Cane clonato? No grazie!

Oggi ho letto questa notizia sul Corriere che mi ha veramente colpito: la moda dilagante soprattutto negli USA e in Corea di farsi clonare gli animali domestici, per troppo amore. In previsione della loro dipartita, gli si ruba con un’operazione un po’ di DNA con la speranza di riprodurli pressochè identici. Dagli anni novanta quando nacque la famosa pecora Dolly, ai processi di clonazione per i purosangue, la ricerca non si è più fermata. Già da tempo si può aver un cucciolo clone del cane o del gatto che, per raggiunti limiti di età, un brutto giorno non sarà più in famiglia.

E naturalmente con i soldi si può fare (quasi) tutto: 100.000 dollari per il cane bis, mentre il gatto è molto più conveniente, solo 25.000 per ricopiarlo.

I padroni che hanno scelto di farlo si giustificano raccontando che non riuscirebbero a sopportare la vita senza il pet adorato. Secondo me invece si tratta di mostruoso egoismo; per prelevare il DNA, infatti gli animali devono essere sottoposti a operazioni, poi i cloni sono molto più fragili e quindi spesso non sopravvivono all’esperimento e  ancora il carattere e il comportamento di un animale non è dovuto solo al patrimonio genetico, anche i cani della stessa razza spesso hanno attitudini differenti. Influisce molto anche l’ambiente e l’educazione (è facile che con il passare del tempo gli stessi padroni possano mutare nel carattere e nelle abitudini)  quindi magari il pet clone è materialmente identico ma molto meno adorabile. E infine ci sono così tanti cani e gatti abbandonati che hanno bisogno di aiuto e cercano una famiglia, nei canili e nei gattili e proprio lì sarebbe più etico investire dollari e affetto.
Ma voi cosa ne pensate?

Cosa è successo Gala Brunch canino

Non sempre va a finire come nella favola di Cenerentola. Non sempre basta un tuffo nell’alta società per cambiare il proprio destino. A volte non succede.

Per esempio, al Gala Bruch in uno degli hotel più esclusivi della città in cui Lola è stata invitata domenica scorsa, le cose sono andate diversamente.

Lola ha fatto il suo ingresso nell’high society canina meneghina insieme ad Anita e un’amica di mia figlia, con il suo cucciolo trovatello meticcio.

Le cagnoline sono state accolte bene, ma erano le uniche “diverse” e “vivaci”. Tutti gli altri cani nella raffinata cornice del foyer dell’hotel stellato erano di razza. E soprattutto si dividevano in due sotto insiemi: quelli piccoli che stavano in borsetta e quelli vecch,i sdraiati comodi e fermi sotto i tavoli.

Quindi poco stress per i padroni che potevano mangiare, bere e chiacchierare amabilmente.

Lola e l’altra cucciola invece sono state nervose ed eccitate da subito. Lola perchè c’erano troppi cani in un ambiente sconosciuto, l’altra perchè non ama stare al guinzaglio.

Insomma, un inizio promettente.

Così le ragazze hanno deciso di posizionarsi in giardino (casomai qualcuno avesse voluto marchiare il territorio) Anita ha legato Lola a una balaustra e si è offerta di andare a prendere qualcosa da mangiare e da bere. Stava scodellandosi un assaggino di risotto ma è rimasta con il cucchiaio a mezz’aria quando ha sentito l’elegante messaggio del direttore di sala:

“La mamma di Lola è pregata di venirla a prendere!”

Mia figlia si è ricordata di non essere madre ma è stato solo un attimo di perplessità, poi è stata presa dal panico quando ha visto Lola zizagare correndo in mezzo alla sala. Fra i presenti, mimetizzato fra gli ospiti eleganti, c’era fortunatamente un addestratore di cani che ha braccato Lola, proprio mentre Anita faceva cadere sul pavimento il piattino di risotto.

“Ma l’avevo legata!”

Peccato che alla balaustra fossero rimasti a penzolare solo il guinzaglio e la pettorina “vuoti”. Con una mossa degna di Houdini, Lola era risucita a liberarsi per scappare a cercare Anita.

Alla fine, Anita e la sua amica non hanno più avuto il coraggio di alzarsi dal tavolino (basso) attorno cui si erano sedute. Con i cani stretti al guinzaglio ma non hanno potuto impedire a quest’ultimi di dare anche una slurpatina ai loro piatti. La cucciola si è fatta un mozzarella in carrozza, Lola ha preferito il risottino.

(I tavolini erano così bassi e pet friendly!).

A Lola è stata data da bere acqua minerale e alla fine della festa anche un pacchettino come regalino d’addio (party bag) con un paio di croccantini e un po’ di bustine raccogli-cacca.

Gli altri invitati invece, belli, eleganti, tranquilli e rilassati, hanno anche potuto partecipare a un quiz canino che metteva in palio un altro lussuoso brunch per due all’ hotel.

“I vincitori hanno copiato dal telefono”, hanno spifferato Anita e la sua amica, invidiose, e soprattutto abituate alle astuzie da verifica in classe.

