La Finlandia in bicicletta: le isole Åland

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Quando avevo trent’anni ero stata alcuni giorni in Finlandia, a Helsinki, per lavoro. Un’esperienza molto piacevole, avevo incontrato tanta gente simpatica e stranamente tutti mi facevano, prima o poi, la stessa domanda: “Sei sposata?”. Alcuni con la variante: “Perchè non sei sposata?”

Un dubbio che non mi aveva lasciato indifferente, tanto che dopo poco quella vacanza in fretta sono convolata a nozze.

Adesso che sono sposata da una vita, potrei tornare in Finlandia tranquillamente, pronta a fornire ogni dettaglio, nel bene e nel male, sulla vita matrimoniale. L’idea  mi è venuta dopo aver partecipato a BeNordic e sentito parlare della possibilità di esplorare il Paese in bici. Ho fatto un po’ di ricerche e l’intinerario che mi sembra più originale, affrontabile e interessante è il giro delle isole Åland, un arcipelago di 6500 isole, di cui solo 65 abitate, un labirinto di scogli, isole, canali e insenature, che si trova nel Mar Baltico fra la punta estrema della Finlandia e le pendici della Svezia. Un tour quasi tutto pianeggiante in mezzo a mare e natura incontaminata, con panorami mozzafiato e luce incredibile: d’estate il sole non tramonta mai e le Åland sono conosciute come le isole del sole di mezzanotte. Sono territorio autonomo della Finlandia, in cui si parla svedese, da scoprire con percorsi in bici, da alternare a tratti in traghetto.

Mi piacerebbe ripetere l’esperienza dopo la vacanza in Austria, so quanto è divertente esplorare il territorio pedalando. Le bici si possono noleggiare sul posto e organizzare liberamente il proprio itinerario oppore rivolgersi a un’associazione di ciclo-turismo.  Quella con cui sono stata in Austria prevede due tour in Finlandia, le Åland e un giro fra i laghi e le foreste nella zona di Kajaani che però mi sembra più impegnativo (anche più freddo considerato che è più a nord).

Per raggiungere l’arcipelago si può arrivare a Mariehamm, la città più importante della zona oppure in nave o in aereo da Helsinki, Turku (antica capitale della Finlandia), Tallin e Stoccolma, pare a costi abbastanza contenuti.

(Comincio a sognare e nel cambio degli armadi non metto via tutti i maglioni)

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In Danimarca sulle tracce di Andersen

Quando pensavo alla Danimarca di Hans Christian Andersen, mi fermavo alla famosissima statua della sirenetta a Copenhagen, ma finalmente quest’anno mi sono evoluta, dopo aver partecipato a Be Nordic ho scoperto un sacco di dettagli interessanti che voglio condividere con voi.
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Per un viaggio in famiglia, alla scoperta dei luoghi di Andersen, l’itinerario inizia a Odense, in Fionia, l’isola delle favole per eccellenza, conosciuta anche come “giardino di Danimarca” proprio per le sue bellezze naturali e i favolosi castelli. La prima tappa è la casa natale di Andersen, nel vecchio quartiere di Odense, permette di ripercorrere la vita e le opere dello scrittore, e mette in mostra una raccolta completa dei suoi disegni.
Il viaggio ad Odense continua nella casa d’infanzia in Munkemøllestræde, vicino alla cattedrale, dove Andersen visse dai 2 ai 14 anni.

Il mondo incantato di Andersen rivive anche al Villaggio di Fionia (Den Fynske Landsby), un museo all’aperto dove è ricostruito l’ambiente di un villaggio danese tra il 1700 e il 1900, con case di pietra e legna, un laghetto e una deliziosa stradina. In estate il villaggio è animato da figuranti in costume, che rendono ancora più viva l’atmosfera, raccontando la vita quotidiana nella campagna danese del XIX secolo.

Ma è soprattutto a Fyrtøjet (L’acciarino magico) che i più piccoli possono entrare realmente nello straordinario mondo delle fiabe: si tratta di centro culturale per l’infanzia dove i bambini e le loro famiglie possono giocare con vestiti, trucchi e scenografie legate alle fiabe di Andersen, tra musica, teatro e arti figurative.

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E in occasione del 211^ anniversario dalla nascita sempre a Odense è stato annunciato, in questi giorni, il progetto della nuova Casa Museo di Hans Christian Andersen, che farà rivivere il mondo delle fiabe dell’autore. Progettata dall’architetto giapponese Kengo Kuma, aprirà nel 2020.

Nel 1819 il quattordicenne Hans Christian Andersen arrivò per la prima volta a Copenaghen, città in cui morì nel 1875. Le sue spoglie riposano al cimitero di Assistens, nel quartiere di Nørrebro, che è anche un parco molto frequentato, con scoiattoli fra gli alberi, giocatori di frisbee e aree pic-nic disseminate senza timore tra le lapidi.

Copenhagen è una città molto ecologica, piena di spazi versi e sono stati invece altri giardini, quelli di Tivoli a dare lo spunto per una delle fiabe più famose di Andersen: “L’usignolo”. Racconto che fu ispirato, infatti, a uno spettacolo cui lo scrittore assistette proprio nel giardino oggi famoso come parco delle fiabe.

Hans Christian Andersen era inoltre solito scrivere le sue fiabe nella biblioteca della Torre Rotonda, il più antico osservatorio funzionante d’Europa, costruito nel XVII secolo, dalla cui cima si può godere di una splendida vista su tutta la città, e nelle belle giornate anche sulla costa svedese.mermaid
Per celebrare il suo autore più famoso, Copenaghen gli ha dedicato una strada, H.C. Andersen Boulevard, un museo interattivo nella piazza del Municipio e due statue tra cui la celeberrima statua della Sirenetta sul molo di Langelinje, realizzata nel 1913 in memoria della sfortunata protagonista dell’omonima fiaba che nella versione originale non ha il lieto fine americano imposto dalla Disney!
Ma per saperne di più e progettare l’itinerario migliore per una vacanza in Danimarca, cliccate qui.

P.S. Per seguire l’itinerario sulle orme di Andersen a Odense ora è possibile scaricare da App Store e Google Play l’app Andersens Odense, un’utile guida per la visita, con cartina e descrizioni, disponibile anche in italiano.

Un weekend in montagna in mezzo ai cristalli

Un’ottima meta per un weekend primaverile o estivo: Innsbruck offre mille possibilità sportive, declinate a seconda delle esigenze. Per i più atletici: trekking, arrampicata, mountain bike . Mentre per chi è più tranquillo: passeggiate nella natura, meraviglioso e unico il sentiero dei cembri in mezzo ai rododendri in fiore, si snoda in quota ma è molto facile. Si può fare addirittura fare con passeggino al seguito.

Oppure si può visitare l’Alpengarten, il giardino botanico più alto d’Europa con quattrocento varietà di piante alpine.
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O ancora per chi preferisce pedalare si può andare bicicletta in pianura lungo il fiume Inn e visitare i cratteristici castelli. Le bici si noleggiano sul posto e poi possono essere caricate su tram e pullman per salire più in alto.
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Per chi ama la musica, Innsbruck (gemellata con New Orleans) quest’estate offrirà grandi happening con Innsbruck’s got the Blues ed esibizioni di artisti jazz internazionali. Poi ci sarà anche il Festival della Danza e quello della Musica Antica.

Altre attrazioni imperdibili riguardano il patrimonio artistico della città: il centro storico medievale, il castello di Ambras, il Palazzo Imperiale e la Chiesa di Corte. Poi le gallerie del Municipio Rathausgalerien e il particolarissimo complesso museale Tirol Panorama del Bergisel.

Naturalmente poi ci sono da gustare le specialità enogastromomiche tirolesi, per me niente carni, ma chi le ama si può soddisfare con una grande scelta gourmet. Mentre io apprezzo soprattutto dolci, vini e muesli (da quando l’ho scoperto non ho potuto più farne a meno!)

 

Per chi viaggia con i bambini, a mezz’ora di Innsbruck c’è Wattens dove si trovano i Mondi di Cristallo Swarovski. Un nuovissimo spazio dedicato alle famiglie con il giardino del Gigante, le Camere delle Meraviglie, la Nuvola di Cristallo, formata da 600.000 cristalli e il museo Swarovski dove si possono ammirare tutte le creazioni più belle (anche la scarpetta dell’ultimo film di Cenerentola!)

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Un vero parco di divertimento magico e sfavillante, disposto in un vastissimo giardino in cui si staglia magica la Torre dei Giochi, di 20 metri di altezza, luminosissima con 160 sfaccettature cristalline.
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Una vacanza all’insegna della natura

In mezzo al Parco Nazionale del Delta del Po, nominato Riserva della Biosfera Unesco, per una vacanza formato famiglia che offre mare, sport ed escursioni, in una cornice assolutamente eco-friendly.
Tutto ciò nei campeggi affacciati sul mare di Isamar e Barricata. dove non si vive in tenda ma in varie sistemazioni a scelta: bungalow, chalet e anche lodge tent, in stile safari. E tutt’intorno la natura da esplorare in barca, facendo il giro delle isolette del Delta, in itinerari in bici e anche più avventurosamente a cavallo.
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La particolarità di queste tipo di soggiorno è proprio la versatilità della proposta, chi ama l’equitazione può addirittura portare con sé il proprio cavallo e farlo “alloggiare” nel maneggio del Barricata Village, il centro ippico Tenuta Sacra Grazia, dove si organizzano escursioni lungo argini, dune, spiagge, ma anche percorsi più impegnativi di cross-country e corsi di equitazione per i bambini che partono dal classico battesimo della sella.
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Una delle passeggiate più interessanti che si possono fare a cavallo porta alla Sacca di Scardovari, la laguna più ampia del Delta, meta famosa per la pesca e per l’allevamento di cozze e vongole. Nelle sue oasi, tra canneti e paludi, si può fare bird-watching per scorgere uccelli rapaci, gru, ibis, sterne e naturalmente gabbiani.
Poi in questi villaggi, oltre alla vita da spiaggia, all’intrattenimento e all’animazione sono molto importanti le attività sportive. Per gli adulti ma soprattutto per i ragazzi. Oltre al diving e alla canoa, c’è una scuola di rugby, tenuta dall’ex campione Marco Bergamaschi, e aperta anche alle ragazze dai 10 ai 15 anni. Poi quest’estate ci sarà il campo estivo di allenamento calcistico della squadra inglese dell’Arsenal.
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Un altro punto a favore di questi villaggi riguarda la loro disponibilità verso i cani, infatti la spiaggia di Isaholidays è dog friendly, ed è una cosa bellissima, se deciderò di andare posso portare anche Lola a fare buche e correre sulla spiaggia. Potrei cercare di farle passare la paura delle onde. L’Adriatico è abbastanza piatto e spero proprio di riuscirci.

Vienna per Pasqua

Quando sono stata a Vienna l’ultima volta ho rimpianto molto di aver deciso di trascorrervi solo un paio di giorni.
E’ una città stupenda, ricchissima di storia, spunti interessanti, luoghi da visitare e ovviamente pasticcerie sontuose dove ingozzarsi di sachertorte.
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Avevo passato una giornata intera al Belvedere, scavalcando con per raggiunti limiti di età delle mie figlie lo Zoom, meraviglioso museo interattivo per i ragazzi e purtroppo non ho avuto tempo per il Museo Albertina.
Però sono riuscita a visitare la casa di Freud. Dove no, non c’è più il famoso divano (ahimè), ma è ugualmente emozionante e tutto il resto è rimasto, più o meno, com’era. Ho anche usato la toilette di Freud e posso garantire che anche quella è rimasta in stile… antico.
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Vienna è splendida a Pasqua e per chi volesse abbinarla a una vacanza relax alle terme (dove si può anche giocare a golf, andare in bici e per i più piccoli c’è un paradiso di giochi d’acqua) sono previste delle promozioni molto interessanti per viaggi in famiglia. Con sconti super per bambini e anche per i ragazzi fino a 18 anni.
A Vienna la sistemazione prevista è in hotel in posizione centralissima. Nel distretto di Leopoldstadt, vicinissimo al mercato Karmelitermarkt, all’Augarten (il parco cittadino), il Prater e il duomo di Santo Stefano.
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La Parigi di Maria Antonietta

Gli itinerari storici vanno tantissimo di moda. Senza l’orda di turisti che intasano i monumenti da ammirare, con un fascino più discreto e coinvolgente, fanno ammirare i capolavori artistici e raccontano storie d’altri tempi capaci di farci sognare.
Questo è quello che succede pianificando un viaggio a Parigi, seguendo le tracce della deliziosa guida scritta da Alice Mortali.
L’autrice, abbinando rigore storico a uno stile intrigante da romanzo, svela un percorso nuovo ed emozionante: edifici, castelli, vie, musei parigini frequentati da Maria Antonietta quando si allontanava dalla reggia di Versailles, la sua prigione dorata. Ma al tempo stesso racconta la biografia della sovrana, una delle figure femminili più controverse della storia: da sempre oggetto di ammirazione devota e critiche feroci. La giovanissima principessa austriaca che per la ragion di Stato, per saldare un’importante alleanza politica venne spedita in Francia, a soli quattordici anni, per sposare il delfino sedicenne, futuro Luigi XVI. Ed ebbe una vita intensa e travagliata.
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L’itinerario biografico di Maria Antonietta inizia da Versailles, situato a 20km da Parigi, è stato per 150 anni la residenza del re di Francia. Nacque come un ampliamento del padiglione di caccia, fatto costruire nel 1624 da Luigi XIII. Un castello con 700 stanze, 2513 finestre, 352, camini, 13 ettari di tetti, circondato da un parco di 800 ettari con boschi, giardini e 55 bacini d’acqua. All’interno del parco furono costruiti altri due castelli più piccoli: le Grand Trianon e le Petit Trianon. Quest’ultimo diventò il luogo in cui Maria Antonietta decise poi di rifugiarsi, divenne il suo piccolo paradiso privato, dove si concesse un’esistenza quasi “normale”. Appena arrivata, dopo il matrimonio, invece fu alloggiata nel Castello principale, nei Grands Appartements, che si estendono su tutto il primo piano della reggia. Oggi ci si arriva dal grande scalone di marmo, da dove iniziano anche i tour guidati di visita al Castello.
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Quando poteva Maria Antonietta si recava a Parigi: amava molto andare a teatro all’Odéon, a quei tempi nuovissimo perchè appena costruito (nel 1782), all’Opéra, a svagarsi al Bois de Boulogne, il parco a nord della città, dove fu anche la responsabile della costruzione del Palazzo della Bagatelle.
Ma frequentava anche le vie parigine, come i comuni mortali, andava per esempio dalla sua modista preferita, Rose Bertin, che aveva un atelier al 149 di Rue Saint-Honoré. Maria Antonietta è sempre stata criticata per il suo amore per la moda e Madame Bertin fu proprio la responsabile dei copricapi più oltraggiosi della regina. L’altro colpevole era il parrucchiere Léonard Cadet, quello che innalzò le acconciature della regina fino a un metro d’altezza. Per saperne di più sulle eccentricità del guardaroba reale l’indirizzo giusto è quello del Museo Carnavalet.
Quando rimaneva a Parigi, Maria Antonietta, prima di ritrutturare alcune stanze nel palazzo delle Tuleries (che non esiste più, ci sono solo i giardini) si fermava in un appartamento segreto al 2 di Rue Royal, dove oggi c’è la sede del Museo della Marina.
Poi ci sono gli indirizzi dei luoghi più tristi: la Tour du Temple, dove la famiglia reale fu rinchiusa quando venne arrestata. L’antica fortezza non esiste più, c’è solo una targa a ricordare il luogo. E la Conciergierie, la prigione sul’Ile de la Cité, dove si possono ancora visitare le minuscole celle in cui venivano rinchiusi i prigionieri e dove anche la regina passò gli ultimi giorni.
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Pochi personaggi storici hanno colpito così tanto l’immaginario collettivo come Maria Antonietta, a lei sono stati dedicati film, biografie, opere teatrali e anche cartoni animati. E se volete approfondire, domani l’autrice Alice Mortali e Marina Minelli parleranno e discuteranno ancora un po’ il mito di Maria Antonietta (alla libreria Coop Zanichelli di piazza Galvani a Bologna).

Carnevale artistico a Mantova

Domani pomeriggio tutti a Mantova per la diciottesima edizione del Nabuzardam, l’unico carnevale in Italia a svolgersi all’interno di una dimora storica. Questo evento infatti si svolge a Palazzo Te, la meravigliosa opera cinquecentesca progettata da Giulio Romano, le cui stanze si animeranno per un intero pomeriggio con performance realizzate da artisti italiani e stranieri e adattate al tema di questa XVIII edizione: il “Banchetto degli Dei”. Questa festa sarà è uno dei primi eventi ad inaugurare l’anno di Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016.

1_Nabu_2012 Si svolgerà nelle otto sale, con performance diverse tutte da scoprire. Attori, acrobati e musicisti rievocano il cerimoniale di corte destinato agli ospiti illustri (come fu l’Imperatore Carlo V in visita a Mantova nel 1530 alla corte dei Gonzaga), rivisitandolo in chiave moderna.

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Durante questo magico pomeriggio di festa, nella Camera di Amore e Psiche l’inglese Robert Tiso trasformerà più di 150 calici da vino in un vibrafono, strumento musicale da lui suonato con estrema maestria. Nella Camera del Sole e della Luna sarà possibile assistere ad una serie di evoluzioni musicali comico/acrobatiche a opera del contrabbassista Luigi Lullo Mosso. Nella Sala dei Cavalli il performer Leo della compagnia La Sbrindola, evocando l’immagine rinascimentale dell’uomo vitruviano, si esibirà nella Roue cyr oltre che in numeri con sfere di vetro degni del Cirque du Soleil. Nella Camera dello Zodiaco l’artista Rufino, nasconderà all’interno del proprio ventre un vero e proprio teatrino in miniatura con quinte, sipario, luci della ribalta e minuscoli attori. L’argentina Gabriela Corbo, con l’eleganza di una gran dama in equilibrio sullo sfondo della caduta dei Giganti, si cimenterà in danze verticali mentre nella Camera delle Vittorie l’attrice Sara Zoia racconterà i segreti della Commedia dell’arte, conducendo le danze e insegnando ai bambini le principali posizioni delle maschere più conosciute. Immancabili i “Camerini del trucco”, dove quattro artiste, divise in due postazioni nell’Ala Napoleonica, completeranno i travestimenti dei partecipanti con un trucco in stile “maschera veneziana”.

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Questo carnevale, organizzato da Segni d’infanzia, inizia alle 14 nel quartiere di Valletta Valsecchi, dove è possibile aggiungere al proprio costume un tocco speciale. Alle 15 è prevista la partenza di un corteo composto da bambini, adulti e ragazzi che, sfilando con strumenti musicali, volti dipinti e costumi sgargianti, raggiungeranno Palazzo Te in un allegro percorso a piedi animando alcune vie della città.

 

 

 

Genova da scoprire

Metà delle mie origini sono liguri e quand’ero piccola avevo una zia ricca che abitava a Genova. Era quasi un mito. Ogni tanto mia madre (probabilmente aveva bisogno di evadere un po’ dalla nostra famiglia) andava a trovare la zia e stava via una settimana.
Questa zia era ricca perchè aveva un marito che guadagnava bene. Il marito “navigava”, lavorava in Marina, e stava molto lontano da casa.
Poi si è scoperto che aveva messo in piedi anche una seconda famiglia, per quello navigava tanto.
Genova per me era una città magica, con un grande fascino e un alone di mistero (a cui aveva contribuito molto anche il comportamento di mio zio).
Delle gite a casa della zia mi sono rimasti solo ricordi grandiosi: giardini, palazzi antichi, terrazze, monumenti, fontane magnifiche. L’ultima volta che sono andata da mia zia avrò avuto 6-7 anni e la mia immagine di Genova si è fermata lì.
Per anni poi ho continuato a sognare giardini, palazzi antichi, ecc, ecc. immaginando Genova.
Da grande ho avuto poche occasioni di visitarla, solo di passaggio per imbarcarmi per la Corsica e in un paio di veloci occasioni di lavoro. E devo ammettere che in quei fugaci momenti non mi è sembrata proprio all’altezza dei miei vecchi sogni.

Invece, un mese fa, quando sono stata a visitare l’Acquario e il Museo del Mare e ho avuto anche la possibilità di fare un giro nel centro della città e nei carrugi, tutta la magia che mi aveva conquistato da bambina è ritornata.

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Palazzo Spinola

Senz’altro la sorpresa (o era un deja-vu?) più sorprendente è stata visitare le Strade Nuove e i sontuosissmi Palazzi dei Rolli, costruiti tra il 500 e il 600, che testimoniano il periodo di massimo splendore e potere economico di Genova Repubblica Marinara. Queste residenze erano la dimora dei notabili della città, che erano obbligati da una legge cittadina del 1576 a ospitare gli stranieri importanti e ricchi nel loro palazzo, come fosse un albergo, quando questi arrivavano in visita a Genova. Senz’altro un modo snob di intessere contatti e fare pubbliche relazioni ad altissimo livello.
Dallo splendore dei Rolli (decretati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco) al fascino dei carrugi dove ho potuto visitare alcune botteghe storiche tipiche. La prima scoperta è stata quella specializzata in presepi. Mi hanno raccontato infatti che dopo Napoli, la prima città nell’arte del presepe, c’è Genova. E in zona, da Natale in poi, si organizzano veri e propri tour per visitare i presepi più belli e interessanti nelle chiese della zona.

Uno scorcio di cielo sui vicoli del centro storico

Foto: Stefano Goldberg

Poi ho comprato il pandolce, il panettone genovese, e fra le molte e bellissime pasticcerie antiche ho scoperto Klainguti dove volevo gustare un Falstaff, una brioche con crema e pasta di mandorle, perchè era il dolce preferito di Giuseppe Verdi che quand’era a Genova ogni mattina andava a mangiarsene una, dicendo: “Il vostro Falstaff è molto meglio del mio!”

Me l’ha raccontato il proprietario della pasticceria, aggiungendo anche con umiltà, che non era tutto merito della loro brioche, perchè in realtà Verdi era golossismo.
Infatti, dopo aver lasciato Genova, mandava il suo amico De Amicis (il vecchio Edmondo) in un’altra pasticceria a prendergli dei confetti speciali che poi si faceva portare a Milano.
(Ho perso il biglietto dove mi ero annotata il nome di questo locale perciò, purtroppo, non posso scriverlo. Ma è tutto vero!)
Però se volete sapere tutto sulle botteghe storiche e sui luoghi più meravigliosi e nascosti di Genova cliccate qui.

Tetti e terrazzini del Centro Storico

Foto: Stefano Goldberg

Mercatini di Natale

Quest’anno cercherò di essere un po’ più natalizia del solito. Ho scritto un racconto a tema e spero di fare una gita a visitare i famosi mercatini, quelli veri, quelli tirolesi.
Mi piacerebbe andare a Innsbruck dove c’è un enorme e scintillante albero di Natale in Swarosvki, alto 15 metri con 170.000 cristalli. Non vedo l’ora di girare fra le bancarelle che vendono decorazioni, candele e dolci natalizi. Comprare regalini, bere vin brulè per scaldarmi e annusare il profumo del Natale nell’aria.
L’ultima volta che mi sono concessa una magia simile è stato tantissimi anni fa, quando le bambine erano piccole. E’ stato quando mi sono innamorata del muesli e ricordo ancora bene il profumo di cannella dello strudel buonissimo che mi sarei sbaffata a badilate ma, purtroppo, dovevo cercare di contenermi.

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Era stata una vacanza a S.Candido, tutto bellissimo a parte il viaggio di ritorno verso Milano. Sant aveva una jeep che in teoria doveva essere l’auto ideale per scorazzare fra le Alpi. Ma appena passato Brunico, qualcosa nel maledetto software della macchina è andato in tilt. Tutta la centralina di controllo aveva smesso di funzionare: non andava più il servosterzo, il servofreno, insomma una roba da paura. Siamo arrivati nel panico (soprattutto mio) fino alla stazione ferroviaria di Bolzano e poi io e le (allora) bambine abbamo preso il treno per arrivare a Milano, cambiando a Verona e forse anche da qualche altra parte che ora non ricordo. E anche Sant con solo due marce possibili, la prima e la seconda, era risucito poi a portare miracolosamente a casa la pelle. Adesso però ho saputo che esiste una comoda linea ferroviaria che ci collega direttamente a Innsbruck, alla faccia di quella jeep assassina.

 

 

Il museo del mare a Genova

Nella gita a Genova della settimana scorsa abbiamo visitato, sempre al Porto Antico, anche questo bellissimo museo, interessante per grandi e piccoli, perfetto per i bambini dalle elementari in poi.
Completamente interattivo, riesce a coinvolgere e incantare anche un pubblico di adulti.
Si parla del mare a 360° e il primo protagonista importante è naturalmente, il navigatore orgoglio dei genovesi: Cristoforo Colombo di cui si possono ripercorrere le avventure e le rotte di navigazione. Poi si scopre che la Santa Maria non era una caravella, ma una caracca, quindi più grande. E quindi usata come nave ammiraglia nella famosa spedizione del 1492.
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Poi siamo saliti sulla riproduzione di una galea, bellissima tutta in legno.
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Qui ci è stato spiegato come veniva diviso l’equipaggio, ovvero la forza lavoro: schiavi, i forzati e buonavoglia. Per gli schiavi non c’è bisogno di spiegazione, i forzati erano i galeotti, e i buonavoglia invece quelli che non avevavo nulla da perdere e si imbarcavano in cerca di sistemazione e di fortuna. A bordo, per comodità dei comandanti, si distinguevano solo dai capelli: gli schiavi erano rasati, i forzati con un ciuffo centrale come i mohicani (e i ragazzi di oggi) e i buonvoglia invece potevano tenere i capelli lunghi e farsi anche una codina.
Il mio percorso preferito è stata la mostra Mare Mostrum, così intitolata perchè ripercorre l’immaginario del mare fra mito e paura. L’uomo è sempre stato affascinato e al tempo stesso spaventato dalla vastità degli abissi. Perciò sono nate le leggende sui mostri marini. Bestie orrende come i serpenti, i calamari giganti, i kraken e le sirene. Queste ultime doppiamente pericolose perchè anche donne provocanti!
Molte di queste zoccole di mare perennemente in topless sono state, presumibilmente, responsabili di disgrazie e annegamenti.

Nell’immaginario dei naviganti, le navi affondate prendono vita e possono avere un’anima, spesso dannata. Le polene (sirene) sono la personificazione di queste creature che solcano gli oceani con il loro carico di spettri. E anche la parola zombie, oggi tanto abusata, proviene dalla storia horror del mare. Così erano stati denominati infatti i fantasmi degli schiavi annegati nelle tempeste, che tornavano a galla per chiedere (secondo me giustamente) vendetta.

Per rendere più vivace l’itinerario dei visitatori è stato anche possibile salire su una scialuppa per cercare di salvarsi mentre la nave affondava e bisognava remare e remare per solcare le onde nel mare in tempesta. Ovviamente non nella baia di Chiavari ma in mezzo all’Oceano Pacifico.

Abbiamo remato e remato, rollato e urlato. Per rendere più realistico il nostro dramma arrivavano anche spruzzi d’acqua che ci innaffiavano. Una collega spaventata, inchiodata ai remi accanto a me, ha commentato:

“Cavolo! Mi ero appena fatta la piega un’ora fa!

In risposta ho sorriso, coraggiosa, senza dirle che con la mia stiratura permanente all’agave, anche le onde del mare forza 12 non mi turbavano.

Ma la storia del mare mostruoso non è uno scherzo, le tragedie del mare esistono e la mostra prosegue su un binario più moderno, con la cronaca delle migrazioni.

Quelle dei nostri giorni, sui barconi carichi di profughi, e infatti il museo è riuscito a farsi dare una vera scialuppa degli sbarchi di Lampedusa. Tragica testimonianza della nostra attualità più recente.
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Poi si ricordano anche le migrazioni italiane verso le Americhe nel secolo scorso.

Qui, con l’aiuto di filmati e riproduzioni d’epoca, è stato ricostruito sia l’ambiente dell’ufficio immigrazioni del porto di Genova, sia l’interno di una nave carica di emigranti.

Ai visitatori del museo, viene addirittura fornita una “vera” carta d’imbarco e un passaporto in stile vintage che viene verificato dall’ufficiale dell’ufficio immigrazioni. E ciascuno interpreta un passeggero realmente esistito, grazie a un archivio con le storie, basate su lettere e documenti di molti immigrati. Personaggi illustri come Eleonora Duse ma anche gente semplice e povera che provava a rifarsi una vita dall’altra parte del mondo.

Poi c’è anche la possibilità di consultare un database per chi vuole trovare le generalità di qualche avo immigrato tanto tempo fa. Il famoso zio d’America che in questi tempi magri può venire sempre utile.
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Infine per i più guerrafondai c’è la possibilità di visitare il sommergibile Nazario Sauro, della Marina Militare, conservato in perfette condizioni e “parcheggiato” nelle acque del porto fuori dal museo.
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(tutte le foto ©Merlofotografia)

I nuovi cuccioli all’Acquario di Genova

Un po’ di mommy blues nelle acque azzurrissime dell’Acquario di Genova. Me l’hanno raccontato ieri nella gita che ho fatto, insieme ad altri giornalisti e blogger, invitati dalla Costa Endutaiment, per visitare le attrazioni turistiche del Porto Antico.
Infatti nell’ultima ondata di nascite nell’Acquario, un lamantino venuto alla luce il 10 settembre scorso e un baby delfino, nato il 20 agosto scorso, per le madri non è scattata tout court la scintilla dell’istinto materno. E così per l’allattamento dei neonati sono dovuti intervenire gli umani.

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Nonostante l’importanza del suo bebé, (i lamantini cuccioli sono solo 5 in Europa e questo è l’unico in Italia) la madre non voleva alzare l’ascella per allattarlo (proprio lì si trova la tetta) così, come mi ha spiegato Claudia Gili, veterinario e direttore scientifico dell’Acquario di Genova, il “piccolo” è stato sfamato con otto biberon al giorno di latte speciale per erbivori. Dalla scorsa settimana però la madre lamantina ha accettato la sua maternità e deciso di impegnarsi e ha lasciato che il pargolo succhiasse autonomamente il latte (senza paura di rovinarsi l’ascella!).
Anche la madre delfina non ne voleva sapere di allattare il suo cucciolo, e pure nel suo caso c’è stato bisogno “dell’aggiunta”. Infatti solo da pochi giorni ha deciso che poteva farcela a svezzare il baby delfino da sola.
Una madre invece molto più autonoma, sempre nella nursery dell’Acquario, è la madre dello squalo zebra, anche questa è una specie protetta e per farlo nascere è stato richiesto un uovo da Chicago, (infatti tutti i grandi acquari del mondo che difendono la rappresentazione della biodiversità acquatica sono in contatto per lavorare in sinergia) che ha dato poi origine a un simpatico baby squalo zebra. Le madri di questa specie sono molto molto avanti nell’arte della riproduzione. Infatti fanno nascere solo cuccioli femmine, praticamente loro cloni. Così si risolve da subito il problema della conflittualità madre-figlia.
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Un’altra novità che ho avuto il piacere di scoprire all’Acquario sono state le nuove quattro vasche all’aperto nel padiglione delfini, dove abbiamo potuto assistere ai giochi e ai salti nello spettacolo all’aperto mentre, all’interno l’addestratrice ci ha mostrato come interagisce con loro. Ed è incredibile quanta comunicazione ed empatia si possa creare. Anche perchè i delfini sono molto golosi e tutto il processo di addestramento si basa sulla gratificazione.

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Poi abbiamo ammirato le foche, le razze (con le quali i bambini possono anche avere un’esperienza tattile), i pesci tropicali coloratissimi, i pinguini, delle incredibili stelle marine che vivono solo in Antartide.
La notizia dela settimana è che dal 30 ottobre al 1 novembre per festeggiare Halloween, tutti i bambini mascherati, accompagnati almeno da un adulto, potranno entrare gratuitamente all’Acquario. Qui tutte le info su biglietti e promozioni.

Festival del teatro per bambini e ragazzi a Mantova

Dai 18 mesi ai 18 anni: questa è l’ampia fascia di età  degli spettacoli e i laboratori teatrali della decima edizione del Festival teatrale internazionale che si svolgerà a Mantova, dal 28 ottobre al 1 novembre prossimo,  Manifestazione organizzata dall’associazione Segni d’infanzia e oltre. Tutta la città si mobiliterà per ospitare attività teatrali, improvvisazioni musicali, danza, lettura e molto altro, senza limite alla fantasia e alla creatività.  Gli ospiti sono artisti e intellettuali da tutto il mondo: il teatrino rotante della marionettista danese SOFIE KROG; lo spettacolo Dot dei MADUIXA da Valencia, dove teatro, danza e nuove tecnologie si combinano insieme, dando origine ad un incontro magico che rende tutto possibile; l’avventura dei fratelli Montgolfier, rappresentata in un vero pallone aerostatico dai catalani FARRES BROTHER. Da Ginevra la compagnia LE COCKPIT incanta bambini poco più che neonati, Tel Quel, con la coreografia di Thomas LeBrun  parla a un pubblico di adolescenti. Storie e ricordi di famiglia per i portoghesi COMPANHIA CAÒTICA e per i francesi COMPAGNIE SÉMAPHORE. Numerosissime le proposte da compagnie provenienti da tutta Italia: dalla Puglia i KOREJA e PRINCIPIO ATTIVO, dall’Emilia-Romagna ACCADEMIA PERDUTA e TEATRO GIOCO VITA, il TEATRO BIONDO di Palermo, la compagnia romana OUT, TEATRODISTINTO da Alessandria e, per finire, i lombardi TEATRO ALL’IMPROVVISO, TEATRO TELAIO e TEATRO PROVA. Insomma una kermesse interessante e variegata come il famoso Fringe Festival di Edinburgo per gli adulti, ma in questo caso in taglia junior. Poi Mantova è bellissima e magica. Chi vuole festeggiare un halloween veramente speciale può concedersi una gita divertente e senz’altro indimenticabile. E ai bambini, lo dico per esperienza, il teatro piace, perchè è coinvolgente, colorato e interattivo.

(Photo di Lorenzo Daverio)

Come trovare ovunque un ristorante family friendly

Quando le mie figlie erano piccole alla fine si finiva sempre in pizzeria, anche se le bambine non amavano particolarmente la pizza, non per masochismo ma per comodità.
Infatti erano i locali più family friendly, con i proprietari disponibili a fare anche una pasta al sugo, a sganciare un seggiolone, a chiudere un occhio se qualcuno faceva i capricci e rovesciava qualcosa.
Ora che ci sono gli smartphone e i tablet touch la famiglie che escono a cena sono molto aumentate, perchè i più piccoli vengono anestetizzati davanti a un video e tutti possono mangiare e bere tranquilli. Anche in posti eleganti.
Poi se i pargoli cresceranno un po’ rintronati ci si penserà al momento opportuno.
Però per chi vuole ancora farlo alla vecchia maniera e cioè trovare ristoranti dove i piccolissimi clienti possono sentirsi a loro agio, mangiare cibi adatti, essere seduti comodi, intrattenuti magari da un animatore o anche solo dal fai-da-te di fogli da colorare e pastelli, c’è un nuovo servizio on line che aiuta a cercare e prenotare ristoranti family friendly quasi in qualsiasi parte del mondo.
Basta andare su questo sito per trovare il ristorante a misura di famiglia in Italia, Belgio, Portogallo Svezia, Turchia e Brasile. