Street food per cani

Non è uno scoop, l’ho visto stamattina su Repubblica e ho “dovuto”, voluto riprendere questa notizia meravigliosa: a Milano dove, negli ultimi mesi, lo streetfood sta spopolando si aggira l’apecar di Dogsweetdog che vende leccornie per cani. Biscottini di struzzo, cupcakes, muffin, tutti realizzati con ingredienti rigorosamente dogfriendly, poi prodotti essiccati (i preferiti di Lola), golosi da un punto di vista canino e aiutano anche a migliorare la masticazione. E nuovissimi i dogcorn: popcorn a misura di cane. Mentre per chi soffre di intolleranze ci sono anche pasticcini di agnello e riso. I prezzi partono da 1 euro per arrivare a 3-4, a seconda delle confezioni.
Elena Masson, proprietaria del furgoncino e creatrice della geniale iniziativa, ha lanciato Dogsweetdog lo scorso anno, stazionando nei parchi frequentati da cani e padroni, poi ha partecipato ai vari street food festival della città e adesso comincia anche ad andrare in tour: prossimo weekend a Torino, alla Street Food Parade, ad aprile a Firenze e a Pietrasanta in agosto. Stasera invece, per chi vuole saperne di più, alle 18 sarà intervistata a Carterpillar su Rai2.
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Come cani e gatti…


Stamattina è successa una cosa molto strana.
Prima che Lola uscisse nel terrazzo, per abbaiare agli amici cani che a quell’ora pascolano con i loro padroni nel giardino sotto casa, c’è stata un’invasione aliena.
Un gatto sconosciuto e strafottente è planato sul nostro terrazzo, cercando di conquistare il territorio.
La povera Lola è rimasta folgorata dalla sorpresa con il muso schiacciato contro il vetro non riusciva neppure ad abbaiare, vilipesa da tanta audacia.
Mille angoscianti interrogativi le scoppiavano nel cervello:
Qual era l’identità del gatto conquistatore, felino ben pasciuto e rilassato?
Come era arrivato fin da noi?
Cosa cercava?
Voleva forse mangiare i kiwi nascosti dentro al sacchetto giallo?
Inquietanti dubbi rimasti senza risposta perchè quando ho aperto l’anta della porta finestra, per far uscire Lola, gridando: “Kill! Kill! Kill!”
Il gatto con un balzo è sparito nel verde.
Lasciando la povera Lola in preda a un forte turbamento che perdura tuttora.

P.S. Ho scoperto La Zampa.it, geniale!

Domenica al cinema con i bambini

IL MIC è un posto bellissimo dove passare una domenica pomeriggio con i bambini, mi dispiace solo che le mie figlie siano troppo grandi e quindi questa domenica non posso portarle a vedere l’ultimo film della rassegna Film a Quattro Zampe (non sto scherzando) Belle & Sebastien dove grazie a RadioBau è stato organizzato un incontro con la star del film: il cane Fripon! Una cosa bellissima, soprattutto per i bambini che desiderano un cane ma ancora non l’hanno avuto.
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Domenica 7 febbraio invece comincia Cineclub Family che andrà avanti per tutto il mese. L’inizio è scoppiettante: il primo film sarà Frozen (ingresso solo per appuntamento e consentito solo ai minori di 18 anni) e sarà una giornata di karaoke. Si potrà cantare a squarciagola Let it go, la canzone di Elsa che si è aggiudicata l’Oscar nel 2014. Mentre gli altri film, con ingresso concesso anche ai genitori, saranno Oops ho perso l’Arca, In viaggio con Arlo, Il libro della vita.

