Instagram serve anche per riempire le ciotole

Lola è tutta nera, quindi non è per niente facile da fotografare. Poi è anche bassa con le zampe corte, quindi come modella non avrebbe passato molti casting, anche se è magra. Però ha un muso espressivo, grandi occhi scuri e un tartufo simpatico.

Quando avevo Jack, il golden retriver con un pedigree aristocratico ma pazzo, stupendo e fotogenico era tutta un’altra cosa. Volendo sarebbe stata una vita patinata da photo shoot, se non avessi dovuto impiegare tutta la mia energia a corrergli dietro, per evitare che mettesse il muso delle carozzine e zampasse addosso alle persone.

Ma vale più un cane indomabile da poster o una meticcia meravigliosa, intelligente e…. bella dentro?

Meglio Lola mille volte!

Quindi adesso inizierò a paparazzarla per ottenere cinque meravigliosi scatti e poter così partecipare a questo challenge, questa bellissima iniziativa su instagram.

Infatti da lunedì scorso novembre fino a domenica 27 novembre, ogni 5 foto di cani o gatti postate su instagram con l’hashtag #5fotoXunpasto16, Royal Canin donerà un pasto ai cani e gatti ospiti dei rifugi ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali).

Secondo un’indagine commissionata da Royal Canin agli italiani piace condividere le immagini dei propri amici a 4 zampe sui social network (63%). Una propensione che aumenta tra i proprietari di cani e gatti con un’età tra i 18 e i 24 anni (84%), confermata anche da questo post del 2012 dove già prevedevo il futuro (come i Simpsons con l’elezione di Trump!).

Giunto ormai al suo terzo anno questo challenge, nelle scorse edizioni, ha generato oltre 27 mila foto che si sono tradotte in più di 5 mila pasti donati da Royal Canin agli sfortunati animali dei rifugi ENPA.

Quindi iniziamo tutti a fotografare i nostri amici pelosi senza però stressarli troppo. Ci sono alcune regole da seguire: abbassarsi al loro livello, cercare di non infierire incaponendosi nel trovare la foto giusta con mille scatti, ritrarli rispettando la loro personalità, usare la luce naturale, incominciare a fotografarli di profilo per poi passare a una posa frontale. Poi per avere più probabilità di ottenere una foto meravigliosa è consigliabile usare lo scatto continuo.

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E’ solo un cane (dicono)

Ho appena finito di leggere un libro bellissimo: la storia di Blasco, un cão de Água, (tradizionalmente il cane dei pescatori portoghesi) e la sua padrona Marina. Come in tutte le relazioni più belle, l’incontro avviene per caso ed è un colpo di fulmine: di solito sono i cani a sceglierci e così è stato anche in questa storia.

Blasco e la sua padrona vivevano felici e contenti finchè un brutto giorno il cane si ammala. E questo piccolo memoir, tenero,  commovente, ma anche ironico, racconta la lotta del cane contro la malattia e l’amore della sua padrona che fa di tutto per curarlo.

E’ solo un cane e sapevo che prima o poi inevitabilmente avrei dovuto dirgli addio…Va così con i cani e lo sappiamo già in partenza.

Questo scrive l’autrice razionalizzando suo malgrado.

Ma poi coinvolge chi legge nella sua battaglia contro il male bastardo che ha colpito Blasco e racconta tutto nei dettagli: dal suo punto di vista e da quello del cane. Sì, perchè cane e padrona oramai vivono in simbiosi e così l’escamotage letterario riesce alla perfezione perchè è facile immaginare quello che Blasco pensa e vorrebbe dire!

Marina è premurosa e ansiosa come una mamma, Blasco è forte e coraggioso, ha un certo senso dell’umorismo e reagisce bene alle cure.morpurgo-esolo-piatta

Poi l’autrice ha scoperto che incredibilmente Blasco, adottato in una località vicino Milano, in realtà è nato a Gambassi, il paese della Toscana dove sessanta anni fa, durante la seconda guerra mondiale, si erano proprio rifugiati i suoi nonni per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. Un segno del destino?

Probabilmente sì. I nonni si erano salvati e allora perchè, maledizione, non dovrebbe farcela anche Blasco? Questa piccola storia appassionante parla della capacità di lottare, di speranza e di dedizione. Fa sorridere e anche piangere, dovrebbero leggerlo tutti… anche eventualmente i padroni di gatti!