Comunque è stata una gran bella festa. La location era splendida e alla fine Lola e la cucciola sono andate a sgroppare nell’area cani dei giardini di Porta Venezia.

A Milano: brunch di gala per cani all’hotel Diana

Lola sta sul terrazzo, in piedi su due zampe per riuscire a guardare il giardino di sotto attraverso i buchi della balconata. E quando passa qualche cane suo amico abbaia. E’ il suo Facebook, il suo modo di dire “mi piace”, di condividere notizie, litigate e annusate varie.

Oggi è parecchio eccitata perchè una delle sue fantasie da capobranco si sta avverando:  domenica parteciperà al Gala Brunch per cani (e padroni) organizzato alle 12,30 in uno degli hotel più esclusivi della città che, oltre a essere elegante e in una posizione strategica centralissima, è anche pet-friendly. Il prestigioso e canino evento è organizzata dalla Lega del Cane, l’organizzazione attraverso la quale Lola è arrivata nella nostra famiglia.

I volontari della Lega sono gente fantastica, pieni di energia, buona volontà e un immenso amore per gli animali, di questo se n’è accorto anche il capo chef dell’hotel Diana che ha addottato recentemente due cani e per ringraziare ha lanciato l’idea del Gala Brunch benefico. Nella Milano da bere di aperitivi a quattro zampe ormai se ne fanno ovunque, anche nell’hinterland, ma un Gala Brunch al Diana è tutto un altro livello! Soprattutto se gli ospiti d’onore sono i meticci, i trovatelli, gli abbandonati, non certo i cani griffati alla Paris Hilton. (Sembra quasi una storia di Walt Disney)

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Comunque il fine di questo Gala non è zampettare e sporcare i tappeti del Diana, ma raccogliere i fondi per rifare la pavimentazione del rifugio della Lega del Cane a Redecesio e anche alcuni box per i cani. Quindi partecipate numerosi, il prezzo d’ingresso a persona è di € 50 euro, cibo e drink compresi per umani e non.

 

Il cane vegano

“Ciao, mi chiamo Lola e sono un cane vegano”
“Ciao Lola”, rispondono in coro gli altri partecipanti al meeting tutti in cerchio intorno a lei.
Andrebbe cosi, questo sarebbe l’inizio della terapia di gruppo. Se ci fosse un associazione, tipo alcolisti anonimi, un’organizzazione che combatte le assuefazioni, in cui il mio cane potesse andare per rimettere a posto la sua dieta. Sì, perchè ultimamente sono successe cose inquietanti. Prima Lola ha cominciato a impazzire per la mela, poi la banana e dopo le arachidi (quelle vere non salate naturalmente). Poi appena mi cadeva sul pavimento un bacca di goji se la slurpava via in un nano secondo.  Dopo ancora è stata la volta delle nocciole (se gliele metto nella ciotola vuota fa un po’ fatica a catturarle perchè rotolano però sul pavimento si agguantano e divorano benissimo), ma il momento topico è stato la scoperta delle lenticchie.

Lola impazzisce per le lenticchie. Oggi addirittura ha schifato un biscottino gourmet per cani, una raffinatezza a forma di cuore e al sapore di formaggio. Un nuovo tipo di “premio” che avevo comprato al supermercato, copiando una signora elegante e ingioiellata che lo sceglieva per il suo cane.

Guardando l’accattivante packaging avevo chiesto:

“Mi scusi signora, ma è buono?”

E lei: “Il mio cane impazzisce”

Così mi ero fidata e avevo messo la costosa delizia nel carrello.

Invece stasera quando glielo ho offerto sorridendo ammicante :

“Ma chi è che mangia questo biscottino così fico?”

Lola l’ha annusato perplessa e poi ha buttato il cuore firmato sotto il cuscino della cuccia ed ha cominciato a guardarmi con occhi imploranti perchè preferiva le lenticchie che stavo togliendo dalla vaporiera.

 

