lasciato il mio cane a un estraneo che non mi piaceva per nulla.
Appena risalita in auto (Cani Bellissimi è in mezzo al nulla, quindi non potevo certo bighellonare sullo stradone a fianco della tangeziale) ho chiamato Sant’ per condividere l’ansia.
Lui mi ha rassicurato e proposto di tornare a casa. Sarebbe andato lui a prendere Lola. Così poi mi avrebbe dato anche il suo giudizio sulla nuova gestione di Cani Bellissimi.
Appena arrivata a casa è suonato il cellulare.
Numero sconosciuto, ho perso la chiamata e riprovato a telefonare.
Nessuno ha risposto.
Nel frattempo ho organizzato una merenda per gli amici di mia figlia venuti a studiare, proposto di riportarli alla più vicina fermata di metropolitana per farli tornare a casa, ho salutato Emma che è tornata dalla partita di pallavolo, poi stavo quasi per rilassarmi un attimo quando è arrivato un bip. Messaggio in segreteria.
“Buongiorno, qui è Cani Bellissimi abbiamo trovato la medaglietta del suo cane Lola, ci dispiace che sia rimasta qui. Quando avrà tempo potrà passarla a prendere”
Hanno trovato la medaglietta?
Come quando tuo figlio sparisce e trovano la sua scarpina in un bosco?
In preda all’angoscia ho richiamato subito.
“… oltre alla medaglietta da voi ci deve essere anche il cane!”
“Ma dai!” (giuro, mi ha risposto così il vecchio rimba)
“Ho lasciato lì Lola mezz’ora fa, dov’è?”
“Ah, allora dovrebbe essere ancora di là, forse ci siamo confusi…sa i collari, le medagliette, i guinzagli”
Ho richiamato Sant’.
Questa volta non mi ha rassicurato, anzi ha detto: “Adesso vado io, se hanno perso Lola gli butto giù il negozio”
Non c’è stato bisogno. Fortunatamente.
Mezz’ora dopo eravamo finalmente tutti riuniti a casa: Lola ancora con il pelo umido ma la medaglietta al posto giusto.

Serpeggia una certa tensione…

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Sono stata via un paio di giorni per la Fiera del Libro a Bologna e nel mio quartiere (residenziale e verde come come quello che ho descritto in Una mamma da URL) le cose sono precipitate!
Soprattutto fra l’allegro gruppo dei proprietari di cani e il resto del mondo.
Come avevo già raccontato ogni tanto nei prati intorno alle abitazioni vengono mandati degli agenti della polizia locale in borghese (per raccogliere fondi) che multano (di un bel 100 euro) i proprietari che vengono beccati a pascolare il loro cane senza guinziaglio.
E’ successo anche un paio di pomeriggi fa, ma il vigile ha scelto la signora sbagliata. Infatti invece di sottostare e fornire le generalità per il verbale la suddetta si è messa a discutere e ha reagito piuttosto male.
Sono volate parole grosse e presto i due contendenti sono venuti alle mani.
(Non essendo stata presente, purtroppo ho solo notizie di seconda mano!).
In un primo resoconto sembrava che, nel crescendo della tensione, il cane della signora, per solidarietà con la padrona, avesse morsicato la mano all’agente. Mentre nella seconda versione, forse più vera (perchè pubblicata dal giornale locale) ma più sorprendente, è stata addirittura la signora ad azzannare la mano del vigile.
Poi lei dallo stress ha avuto un piccolo malore.
Così alla fine sono arrivate due ambulanze: una per ogni contendente.
La signora in manette e il vigile con sette giorni di prognosi.
(Ma chi avrà riportato a casa il cane?)

