Un mottarello di cacca

Volevo fare un post sulle baby squillo…
Volevo fare un post sullo sciaccallaggio mediatico dei giornalisti/colleghi che vanno fuori dalle scuole, anche dal liceo di mia figlia, a chiedere: “ma qualche tua compagna si prostituisce?”, “ma tu andresti a infrattarti in bagno con una tua compagna che fa le marchette?”, “ma il mestiere più vecchio del mondo esiste perchè ci sono i social network?” e altre domande intelligenti.
Volevo dire la mia ma poi ero già stanca di leggere quello che sentenziavano gli altri…
Quindi non mi rimane che volare molto più basso, non toccare la sociologia e raccontare invece quello che mi è successo ieri: un deja-vu di un incidente che mi era già capitato ma è stato comunque una brutta sorpresa.
Ieri mattina, con mia figlia, ho accompagnato alla stazione del “passante ferroviario” (il treno che attraversa Milano e, in certe zone della città, fa le veci della metropolitana ) una sua amica che era rimasta da noi a dormire.
Da brava mamma acrobata, ho avuto la luminosa idea di portare con noi anche Lola che doveva fare il suo giretto ed eravamo un po’ in ritardo sui tempi. Il piano: stazione e poi passeggiatina.
Così mentre mia figlia accompagnava fino al binario la sua amica, ho fatto scendere dalla macchina Lola e, valutato il deserto attorno a noi, l’ho lasciata libera di sgroppare un po’ nelle aiuole antistanti. La piccola bastarda, in un attimo a tradimento si è rotolata su una cacca, impanandosi bene e tornando poi da me scondinzolando, felice.
La cosa era già successa qualche anno fa, con l’altro cane che avevo (l’ho anche scritto in Una mamma da URL) e l’esperienza avrebbe dovuto insegnarmi a diffidare delle routine di bellezza dei cani, ricordarmi che nella loro mente, sapere di cacca è il massimo, il loro Chanel n°5!
Quello che mi ha fregato è il carattere mite e angelico di Lola.
Mentre Jack, il primo cane che si era trasformato in un mottarello di cacca, era un ribelle indisciplinato, da Lola non mi sarei mai aspettata un simile comportamento in riva alle Ferrovie Nord.
Posso anche comprendere l’euforia che può pervadere la mente canina magari in un bel giro in campagna, quando tra le tante cacche di mucca ne si sceglie una, per immolare il ricordo di un magnifico pomeriggio.
Ma ieri in quei due minuti in stazione la fedifraga poteva anche evitare.
Da nera, colore originale del suo mantello, era diventata marrone e vi risparmio gli altri dettagli!
Dovevo assolutamente tornare a casa in auto, non avevo acqua con me, non c’era un bar…e fortunatamente neanche persone che ridevano. La guardavo con odio. Lola non si capacitava del mio malumore, manifestato anche con epiteti irripetibili.
Alla fine sfogato l’apice della disperazione, sono riuscita a reagire.
L’abbiamo pulita con dei kleenex, avvolta e immobilizzata in una vecchia coperta, che avevo fortunatamente nel bagagliaio, e a finestrini spalancati, per sopravvivere all’olezzo disgustoso, siamo tornate a casa di gran carriera e finalmente l’abbiamo lavata sul balcone.
Mentre lei cercava di opporsi, di scappare. Stupita e schifata dall’acqua e dallo shampoo.
Ora profuma di Baby Johnson ed è molto, molto triste.
Lo so che per lei sono strana.
Lo so che impanarsi nella cacca di un altro essere (spero non umano) è solo una strategia di caccia…
Lo so che è un cane e non una figlia…
Ma nonostante mi abbia chiesto più volte di fare la pace, guardandomi con il suo muso implorante, al momento ancora non le parlo!

French Riviera: reportage senza veli

Siamo state una settimana al mare, sempre nel solito paesino francese che mi piace tanto.
Una vacanza tutta al femminile: le ragazze, Lola ed io.
Lola ha fatto il suo bel passaporto internazionale, alla ASL, ed è potuta partire con noi.
Lei non ama molto il mare, le onde le fanno paura e in Francia ci sono troppi barboncini per i suoi gusti, così ha passato la maggioranza del tempo sul terrazzo a prendere il sole. Non sto scherzando, al mio cane rosolarsi al sole piace moltissimo.

Peccato che questa volta il sole non fosse così caldo infatti era il vento a farla da padrone. (Porcoboia) è soffiato intensamente per tutta la settimana facendo scendere la temperatura a livelli tristissimi. Faceva così freddo che stare in spiaggia era una sofferenza, anche perchè si alzava la sabbia e non era per niente piacevole.
Peccato perchè l’acqua era cristallina ma appena entravi ti veniva una sincope dal freddo.

Così non è stata una vera e propria vacanza balneare, abbiamo fatto altre cose: shopping al mercatino provenzale che adoro, giri al parco per far correre Lola e dove ho fatto anche “un percorso vita”. Una di quelle cose fitness che ci sono nei parchi e ho anche rischiato di rompermi l’osso del collo perchè avevo le ciabatte!

(Prego notare l’eleganza delle mie “bimbe” vs.la mia goffaggine con la gonnellina! Sembro la portinaia di un condomminio sulle palafitte che sta scappando)

Naturalmente eravamo partite leggere: neanche una felpa così al mercatino ho comprato alle ragazze le mariniere le magliette tipiche francesi e poi le ho paparazzate.