Se fossi capobranco…vita a cinque stelle

Un colpo di zampa alla ciotola e l’acqua schizza fino ad arrivare alla “ciabatta”, poco distante sul pavimento, dove sono attaccate varie prese degli elettrodomestici in cucina. Un attimo e il sistema elettrico di casa va in corto circuito: salta la luce, si spegne tutto ma suona l’allarme antifurto che ti perfora il cervello. Dopo lunghi momenti di disperazione abbiamo resettato tutto, fatto tacere finalmente il maledetto allarme e scoperto la colpevole: Lola.
Sì, proprio lei che negli ultimi tempi rema contro, è ribelle, spesso di cattivo umore perchè, dopo tre anni e mezzo di convivenza, non è ancora riuscita a realizzare il sogno di essere capobranco.
L’ultimo affronto subito, dal suo punto di vista, è stata la toelettatura dell’altro giorno. E’ tornata a casa soffice, profumata e di pessimo umore.
Un’onta che ha deciso di lavare con il boicottaggio elettrico.
Non essere ancora riuscita a scalare la gerarchia familiare è fonte di grande frustrazione e il suo atto di vandalismo mi ha messo in guardia. Allora le ho spiegato che essere capobranco avrebbe sicuramente molti vantaggi ma magari anche qualche risvolto inaspettato.
Tornando da Londra, sulla rivista in aereo, avevo letto infatti un articolo sulla vita a cinque stelle dei cani alfa, senz’altro capibranco, c’era l’elenco di tutti gli hotel di lusso dove possono andare per stare con i loro padroni e non essere lasciati alla solita pensione per cani.
Per esempio a New York per poco più di 300 € possono stare qui oppure qui , posti bellissimi dove ti danno anche tanti bastoncini al manzo e ti fanno dormire sul letto ma c’è sempre l’incubo tolettatura dietro l’angolo. Come succede probabilmente in questo resort in Arizona e senz’altro in quest’altro a Hollywood, dove i cani sono tutti trattati un po’ come bambole, e infilati nella borsa, come il povero chihuahua di Paris Hilton. Oppure spendendo molto meno, i prezzi partono da $ 50 dollari, si potrebbe andare in Florida in questo hotel dove però è pieno di cani che vogliono fare i modelli e gli attori e l’atmosfera è senza’altro molto tesa e competitiva perchè ti tolettano dalla mattina alla sera.
Lola mi ha guardato e nella sua lingua, che ricorda molto la parlata di Umberto Bossi, mi sembra che abbia bofonchiato qualcosa come “Colpiffero” (avevo già scritto che parla?) poi si è acciambellata nella cuccia, affondando il muso nella pancia, con un body language inequivocabile.

Stregata dalla luna

fotostregata
Stamattina Lola ha cominciato ad avvertire che sul pianeta stava per succedere qualcosa di anomalo. Verso le nove e mezzo, invece di abbaiare per attirare la mia attenzione ha cominciato ad emettere strani versi da gabbiano. Il sole sarebbe stato oscurato e come conseguenza lei, da piccolo cane focato, si sarebbe trasformata in un elegante gabbiano bianco?
La sua agitazione era tale che ho cominciato veramente a pensare che qualche mutazione straordinaria sarebbe inevitabilmente accaduta.
Correva per tutta la casa mugolando con il suo pupazzo (un alce smenbrato) in bocca. Ancora più stressata che quando sente il fischio della lavastoviglie che segna la fine del lavaggio.
Si fermava davanti alla portafinestra del terrazzo e mi guardava con occhi supplicanti. Voleva uscire. Stanca di sentire quel verso di gabbiano addolorato, l’ho accontentata e ho aperto.
Di solito nelle mattine soleggiate Lola esce e si sdraia per godersi i primi raggi primaverili. Stamattina invece ha smesso di spacciarsi per un gabbiano e si è calmata. E poco dopo quando sono uscita anch’io, strategicamente armata di un pezzo di una vecchia lastra di Anita, per vedere la meraviglia dell’eclissi l’ho trovata seduta perfettamente immobile, che fissava il cielo bianco.
Trasognata, pacificata, con l’alce monco a fianco.
Così imbambolata, stregata dall’eclissi, fermissima, in contemplazione.
fiale
Adesso so che la luna ha un potere fortissimo su di noi: ho potuto sperimentarlo su cani e umani, ma immagino anche su tutte le altre creature del pianeta. A me, per esempio, ha reso più rimbambita del solito.
Dovevo uscire e volevo mettermi del profumo. Ieri l’altro ho finito il mio e sono indecisa se ricomprarlo o passare a una fragranza più leggera per l’estate. (Da quando ho lavorato alla bellezza di Amica, mi sono rimaste appiccicate addosso queste fisime).
Nel dubbio da un paio di giorni ho usato un campione, Amour nocturne, speziato e un po’ talcato, che mi piace molto. Però in giro per casa c’era anche un’altra fialetta Aroma di mandorla, un estratto per dolci, che ha comprato Anita, che cucina torte e lascia spesso le cose in giro.
Così sul mobile dell’ingresso ho trovato una fialetta, pensavo fosse Amour Nocturne, uscito inavvertitamente dalla mia borsa, e in fretta me lo sono messo. Invece era Aroma di mandorla: e ora emano un imbarazzante profumo di marzapane.