Un mottarello di cacca

Volevo fare un post sulle baby squillo…
Volevo fare un post sullo sciaccallaggio mediatico dei giornalisti/colleghi che vanno fuori dalle scuole, anche dal liceo di mia figlia, a chiedere: “ma qualche tua compagna si prostituisce?”, “ma tu andresti a infrattarti in bagno con una tua compagna che fa le marchette?”, “ma il mestiere più vecchio del mondo esiste perchè ci sono i social network?” e altre domande intelligenti.
Volevo dire la mia ma poi ero già stanca di leggere quello che sentenziavano gli altri…
Quindi non mi rimane che volare molto più basso, non toccare la sociologia e raccontare invece quello che mi è successo ieri: un deja-vu di un incidente che mi era già capitato ma è stato comunque una brutta sorpresa.
Ieri mattina, con mia figlia, ho accompagnato alla stazione del “passante ferroviario” (il treno che attraversa Milano e, in certe zone della città, fa le veci della metropolitana ) una sua amica che era rimasta da noi a dormire.
Da brava mamma acrobata, ho avuto la luminosa idea di portare con noi anche Lola che doveva fare il suo giretto ed eravamo un po’ in ritardo sui tempi. Il piano: stazione e poi passeggiatina.
Così mentre mia figlia accompagnava fino al binario la sua amica, ho fatto scendere dalla macchina Lola e, valutato il deserto attorno a noi, l’ho lasciata libera di sgroppare un po’ nelle aiuole antistanti. La piccola bastarda, in un attimo a tradimento si è rotolata su una cacca, impanandosi bene e tornando poi da me scondinzolando, felice.
La cosa era già successa qualche anno fa, con l’altro cane che avevo (l’ho anche scritto in Una mamma da URL) e l’esperienza avrebbe dovuto insegnarmi a diffidare delle routine di bellezza dei cani, ricordarmi che nella loro mente, sapere di cacca è il massimo, il loro Chanel n°5!
Quello che mi ha fregato è il carattere mite e angelico di Lola.
Mentre Jack, il primo cane che si era trasformato in un mottarello di cacca, era un ribelle indisciplinato, da Lola non mi sarei mai aspettata un simile comportamento in riva alle Ferrovie Nord.
Posso anche comprendere l’euforia che può pervadere la mente canina magari in un bel giro in campagna, quando tra le tante cacche di mucca ne si sceglie una, per immolare il ricordo di un magnifico pomeriggio.
Ma ieri in quei due minuti in stazione la fedifraga poteva anche evitare.
Da nera, colore originale del suo mantello, era diventata marrone e vi risparmio gli altri dettagli!
Dovevo assolutamente tornare a casa in auto, non avevo acqua con me, non c’era un bar…e fortunatamente neanche persone che ridevano. La guardavo con odio. Lola non si capacitava del mio malumore, manifestato anche con epiteti irripetibili.
Alla fine sfogato l’apice della disperazione, sono riuscita a reagire.
L’abbiamo pulita con dei kleenex, avvolta e immobilizzata in una vecchia coperta, che avevo fortunatamente nel bagagliaio, e a finestrini spalancati, per sopravvivere all’olezzo disgustoso, siamo tornate a casa di gran carriera e finalmente l’abbiamo lavata sul balcone.
Mentre lei cercava di opporsi, di scappare. Stupita e schifata dall’acqua e dallo shampoo.
Ora profuma di Baby Johnson ed è molto, molto triste.
Lo so che per lei sono strana.
Lo so che impanarsi nella cacca di un altro essere (spero non umano) è solo una strategia di caccia…
Lo so che è un cane e non una figlia…
Ma nonostante mi abbia chiesto più volte di fare la pace, guardandomi con il suo muso implorante, al momento ancora non le parlo!

French Riviera: reportage senza veli

Siamo state una settimana al mare, sempre nel solito paesino francese che mi piace tanto.
Una vacanza tutta al femminile: le ragazze, Lola ed io.
Lola ha fatto il suo bel passaporto internazionale, alla ASL, ed è potuta partire con noi.
Lei non ama molto il mare, le onde le fanno paura e in Francia ci sono troppi barboncini per i suoi gusti, così ha passato la maggioranza del tempo sul terrazzo a prendere il sole. Non sto scherzando, al mio cane rosolarsi al sole piace moltissimo.