Poi abbiamo comprato anche i sandali (ero in buona) e poi come ogni anno ho fatto il pieno di spezie. Peccato che ho deciso di conservare i sacchetti nell’armadio vicino ai miei vestiti. L’altro giorno qui a casa cercavo una magliette e mi sono stupita dalla puzza di curry che emanava dalle mie cose. Peggio di un ristorante indiano. Poi ho capito: altro che lavanda provenzale, era stata la genialata dei sacchetti di curcuma che avevo nascosto la settimana scorsa.
Spero almeno che tengano lontano le tarme!

Naturalmente per la legge di Murphy, la sera dell’ultimo giorno c’è stato un tramonto stupendo e il giorno della partenza era un caldo meraviglioso, dove tutti andavano in spiaggia sereni e felici senza temere la tempesta di sabbia!

Vita da tartarughe


In uno degli ultimi weekend siamo state a Chiavari e abbiamo fatto un giro nel bellissimo giardino botanico di Villa Rocca, un’oasi verde che si trova proprio nel centro della cittadina. Abbiamo camminato fra le stradine, ammirato piante e fiori, fatto cucù fra le gigantesche foglie di banano…

… stavamo per andarcene quando in una vasca d’acqua, un piccolo lago delimitato da sassi e bamboo, ho visto una piramide di tartarughe. Pensavo fossero di ferro, una scultura insommma e invece ho notato che si muovevano. Allora siamo rimaste incantate, per un’ora (non esagero) a spiarle. Ecco cosa abbiamo visto:
Una che cercava di salire sulla piccola piattaforma già gremita al massimo e spingeva con il muso e le zampe:
“Fatemi spazio, tu scendi che sei lì da tre ore”
“Col cavolo! Annegati!”
Si beccava una zampata sul muso da quella prepotente che era appollaiata su un’altra, forse troppo vecchia per ribellarsi. Allora nuotava, circumnavigando la piattaforma per provare a salire dal lato opposto, dove sembrava esserci un piccolo spiraglio vuoto tra i tanti gusci delle consorelle. Ma anche lì appena metteva su il muso e una zampa, zac! Tutte d’accordo per non accettarla.
“Buuuuuuuuuuuu! Sfigata stai giù!”, la bullavano e ributtavano in acqua.
Le fortunate che avevano “un posto al sole” erano più cattive e aggressive degli automobilisti milanesi quando si litigano un parcheggio.
Proprio di fronte alla piattaforma c’era la pazza della comunità, una tartaruga che per l’intera ora che siamo rimaste a osservare cercava di scappare dal laghetto. Nuotava sott’ acqua poi prendeva la rincorsa per saltar fuori, aggrappandosi a un mini ringhiera di tre listelli di ferro che delimitava il laghetto e serviva a produrre un effetto cascata.
“Questa volta ci riesco!”, saltava fuori dall’acqua con la zampina si aggrappava al secondo listello, cercava di darsi la spinta giusta per arrivare al terzo e fuggire verso la libertà, invece invariabilmente la corrente (che serviva per produrre la cascatella) la rispediva giù.
“Proviamoci ancora una volta! Pronti: uno, due e hop!”
La zampina anteriore afferrava il listello della ringhiera e poi ciccia! Ricadeva giù in acqua.
Ma lei alienata come un giocatore di slot machine, non voleva cedere alla malasorte. E continuava la manovra ad aeternum.
Le altre la ignoravano.
Poi c’era il piccoletto, una baby tartaruga che nuotava dietro la mamma cercando di farsi trasportare sopra il guscio.
Ma la mamma non ne aveva assolutamente voglia. Il piccolo le dava fastidio, anche perchè aveva deciso di salire anche lei a prendere il sole su un altro lato fichissimo del laghetto dove c’era una specie di oasi in mezzo alle canne di bamboo.
Zona esclusiva ombreggiata e al contempo soleggiata, asciutta e poco affollata.
Sopra erano solo in due, di cui una con l’aria da boss e un guscio enorme.
Area esclusiva anche perchè era difficile salire. Specialmente con il carapace, che nei salti è una zavorra pazzesca.
Poi con il figlio sempre dietro non poteva neanche prendere la rincorsa perchè il piccoletto era troppo vicino.
Ha provato una prima volta ed è andata male. Si è capottata con una capriola mostrando la bella pancia gialla.
Un’altra nuotatina, con il piccoletto sempre a ruota, e un nuovo tentativo. Altra debacle, con caduta meno rovinosa. Ha cominciato a innervosirsi e come tutte le mamme se l’è presa con il figliolo.
Quindi è partita per il terzo tentativo con urlo al piccoletto:
“Non darmi fastidio proprio adesso che sto facendo manovra!”
E oltre ad aver trattato male il figlio non ce l’ha fatta neanche stavolta.
Intanto infrattati in un angolo ombroso a fine laghetto c’erano due, soli soletti, che si accoppiavano.
Dopotutto, anche se piove sempre, è primavera, la stagione degli amori. E la coppia sembrava saperlo bene.
Intanto la prima tartaruga, quella che voleva salire sulla piattaforma ma le amiche egoiste ed elitarie la zampavano via, troppo frustrata dai tentativi a vuoto, ha insultato le consorelle: “Carogne! Me la pagherete!” e ha cominciato a nuotare per raggiungere il lato godereccio. Quello degli amplessi per distrarsi e azzerare lo stress.

P.S. ho letto i dettagli scientifici sul comportamento delle tartarughe e forse non la pensano proprio come ho interpretato io, ma concedetemi la licenza poetica!