P.S: ultime ore per il giveaway di Affari d’amore, dateci sotto 🙂

Paris Hilton de’ noantri

disclamer: scrivo poco ma solo storie vere 🙂

Sono andata dal parrucchiere per l’agognato taglio scalato. E sono stata molto fortunata, non solo per il taglio, soprattutto per l’ambiance.
Mentre ero seduta sulla seggiolina aspettando il mio turno, è entrata come un ciclone nel negozio una ragazza bionda e boccolosa travestita da diva. Aveva gli occhialoni neri, anche se erano le diciassette di un piovoso pomeriggio di novembre, un cappellino, stivali alti e un chihuahua in una borsa fucsia di panno lenci. Ad accompagnarla, naturalmente il manager-factotum-bodygard. Brutto ma giovane, tatuato, pelato e sempre al telefono.
“Mi devo mettere le extentions, qui e lì, perchè devo fare un film”, ha spiegato al coiffeur con leggero accento romano da vera attrice.
“Prego si accomodi”
“Si pronto…non se ne parla neanche…mi richiami lei”, declamava il manger-factotum-bodyguard al cellulare, mentre la bionda si sedeva, toglieva il cappello e parcheggiava su uno sgabello la borsa-cuccia con il cane.
“Vede qui ho più capelli che lì”, mostrava la diva al parrucchiere, “Vorrei pareggiare la situazione perchè sa se mi inquadrano da questa parte…”
“Sarebbe un bel guaio”
“Eh, infatti! sono preoccupatissima”
“Adesso risolviamo”
Mentre lo staff del negozio cercava nei cassetti ad hoc le ciocche del giusto colore, una cliente seduta vicino a me, sussurrava con un po’ di malignità: “Lo sospettavo che quelle della TV e del cinema fossero piene di capelli finti!”
Il manager-factotum-bodyguard intanto era uscito e rientrato nervosamente dal negozio almeno tre volte, atteggiandosi come se dovesse salvaguardare la sicurezza di Obama. Un paio di signore di una certa età, sedute vicino alla porta, sbuffavano infastidite per le correnti d’aria fredda provocate da quest’andirivieni tattico.
“Uffa! Ho la cervicale!”
Poi finalmente le ciocche della giusta tonalità di biondo sono state trovate.
Il manager-factotum-bodygard si è assentato per un po’ e l’inserimento extention è cominciato.
Il parrucchiere, come da copione, cercava di fare conversazione.
“E il suo cane come si chiama?”
“Stella”
“E sta sempre dentro alla borsa?”
“Noooo, delle volte sta anche nelle camere d’albergo, o nei camper quando giro un film…”
“E non lo porta mai a fare un giro?”
“Al mio cane non piace camminare!”
In quel momento però, inavvertitamente, una signora ha scontrato lo sgabello con la borsa-cuccia, (la diva aveva lasciato ingenuamente aperta la cerniera) e il cane Stella si è lanciato fuori!
Freedom!
Ha cominciato a correre come una trottola iperattiva, avanti e indietro in ogni angolo del negozio. Purtroppo la sua padrona non ha potuto alzarsi per riacchiapparlo in tempo, (era un momento topico dell’attaccatura di un’extention) e quindi Stella, inseguita da una volenterosa shampista, sentendosi braccata, dallo stress, ha marchiato il territorio.
Una pipì sul tappeto d’entrata del negozio. E poi ha morsicato la ragazza che è riuscita finalmente a placcarla.
“Oddio! Noooo! Quanto mi dispiace! Non è mai successo prima!”, la giovane diva era costernata, voleva anche pulire per rimediare al danno, ma le è stato impedito.
Archiviato l’incidente, l’inserimento extention è continuato e così la conversazione:
“Quanto tempo ha il suo cane?”
Al lavatesta qualcuno ha sibilato una brutta cattiveria, ma la giovane diva fortuntamente non ha sentito. Ha preso invece in braccio Stella e l’ha baciata con trasporto.
“Ha solo otto mesi, il mio tesoro!”
Stella come cane non era niente di speciale. La giovane diva invece era veramente una ragazza bellissima, peccato per la carenza di neuroni.

Storia di una ladra di apparecchi

lola
C’era una cosa incastrata sotto la cuccia.
Una cosa che, anche cercando di infilare la zampa e lavorare di fino, non si riusciva a togliere.
Lola provava e riprovava. Senza successo. Sembrava frustrata, snervata dalla sua impotenza.
Allora Emma è andata vicino alla cuccia e l’ha spostata un po’, per aiutarla. Poi ha gridato. Forte.
Mi ha chiamato e sono andata da lei piuttosto in fretta perchè il tono era drammatico.
Emma mi ha mostrato il suo apparecchio mentre Lola faceva dei saltini per riprenderselo.
L’aveva trovato forse sul comodino di Emma, forse per terra. Ed era diventato suo.
Anche se ha una dentatura perfetta e dei canini da favola.
Ma Lola è da quest’estate che è strana: mi ha rovinato il giorno del compleanno (27 giugno) perchè mentre aprivo i regali ha cominciato a tossire e a fare strani versi gutturali come se si strozzasse. Come se avesse qualcosa in gola. Come se avesse ingoiato un osso di pollo, (lei che mangia solo cibo in scatola).
Faceva così perchè aveva visto in giro le valigie, quel giorno dovevamo partire per le vacanze, e temeva che la lasciassimo a casa. Allora ha giocato la carta del povero cane moribondo. Guarito subito appena l’abbiamo fatta saltare in auto e siamo partiti per il mare.
Adesso invece sta facendo lo sciopero della fame perchè dal cibo umido siamo passati al secco, meno goloso. Quando le verso la pappa mi guarda perplessa, mi segue nel ripostiglio dove tengo le scorte di cibo. Con lo sguardo esprime sempre la stessa domanda: “Dimentichi niente?” e quando capisce che è inutile insistere, si gira e torna a cuccia.
Non sono ancora arrivata a dire, con angoscia: “Lola non mi mangia il Bao”
Dopo aver svezzato due figlie, le sue strategie da cane in carriera per diventare capobranco mi lasciano indifferente.