Peccato che questa volta il sole non fosse così caldo infatti era il vento a farla da padrone. (Porcoboia) è soffiato intensamente per tutta la settimana facendo scendere la temperatura a livelli tristissimi. Faceva così freddo che stare in spiaggia era una sofferenza, anche perchè si alzava la sabbia e non era per niente piacevole.
Peccato perchè l’acqua era cristallina ma appena entravi ti veniva una sincope dal freddo.

Così non è stata una vera e propria vacanza balneare, abbiamo fatto altre cose: shopping al mercatino provenzale che adoro, giri al parco per far correre Lola e dove ho fatto anche “un percorso vita”. Una di quelle cose fitness che ci sono nei parchi e ho anche rischiato di rompermi l’osso del collo perchè avevo le ciabatte!

(Prego notare l’eleganza delle mie “bimbe” vs.la mia goffaggine con la gonnellina! Sembro la portinaia di un condomminio sulle palafitte che sta scappando)

Naturalmente eravamo partite leggere: neanche una felpa così al mercatino ho comprato alle ragazze le mariniere le magliette tipiche francesi e poi le ho paparazzate.

Poi abbiamo comprato anche i sandali (ero in buona) e poi come ogni anno ho fatto il pieno di spezie. Peccato che ho deciso di conservare i sacchetti nell’armadio vicino ai miei vestiti. L’altro giorno qui a casa cercavo una magliette e mi sono stupita dalla puzza di curry che emanava dalle mie cose. Peggio di un ristorante indiano. Poi ho capito: altro che lavanda provenzale, era stata la genialata dei sacchetti di curcuma che avevo nascosto la settimana scorsa.
Spero almeno che tengano lontano le tarme!

Naturalmente per la legge di Murphy, la sera dell’ultimo giorno c’è stato un tramonto stupendo e il giorno della partenza era un caldo meraviglioso, dove tutti andavano in spiaggia sereni e felici senza temere la tempesta di sabbia!

Vita da tartarughe


In uno degli ultimi weekend siamo state a Chiavari e abbiamo fatto un giro nel bellissimo giardino botanico di Villa Rocca, un’oasi verde che si trova proprio nel centro della cittadina. Abbiamo camminato fra le stradine, ammirato piante e fiori, fatto cucù fra le gigantesche foglie di banano…