Tanti auguri


A Lola non piace il Natale, anzi le dà un po’ fastidio.
I cani amano la routine e lo spirito natalizio porta turbolenza nel tranquillo tran tran quotidiano.
(Quando lavoravo ad Amica, una collega aveva scritto in un articolo “tram tram quotidiano” e quando il caporedattore gliel’aveva fatto notare si era offesa! Altri tempi non c’era google!)
Lola non ama il Natale e neanche il suo cappottino nuovo che la inibisce i movimenti.
Lola capisce l’italiano ma fa ancora degli errori. In un momento di tenerezza, facendole le cocccole le ho detto: “Loliiina, Loluuuccia!” e lei è corsa a cuccia, perchè il suono le è sembrato uguale.
Però i problemi di incomprensione li ho anche con Sant’ che è umano e quindi forse sono io che ho difficoltà nella comunicazione.
Ma devo anche registrare un aspetto positivo: in questi ultimi dieci giorni, seguendo i consigli di una di una cara lettrice (grazie!), ho allenato Lola a rimanere a casa da sola senza avere attacchi di panico distruttivo: adesso sta due ore serena e sto lavorando per aumentare i tempi di separazione. Speriamo!
Il 2012 è stato un anno abbastanza pesante ma voglio essere ottimista (altrimenti non si brinda neppure!), perciò auguro a voi tutte un luminoso 2013!
Arrivederci nel nuovo anno!

Il Paese della legalità

In questo nostro Paese dove tutto funziona a meraviglia, tutti rispettano le leggi, pagano le tasse, le città sono sicure e i servizi per i cittadini sono sempre al meglio, ieri mattina sono serenamente scesa sottocasa cinque minuti per permettere al mio cane, Lola, di fare la consueta passeggiatina.
Vivo in un quartiere residenziale un po’ finto ma molto verde: le case sono circondate da giardini e parchetti.
Molti dei residenti hanno scelto di trasferirsi qui, fuori Milano, proprio per permettere ai propri figli e anche agli eventuali cani di vivere in un ambiente più bucolico. Nel giardino eravamo solo io e Lola, a un certo punto mi squilla il cellulare. Rispondo contenta perchè si trattava di una telefonata di lavoro che attendevo. Lola mi trotterella a fianco annusando qua e là.
Dopo un minuto di telefonata vedo un tipo che mi chiede se il cane è mio. Annuisco e continuo a parlare al telefono. Lo stesso tipo mi si avvicina, sempre mentre parlo, in modo spiccio mi chiede i documenti. Lo guardo con stupore. Ripete con ancora con mal garbo la domanda. E mi fa vedere un distintivo. E’ un poliziotto in borghese. Anzi sono due, perchè nel frattempo è stato affiancato da un collega.
“Documenti!”, a questo punto sono a pochi centimetri da me. Mi sembra di essere in un telefilm.
Non mi resta che chiudere bruscamente la mia telefonata di lavoro.
“Non ho i documenti. Abito lì, se viene al portone, glieli prendo. Ma perchè?”
“Il suo cane è senza guinzaglio”
“Scusi, ma qui tutti, se non c’è nessuno in giro, lasciano correre un po’ i cani. Non c’è un’area specifica per loro”
“E’ contro la legge. Abbiamo avuto delle segnalazioni, c’è stata un aggressione”
Dell’aggressione avevo sentito parlare anch’io: un pointer aveva morsicato un piccolo meticcio.
Lola pesa 9 chili, è lunga 35cm e alta 40. Sta facendo, ignara, le feste al poliziotto.
“Sono 100 euro”
Sono ancora lì con la bocca aperta, mentre hanno già fermato un’altra signora che stava arrivando con due bassotti a pelo corto, uno al guinzaglio e l’altro no.
Altri 100 euro per le casse del comune. I poliziotti, sono abbastanza soddisfatti, raccontano che è dalle 6 della mattina che sono in giro a fare multe ai padroni dei cani.
Dopo questo incontro sono furibonda e per sfogarmi racconto poi l’accaduto a una conoscente.
Lei non si stupisce: il 15 agosto alle 3 di notte, sua figlia stava rincasando a Milano, in una via della zona di Città Studi. Ha avuto una multa di 80 euro perchè andava contromano, per parcheggiare la bici, prima di salire in casa.

Pet 2.0: l’ultima tendenza di Instagram


Se da noi agosto è un mese letale per gli animali domestici, che purtroppo da tanti padroni bastardi vengono abbandonati per andare spensieratamente in ferie, graziealcielo nel resto del mondo non è così.
Per caso, nell’ozio di ferragosto, con Anita abbiamo deciso di creare a Lola un profilo su Instagram, il social network dove si possono condividere le immagini. Sapevo che alcune amiche, tempo fa, avevano fatto profili Facebook ai loro gatti ma volevo qualcosa di più incisivo!
Con grande divertimento ho scoperto l’ultima follia della rete: cani, gatti su Istagram sono celebratissimi. Le loro immagini, tenere, buffe e realistiche sono super cliccate e commentate.
Insomma da Snoopy l’evoluzione è stata radicale e veloce.
I maniaci del pet 2.0 sono i giapponesi, da sempre molto nerd, connessi 24 ore su 24, condividono le foto dei loro cani (di solito di piccola taglia), poi ci sono gli americani e i canadesi. E hanno un successo travolgente, qui sopra, la prova: un profilo che ha 54.000 follower, ok l’orgogliosa padrona che l’ha creato ha ben 15 cani, quindi probabilmente è un tantino più svalvolata del padrone base di cani o gatti (che comunque un po’ fulminato nell’amore del proprio pet lo è sempre!)