Oggetti smarriti

medaglietta

Sabato ero di corsa, come sempre.
Accompagna questa di là. Porta quest’altra di su e di giù. Fai la spesa. Ricordati quell’altro.
Fra le tante incombenze c’era anche la toeletta di Lola. Ogni tot mi tocca anche quello.
Così l’ho accompagnata da Cani Bellissimi, dove invece delle due simpatiche punkabbestia piene di piercing e tatuaggi, tanto amanti degli animali, ho trovato due tizi nuovi.
Anziani, lui e lei, che così a pelle, (a pelo per Lola) non mi sono piaciuti.
Non sorridevano e indossavano un brutto e triste grembiule blu. Sul bancone vicino alla cassa non c’era neanche il solito barattolo di biscottini al sapore di pollo e vitello.
“E’ cambiata la gestione?”
“Sì, un mese fa”
Avrei voluto dire: “Allora ciccia” e andarmene.
Ma oramai ero lì. La slot-toeletta si incastrava perfettamente con tutte le altre cose da fare quel giorno.
Quindi ho passato il guinzaglio al tizio che, nonostante Lola puntasse le unghie per terra per non andare con lui sul retro a farsi lavare, è riuscito a trascinarla nella zona shampi canini.
“Torni fra un’ora e mezza”
“Ci vuole così tanto? Per un bagnetto e una spuntatina sotto la pancia?”
“Eh sì, signora…”
Sono uscita perplessa, sentendomi in colpa.
Avevo lasciato il mio cane a un estraneo che non mi piaceva per nulla.
Appena risalita in auto (Cani Bellissimi è in mezzo al nulla, quindi non potevo certo bighellonare sullo stradone a fianco della tangeziale) ho chiamato Sant’ per condividere l’ansia.
Lui mi ha rassicurato e proposto di tornare a casa. Sarebbe andato lui a prendere Lola. Così poi mi avrebbe dato anche il suo giudizio sulla nuova gestione di Cani Bellissimi.
Appena arrivata a casa è suonato il cellulare.
Numero sconosciuto, ho perso la chiamata e riprovato a telefonare.
Nessuno ha risposto.
Nel frattempo ho organizzato una merenda per gli amici di mia figlia venuti a studiare, proposto di riportarli alla più vicina fermata di metropolitana per farli tornare a casa, ho salutato Emma che è tornata dalla partita di pallavolo, poi stavo quasi per rilassarmi un attimo quando è arrivato un bip. Messaggio in segreteria.
“Buongiorno, qui è Cani Bellissimi abbiamo trovato la medaglietta del suo cane Lola, ci dispiace che sia rimasta qui. Quando avrà tempo potrà passarla a prendere”
Hanno trovato la medaglietta?
Come quando tuo figlio sparisce e trovano la sua scarpina in un bosco?
In preda all’angoscia ho richiamato subito.
“… oltre alla medaglietta da voi ci deve essere anche il cane!”
“Ma dai!” (giuro, mi ha risposto così il vecchio rimba)
“Ho lasciato lì Lola mezz’ora fa, dov’è?”
“Ah, allora dovrebbe essere ancora di là, forse ci siamo confusi…sa i collari, le medagliette, i guinzagli”
Ho richiamato Sant’.
Questa volta non mi ha rassicurato, anzi ha detto: “Adesso vado io, se hanno perso Lola gli butto giù il negozio”
Non c’è stato bisogno. Fortunatamente.
Mezz’ora dopo eravamo finalmente tutti riuniti a casa: Lola ancora con il pelo umido ma la medaglietta al posto giusto.

Serpeggia una certa tensione…

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Sono stata via un paio di giorni per la Fiera del Libro a Bologna e nel mio quartiere (residenziale e verde come come quello che ho descritto in Una mamma da URL) le cose sono precipitate!
Soprattutto fra l’allegro gruppo dei proprietari di cani e il resto del mondo.
Come avevo già raccontato ogni tanto nei prati intorno alle abitazioni vengono mandati degli agenti della polizia locale in borghese (per raccogliere fondi) che multano (di un bel 100 euro) i proprietari che vengono beccati a pascolare il loro cane senza guinziaglio.
E’ successo anche un paio di pomeriggi fa, ma il vigile ha scelto la signora sbagliata. Infatti invece di sottostare e fornire le generalità per il verbale la suddetta si è messa a discutere e ha reagito piuttosto male.
Sono volate parole grosse e presto i due contendenti sono venuti alle mani.
(Non essendo stata presente, purtroppo ho solo notizie di seconda mano!).
In un primo resoconto sembrava che, nel crescendo della tensione, il cane della signora, per solidarietà con la padrona, avesse morsicato la mano all’agente. Mentre nella seconda versione, forse più vera (perchè pubblicata dal giornale locale) ma più sorprendente, è stata addirittura la signora ad azzannare la mano del vigile.
Poi lei dallo stress ha avuto un piccolo malore.
Così alla fine sono arrivate due ambulanze: una per ogni contendente.
La signora in manette e il vigile con sette giorni di prognosi.
(Ma chi avrà riportato a casa il cane?)

Un mottarello di cacca

Volevo fare un post sulle baby squillo…
Volevo fare un post sullo sciaccallaggio mediatico dei giornalisti/colleghi che vanno fuori dalle scuole, anche dal liceo di mia figlia, a chiedere: “ma qualche tua compagna si prostituisce?”, “ma tu andresti a infrattarti in bagno con una tua compagna che fa le marchette?”, “ma il mestiere più vecchio del mondo esiste perchè ci sono i social network?” e altre domande intelligenti.
Volevo dire la mia ma poi ero già stanca di leggere quello che sentenziavano gli altri…
Quindi non mi rimane che volare molto più basso, non toccare la sociologia e raccontare invece quello che mi è successo ieri: un deja-vu di un incidente che mi era già capitato ma è stato comunque una brutta sorpresa.
Ieri mattina, con mia figlia, ho accompagnato alla stazione del “passante ferroviario” (il treno che attraversa Milano e, in certe zone della città, fa le veci della metropolitana ) una sua amica che era rimasta da noi a dormire.
Da brava mamma acrobata, ho avuto la luminosa idea di portare con noi anche Lola che doveva fare il suo giretto ed eravamo un po’ in ritardo sui tempi. Il piano: stazione e poi passeggiatina.
Così mentre mia figlia accompagnava fino al binario la sua amica, ho fatto scendere dalla macchina Lola e, valutato il deserto attorno a noi, l’ho lasciata libera di sgroppare un po’ nelle aiuole antistanti. La piccola bastarda, in un attimo a tradimento si è rotolata su una cacca, impanandosi bene e tornando poi da me scondinzolando, felice.
La cosa era già successa qualche anno fa, con l’altro cane che avevo (l’ho anche scritto in Una mamma da URL) e l’esperienza avrebbe dovuto insegnarmi a diffidare delle routine di bellezza dei cani, ricordarmi che nella loro mente, sapere di cacca è il massimo, il loro Chanel n°5!
Quello che mi ha fregato è il carattere mite e angelico di Lola.
Mentre Jack, il primo cane che si era trasformato in un mottarello di cacca, era un ribelle indisciplinato, da Lola non mi sarei mai aspettata un simile comportamento in riva alle Ferrovie Nord.
Posso anche comprendere l’euforia che può pervadere la mente canina magari in un bel giro in campagna, quando tra le tante cacche di mucca ne si sceglie una, per immolare il ricordo di un magnifico pomeriggio.
Ma ieri in quei due minuti in stazione la fedifraga poteva anche evitare.
Da nera, colore originale del suo mantello, era diventata marrone e vi risparmio gli altri dettagli!
Dovevo assolutamente tornare a casa in auto, non avevo acqua con me, non c’era un bar…e fortunatamente neanche persone che ridevano. La guardavo con odio. Lola non si capacitava del mio malumore, manifestato anche con epiteti irripetibili.
Alla fine sfogato l’apice della disperazione, sono riuscita a reagire.
L’abbiamo pulita con dei kleenex, avvolta e immobilizzata in una vecchia coperta, che avevo fortunatamente nel bagagliaio, e a finestrini spalancati, per sopravvivere all’olezzo disgustoso, siamo tornate a casa di gran carriera e finalmente l’abbiamo lavata sul balcone.
Mentre lei cercava di opporsi, di scappare. Stupita e schifata dall’acqua e dallo shampoo.
Ora profuma di Baby Johnson ed è molto, molto triste.
Lo so che per lei sono strana.
Lo so che impanarsi nella cacca di un altro essere (spero non umano) è solo una strategia di caccia…
Lo so che è un cane e non una figlia…
Ma nonostante mi abbia chiesto più volte di fare la pace, guardandomi con il suo muso implorante, al momento ancora non le parlo!

French Riviera: reportage senza veli

Siamo state una settimana al mare, sempre nel solito paesino francese che mi piace tanto.
Una vacanza tutta al femminile: le ragazze, Lola ed io.
Lola ha fatto il suo bel passaporto internazionale, alla ASL, ed è potuta partire con noi.
Lei non ama molto il mare, le onde le fanno paura e in Francia ci sono troppi barboncini per i suoi gusti, così ha passato la maggioranza del tempo sul terrazzo a prendere il sole. Non sto scherzando, al mio cane rosolarsi al sole piace moltissimo.

Peccato che questa volta il sole non fosse così caldo infatti era il vento a farla da padrone. (Porcoboia) è soffiato intensamente per tutta la settimana facendo scendere la temperatura a livelli tristissimi. Faceva così freddo che stare in spiaggia era una sofferenza, anche perchè si alzava la sabbia e non era per niente piacevole.
Peccato perchè l’acqua era cristallina ma appena entravi ti veniva una sincope dal freddo.

Così non è stata una vera e propria vacanza balneare, abbiamo fatto altre cose: shopping al mercatino provenzale che adoro, giri al parco per far correre Lola e dove ho fatto anche “un percorso vita”. Una di quelle cose fitness che ci sono nei parchi e ho anche rischiato di rompermi l’osso del collo perchè avevo le ciabatte!

(Prego notare l’eleganza delle mie “bimbe” vs.la mia goffaggine con la gonnellina! Sembro la portinaia di un condomminio sulle palafitte che sta scappando)

Naturalmente eravamo partite leggere: neanche una felpa così al mercatino ho comprato alle ragazze le mariniere le magliette tipiche francesi e poi le ho paparazzate.

Poi abbiamo comprato anche i sandali (ero in buona) e poi come ogni anno ho fatto il pieno di spezie. Peccato che ho deciso di conservare i sacchetti nell’armadio vicino ai miei vestiti. L’altro giorno qui a casa cercavo una magliette e mi sono stupita dalla puzza di curry che emanava dalle mie cose. Peggio di un ristorante indiano. Poi ho capito: altro che lavanda provenzale, era stata la genialata dei sacchetti di curcuma che avevo nascosto la settimana scorsa.
Spero almeno che tengano lontano le tarme!

Naturalmente per la legge di Murphy, la sera dell’ultimo giorno c’è stato un tramonto stupendo e il giorno della partenza era un caldo meraviglioso, dove tutti andavano in spiaggia sereni e felici senza temere la tempesta di sabbia!

Vita da tartarughe


In uno degli ultimi weekend siamo state a Chiavari e abbiamo fatto un giro nel bellissimo giardino botanico di Villa Rocca, un’oasi verde che si trova proprio nel centro della cittadina. Abbiamo camminato fra le stradine, ammirato piante e fiori, fatto cucù fra le gigantesche foglie di banano…

… stavamo per andarcene quando in una vasca d’acqua, un piccolo lago delimitato da sassi e bamboo, ho visto una piramide di tartarughe. Pensavo fossero di ferro, una scultura insommma e invece ho notato che si muovevano. Allora siamo rimaste incantate, per un’ora (non esagero) a spiarle. Ecco cosa abbiamo visto:
Una che cercava di salire sulla piccola piattaforma già gremita al massimo e spingeva con il muso e le zampe:
“Fatemi spazio, tu scendi che sei lì da tre ore”
“Col cavolo! Annegati!”
Si beccava una zampata sul muso da quella prepotente che era appollaiata su un’altra, forse troppo vecchia per ribellarsi. Allora nuotava, circumnavigando la piattaforma per provare a salire dal lato opposto, dove sembrava esserci un piccolo spiraglio vuoto tra i tanti gusci delle consorelle. Ma anche lì appena metteva su il muso e una zampa, zac! Tutte d’accordo per non accettarla.
“Buuuuuuuuuuuu! Sfigata stai giù!”, la bullavano e ributtavano in acqua.
Le fortunate che avevano “un posto al sole” erano più cattive e aggressive degli automobilisti milanesi quando si litigano un parcheggio.
Proprio di fronte alla piattaforma c’era la pazza della comunità, una tartaruga che per l’intera ora che siamo rimaste a osservare cercava di scappare dal laghetto. Nuotava sott’ acqua poi prendeva la rincorsa per saltar fuori, aggrappandosi a un mini ringhiera di tre listelli di ferro che delimitava il laghetto e serviva a produrre un effetto cascata.
“Questa volta ci riesco!”, saltava fuori dall’acqua con la zampina si aggrappava al secondo listello, cercava di darsi la spinta giusta per arrivare al terzo e fuggire verso la libertà, invece invariabilmente la corrente (che serviva per produrre la cascatella) la rispediva giù.
“Proviamoci ancora una volta! Pronti: uno, due e hop!”
La zampina anteriore afferrava il listello della ringhiera e poi ciccia! Ricadeva giù in acqua.
Ma lei alienata come un giocatore di slot machine, non voleva cedere alla malasorte. E continuava la manovra ad aeternum.
Le altre la ignoravano.
Poi c’era il piccoletto, una baby tartaruga che nuotava dietro la mamma cercando di farsi trasportare sopra il guscio.
Ma la mamma non ne aveva assolutamente voglia. Il piccolo le dava fastidio, anche perchè aveva deciso di salire anche lei a prendere il sole su un altro lato fichissimo del laghetto dove c’era una specie di oasi in mezzo alle canne di bamboo.
Zona esclusiva ombreggiata e al contempo soleggiata, asciutta e poco affollata.
Sopra erano solo in due, di cui una con l’aria da boss e un guscio enorme.
Area esclusiva anche perchè era difficile salire. Specialmente con il carapace, che nei salti è una zavorra pazzesca.
Poi con il figlio sempre dietro non poteva neanche prendere la rincorsa perchè il piccoletto era troppo vicino.
Ha provato una prima volta ed è andata male. Si è capottata con una capriola mostrando la bella pancia gialla.
Un’altra nuotatina, con il piccoletto sempre a ruota, e un nuovo tentativo. Altra debacle, con caduta meno rovinosa. Ha cominciato a innervosirsi e come tutte le mamme se l’è presa con il figliolo.
Quindi è partita per il terzo tentativo con urlo al piccoletto:
“Non darmi fastidio proprio adesso che sto facendo manovra!”
E oltre ad aver trattato male il figlio non ce l’ha fatta neanche stavolta.
Intanto infrattati in un angolo ombroso a fine laghetto c’erano due, soli soletti, che si accoppiavano.
Dopotutto, anche se piove sempre, è primavera, la stagione degli amori. E la coppia sembrava saperlo bene.
Intanto la prima tartaruga, quella che voleva salire sulla piattaforma ma le amiche egoiste ed elitarie la zampavano via, troppo frustrata dai tentativi a vuoto, ha insultato le consorelle: “Carogne! Me la pagherete!” e ha cominciato a nuotare per raggiungere il lato godereccio. Quello degli amplessi per distrarsi e azzerare lo stress.