Happy birthday my love

Oggi compi 7 anni e da 4 sei con noi.
Quattro anni i cui mi hai dato amore, allegria e fedeltà.
In cui hai riempito la casa di peli, azzannato gli stipiti, divelto una zanzariera.
Quattro anni in cui appena possibile hai cercato di infilarti sotto le coperte, con la testa sul cuscino come il lupo nella favola di Capuccetto Rosso.
Quattro anni in cui hai imparato molte parole come giro, zampa, andiamo, pappa, pancia, terra, seduta, cane tesoro, cagnolino, carina, amore.
E hai imparato anche una cosa molto utile: aprire le porte a testate.
Quattro anni in cui credi di chiamarti Emma. Ti piace la musica di Taylor Swift.
E a volte ridi. Perchè ti senti una ragazza.
Quattro anni in cui hai corso il più possibile e quando incontri un levriero ti stressi da matti. Corri e piangi, guaisci disperata perchè è più veloce di te.
Quattro anni in cui ti sei innamorata di Nerone, ma lui è un tenebroso problematico che viene da un canile di Roma, ha tante paturnie, è taciturno e in fondo non ti ha mai considerato.
Ci sarebbe Blackie con cui corri molto nella passeggiata della sera, lui vorrebbe, ma per te è solo un amico. Poi c’è Neve la tua amica del cuore ma cerchi sempre di fregarle la pallina quando il suo padrone gioca con lei.
Quattro anni incui non ti piace salire in macchina perchè poi va sempre a finire che si fa una vaccinazione.
Quattro anni in cui quando esco da sola tutti i cani mi annusano a lungo, con attenzione.
Buon compleanno piccoletta, compagna dolce e pelosa.
Sono contentissima di averti nella mia vita!

Esposizione internazionale canina a Milano

In questo prossimo weekend appuntamento imperdibile per gli amanti dei cani: la cinquantesima edizione dell’Esposizione Internazionale Canina organizzata dal Gruppo Cinofilo Milanese. Ci saranno varie competizioni di discipline come Flyball che è una gara di agility molto complessa, poi Disc dog, che non è la discoteca del cane ma praticamente il gioco del freesbee fra cane e padone e Obedience in cui si valuta il livello di addestramento e di obbedienza appunto del cane.
Guardando (nella pagina di wikipedia) gli schemi dei comportamenti richiesti in questa disciplina ho capito che negli insegnamenti a Lola sono ancora molto, molto, lontana da un livello non da gara, ma almeno decente…le chiedo di darmi la zampa e lei, beffarda, si volta sulla pancia per farsi grattare. Suggerendo: prima le coccole e poi forse, se ne ho voglia, la zampa.
Poi all’esposizione ci saranno da ammirare i cani-lavoratori: quelli di assistenza che aiutano le persone disabili e quelli impiegati nel soccorso. E naturalmente la passerella di Best in Show dove saranno premiati gli esemplari più belli nelle diverse razze.
I bambini fino a 10 anni entrano all’Esposizione gratis, mentre i cani avrebbero dovuto prenotore l’ingresso, iscriversi, entro il 23 dicembre scorso. Quindi Lola stavolta rimarrà a casa, anche perchè purtroppo abbiamo già visto che non sa comportarsi in società.