Poi c’è questa cagnetta che a una sua foto ha avuto 240 “mi piace”!


Ma non solo foto si condividono tra gli Instapets, ci sono anche le didascalie, tipo: “Guardo la TV con mio papà” e vedi un beagle spaparanzato sul divano con un tipo peloso (forse più del cane) in canottiera che si ciuccia una bella birretta. Oppure i commenti che servono a passare i momenti difficili, come quando succede di dover mettere il collare elisabettiano, non si può più annusare e si barcolla.
Leggere “Ci sono passata anch’io, lo so che è dura!”, può essere di grande conforto!

Così anche Lola, on-line da due giorni, è già popolare e il bello è che in rete anche l’atavica inimicizia cane-gatto svanisce infatti fra i follower non si discrimina, anche se al momento i felini sono ancora una minoranza. Che sia quella la ragione?

Must have dell’estate: il topo dell’Ikea


Ne abbiamo sentito parlare per la prima volta nella sala d’aspetto della Clinica Veterinaria. Una signora aveva un trasportino per mici dove gli inquilini pelosi sembravano due.
“Due gattini?”, le ha chiesto con curiosità la vicina di sedia.
“No, uno è il topo dell’Ikea!”
Un mormorio di approvazione si è levato tra i padroni dei felini.
“Anch’io ce l’ho!”
“Il mio gatto ne va pazzo!”
“E il suo pupazzo transizionale”
“Lo lavo in lavatrice!”
“Non possiamo più vivere senza!” *
Insomma, da una parte all’altra della sala d’attesa, i padroni di gatti si sono messi a elencare tutti i pregi di questo pupazzo e a lodarne l’esistenza: morbido, simpatico, lavabile, mordicchiabile, con una cosa lunghissima e senza occhi a bottoncini, comodo e maneggevole, si parcheggia ovunque!
Le uniche tapine che non conoscevano il meraviglioso prodotto eravamo noi. L’unico animale che non poteva godere dell’incredibile compagnia del topo, disponibile in tre colori, bianco, nero e grigio, il nostro cane che avrebbe potuto apprezzarlo perchè è anche un po’ gatto.
Ci siamo sentite più sfigate che un branco di adolescenti senza la borsa taroccata di Luis Vuitton!
Così, sabato scorso quando siamo andate all’Ikea, per altri motivi, appena abbiamo intravisto il mitico cestone pieno di toponi, ci siamo avventate sopra urlando di gioia come le fan di Justin Bieber. E abbiamo fatto nostro il topone.
A casa Lola, il primo giorno, era perplessa. Anzi sembrava che il topone la schifasse anche un po’.
Troppo grande? Troppo grigio? Troppo simile a Ratatouille?
Non ci siamo perse d’animo e abbiamo cominciato ad agitarle il topone davanti al muso, a lanciarlo, a tirargli la coda. Finalmente dopo due giorni di osservazione Lola si è affezionata alla bestia e ora l’adora. Ringhia, la morde e se lo lancia da sola. Alla sera se la porta in cuccia…e vivono felici e contenti.

*sembra una marchetta per l’Ikea ma non è. Forse dovrebbero pagarmi a peso d’oro e nominarmi capo mondiale del marketing. Ma non è detto che accetti 🙂

Cani e bambini à la plage


Lola ha visto il mare per la prima volta. Poteva farne a meno, non l’ha apprezzato per niente. Anzi le onde le mettevaqno fifa. Tra i suoi numerosi e diversificati antenati senz’altro non c’è un terranova. E invece al mare (in Francia) è pieno di cani di mare. Ce n’era uno che giocava a palla sulla battigia, un altro che saliva e scendeva da una di quelle tavole da surf con cui fanno (di solito) il bagno i bambini.

Poi c’era un labrador nero, marinaio nel dna, che stava su uno yacht e giocava con un vero pezzo di corda da barca, mentre Lola ha la stessa corda taroccata da mordicchiare, quella made in China, quella finta e colorata che vendono nei pet shop.


A Lola la gita al mare non è piaciuta, era anche un po’ nervosa e guardinga quando stava sotto il tavolino di un bar dove andavamo a bere perchè c’era l’wi-fi.

Lola comunque ha schivato la convivenza forzata in spiaggia. Anzi ne ha approffittato per sgarrare tutte le regole e aspettarci sdraiata al mio posto sul letto, l’impronta delle sue zampette sul lenzuolo candido l’hanno tradita.
In spiaggia c’era una famigliola composta da papà, mamma e due bambine. La più grande avrà avuto cinque anni. Non andavano per nulla d’accordo. La grande in particolare era particolarmente violenta con la sorellina. Ad ogni contrarietà cercava di menarla aiutandosi anche con paletta e rastrello. La mamma allora interveniva, le separava e mandava la primogenita violenta in castigo. Il luogo di questo esilio punitivo era un palo, situato in un angolo un po’ lontano alla fine della spiaggia. La colpevole doveva stare lì a espiare le colpe. Faccina rivolta verso il palo.
Dopo pochi minuti cercava di tornare tra i “buoni” e cominciava a girarsi per capire come buttava.
Ma la mamma la nasava subito e le urlava: “Guarda il palo! Non girarti!”
E’ successo diverse volte. La piccola doveva continuare a sopportare la simbiosi con il palo.
Se da grande diventerà ballerina di lap-dance non sarà una scelta sorprendente.