 

Selfie con Silvy

Ecco un breve aggiornamento…

Dopo alcuni mesi di freddezza, Silvestro non si intrufolava più sul nostro balcone perchè era aveva avuto un incontro ravvicinato con i cani del parco che l’aveva bullato e terrorizzato, superato il trauma, finalmente è tornato a trovarci.

Quando arrivava Lola lo vedeva dalla finestra e cominciava a guaire per uscire. Poi dopo alcuni giorni di mutua e muta osservazione, Silvestro è coraggiosamente sceso dalla balaustra del balcone e si è avventurato dietro alla “macchina” del  condizionatore che sembra piacergli molto.

Lola ha capito che viene in pace e così ieri pomeriggio per suggellare la nuova intesa è stato scattato il primo selfie 🙂

Amicizie difficili

Lui è molto fotogenico, curioso e un po’ perplesso.
Lei è irruenta, stupita e moto gelosa del territorio.
L’invasione del balcone va avanti da mesi e ultimamente in questa estate caldissima la tensione dei loro incontri sembra stemperarsi.
Da quando lui, una sera tempestosa di lampi e tuoni si era perso. Temevamo il peggio, ascoltando la voce del suo padrone, chiamarlo disperato, nell’atmosfera cupa del temporale: “Silvestroooooo! Silvestrooooo! Silvestroooo!”
(L’incauto era caduto dal balcone, poi rimasto impigliato e impaurito nel cespuglio sottostante)
Schermata 2016-07-19 alle 10.12.47Da quella drammatica notte le cose sono cambiate.
Lola, inizialmente sospettata di averlo spinto giù e poi scagionata grazie al suo alibi (ha paura del temporale e si era rifugiata sotto il letto), forse temendo di non vederlo più, di non avere qualcuno su cui sfogare la sua abbaiata mattutina, ha capito che avere un vicino di casa peloso non è poi così male. Anche se diverso.
Di un’altra razza. Una razza che, per convenzione atavica, viene considerata nemica.

Così da un po’ di giorni, le intrusioni di Silvestro vengono accettate con minor fastidio. Ne sono molto contenta e ho cominciato un’opera di diplomazia, delicatissima, ispirandomi alle negoziazioni fra Israele e Palestina.
Mi sono intromessa da loro: quando Silvestro scavalca il confine del suo balcone e si affaccia sul nostro, cercando poi timidamente di avanzare, sempre con lo sguardo spalancato e perplesso, Lola lo guarda in cagnesco e gli abbaia da sotto.

Ho cercato, con il mio body language, di fare capire che andava tutto bene.
(Ispirata, nel mio piccolo, dall’uomo che sussurava ai cavalli :)!)

Si poteva evitare di abbaiare e anche di inarcare il dorso.

Allora Lola ha scodato e Silvestro anche. Però le mie figlie mi hanno detto che questa reazione da parte di un gatto non è così positiva.  Forse hanno ragione, infatti quando in segno di benvenuto ho allungato una mano verso Silvestro per fargliela annusare, mi sono presa un piccolo morso. Ma voglio essere positiva, continuerò i negoziati e spero presto di poterli fotografare assieme!

Silvestro: il gatto che non ti aspetti

Come avevo già scritto Lola ama molto passare la mattina sul terrazzo, dove può controllare l’andirivieni di cani e padroni che fanno passeggiate nel parco sottostante. Peccato che questa sua tradizionale routine sia, negli ultimi tempi, boicottata dalla presenza di Silvestro, il gatto della vicina di balcone.
Dopo la prima invasione, di circa un mesetto fa, la signora che abita di fianco si è scusata e ci ha presentato Silvestro, un simpatico cucciolo di micio di otto mesi, che ha addottato da poco. E’ molto curioso e ha una gran voglia di esplorare il territorio.
Soprattutto quello di Lola. E qui inizia il problema.
Lola alla mattina vuole che le apra la porta finestra del balcone. Poi esce e comincia a fare questo strano verso da gabbiano alternato a piccole ringhiate. Mentre sono al computer a lavorare viene da me, con aria molto inquieta, tenendo il suo pupazzo in bocca, continua guaire in gabbianese. Non capivo l’origine di tanto struggimento, le dicevo sbadatamente di piantarla e la ignoravo.
Adesso però ho chiara la vera ragione del suo stress: è Silvestro, che pascola indisturbato sul balcone e intimorisce Lola.
Quando lei lo vede dal vetro della portafinestra guaisce, poi prende in bocca il pupazzetto, viene da me, per implorarmi: “Mamma fai qualcosa!”
Allora oggi, vedendola più disperata che mai, l’ho seguita.
Ho beccato Silvestro sul balcone.
Ci siamo guardati, lui ha inarcato la schiena, pronto ad attaccare. Ho fatto un passo verso di lui, impavida (mentre Lola faceva il tifo per me, vigliaccamente da dietro il vetro della porta) e allora Silvestro, vista la mia stazza, è scappato sulla ringhiera del terrazzo ed è andato a nascondersi tra le frasche (e l’ho paparazzato). Mentre Lola, solo a questo punto, ritrovata un po’ di dignità canina, è uscita e si è messa a ringhiare alle foglie.
(continua)