Come ti raddoppio la cuccia

Niente di meglio che iniziare il nuovo anno con un po’ di spazio in più.
Anzi, raddoppiando il proprio spazio vitale. Potendo, sarebbe il sogno di tutti.
Anche se al momento il mercato immobiliare è ancora in calo, noi umani facciamo un po’ fatica a permettercelo. Lola invece stamattina mi ha stupito con l’occupazione di un bel pezzo di territorio. Ha tolto il cuscino (rettangolare) dal guscio della sua cuccia e l’ha disteso a terra davanti ai suoi vecchi possedimenti, raddoppiando così l’area personale.
Poi quando me ne sono accorta e le ho lanciato un’occhiata perplessa, si è riaccembellata sul cuscino voltandomi le spalle.
Insomma mi ha messo davanti al fatto compiuto, senza spazio di discussione.
L’ascesa verso la posizione di capobranco è il suo pensiero fisso e questa mi sembra un’altra mossa tattica per scalare la gerarchia familiare.
Ma forse mi sbaglio, forse pecco di antropocentrismo , filtro e interpreto tutti i pensieri e le azioni del mio cane in maniera troppo soggettiva. E come sostiene anche questo libro noi dobbiamo smetterla di attribuire agli animali comportamenti che potrebbero essere tipici degli uomini ma sono in realtà lontanissimi dalle loro strategie. La psicologia degli animali è molto più complessa e anche indecifrabile.
Questo però è un errore che fanno quasi tutti i padroni di cani.
Molto interessanti sono le conversazioni che si sentono per strada nel momento della passeggiatina.
Ci sono padroni sobri che si limitano a un: “Andiamo!”, “No, adesso vieni!”, “Basta, qui ha già annusato!”
Mentre altri, più loquaci, invece si lamentano e cercano di farsi obbedire, articolando molto di più:
“Quante volte te lo devo ripetere che non devi fare così…tutte le volte uguale, allora non ascolti!”
Oppure:
“Adesso mi hai proprio rotto, non vedi che ho fretta…sembra che tu lo faccia apposta…”
Mi è capitato di sorridere passando accanto a queste conversazioni e i padroni dei cani mi hanno guardato in modo interrogativo, come se quella strana fossi io.

Chitarrista clandestina

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Come tutti i cani Lola non ama essere lasciata a casa da sola. Dopo i primi anni in cui la solitudine l’ha resa un po’ troppo nervosa, costringendola a mangiare le stipite della porta e anche un po’ di intonaco ora, da tempo, le cose vanno meglio.
Per salvare la porta e anche i muri, tra noi si era creato un tacito accordo: lei combatteva la tristezza del momentaneo abbandono cercando conforto su un letto. Quale dei nostri letti?
Quand’era più cucciola, e anche Emma lo era, aveva pensato bene di confondersi fra i pupazzi che mia figlia teneva sul letto.
Però poi è stata beccata e redarguita.
Ma come l’ambizione di diventare capobranco, anche il desiderio di combattere la solitudine domestica su qualcosa di morbido è difficile da debellare.
Anzi quasi impossibile.
Allora per un altro po’ di tempo ho chiuso un occhio, uscivo senza di lei, ma lasciavo le porte delle camere aperte. Questa strategia educativa mi è costata un piumone, un lenzuolo e qualche federa. Strappati dalle sue unghie (forse per passare le lunghe ore da sola si travestiva da gatto?).
Così adesso il pass per le camere le è stato negato. E la porte non si aprono anche se lei, fingendosi un’ariete, ci prova e riprova con delle testate.
(L’ho sentita alla mattina quando sto ancora dormendo e lei vorrebbe entrare in camera mia a dire buongiorno)
Quindi a questo punto alla povera Lola non rimane che consolarsi sul divano, in sala, bello grande e facile da raggiungere, perché situato proprio di fianco alla sua cuccia.
Funziona così: noi usciamo, lei ci lancia uno sguardo sconvolto, per farci sentire in colpa:
“Non posso crederci, anche stavolta mi lasciate a casa!”
Poi aspetta che si chiuda la porta e con un balzo sale sul divano.
Per la pace domestica facciamo finta di non saperlo.
Tante volte la convivenza si sostiene con piccole bugie o cose non dette.
Peccato che ieri Emma avesse lasciato sul divano anche la sua chitarra e la confezione del capotasto.
Poi quando è tornata a casa, dopo qualche ora di assenza, Lola è corsa alla porta a farle le feste come al solito. Ha iniziato a scodare felice, ma dopo pochissimo si è bloccata. Immobile.
Come in un fermo immagine.
Emma si è incuriosita, preoccupata anche un po’.
Poi ha guardato fra le zampe posteriori di Lola.
Attaccato al pelo le era rimasta la confezione semiaperta del capotasto.
Una maledetta bustina di plastica che rendeva spiacevole agitare la coda!
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Woody – cane da romanzo

Il mondo e le sue faccende, anche quelle meno nobili, filtrato dalla sensibilità di un cane, poco più che un cucciolo, che si chiama Woody. Attraverso i suoi occhi, la sua limitata esperienza di vita e soprattutto il suo olfatto. Questo ha raccontato Federico Baccomo in un romanzo breve che narra le avventure di un basenji, un cane arancione, che si trova, suo malgrado, coinvolto in un pasticcio sentimentale.
Una roba che Woody non capisce, anche se di amore se ne intende, perchè quello per Padrona è la ragione della della sua vita. Della sua routine di nanna, pappa, coccole e passeggiate. Un tran-tran invidiabile finché non irrompe un elemento destabilizzante che distrugge la sua felicità.
Federico Baccomo, autore divenuto famoso alcuni anni fa con il brillantissimo blog Studio illegale, scrive la sua storia con ironia e in uno stile che inizialmente destabilizza un po’. Perché Woody “parla” in modo semplice, un po’ sgrammaticato, con i verbi all’infinito, come fosse un bambino. Ma poi ci si abitua a questo tipo di narrazione che, anzi, diventa funzionale per farsi coinvolgere di più nel diario dei sentimenti del cane.
Ci si intenerisce, sorride e commuove.
Fino ad arrivare a fare il tifo per il lieto fine, perchè i cattivi paghino.
Questo libro, arricchito da belle illustrazioni, è per un pubblico trasversale: dai ragazzini ai novantenni, non necessariamente padroni di un cane. Però in quest’ultimo caso, dopo aver letto Woody, spero che a molti venga voglia di andare in un canile e adottarne uno.

Cane clonato? No grazie!

Oggi ho letto questa notizia sul Corriere che mi ha veramente colpito: la moda dilagante soprattutto negli USA e in Corea di farsi clonare gli animali domestici, per troppo amore. In previsione della loro dipartita, gli si ruba con un’operazione un po’ di DNA con la speranza di riprodurli pressochè identici. Dagli anni novanta quando nacque la famosa pecora Dolly, ai processi di clonazione per i purosangue, la ricerca non si è più fermata. Già da tempo si può aver un cucciolo clone del cane o del gatto che, per raggiunti limiti di età, un brutto giorno non sarà più in famiglia.

E naturalmente con i soldi si può fare (quasi) tutto: 100.000 dollari per il cane bis, mentre il gatto è molto più conveniente, solo 25.000 per ricopiarlo.

I padroni che hanno scelto di farlo si giustificano raccontando che non riuscirebbero a sopportare la vita senza il pet adorato. Secondo me invece si tratta di mostruoso egoismo; per prelevare il DNA, infatti gli animali devono essere sottoposti a operazioni, poi i cloni sono molto più fragili e quindi spesso non sopravvivono all’esperimento e  ancora il carattere e il comportamento di un animale non è dovuto solo al patrimonio genetico, anche i cani della stessa razza spesso hanno attitudini differenti. Influisce molto anche l’ambiente e l’educazione (è facile che con il passare del tempo gli stessi padroni possano mutare nel carattere e nelle abitudini)  quindi magari il pet clone è materialmente identico ma molto meno adorabile. E infine ci sono così tanti cani e gatti abbandonati che hanno bisogno di aiuto e cercano una famiglia, nei canili e nei gattili e proprio lì sarebbe più etico investire dollari e affetto.
Ma voi cosa ne pensate?

Cosa è successo Gala Brunch canino

Non sempre va a finire come nella favola di Cenerentola. Non sempre basta un tuffo nell’alta società per cambiare il proprio destino. A volte non succede.

Per esempio, al Gala Bruch in uno degli hotel più esclusivi della città in cui Lola è stata invitata domenica scorsa, le cose sono andate diversamente.

Lola ha fatto il suo ingresso nell’high society canina meneghina insieme ad Anita e un’amica di mia figlia, con il suo cucciolo trovatello meticcio.

Le cagnoline sono state accolte bene, ma erano le uniche “diverse” e “vivaci”. Tutti gli altri cani nella raffinata cornice del foyer dell’hotel stellato erano di razza. E soprattutto si dividevano in due sotto insiemi: quelli piccoli che stavano in borsetta e quelli vecch,i sdraiati comodi e fermi sotto i tavoli.