Il signor Chicco

Telefono alla clinica veterinaria per prenotare una vaccinazione per Lola.
“Va bene alle 17,30?”
“Perfetto”
“Mi lasci il nome”
“Del cane?”
“No, altrimenti dovrei segnare sempre “Chicco”! Del padrone, che domande!”, la segretaria mi fa sentire un’idiota.
Dopo un’onorata carriera come mamma di umani ed essere diventata espertissima nel gestire pediatri, maestre, professori e affini, come mamma di cane faccio un po’ schifo. Sono imbranata.
Ieri pomeriggio vado alla clinica aspetto una lunga ora in sala d’attesa.
A Lola non piace stare lì, annusa l’aria e tira il guinzaglio per uscire.
Gli altri padroni di cani mi sorridono complici.
C’è più solidarietà tra padroni di cani e gatti che fra madri.
Le genitrici quando fanno comunella sono sempre in competizione (a partire da “il mio già gattona, il tuo no?” a “promosso con la media del sette”) mentre i padroni dei cani fortunatamente non dicono “il mio già abbaia” o “il tuo non porta il giornale?”
Dopo un po’ però tutti i padroni dei cani spariscono, entrano a fare le loro visite e rimango da sola. Sono le 18 e incominciano ad arrivare i padroni dei mici. Una processione.
E’ il momento delle visite ai degenti.
“Ho il mio gatto ricoverato, vado a trovarlo” e si infilano dentro una porticina.
“Vado a vedere il mio gatto”
“Il mio gatto è stato operato”
E via così. Non so quanti posti-gatto-letto ci siano dietro quella porticina ma tanti sono i padroni premurosi. Secondo me molto più preoccupati che se fosse ricoverata una vecchia zia.
Lola ed io rimaniamo sole, lei tira sempre per uscire. Dopo un’ora di attesa, vado dalla segretaria (quella che mi ha fatto sentire scema al telefono) e le chiedo se il veterinario con cui ho prenotato la vaccinazione esiste davvero o il suo sia un nome fittizio come quello del cane Chicco. Lei mi gela con lo sguardo: “Sta visitando!”
Torniamo a sederci e intanto i parenti dei mici non escono dalla visita. Mi domando se dire:
“Ho il gatto operato” sia una frase in codice per entrare in una riunione di una qualche setta.
Dove sono spariti tutti?
Dopo un’altra manciata di minuti finalmente ci ricevono e Lola si becca il punturone. Fortunatamente non piange. Anzi, sembra che non si sia accorta di nulla. Tiro un sospiro di sollievo. Non ero così ansiosa da quando le mie figlie erano bebè per la prima vaccinazione dei tre mesi!

Piovono passerotti

εξτραμαμμα

Avevo già raccontato che Lola è cacciatrice e l’avevo anche derisa perchè le sue prede volavano via. Ora però la situazione ha avuto un’inaspettata evoluzione. Maggio è la stagione in cui i nidi si riempiono, sia nelle maternità degli ospedali (dove c’è il picco delle nascite dei figli concepiti durante le vacanze in agosto) sia sugli alberi, dove le uova si schiudono e nascono gli uccellini. Abito in una zona verde dove i cinguettii aumentano e il mio cane non sta più nel pelo dall’eccitazione. La sorte ha voluto che nelle fornde esattamente sopra al mio balcone, una coppia di passerotti abbia deciso di fare il nido. Era già successo tre anni fa proprio nello stesso periodo.
Peccato che questa volta, schiuse le uova, uno dei piccoli sia, molto probabilmente, caduto nel tentativo di spiccare il primo volo. Così è atterrato sul mio terrazzo nell’angolo in fondo, sulla montagna di foglie che si sono accumulate dietro al condizionatore. L’abbiamo scoperto perchè, l’altro giorno, quando la mia cagnetta è uscita sul terrazzo si è fiondata in decisa in quel punto. Fortunatamente Emma la seguiva e ha visto subito che Lola aveva stanato un povero baby uccellino, tirandolo fuori dal rifugio con un’orgogliosa zampata da predatore.
E’ stato un attimo, Emma è riuscita a salvarlo, prendendolo subito in mano.
La mamma del passerotto, allarmata, cinguettava fortissimo, assistendo alla scena dai rami dell’albero appena sopra.
Emma gridava: “Poverino, è terrorizzato e si aggrappa alle mie dita”
Ho blindato in casa Lola e non le ho più permesso di uscire.
Allora Emma, più tranquilla, ha rimesso il passerotto sulle foglie dietro il condizionatore (sì,sì, lo so devo pulire) e poi per conforto gli ha anche portato dei cracker(?).
Il giorno dopo erano spariti sia lo snack che il passerotto. Speravamo che fosse riuscito a volare via, mentre sulla fine dei cracker invece tutte le ipotesi sono ancora aperte…
Lola è potuta tornare a scorazzare sul terrazzo.
Ma alla sera quando siamo uscite per la passeggiatina serale, dalla porta che dà sul giardino e si trova esattamente un piano sotto il balcone, sullo zerbino lo ritroviamo, fermo e spaventato.
Sembrava proprio lui il passerotto imbranato, che non sa volare e canna tutti i tentativi.
(O magari un suo cugino anche lui non troppo sveglio)
Lola stava di nuovo per afferrarlo e farlo suo. Ma sono stata più veloce: l’ho preso e messo in salvo, nascondendolo nel cepspuglio più vicino. La mattina dopo sono andata a controllare e non c’era più.
Da un giorno però Lola digerisce male, tossisce, fa versi come se avesse qualcosa in gola (una zampetta?).
Oggi nella sua cuccia ho trovato anche due piumette.
Ma dalla finestra continuo a sentire cinguettare allegramente, perciò voglio essere sfacciatamente ottimista.