P.S. ho letto i dettagli scientifici sul comportamento delle tartarughe e forse non la pensano proprio come ho interpretato io, ma concedetemi la licenza poetica!

Tanti auguri


A Lola non piace il Natale, anzi le dà un po’ fastidio.
I cani amano la routine e lo spirito natalizio porta turbolenza nel tranquillo tran tran quotidiano.
(Quando lavoravo ad Amica, una collega aveva scritto in un articolo “tram tram quotidiano” e quando il caporedattore gliel’aveva fatto notare si era offesa! Altri tempi non c’era google!)
Lola non ama il Natale e neanche il suo cappottino nuovo che la inibisce i movimenti.
Lola capisce l’italiano ma fa ancora degli errori. In un momento di tenerezza, facendole le cocccole le ho detto: “Loliiina, Loluuuccia!” e lei è corsa a cuccia, perchè il suono le è sembrato uguale.
Però i problemi di incomprensione li ho anche con Sant’ che è umano e quindi forse sono io che ho difficoltà nella comunicazione.
Ma devo anche registrare un aspetto positivo: in questi ultimi dieci giorni, seguendo i consigli di una di una cara lettrice (grazie!), ho allenato Lola a rimanere a casa da sola senza avere attacchi di panico distruttivo: adesso sta due ore serena e sto lavorando per aumentare i tempi di separazione. Speriamo!
Il 2012 è stato un anno abbastanza pesante ma voglio essere ottimista (altrimenti non si brinda neppure!), perciò auguro a voi tutte un luminoso 2013!
Arrivederci nel nuovo anno!

Il Paese della legalità

In questo nostro Paese dove tutto funziona a meraviglia, tutti rispettano le leggi, pagano le tasse, le città sono sicure e i servizi per i cittadini sono sempre al meglio, ieri mattina sono serenamente scesa sottocasa cinque minuti per permettere al mio cane, Lola, di fare la consueta passeggiatina.
Vivo in un quartiere residenziale un po’ finto ma molto verde: le case sono circondate da giardini e parchetti.
Molti dei residenti hanno scelto di trasferirsi qui, fuori Milano, proprio per permettere ai propri figli e anche agli eventuali cani di vivere in un ambiente più bucolico. Nel giardino eravamo solo io e Lola, a un certo punto mi squilla il cellulare. Rispondo contenta perchè si trattava di una telefonata di lavoro che attendevo. Lola mi trotterella a fianco annusando qua e là.
Dopo un minuto di telefonata vedo un tipo che mi chiede se il cane è mio. Annuisco e continuo a parlare al telefono. Lo stesso tipo mi si avvicina, sempre mentre parlo, in modo spiccio mi chiede i documenti. Lo guardo con stupore. Ripete con ancora con mal garbo la domanda. E mi fa vedere un distintivo. E’ un poliziotto in borghese. Anzi sono due, perchè nel frattempo è stato affiancato da un collega.
“Documenti!”, a questo punto sono a pochi centimetri da me. Mi sembra di essere in un telefilm.
Non mi resta che chiudere bruscamente la mia telefonata di lavoro.
“Non ho i documenti. Abito lì, se viene al portone, glieli prendo. Ma perchè?”
“Il suo cane è senza guinzaglio”
“Scusi, ma qui tutti, se non c’è nessuno in giro, lasciano correre un po’ i cani. Non c’è un’area specifica per loro”
“E’ contro la legge. Abbiamo avuto delle segnalazioni, c’è stata un aggressione”
Dell’aggressione avevo sentito parlare anch’io: un pointer aveva morsicato un piccolo meticcio.
Lola pesa 9 chili, è lunga 35cm e alta 40. Sta facendo, ignara, le feste al poliziotto.
“Sono 100 euro”
Sono ancora lì con la bocca aperta, mentre hanno già fermato un’altra signora che stava arrivando con due bassotti a pelo corto, uno al guinzaglio e l’altro no.
Altri 100 euro per le casse del comune. I poliziotti, sono abbastanza soddisfatti, raccontano che è dalle 6 della mattina che sono in giro a fare multe ai padroni dei cani.
Dopo questo incontro sono furibonda e per sfogarmi racconto poi l’accaduto a una conoscente.
Lei non si stupisce: il 15 agosto alle 3 di notte, sua figlia stava rincasando a Milano, in una via della zona di Città Studi. Ha avuto una multa di 80 euro perchè andava contromano, per parcheggiare la bici, prima di salire in casa.

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