Quindi poco stress per i padroni che potevano mangiare, bere e chiacchierare amabilmente.

Lola e l’altra cucciola invece sono state nervose ed eccitate da subito. Lola perchè c’erano troppi cani in un ambiente sconosciuto, l’altra perchè non ama stare al guinzaglio.

Insomma, un inizio promettente.

Così le ragazze hanno deciso di posizionarsi in giardino (casomai qualcuno avesse voluto marchiare il territorio) Anita ha legato Lola a una balaustra e si è offerta di andare a prendere qualcosa da mangiare e da bere. Stava scodellandosi un assaggino di risotto ma è rimasta con il cucchiaio a mezz’aria quando ha sentito l’elegante messaggio del direttore di sala:

“La mamma di Lola è pregata di venirla a prendere!”

Mia figlia si è ricordata di non essere madre ma è stato solo un attimo di perplessità, poi è stata presa dal panico quando ha visto Lola zizagare correndo in mezzo alla sala. Fra i presenti, mimetizzato fra gli ospiti eleganti, c’era fortunatamente un addestratore di cani che ha braccato Lola, proprio mentre Anita faceva cadere sul pavimento il piattino di risotto.

“Ma l’avevo legata!”

Peccato che alla balaustra fossero rimasti a penzolare solo il guinzaglio e la pettorina “vuoti”. Con una mossa degna di Houdini, Lola era risucita a liberarsi per scappare a cercare Anita.

Alla fine, Anita e la sua amica non hanno più avuto il coraggio di alzarsi dal tavolino (basso) attorno cui si erano sedute. Con i cani stretti al guinzaglio ma non hanno potuto impedire a quest’ultimi di dare anche una slurpatina ai loro piatti. La cucciola si è fatta un mozzarella in carrozza, Lola ha preferito il risottino.

(I tavolini erano così bassi e pet friendly!).

A Lola è stata data da bere acqua minerale e alla fine della festa anche un pacchettino come regalino d’addio (party bag) con un paio di croccantini e un po’ di bustine raccogli-cacca.

Gli altri invitati invece, belli, eleganti, tranquilli e rilassati, hanno anche potuto partecipare a un quiz canino che metteva in palio un altro lussuoso brunch per due all’ hotel.

“I vincitori hanno copiato dal telefono”, hanno spifferato Anita e la sua amica, invidiose, e soprattutto abituate alle astuzie da verifica in classe.

Comunque è stata una gran bella festa. La location era splendida e alla fine Lola e la cucciola sono andate a sgroppare nell’area cani dei giardini di Porta Venezia.

A Milano: brunch di gala per cani all’hotel Diana

Lola sta sul terrazzo, in piedi su due zampe per riuscire a guardare il giardino di sotto attraverso i buchi della balconata. E quando passa qualche cane suo amico abbaia. E’ il suo Facebook, il suo modo di dire “mi piace”, di condividere notizie, litigate e annusate varie.

Oggi è parecchio eccitata perchè una delle sue fantasie da capobranco si sta avverando:  domenica parteciperà al Gala Brunch per cani (e padroni) organizzato alle 12,30 in uno degli hotel più esclusivi della città che, oltre a essere elegante e in una posizione strategica centralissima, è anche pet-friendly. Il prestigioso e canino evento è organizzata dalla Lega del Cane, l’organizzazione attraverso la quale Lola è arrivata nella nostra famiglia.