… stavamo per andarcene quando in una vasca d’acqua, un piccolo lago delimitato da sassi e bamboo, ho visto una piramide di tartarughe. Pensavo fossero di ferro, una scultura insommma e invece ho notato che si muovevano. Allora siamo rimaste incantate, per un’ora (non esagero) a spiarle. Ecco cosa abbiamo visto:
Una che cercava di salire sulla piccola piattaforma già gremita al massimo e spingeva con il muso e le zampe:
“Fatemi spazio, tu scendi che sei lì da tre ore”
“Col cavolo! Annegati!”
Si beccava una zampata sul muso da quella prepotente che era appollaiata su un’altra, forse troppo vecchia per ribellarsi. Allora nuotava, circumnavigando la piattaforma per provare a salire dal lato opposto, dove sembrava esserci un piccolo spiraglio vuoto tra i tanti gusci delle consorelle. Ma anche lì appena metteva su il muso e una zampa, zac! Tutte d’accordo per non accettarla.
“Buuuuuuuuuuuu! Sfigata stai giù!”, la bullavano e ributtavano in acqua.
Le fortunate che avevano “un posto al sole” erano più cattive e aggressive degli automobilisti milanesi quando si litigano un parcheggio.
Proprio di fronte alla piattaforma c’era la pazza della comunità, una tartaruga che per l’intera ora che siamo rimaste a osservare cercava di scappare dal laghetto. Nuotava sott’ acqua poi prendeva la rincorsa per saltar fuori, aggrappandosi a un mini ringhiera di tre listelli di ferro che delimitava il laghetto e serviva a produrre un effetto cascata.
“Questa volta ci riesco!”, saltava fuori dall’acqua con la zampina si aggrappava al secondo listello, cercava di darsi la spinta giusta per arrivare al terzo e fuggire verso la libertà, invece invariabilmente la corrente (che serviva per produrre la cascatella) la rispediva giù.
“Proviamoci ancora una volta! Pronti: uno, due e hop!”
La zampina anteriore afferrava il listello della ringhiera e poi ciccia! Ricadeva giù in acqua.
Ma lei alienata come un giocatore di slot machine, non voleva cedere alla malasorte. E continuava la manovra ad aeternum.
Le altre la ignoravano.
Poi c’era il piccoletto, una baby tartaruga che nuotava dietro la mamma cercando di farsi trasportare sopra il guscio.
Ma la mamma non ne aveva assolutamente voglia. Il piccolo le dava fastidio, anche perchè aveva deciso di salire anche lei a prendere il sole su un altro lato fichissimo del laghetto dove c’era una specie di oasi in mezzo alle canne di bamboo.
Zona esclusiva ombreggiata e al contempo soleggiata, asciutta e poco affollata.
Sopra erano solo in due, di cui una con l’aria da boss e un guscio enorme.
Area esclusiva anche perchè era difficile salire. Specialmente con il carapace, che nei salti è una zavorra pazzesca.
Poi con il figlio sempre dietro non poteva neanche prendere la rincorsa perchè il piccoletto era troppo vicino.
Ha provato una prima volta ed è andata male. Si è capottata con una capriola mostrando la bella pancia gialla.
Un’altra nuotatina, con il piccoletto sempre a ruota, e un nuovo tentativo. Altra debacle, con caduta meno rovinosa. Ha cominciato a innervosirsi e come tutte le mamme se l’è presa con il figliolo.
Quindi è partita per il terzo tentativo con urlo al piccoletto:
“Non darmi fastidio proprio adesso che sto facendo manovra!”
E oltre ad aver trattato male il figlio non ce l’ha fatta neanche stavolta.
Intanto infrattati in un angolo ombroso a fine laghetto c’erano due, soli soletti, che si accoppiavano.
Dopotutto, anche se piove sempre, è primavera, la stagione degli amori. E la coppia sembrava saperlo bene.
Intanto la prima tartaruga, quella che voleva salire sulla piattaforma ma le amiche egoiste ed elitarie la zampavano via, troppo frustrata dai tentativi a vuoto, ha insultato le consorelle: “Carogne! Me la pagherete!” e ha cominciato a nuotare per raggiungere il lato godereccio. Quello degli amplessi per distrarsi e azzerare lo stress.

P.S. ho letto i dettagli scientifici sul comportamento delle tartarughe e forse non la pensano proprio come ho interpretato io, ma concedetemi la licenza poetica!

Tanti auguri


A Lola non piace il Natale, anzi le dà un po’ fastidio.
I cani amano la routine e lo spirito natalizio porta turbolenza nel tranquillo tran tran quotidiano.
(Quando lavoravo ad Amica, una collega aveva scritto in un articolo “tram tram quotidiano” e quando il caporedattore gliel’aveva fatto notare si era offesa! Altri tempi non c’era google!)
Lola non ama il Natale e neanche il suo cappottino nuovo che la inibisce i movimenti.
Lola capisce l’italiano ma fa ancora degli errori. In un momento di tenerezza, facendole le cocccole le ho detto: “Loliiina, Loluuuccia!” e lei è corsa a cuccia, perchè il suono le è sembrato uguale.
Però i problemi di incomprensione li ho anche con Sant’ che è umano e quindi forse sono io che ho difficoltà nella comunicazione.
Ma devo anche registrare un aspetto positivo: in questi ultimi dieci giorni, seguendo i consigli di una di una cara lettrice (grazie!), ho allenato Lola a rimanere a casa da sola senza avere attacchi di panico distruttivo: adesso sta due ore serena e sto lavorando per aumentare i tempi di separazione. Speriamo!
Il 2012 è stato un anno abbastanza pesante ma voglio essere ottimista (altrimenti non si brinda neppure!), perciò auguro a voi tutte un luminoso 2013!
Arrivederci nel nuovo anno!

Il Paese della legalità

In questo nostro Paese dove tutto funziona a meraviglia, tutti rispettano le leggi, pagano le tasse, le città sono sicure e i servizi per i cittadini sono sempre al meglio, ieri mattina sono serenamente scesa sottocasa cinque minuti per permettere al mio cane, Lola, di fare la consueta passeggiatina.
Vivo in un quartiere residenziale un po’ finto ma molto verde: le case sono circondate da giardini e parchetti.
Molti dei residenti hanno scelto di trasferirsi qui, fuori Milano, proprio per permettere ai propri figli e anche agli eventuali cani di vivere in un ambiente più bucolico. Nel giardino eravamo solo io e Lola, a un certo punto mi squilla il cellulare. Rispondo contenta perchè si trattava di una telefonata di lavoro che attendevo. Lola mi trotterella a fianco annusando qua e là.
Dopo un minuto di telefonata vedo un tipo che mi chiede se il cane è mio. Annuisco e continuo a parlare al telefono. Lo stesso tipo mi si avvicina, sempre mentre parlo, in modo spiccio mi chiede i documenti. Lo guardo con stupore. Ripete con ancora con mal garbo la domanda. E mi fa vedere un distintivo. E’ un poliziotto in borghese. Anzi sono due, perchè nel frattempo è stato affiancato da un collega.
“Documenti!”, a questo punto sono a pochi centimetri da me. Mi sembra di essere in un telefilm.
Non mi resta che chiudere bruscamente la mia telefonata di lavoro.
“Non ho i documenti. Abito lì, se viene al portone, glieli prendo. Ma perchè?”
“Il suo cane è senza guinzaglio”
“Scusi, ma qui tutti, se non c’è nessuno in giro, lasciano correre un po’ i cani. Non c’è un’area specifica per loro”
“E’ contro la legge. Abbiamo avuto delle segnalazioni, c’è stata un aggressione”
Dell’aggressione avevo sentito parlare anch’io: un pointer aveva morsicato un piccolo meticcio.
Lola pesa 9 chili, è lunga 35cm e alta 40. Sta facendo, ignara, le feste al poliziotto.
“Sono 100 euro”
Sono ancora lì con la bocca aperta, mentre hanno già fermato un’altra signora che stava arrivando con due bassotti a pelo corto, uno al guinzaglio e l’altro no.
Altri 100 euro per le casse del comune. I poliziotti, sono abbastanza soddisfatti, raccontano che è dalle 6 della mattina che sono in giro a fare multe ai padroni dei cani.
Dopo questo incontro sono furibonda e per sfogarmi racconto poi l’accaduto a una conoscente.
Lei non si stupisce: il 15 agosto alle 3 di notte, sua figlia stava rincasando a Milano, in una via della zona di Città Studi. Ha avuto una multa di 80 euro perchè andava contromano, per parcheggiare la bici, prima di salire in casa.

Pet 2.0: l’ultima tendenza di Instagram


Se da noi agosto è un mese letale per gli animali domestici, che purtroppo da tanti padroni bastardi vengono abbandonati per andare spensieratamente in ferie, graziealcielo nel resto del mondo non è così.
Per caso, nell’ozio di ferragosto, con Anita abbiamo deciso di creare a Lola un profilo su Instagram, il social network dove si possono condividere le immagini. Sapevo che alcune amiche, tempo fa, avevano fatto profili Facebook ai loro gatti ma volevo qualcosa di più incisivo!
Con grande divertimento ho scoperto l’ultima follia della rete: cani, gatti su Istagram sono celebratissimi. Le loro immagini, tenere, buffe e realistiche sono super cliccate e commentate.
Insomma da Snoopy l’evoluzione è stata radicale e veloce.
I maniaci del pet 2.0 sono i giapponesi, da sempre molto nerd, connessi 24 ore su 24, condividono le foto dei loro cani (di solito di piccola taglia), poi ci sono gli americani e i canadesi. E hanno un successo travolgente, qui sopra, la prova: un profilo che ha 54.000 follower, ok l’orgogliosa padrona che l’ha creato ha ben 15 cani, quindi probabilmente è un tantino più svalvolata del padrone base di cani o gatti (che comunque un po’ fulminato nell’amore del proprio pet lo è sempre!)

Poi c’è questa cagnetta che a una sua foto ha avuto 240 “mi piace”!


Ma non solo foto si condividono tra gli Instapets, ci sono anche le didascalie, tipo: “Guardo la TV con mio papà” e vedi un beagle spaparanzato sul divano con un tipo peloso (forse più del cane) in canottiera che si ciuccia una bella birretta. Oppure i commenti che servono a passare i momenti difficili, come quando succede di dover mettere il collare elisabettiano, non si può più annusare e si barcolla.
Leggere “Ci sono passata anch’io, lo so che è dura!”, può essere di grande conforto!

Così anche Lola, on-line da due giorni, è già popolare e il bello è che in rete anche l’atavica inimicizia cane-gatto svanisce infatti fra i follower non si discrimina, anche se al momento i felini sono ancora una minoranza. Che sia quella la ragione?

Must have dell’estate: il topo dell’Ikea


Ne abbiamo sentito parlare per la prima volta nella sala d’aspetto della Clinica Veterinaria. Una signora aveva un trasportino per mici dove gli inquilini pelosi sembravano due.
“Due gattini?”, le ha chiesto con curiosità la vicina di sedia.
“No, uno è il topo dell’Ikea!”
Un mormorio di approvazione si è levato tra i padroni dei felini.
“Anch’io ce l’ho!”
“Il mio gatto ne va pazzo!”
“E il suo pupazzo transizionale”
“Lo lavo in lavatrice!”
“Non possiamo più vivere senza!” *
Insomma, da una parte all’altra della sala d’attesa, i padroni di gatti si sono messi a elencare tutti i pregi di questo pupazzo e a lodarne l’esistenza: morbido, simpatico, lavabile, mordicchiabile, con una cosa lunghissima e senza occhi a bottoncini, comodo e maneggevole, si parcheggia ovunque!
Le uniche tapine che non conoscevano il meraviglioso prodotto eravamo noi. L’unico animale che non poteva godere dell’incredibile compagnia del topo, disponibile in tre colori, bianco, nero e grigio, il nostro cane che avrebbe potuto apprezzarlo perchè è anche un po’ gatto.
Ci siamo sentite più sfigate che un branco di adolescenti senza la borsa taroccata di Luis Vuitton!
Così, sabato scorso quando siamo andate all’Ikea, per altri motivi, appena abbiamo intravisto il mitico cestone pieno di toponi, ci siamo avventate sopra urlando di gioia come le fan di Justin Bieber. E abbiamo fatto nostro il topone.
A casa Lola, il primo giorno, era perplessa. Anzi sembrava che il topone la schifasse anche un po’.
Troppo grande? Troppo grigio? Troppo simile a Ratatouille?
Non ci siamo perse d’animo e abbiamo cominciato ad agitarle il topone davanti al muso, a lanciarlo, a tirargli la coda. Finalmente dopo due giorni di osservazione Lola si è affezionata alla bestia e ora l’adora. Ringhia, la morde e se lo lancia da sola. Alla sera se la porta in cuccia…e vivono felici e contenti.

*sembra una marchetta per l’Ikea ma non è. Forse dovrebbero pagarmi a peso d’oro e nominarmi capo mondiale del marketing. Ma non è detto che accetti 🙂

Cani e bambini à la plage


Lola ha visto il mare per la prima volta. Poteva farne a meno, non l’ha apprezzato per niente. Anzi le onde le mettevaqno fifa. Tra i suoi numerosi e diversificati antenati senz’altro non c’è un terranova. E invece al mare (in Francia) è pieno di cani di mare. Ce n’era uno che giocava a palla sulla battigia, un altro che saliva e scendeva da una di quelle tavole da surf con cui fanno (di solito) il bagno i bambini.