Fido, vuoi tu prendere in sposa…

Due amiche si incontrano:

“Ciao, come è andato il fine-settimana?”

“Benissimo, sono andata a un matrimonio di cani”

Fino a pochi anni fa sarebbe stata una conversazione surreale. Oppure di due tizie che avevo esagerato con qualche sostanza, invece adesso ho scoperto che è una cosa normale.

Infatti sabato pomeriggio ero in centro a Milano e sono passata davanti a un elegante pet shop, che aveva allestito nel dehors un bellissimo gazebo bianco tutto decorato di fiori. Una cosa un po’ hollywoodiana da nozze a Malibu però in taglia ridotta, come i mobili all’asilo. Sono rimasta un po’ perplessa, pensavo fosse strano e invece va così.

Visto che gli umani si sposano sempre meno, facciamo impalmare i cani. Però possono permetterselo solo quelli con il pedigree. I cani griffati con un’eventuale discendenza di un certo spessore.

Ho chiesto a Lola cosa ne pensi, se come meticcia e anche straniera (viene da un campo rom),  si senta discriminata.

Ha risposto che non le dispiace: è per le coppie di fatto. Quelle che si annusano nel parco.

 

Tipi da area cani

I cani assomomigliano ai loro padroni, molto più che i figli ai genitori.
Dopo anni di esperienza sul campo, come madre di umani e non, posso affermarlo con sicurezza.
C’è il cane ansioso che ha il padrone en pendant, quello solitario con il padrone introverso, quello indomito con il padrone maleducato e via così.
E in ogni area cani che si rispetti si ritrovano delle tipologie classiche:
il padrone preoccupato: può essere il padrone di un cane piccolo e nervoso che abbaia sempre. Teme che ogni altro esemplare possa accanirsi sul suo cucciolo e sbaranarlo. Teme a prescindere da ogni eventualità reale. Teme e guarda con ansia il vostro cane anche se vi siete già incontrati almeno due volte al giorno per 365 giorni, ormai da qualche anno.
L’altra sfumatura di questa categoria è leggermente più estrema, va al di là della dimensione ridotta del cane, che può essere anche di grossa taglia. E’ il risvolto canino del genitore ansioso. Infatti l’angoscia si concentra piuttosto su tutte le sfortune dell’universo. Ha paura di dimenticarsi le scadenze delle vaccinazioni, racconta storie horror di cani malati, di ex cani morti drammaticamente e di possibili apparizioni di polpette avvelenate.
il padrone sempre al telefono: al contrario dell’esempio prcedente questo signore, più spesso una signora, è molto rilassata e sembra fregarsene completamente del cane, che lascia pascolare libero e selvaggio. Continua imperterrita a conversare con il cellulare incollato all’orecchio. Spesso va avanti a parlare, leggera e irresponsabile, anche quando dovrebbe raccogliere la deiezione del suo cucciolo. Solo ogni tanto, tra una chiamata e l’altra, guarda distrattamente il vostro cane e fa sempre la stessa domanda: “Maschio o femmina?”
il padrone miglior-amico: cerca la comunione di spirito a tutti i costi e vuole confidarsi su tutto (non solo su materie canine). Diventa un problema perchè ha troppo tempo libero, ciondola per ore nell’area cani, e si offende moltissimo se voi cercate di tagliar corto. Si sentirà insultato dalla vostra fretta e nelle volte successive, sarà gentilissimo con il cane (che cercherà di intrattenere il più possibile, con complimenti e anche qualche biscottino per comprarne l’affetto) e freddissimo, gelido e distante con voi.
il padrone griffato: è quello che ha il cane con pedigree e ne è orgogliosissimo. Spesso ostenta anche la parure collare-guinzaglio alla moda. Si vede che ha speso, per cane e accessori, e quindi non si accontenta di fornire una risposta alla classica, ingenua, domanda: “Che razza è?”, ma va avanti a illustrare con aneddoti storico-geografici-educativi l’importanza della genealogia del suo cane. Interessante al primo incontro ma assolutamente mortifero, da schivare a ogni replica.