I volontari della Lega sono gente fantastica, pieni di energia, buona volontà e un immenso amore per gli animali, di questo se n’è accorto anche il capo chef dell’hotel Diana che ha addottato recentemente due cani e per ringraziare ha lanciato l’idea del Gala Brunch benefico. Nella Milano da bere di aperitivi a quattro zampe ormai se ne fanno ovunque, anche nell’hinterland, ma un Gala Brunch al Diana è tutto un altro livello! Soprattutto se gli ospiti d’onore sono i meticci, i trovatelli, gli abbandonati, non certo i cani griffati alla Paris Hilton. (Sembra quasi una storia di Walt Disney)

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Comunque il fine di questo Gala non è zampettare e sporcare i tappeti del Diana, ma raccogliere i fondi per rifare la pavimentazione del rifugio della Lega del Cane a Redecesio e anche alcuni box per i cani. Quindi partecipate numerosi, il prezzo d’ingresso a persona è di € 50 euro, cibo e drink compresi per umani e non.

 

Il cane vegano

“Ciao, mi chiamo Lola e sono un cane vegano”
“Ciao Lola”, rispondono in coro gli altri partecipanti al meeting tutti in cerchio intorno a lei.
Andrebbe cosi, questo sarebbe l’inizio della terapia di gruppo. Se ci fosse un associazione, tipo alcolisti anonimi, un’organizzazione che combatte le assuefazioni, in cui il mio cane potesse andare per rimettere a posto la sua dieta. Sì, perchè ultimamente sono successe cose inquietanti. Prima Lola ha cominciato a impazzire per la mela, poi la banana e dopo le arachidi (quelle vere non salate naturalmente). Poi appena mi cadeva sul pavimento un bacca di goji se la slurpava via in un nano secondo.  Dopo ancora è stata la volta delle nocciole (se gliele metto nella ciotola vuota fa un po’ fatica a catturarle perchè rotolano però sul pavimento si agguantano e divorano benissimo), ma il momento topico è stato la scoperta delle lenticchie.

Lola impazzisce per le lenticchie. Oggi addirittura ha schifato un biscottino gourmet per cani, una raffinatezza a forma di cuore e al sapore di formaggio. Un nuovo tipo di “premio” che avevo comprato al supermercato, copiando una signora elegante e ingioiellata che lo sceglieva per il suo cane.

Guardando l’accattivante packaging avevo chiesto:

“Mi scusi signora, ma è buono?”

E lei: “Il mio cane impazzisce”

Così mi ero fidata e avevo messo la costosa delizia nel carrello.

Invece stasera quando glielo ho offerto sorridendo ammicante :

“Ma chi è che mangia questo biscottino così fico?”

Lola l’ha annusato perplessa e poi ha buttato il cuore firmato sotto il cuscino della cuccia ed ha cominciato a guardarmi con occhi imploranti perchè preferiva le lenticchie che stavo togliendo dalla vaporiera.

 

Se fossi capobranco…vita a cinque stelle

Un colpo di zampa alla ciotola e l’acqua schizza fino ad arrivare alla “ciabatta”, poco distante sul pavimento, dove sono attaccate varie prese degli elettrodomestici in cucina. Un attimo e il sistema elettrico di casa va in corto circuito: salta la luce, si spegne tutto ma suona l’allarme antifurto che ti perfora il cervello. Dopo lunghi momenti di disperazione abbiamo resettato tutto, fatto tacere finalmente il maledetto allarme e scoperto la colpevole: Lola.
Sì, proprio lei che negli ultimi tempi rema contro, è ribelle, spesso di cattivo umore perchè, dopo tre anni e mezzo di convivenza, non è ancora riuscita a realizzare il sogno di essere capobranco.
L’ultimo affronto subito, dal suo punto di vista, è stata la toelettatura dell’altro giorno. E’ tornata a casa soffice, profumata e di pessimo umore.
Un’onta che ha deciso di lavare con il boicottaggio elettrico.
Non essere ancora riuscita a scalare la gerarchia familiare è fonte di grande frustrazione e il suo atto di vandalismo mi ha messo in guardia. Allora le ho spiegato che essere capobranco avrebbe sicuramente molti vantaggi ma magari anche qualche risvolto inaspettato.
Tornando da Londra, sulla rivista in aereo, avevo letto infatti un articolo sulla vita a cinque stelle dei cani alfa, senz’altro capibranco, c’era l’elenco di tutti gli hotel di lusso dove possono andare per stare con i loro padroni e non essere lasciati alla solita pensione per cani.
Per esempio a New York per poco più di 300 € possono stare qui oppure qui , posti bellissimi dove ti danno anche tanti bastoncini al manzo e ti fanno dormire sul letto ma c’è sempre l’incubo tolettatura dietro l’angolo. Come succede probabilmente in questo resort in Arizona e senz’altro in quest’altro a Hollywood, dove i cani sono tutti trattati un po’ come bambole, e infilati nella borsa, come il povero chihuahua di Paris Hilton. Oppure spendendo molto meno, i prezzi partono da $ 50 dollari, si potrebbe andare in Florida in questo hotel dove però è pieno di cani che vogliono fare i modelli e gli attori e l’atmosfera è senza’altro molto tesa e competitiva perchè ti tolettano dalla mattina alla sera.
Lola mi ha guardato e nella sua lingua, che ricorda molto la parlata di Umberto Bossi, mi sembra che abbia bofonchiato qualcosa come “Colpiffero” (avevo già scritto che parla?) poi si è acciambellata nella cuccia, affondando il muso nella pancia, con un body language inequivocabile.