Poi c’era un labrador nero, marinaio nel dna, che stava su uno yacht e giocava con un vero pezzo di corda da barca, mentre Lola ha la stessa corda taroccata da mordicchiare, quella made in China, quella finta e colorata che vendono nei pet shop.


A Lola la gita al mare non è piaciuta, era anche un po’ nervosa e guardinga quando stava sotto il tavolino di un bar dove andavamo a bere perchè c’era l’wi-fi.

Lola comunque ha schivato la convivenza forzata in spiaggia. Anzi ne ha approffittato per sgarrare tutte le regole e aspettarci sdraiata al mio posto sul letto, l’impronta delle sue zampette sul lenzuolo candido l’hanno tradita.
In spiaggia c’era una famigliola composta da papà, mamma e due bambine. La più grande avrà avuto cinque anni. Non andavano per nulla d’accordo. La grande in particolare era particolarmente violenta con la sorellina. Ad ogni contrarietà cercava di menarla aiutandosi anche con paletta e rastrello. La mamma allora interveniva, le separava e mandava la primogenita violenta in castigo. Il luogo di questo esilio punitivo era un palo, situato in un angolo un po’ lontano alla fine della spiaggia. La colpevole doveva stare lì a espiare le colpe. Faccina rivolta verso il palo.
Dopo pochi minuti cercava di tornare tra i “buoni” e cominciava a girarsi per capire come buttava.
Ma la mamma la nasava subito e le urlava: “Guarda il palo! Non girarti!”
E’ successo diverse volte. La piccola doveva continuare a sopportare la simbiosi con il palo.
Se da grande diventerà ballerina di lap-dance non sarà una scelta sorprendente.

Il signor Chicco

Telefono alla clinica veterinaria per prenotare una vaccinazione per Lola.
“Va bene alle 17,30?”
“Perfetto”
“Mi lasci il nome”
“Del cane?”
“No, altrimenti dovrei segnare sempre “Chicco”! Del padrone, che domande!”, la segretaria mi fa sentire un’idiota.
Dopo un’onorata carriera come mamma di umani ed essere diventata espertissima nel gestire pediatri, maestre, professori e affini, come mamma di cane faccio un po’ schifo. Sono imbranata.
Ieri pomeriggio vado alla clinica aspetto una lunga ora in sala d’attesa.
A Lola non piace stare lì, annusa l’aria e tira il guinzaglio per uscire.
Gli altri padroni di cani mi sorridono complici.
C’è più solidarietà tra padroni di cani e gatti che fra madri.
Le genitrici quando fanno comunella sono sempre in competizione (a partire da “il mio già gattona, il tuo no?” a “promosso con la media del sette”) mentre i padroni dei cani fortunatamente non dicono “il mio già abbaia” o “il tuo non porta il giornale?”
Dopo un po’ però tutti i padroni dei cani spariscono, entrano a fare le loro visite e rimango da sola. Sono le 18 e incominciano ad arrivare i padroni dei mici. Una processione.
E’ il momento delle visite ai degenti.
“Ho il mio gatto ricoverato, vado a trovarlo” e si infilano dentro una porticina.
“Vado a vedere il mio gatto”
“Il mio gatto è stato operato”
E via così. Non so quanti posti-gatto-letto ci siano dietro quella porticina ma tanti sono i padroni premurosi. Secondo me molto più preoccupati che se fosse ricoverata una vecchia zia.
Lola ed io rimaniamo sole, lei tira sempre per uscire. Dopo un’ora di attesa, vado dalla segretaria (quella che mi ha fatto sentire scema al telefono) e le chiedo se il veterinario con cui ho prenotato la vaccinazione esiste davvero o il suo sia un nome fittizio come quello del cane Chicco. Lei mi gela con lo sguardo: “Sta visitando!”
Torniamo a sederci e intanto i parenti dei mici non escono dalla visita. Mi domando se dire:
“Ho il gatto operato” sia una frase in codice per entrare in una riunione di una qualche setta.
Dove sono spariti tutti?
Dopo un’altra manciata di minuti finalmente ci ricevono e Lola si becca il punturone. Fortunatamente non piange. Anzi, sembra che non si sia accorta di nulla. Tiro un sospiro di sollievo. Non ero così ansiosa da quando le mie figlie erano bebè per la prima vaccinazione dei tre mesi!

Piovono passerotti

εξτραμαμμα

Avevo già raccontato che Lola è cacciatrice e l’avevo anche derisa perchè le sue prede volavano via. Ora però la situazione ha avuto un’inaspettata evoluzione. Maggio è la stagione in cui i nidi si riempiono, sia nelle maternità degli ospedali (dove c’è il picco delle nascite dei figli concepiti durante le vacanze in agosto) sia sugli alberi, dove le uova si schiudono e nascono gli uccellini. Abito in una zona verde dove i cinguettii aumentano e il mio cane non sta più nel pelo dall’eccitazione. La sorte ha voluto che nelle fornde esattamente sopra al mio balcone, una coppia di passerotti abbia deciso di fare il nido. Era già successo tre anni fa proprio nello stesso periodo.
Peccato che questa volta, schiuse le uova, uno dei piccoli sia, molto probabilmente, caduto nel tentativo di spiccare il primo volo. Così è atterrato sul mio terrazzo nell’angolo in fondo, sulla montagna di foglie che si sono accumulate dietro al condizionatore. L’abbiamo scoperto perchè, l’altro giorno, quando la mia cagnetta è uscita sul terrazzo si è fiondata in decisa in quel punto. Fortunatamente Emma la seguiva e ha visto subito che Lola aveva stanato un povero baby uccellino, tirandolo fuori dal rifugio con un’orgogliosa zampata da predatore.
E’ stato un attimo, Emma è riuscita a salvarlo, prendendolo subito in mano.
La mamma del passerotto, allarmata, cinguettava fortissimo, assistendo alla scena dai rami dell’albero appena sopra.
Emma gridava: “Poverino, è terrorizzato e si aggrappa alle mie dita”
Ho blindato in casa Lola e non le ho più permesso di uscire.
Allora Emma, più tranquilla, ha rimesso il passerotto sulle foglie dietro il condizionatore (sì,sì, lo so devo pulire) e poi per conforto gli ha anche portato dei cracker(?).
Il giorno dopo erano spariti sia lo snack che il passerotto. Speravamo che fosse riuscito a volare via, mentre sulla fine dei cracker invece tutte le ipotesi sono ancora aperte…
Lola è potuta tornare a scorazzare sul terrazzo.
Ma alla sera quando siamo uscite per la passeggiatina serale, dalla porta che dà sul giardino e si trova esattamente un piano sotto il balcone, sullo zerbino lo ritroviamo, fermo e spaventato.
Sembrava proprio lui il passerotto imbranato, che non sa volare e canna tutti i tentativi.
(O magari un suo cugino anche lui non troppo sveglio)
Lola stava di nuovo per afferrarlo e farlo suo. Ma sono stata più veloce: l’ho preso e messo in salvo, nascondendolo nel cepspuglio più vicino. La mattina dopo sono andata a controllare e non c’era più.
Da un giorno però Lola digerisce male, tossisce, fa versi come se avesse qualcosa in gola (una zampetta?).
Oggi nella sua cuccia ho trovato anche due piumette.
Ma dalla finestra continuo a sentire cinguettare allegramente, perciò voglio essere sfacciatamente ottimista.

P.S. Dopo molte sere passate a ripassare greco, posso con orgoglio dire che le ultime tre lettere di extramamma, nella didascalia della foto che mi ha scattato Anita mentre faccio il post, le ho scritte io!
Qui invece trovate il primo capitolo di Affari d’amore.

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