P.S. Dopo molte sere passate a ripassare greco, posso con orgoglio dire che le ultime tre lettere di extramamma, nella didascalia della foto che mi ha scattato Anita mentre faccio il post, le ho scritte io!
Qui invece trovate il primo capitolo di Affari d’amore.

Il gatto da caccia esiste

Dopo più di tre mesi di felice convivenza ha imparato a conoscere la mia Lola, un cane che confina con gli umani ma anche con i felini.
Come tanti bambini che hanno un oggetto transizionale, un pupazzetto del cuore che li rassicura, anche Lola ha il suo. Un piccolo beagle di pezza con cui gioca e che stringe tra i denti nei momenti più difficili. Uno di questi è quando Emma si allena a suonare il flauto. Dalla biografia di Lola ho saputo che è nata in un campo rom. Quindi quando la vedevo correre affannata per casa agitata con il pupazzetto in bocca, mentre Emmma suonava pensavo non le piacesse la musica poi ho cominciato a immaginare che questi concerti le ricordino magari la sua “infanzia”: i rom che incontro in metropolitana suonano sempre magari lei Lola li accompagnava.
Ho provato a farle ascoltare un CD di Mozart e non ha lo stesso frenetico comportamento, quindi ho capito non è la musica a turbarla, sono solo le esibizioni live.

Il carattere di Lola ha molte sfaccetture, forse è dovuto dall’insieme dei suoi antenati, una miriade di cani di razze diverse e comincio a sospettare che ci fosse anche un …gatto. Infatti alla sera Lola da una settimana ha uno strano comportamento, una volta l’ho presa in braccio mentre ascoltavo Anita che mi ripeteva greco, da allora tutte le sere alla stessa ora se sono seduta a farmi ripetere una lezione viene da me, mi appoggia il muso sulla gamba e guarda con insistenza. Non molla finchè non la prendo in braccio. Lì si accovaccia felice e scomoda, perchè è un po’ troppo grande per stare sulle mie ginocchia e mentre l’accarezzo il dorso, non vorrei esagerare, ma sembra che faccia le fusa.

Quando esce invece prevale in DNA di qualche nonno cane da caccia, Lola infatti pascola libera e felice ma quando vede un uccellino diventa predatore. Un predatore motivatissimo, quasi più che i beagle della Regina durante la caccia alla volpe. Corre, corre e si sfianca, con la lingua a penzoloni e anche un orecchio rivoltato, finchè il volatile di turno non la beffa salendo su un albero.
Allora Lola si mette di sotto, lo guarda, gira intorno all’albero, si alza su due zampe saltellando, gli fa la posta e abbaia :
“Prima poi scenderai, ti aspetto qui sotto vigliacco”
Fa così ogni pomeriggio. Sospetto che oramai nel prato sotto casa mia si sia organizzata una squadra di passerotti che l’aspetta per ghignare e farla correre.

P.S. Venerdì pomeriggio alle 14 sarò a Torino al Salone del Libro a parlare di ebooks con EMMABOOKS se qualcuno fosse in zona ci incontriamo.

Come Juno?

Dopo due settimane di convivenza la vita con Lola procede abbastanza bene. Lei oramai si sente a tutti gli effetti un membro della famiglia: quando dico “Ragazze andiamo a letto!”, si mimetizza alle mie figlie e salta sul letto di Emma per confondersi in mezzo ai pupazzi. Infatti nella gerarchia famigliare sta cercando di prevericare il posto di Emma, che non vede come padroncina ma come pari-grado.
Come capo-branco Lola ha eletto invece Sant’.
Lo venera al punto che, con grande disperazione di Emma, un sera quando Sant’ è rincasato la nostra ingrata cagnetta l’ha salutato facendogli tante feste e portandogli anche, come omaggio, un osso che Emma aveva precedentemente regalato a Lola comprandolo addirittura con la sua paghetta.
Per capire questi atteggiamenti, altri sbalzi di umore (a volte è euforica mentre quando vede passare sotto la finestra un cane che le piace, si commuove e guaisce) e anche qualche incidente domestico dovuto a incontinenza, un dubbio si è insinuato nella mia mente: e se fosse tutta colpa degli ormoni perchè Lola forse è incinta?
Infatti quando l’abbiamo presa al canile, la ragazza che ce l’ha affidata ci ha spiegato che quando era arrivata era in calore ma la famiglia che l’ha abbandonata aveva assicurato di averla tenuta d’occhio ed escludere il contatto con cani maschi.
Ma poi l’hanno mollata e quindi secondo me potrebbero anche essersene allegramente fregati.
Il dubbio può esserci e infatti abbiamo deciso di aspettare per l’operazione di sterilizzazione.
Avrà quattro cuccioli nella pancia? La volontaria del canile mi ha detto:
“Se è incinta se ne acorge e comunque le guardi i capezzoli”
Così glieli fisso tutti e sei, tutti i giorni e devo dire che ieri sera mi sembravano più grossi.
Omiodio. Così ho detto a Sant’:
“A volte piange e fa un po’ la pipì a capocchia, ha sbalzi di umore tipici della gravidanza: per me è incinta”
“Ma va!”
“Ho lavorato dodici anni a Insieme, sono un membro del mommyblogging, ho due figlie, certo che lo so! Adesso telefono e prenoto un’ecografia”
Anita ha cercato su Google e mi ha detto: “La gravidanza canina dura due mesi”
Quindi potremmo essere già a metà. Non mi sembra ingrassata, ma la guardo, l’accarezzo e le chiedo:
“Lolina, a casa di quei cattivoni qualcuno ha approffitato di te, vero?”
Lei non risponde così ho deciso, non posso più convivere con il dubbbio: stasera andremo alla clinica veterinaria a fare l’ecografia.

Possiamo tenerlo?

Tutto è cominciato alcuni mesi fa quando abbiamo conosciuto il gatto Pepe. L’emozione di questo incontro ci ha fatto capire di essere pronti ad avere di nuovo un animale domestico. Purtroppo però Pepe non era l’animale giusto per noi, era “impegnato” e così abbiamo cercato altrove…e abbiamo cominciato a frequentare il canile più vicino a casa nostra della Lega del cane.
Il primo giorno appena siamo entrate e la volontaria mi ha fatto vedere gli “ospiti”, ho cominciato a piangere.
La ragazza mi diceva: “Ma qui stanno bene…” ed era vero, ma a vedere tutti quei musi schiacciati contro la porta del loro
box, con gli occhioni che sembravano dire “Scegli me, scegli me!” non riuscivo a trattenermi.
Nei giorni seguenti, io e Emma abbiamo cominciato a frequentare il canile per portare a fare una passeggiata qualche cane.
Volevo assolutamente che mia figlia, abbandonasse l’idea disneyana su cosa significa avere un cucciolo, Emma ha letto negli utlimi anni parecchi manuali che insegnano come comportarsi con un cane ma le sue nozioni sono prettamente teoriche.
Anche se lei si sente una grande esperta cinofila.
Così abbiamo cominciato a conoscere vari cani, anche quelli vecchi, sovrappeso, stressati dall’esperienza del canile.
Lasciando sempre di più da parte l’idea del cane peluche.
I ragazzi che lavorano alla Lega del cane sono fantastici e preparatissimi, ma comunque spesso questi animali hanno un passato spiacevole e traumatizzante che penalizza il loro atteggiamento.
Ma la cosa meravigliosa è che mentre quando si incontrano al canile hanno comportamenti un po’ schizzati, appena adottati si “allargano di brutto”, infatti molte persone che prendono il cane alla Lega poi mandano un piccolo resoconto e una foto dei loro nuovi amici adottati. Ed è stupefacente vedere come questi si siano trasformati in viveur in pochi giorni: sdraiati sul letto o sul divano posano felici nella foto di famiglia! Probabilmente in estate arriveranno anche foto di meticci sovrappeso, ex pulciosi, che sorseggiano cocktail a bordo piscina.

Il patto con Emma era che se lei si comportava bene, forse dopo le vacanze di Natale se ci fosse stato un cane di piccola taglia adatto a noi potevamo addottarlo.
In passato ho avuto vari cani e in particolare l’ultimo, comprato di razza con un pedigree che sembrava perfetto per un cane “di famiglia” (che mi ha procurato vari guai che ho raccontato anche in “Una mamma da URL), mi aveva convinto che è meglio salvare dal canile un cane sfortunato piuttosto che sceglierne uno griffato.
La scorsa settimana, appena tornati, Sant’ ed io siamo andati “di nascosto” al canile a vedere se ci fosse qualche nuovo arrivato interessante (i cani piccoli e giovani infatti fortunatamente arrivano e vegono adottati in grande velocità) e abbiamo conosciuto lei: Lola, tre anni compiuti ieri, era stata abbandonata al canile dieci giorni prima da una famiglia che per motivi personali non poteva più tenerla. E’ stato un colpo di fulmine.
Dopo una settimana di “corteggiamento”, venerdì l’abbiamo portata a casa e anche lei dopo un comportamento timidissimo nei primi giorni d’approccio al canile, appena arrivata a casa, nel minuto stesso in cui ha varcato la soglia è balzata a sdraiarsi sul divano. Mancava solo che prendesse il telecomando e chiedesse:
“Ce l’avete Sky?”, tanto si è sentita a proprio agio.
E’ stata gentilmente ridimensionata e fatta accomodare nella sua nuova cuccia.

Pazza gattara si diventa

Noi siamo una famiglia da cani. Nel senso cinofilo dell’espressione.
Con i gatti non abbiamo mai avuto molto feeling. I nostri animali domestici sono sempre stati cani. Insomma eravamo dell’altra sponda…fino a quando nello scorso mese di agosto non abbiamo incontrato lui: Pepe.
Il primo a parlarne è stato Sant’, il gatto bivaccava nell’aiuola davanti alla porta del palazzo dove c’è il suo ufficio. Bello, grigio, occhi gialli, molto socievole. Il classico milanese in agosto, super-friendly con i pochi residenti rimasti. Solo che essendo un felino la situazione era più complessa, era in giro d’agosto non perchè facesse poi le ferie a settembre ma perchè, molto probabilmente, qualcuno l’aveva abbandonato.
Così incuriosite siamo andate a conoscerlo. Ci ha fatto subito le fusa e intenerite abbiamo cominciato a portargli anche qualcosa da mangiare. Il feeling è nato soprattutto con Emma (mentre Anita lo snobba un po’, sogna di possedere un cavallo per cui il gatto è un po’ riduttivo).
A settembre pensavamo che i padroni tornassero e invece il gatto era sempre in strada.
Coccolato e nutrito anche da altre persone oltre che da mia figlia. Infatti da una signora che abita nella casa di fronte Sant’ ha saputo il nome, Pepe appunto, e che la padrona fedifraga è una signora che è andata in vacanza, gli ha tolto il collare e l’ha lasciato in strada.
Emma, anche un po’ gelosa delle attenzioni che gli rivolgono gli altri, giorno dopo giorno ha intensificato cure e attenzioni. L’ufficio di Sant’ è abbastanza vicino a casa nostra e quindi lei appena ha un momento libero vuole andare da Pepe. Il gatto è sempre più affettuoso, miagola per salutarla e se non è troppo affamato prima di gettarsi sul cibo le fa anche le fusa, oppure gliele concede solo al momento del commiato strappacore.
Mia figlia è diventata anche esperta nel scegliere le scatolette di cibo al supermercato:
“A Pepe piace questo….no aspetta… forse più quest’altro”
Fortunatamente l’estate continua e il povero Pepe senza tetto non ha ancora dovuto combattere contro le intemperie autunnali.
Ma già da un po’ le previsioni parlano di svolta climatica, da qui il passo successivo:
“Mamma lo adottiamo?”
Al pelo morbido e agli occhi magnetici di Pepe è difficile resistere, anche per una come me che sa tutto sui cani e, fino a un mese fa, non provava nulla nei confronti dei felini. Per farmi consigliare, ho telefonato a una mia amica esperta di gatti la cui diagnosi è stata:
“Portalo a casa e sii felice”.
Mi sono consultata con Sant’ per capire dove potremmo piazzare la gattaiola, senza imponenti lavori di muratura, poi sono andata a parlare con la vicina informata dei fatti per ulteriori informazioni.
E ho ricevuto una doccia fredda. Ho saputo che la padrona che l’ha abbandonato, e abita a 50 metri, ora è tornata a casa ma ancora lo frequenta. Ha un comportamenteo ambiguo: lo lascia dormire fuori ma di giorno lui la segue in casa.
(Come quei fidanzati che si mollano ma continuano a vedersi)
Quindi, maledizione, non è un gatto libero.
Adesso dovrò andare a conoscerla per sapere le sue intenzioni. Oppure dobbiamo rapirlo?

Bird watching


Da un po’ di giorni dal mio balcone provenivano cinguettii allegri, insistenti e rumorosi. La primavera scapigliata, pensavo mentre continuavo a stare china sulla tastiera per guadagnarmi la pagnotta. Poi l’altra sera Sant’ ha detto che in fondo al terrazzo c’era un nido di merli e infatti da giorni anch’io avevo visto un merlo/a svolacchiare sulle mie nuove fioriere. Era ora di cena, abbiamo abbandonato i fusilli al pomodoro sul piatto, per correre a verificare, da dietro le finestre per non disturbare.
In un angolo del balcone, c’era un piccoletto. Nero e tutto arruffato, la versione pulcina del merlo bebè, abbandonato lì che aspettava che la mamma tornasse con il cibo. Stava immobile e ogni tanto la chiamava “Mamma mieni, mieni!” (come diceva Anita da piccola).
Noi commossi, sbuffavamo e commentavamo:
“Cavolo, ma quanto ci mette? Non sente che lui piange? Quanto ci mette per trovare un verme?”
Finalmente è arrivata e noi siamo tornati ai fusilli, pacificate.
Abbiamo capito che il nostro balcone è una perfetta pista per allenarsi al volo: si parte dal nido nella parete in fondo e poi tutta la pista in lunghezza, fino al lato opposto dove c’è la porta finestra della sala.
Quasi meglio di Linate.
Ieri pomeriggio sono rimasta da sola in casa a scrivere e nelle pause mi sono dedicata al bird watching. Volevo paparazzare la mamma, ma ogni volta che mi avvicinavo e la beccavo sempre al ritorno dalla spesa, a becco pieno, provavo a scattare e lei volava via. Bella, magra, elegante, tutta nera con il becco arancione.
All’ora di cena, finito il mio lavoro, mi sono avvicinata alla porta finestra della sala e chi vedo? Non uno ma due pulcinotti (Piero Angela mi fa un baffo). Proprio lì nell’angolo del balcone, a fine pista di allenamento al volo. Uno addirittura appollaiato sul mio ficus. Non potevo farmeli sfuggire: scatto, scatto e scatto.
Loro poveretti erano fermi, probabilmente immobilizzati dalla paura. Quello a terra a un certo punto è schizzato in casa, ha fatto una corsa pazza, facendosela anche addosso, fino a nascondersi sotto i mobili della cucina. Panico. Fuori la mamma è tornata in picchiata:
“Non ti avevo detto di stare attento a tuo fratello, deficiente!”
“Non è colpa mia…”
Cip Cip Cip CipCip!!!!!!
Mamma continuava a cinguettare inquieta e spaventata. Ha detto anche qualche parolaccia. Era fuori di sè.
Non sapevo cosa fare, capivo che il piccolo mi considerava peggio di un boia ed era terrorizzato. Ho spento i Simpson alla TV perchè ho pensato che i versi di Homer potessero spaventarlo ulteriormente. Ho chiuso la porta della cucina e il piccolo si è spostato strisciando fino all’angolo del frigo. Allora ho preso uno strofinaccio gliel’ho buttato sopra e delicatamente l’ho preso.
“Non devi avere paura adesso ti riporto dalla mamma”, gli ho detto dolcemente.
“Cip ???? Cip ???”
Ho riaperto il terrazzo e l’ho rimesso fuori.
Cip Cip, Cip, Cip, Cip, Cip, Ciiiiiip!!!!!
I festeggiamenti sono andati avanti per un bel pezzo. Papà merlo però non si è mai visto.

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