Stregata dalla luna

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Stamattina Lola ha cominciato ad avvertire che sul pianeta stava per succedere qualcosa di anomalo. Verso le nove e mezzo, invece di abbaiare per attirare la mia attenzione ha cominciato ad emettere strani versi da gabbiano. Il sole sarebbe stato oscurato e come conseguenza lei, da piccolo cane focato, si sarebbe trasformata in un elegante gabbiano bianco?
La sua agitazione era tale che ho cominciato veramente a pensare che qualche mutazione straordinaria sarebbe inevitabilmente accaduta.
Correva per tutta la casa mugolando con il suo pupazzo (un alce smenbrato) in bocca. Ancora più stressata che quando sente il fischio della lavastoviglie che segna la fine del lavaggio.
Si fermava davanti alla portafinestra del terrazzo e mi guardava con occhi supplicanti. Voleva uscire. Stanca di sentire quel verso di gabbiano addolorato, l’ho accontentata e ho aperto.
Di solito nelle mattine soleggiate Lola esce e si sdraia per godersi i primi raggi primaverili. Stamattina invece ha smesso di spacciarsi per un gabbiano e si è calmata. E poco dopo quando sono uscita anch’io, strategicamente armata di un pezzo di una vecchia lastra di Anita, per vedere la meraviglia dell’eclissi l’ho trovata seduta perfettamente immobile, che fissava il cielo bianco.
Trasognata, pacificata, con l’alce monco a fianco.
Così imbambolata, stregata dall’eclissi, fermissima, in contemplazione.
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Adesso so che la luna ha un potere fortissimo su di noi: ho potuto sperimentarlo su cani e umani, ma immagino anche su tutte le altre creature del pianeta. A me, per esempio, ha reso più rimbambita del solito.
Dovevo uscire e volevo mettermi del profumo. Ieri l’altro ho finito il mio e sono indecisa se ricomprarlo o passare a una fragranza più leggera per l’estate. (Da quando ho lavorato alla bellezza di Amica, mi sono rimaste appiccicate addosso queste fisime).
Nel dubbio da un paio di giorni ho usato un campione, Amour nocturne, speziato e un po’ talcato, che mi piace molto. Però in giro per casa c’era anche un’altra fialetta Aroma di mandorla, un estratto per dolci, che ha comprato Anita, che cucina torte e lascia spesso le cose in giro.
Così sul mobile dell’ingresso ho trovato una fialetta, pensavo fosse Amour Nocturne, uscito inavvertitamente dalla mia borsa, e in fretta me lo sono messo. Invece era Aroma di mandorla: e ora emano un imbarazzante profumo di marzapane.