Street food per cani

Non è uno scoop, l’ho visto stamattina su Repubblica e ho “dovuto”, voluto riprendere questa notizia meravigliosa: a Milano dove, negli ultimi mesi, lo streetfood sta spopolando si aggira l’apecar di Dogsweetdog che vende leccornie per cani. Biscottini di struzzo, cupcakes, muffin, tutti realizzati con ingredienti rigorosamente dogfriendly, poi prodotti essiccati (i preferiti di Lola), golosi da un punto di vista canino e aiutano anche a migliorare la masticazione. E nuovissimi i dogcorn: popcorn a misura di cane. Mentre per chi soffre di intolleranze ci sono anche pasticcini di agnello e riso. I prezzi partono da 1 euro per arrivare a 3-4, a seconda delle confezioni.
Elena Masson, proprietaria del furgoncino e creatrice della geniale iniziativa, ha lanciato Dogsweetdog lo scorso anno, stazionando nei parchi frequentati da cani e padroni, poi ha partecipato ai vari street food festival della città e adesso comincia anche ad andrare in tour: prossimo weekend a Torino, alla Street Food Parade, ad aprile a Firenze e a Pietrasanta in agosto. Stasera invece, per chi vuole saperne di più, alle 18 sarà intervistata a Carterpillar su Rai2.
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Come cani e gatti…


Stamattina è successa una cosa molto strana.
Prima che Lola uscisse nel terrazzo, per abbaiare agli amici cani che a quell’ora pascolano con i loro padroni nel giardino sotto casa, c’è stata un’invasione aliena.
Un gatto sconosciuto e strafottente è planato sul nostro terrazzo, cercando di conquistare il territorio.
La povera Lola è rimasta folgorata dalla sorpresa con il muso schiacciato contro il vetro non riusciva neppure ad abbaiare, vilipesa da tanta audacia.
Mille angoscianti interrogativi le scoppiavano nel cervello:
Qual era l’identità del gatto conquistatore, felino ben pasciuto e rilassato?
Come era arrivato fin da noi?
Cosa cercava?
Voleva forse mangiare i kiwi nascosti dentro al sacchetto giallo?
Inquietanti dubbi rimasti senza risposta perchè quando ho aperto l’anta della porta finestra, per far uscire Lola, gridando: “Kill! Kill! Kill!”
Il gatto con un balzo è sparito nel verde.
Lasciando la povera Lola in preda a un forte turbamento che perdura tuttora.

P.S. Ho scoperto La Zampa.it, geniale!

Domenica al cinema con i bambini

IL MIC è un posto bellissimo dove passare una domenica pomeriggio con i bambini, mi dispiace solo che le mie figlie siano troppo grandi e quindi questa domenica non posso portarle a vedere l’ultimo film della rassegna Film a Quattro Zampe (non sto scherzando) Belle & Sebastien dove grazie a RadioBau è stato organizzato un incontro con la star del film: il cane Fripon! Una cosa bellissima, soprattutto per i bambini che desiderano un cane ma ancora non l’hanno avuto.
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Domenica 7 febbraio invece comincia Cineclub Family che andrà avanti per tutto il mese. L’inizio è scoppiettante: il primo film sarà Frozen (ingresso solo per appuntamento e consentito solo ai minori di 18 anni) e sarà una giornata di karaoke. Si potrà cantare a squarciagola Let it go, la canzone di Elsa che si è aggiudicata l’Oscar nel 2014. Mentre gli altri film, con ingresso concesso anche ai genitori, saranno Oops ho perso l’Arca, In viaggio con Arlo, Il libro della vita.