P.S: ultime ore per il giveaway di Affari d’amore, dateci sotto 🙂

Paris Hilton de’ noantri

disclamer: scrivo poco ma solo storie vere 🙂

Sono andata dal parrucchiere per l’agognato taglio scalato. E sono stata molto fortunata, non solo per il taglio, soprattutto per l’ambiance.
Mentre ero seduta sulla seggiolina aspettando il mio turno, è entrata come un ciclone nel negozio una ragazza bionda e boccolosa travestita da diva. Aveva gli occhialoni neri, anche se erano le diciassette di un piovoso pomeriggio di novembre, un cappellino, stivali alti e un chihuahua in una borsa fucsia di panno lenci. Ad accompagnarla, naturalmente il manager-factotum-bodygard. Brutto ma giovane, tatuato, pelato e sempre al telefono.
“Mi devo mettere le extentions, qui e lì, perchè devo fare un film”, ha spiegato al coiffeur con leggero accento romano da vera attrice.
“Prego si accomodi”
“Si pronto…non se ne parla neanche…mi richiami lei”, declamava il manger-factotum-bodyguard al cellulare, mentre la bionda si sedeva, toglieva il cappello e parcheggiava su uno sgabello la borsa-cuccia con il cane.
“Vede qui ho più capelli che lì”, mostrava la diva al parrucchiere, “Vorrei pareggiare la situazione perchè sa se mi inquadrano da questa parte…”
“Sarebbe un bel guaio”
“Eh, infatti! sono preoccupatissima”
“Adesso risolviamo”
Mentre lo staff del negozio cercava nei cassetti ad hoc le ciocche del giusto colore, una cliente seduta vicino a me, sussurrava con un po’ di malignità: “Lo sospettavo che quelle della TV e del cinema fossero piene di capelli finti!”
Il manager-factotum-bodyguard intanto era uscito e rientrato nervosamente dal negozio almeno tre volte, atteggiandosi come se dovesse salvaguardare la sicurezza di Obama. Un paio di signore di una certa età, sedute vicino alla porta, sbuffavano infastidite per le correnti d’aria fredda provocate da quest’andirivieni tattico.
“Uffa! Ho la cervicale!”
Poi finalmente le ciocche della giusta tonalità di biondo sono state trovate.
Il manager-factotum-bodygard si è assentato per un po’ e l’inserimento extention è cominciato.
Il parrucchiere, come da copione, cercava di fare conversazione.
“E il suo cane come si chiama?”
“Stella”
“E sta sempre dentro alla borsa?”
“Noooo, delle volte sta anche nelle camere d’albergo, o nei camper quando giro un film…”
“E non lo porta mai a fare un giro?”
“Al mio cane non piace camminare!”
In quel momento però, inavvertitamente, una signora ha scontrato lo sgabello con la borsa-cuccia, (la diva aveva lasciato ingenuamente aperta la cerniera) e il cane Stella si è lanciato fuori!
Freedom!
Ha cominciato a correre come una trottola iperattiva, avanti e indietro in ogni angolo del negozio. Purtroppo la sua padrona non ha potuto alzarsi per riacchiapparlo in tempo, (era un momento topico dell’attaccatura di un’extention) e quindi Stella, inseguita da una volenterosa shampista, sentendosi braccata, dallo stress, ha marchiato il territorio.
Una pipì sul tappeto d’entrata del negozio. E poi ha morsicato la ragazza che è riuscita finalmente a placcarla.
“Oddio! Noooo! Quanto mi dispiace! Non è mai successo prima!”, la giovane diva era costernata, voleva anche pulire per rimediare al danno, ma le è stato impedito.
Archiviato l’incidente, l’inserimento extention è continuato e così la conversazione:
“Quanto tempo ha il suo cane?”
Al lavatesta qualcuno ha sibilato una brutta cattiveria, ma la giovane diva fortuntamente non ha sentito. Ha preso invece in braccio Stella e l’ha baciata con trasporto.
“Ha solo otto mesi, il mio tesoro!”
Stella come cane non era niente di speciale. La giovane diva invece era veramente una ragazza bellissima, peccato per la carenza di neuroni.

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