Happy birthday my love

Oggi compi 7 anni e da 4 sei con noi.
Quattro anni i cui mi hai dato amore, allegria e fedeltà.
In cui hai riempito la casa di peli, azzannato gli stipiti, divelto una zanzariera.
Quattro anni in cui appena possibile hai cercato di infilarti sotto le coperte, con la testa sul cuscino come il lupo nella favola di Capuccetto Rosso.
Quattro anni in cui hai imparato molte parole come giro, zampa, andiamo, pappa, pancia, terra, seduta, cane tesoro, cagnolino, carina, amore.
E hai imparato anche una cosa molto utile: aprire le porte a testate.
Quattro anni in cui credi di chiamarti Emma. Ti piace la musica di Taylor Swift.
E a volte ridi. Perchè ti senti una ragazza.
Quattro anni in cui hai corso il più possibile e quando incontri un levriero ti stressi da matti. Corri e piangi, guaisci disperata perchè è più veloce di te.
Quattro anni in cui ti sei innamorata di Nerone, ma lui è un tenebroso problematico che viene da un canile di Roma, ha tante paturnie, è taciturno e in fondo non ti ha mai considerato.
Ci sarebbe Blackie con cui corri molto nella passeggiata della sera, lui vorrebbe, ma per te è solo un amico. Poi c’è Neve la tua amica del cuore ma cerchi sempre di fregarle la pallina quando il suo padrone gioca con lei.
Quattro anni incui non ti piace salire in macchina perchè poi va sempre a finire che si fa una vaccinazione.
Quattro anni in cui quando esco da sola tutti i cani mi annusano a lungo, con attenzione.
Buon compleanno piccoletta, compagna dolce e pelosa.
Sono contentissima di averti nella mia vita!

Esposizione internazionale canina a Milano

In questo prossimo weekend appuntamento imperdibile per gli amanti dei cani: la cinquantesima edizione dell’Esposizione Internazionale Canina organizzata dal Gruppo Cinofilo Milanese. Ci saranno varie competizioni di discipline come Flyball che è una gara di agility molto complessa, poi Disc dog, che non è la discoteca del cane ma praticamente il gioco del freesbee fra cane e padone e Obedience in cui si valuta il livello di addestramento e di obbedienza appunto del cane.
Guardando (nella pagina di wikipedia) gli schemi dei comportamenti richiesti in questa disciplina ho capito che negli insegnamenti a Lola sono ancora molto, molto, lontana da un livello non da gara, ma almeno decente…le chiedo di darmi la zampa e lei, beffarda, si volta sulla pancia per farsi grattare. Suggerendo: prima le coccole e poi forse, se ne ho voglia, la zampa.
Poi all’esposizione ci saranno da ammirare i cani-lavoratori: quelli di assistenza che aiutano le persone disabili e quelli impiegati nel soccorso. E naturalmente la passerella di Best in Show dove saranno premiati gli esemplari più belli nelle diverse razze.
I bambini fino a 10 anni entrano all’Esposizione gratis, mentre i cani avrebbero dovuto prenotore l’ingresso, iscriversi, entro il 23 dicembre scorso. Quindi Lola stavolta rimarrà a casa, anche perchè purtroppo abbiamo già visto che non sa comportarsi in società.

Come ti raddoppio la cuccia

Niente di meglio che iniziare il nuovo anno con un po’ di spazio in più.
Anzi, raddoppiando il proprio spazio vitale. Potendo, sarebbe il sogno di tutti.
Anche se al momento il mercato immobiliare è ancora in calo, noi umani facciamo un po’ fatica a permettercelo. Lola invece stamattina mi ha stupito con l’occupazione di un bel pezzo di territorio. Ha tolto il cuscino (rettangolare) dal guscio della sua cuccia e l’ha disteso a terra davanti ai suoi vecchi possedimenti, raddoppiando così l’area personale.
Poi quando me ne sono accorta e le ho lanciato un’occhiata perplessa, si è riaccembellata sul cuscino voltandomi le spalle.
Insomma mi ha messo davanti al fatto compiuto, senza spazio di discussione.
L’ascesa verso la posizione di capobranco è il suo pensiero fisso e questa mi sembra un’altra mossa tattica per scalare la gerarchia familiare.
Ma forse mi sbaglio, forse pecco di antropocentrismo , filtro e interpreto tutti i pensieri e le azioni del mio cane in maniera troppo soggettiva. E come sostiene anche questo libro noi dobbiamo smetterla di attribuire agli animali comportamenti che potrebbero essere tipici degli uomini ma sono in realtà lontanissimi dalle loro strategie. La psicologia degli animali è molto più complessa e anche indecifrabile.
Questo però è un errore che fanno quasi tutti i padroni di cani.
Molto interessanti sono le conversazioni che si sentono per strada nel momento della passeggiatina.
Ci sono padroni sobri che si limitano a un: “Andiamo!”, “No, adesso vieni!”, “Basta, qui ha già annusato!”
Mentre altri, più loquaci, invece si lamentano e cercano di farsi obbedire, articolando molto di più:
“Quante volte te lo devo ripetere che non devi fare così…tutte le volte uguale, allora non ascolti!”
Oppure:
“Adesso mi hai proprio rotto, non vedi che ho fretta…sembra che tu lo faccia apposta…”
Mi è capitato di sorridere passando accanto a queste conversazioni e i padroni dei cani mi hanno guardato in modo interrogativo, come se quella strana fossi io.

Chitarrista clandestina

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Come tutti i cani Lola non ama essere lasciata a casa da sola. Dopo i primi anni in cui la solitudine l’ha resa un po’ troppo nervosa, costringendola a mangiare le stipite della porta e anche un po’ di intonaco ora, da tempo, le cose vanno meglio.
Per salvare la porta e anche i muri, tra noi si era creato un tacito accordo: lei combatteva la tristezza del momentaneo abbandono cercando conforto su un letto. Quale dei nostri letti?
Quand’era più cucciola, e anche Emma lo era, aveva pensato bene di confondersi fra i pupazzi che mia figlia teneva sul letto.
Però poi è stata beccata e redarguita.
Ma come l’ambizione di diventare capobranco, anche il desiderio di combattere la solitudine domestica su qualcosa di morbido è difficile da debellare.
Anzi quasi impossibile.
Allora per un altro po’ di tempo ho chiuso un occhio, uscivo senza di lei, ma lasciavo le porte delle camere aperte. Questa strategia educativa mi è costata un piumone, un lenzuolo e qualche federa. Strappati dalle sue unghie (forse per passare le lunghe ore da sola si travestiva da gatto?).
Così adesso il pass per le camere le è stato negato. E la porte non si aprono anche se lei, fingendosi un’ariete, ci prova e riprova con delle testate.
(L’ho sentita alla mattina quando sto ancora dormendo e lei vorrebbe entrare in camera mia a dire buongiorno)
Quindi a questo punto alla povera Lola non rimane che consolarsi sul divano, in sala, bello grande e facile da raggiungere, perché situato proprio di fianco alla sua cuccia.
Funziona così: noi usciamo, lei ci lancia uno sguardo sconvolto, per farci sentire in colpa:
“Non posso crederci, anche stavolta mi lasciate a casa!”
Poi aspetta che si chiuda la porta e con un balzo sale sul divano.
Per la pace domestica facciamo finta di non saperlo.
Tante volte la convivenza si sostiene con piccole bugie o cose non dette.
Peccato che ieri Emma avesse lasciato sul divano anche la sua chitarra e la confezione del capotasto.
Poi quando è tornata a casa, dopo qualche ora di assenza, Lola è corsa alla porta a farle le feste come al solito. Ha iniziato a scodare felice, ma dopo pochissimo si è bloccata. Immobile.
Come in un fermo immagine.
Emma si è incuriosita, preoccupata anche un po’.
Poi ha guardato fra le zampe posteriori di Lola.
Attaccato al pelo le era rimasta la confezione semiaperta del capotasto.
Una maledetta bustina di plastica che rendeva spiacevole agitare la coda!
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Woody – cane da romanzo

Il mondo e le sue faccende, anche quelle meno nobili, filtrato dalla sensibilità di un cane, poco più che un cucciolo, che si chiama Woody. Attraverso i suoi occhi, la sua limitata esperienza di vita e soprattutto il suo olfatto. Questo ha raccontato Federico Baccomo in un romanzo breve che narra le avventure di un basenji, un cane arancione, che si trova, suo malgrado, coinvolto in un pasticcio sentimentale.
Una roba che Woody non capisce, anche se di amore se ne intende, perchè quello per Padrona è la ragione della della sua vita. Della sua routine di nanna, pappa, coccole e passeggiate. Un tran-tran invidiabile finché non irrompe un elemento destabilizzante che distrugge la sua felicità.
Federico Baccomo, autore divenuto famoso alcuni anni fa con il brillantissimo blog Studio illegale, scrive la sua storia con ironia e in uno stile che inizialmente destabilizza un po’. Perché Woody “parla” in modo semplice, un po’ sgrammaticato, con i verbi all’infinito, come fosse un bambino. Ma poi ci si abitua a questo tipo di narrazione che, anzi, diventa funzionale per farsi coinvolgere di più nel diario dei sentimenti del cane.
Ci si intenerisce, sorride e commuove.
Fino ad arrivare a fare il tifo per il lieto fine, perchè i cattivi paghino.
Questo libro, arricchito da belle illustrazioni, è per un pubblico trasversale: dai ragazzini ai novantenni, non necessariamente padroni di un cane. Però in quest’ultimo caso, dopo aver letto Woody, spero che a molti venga voglia di andare in un canile e adottarne uno.

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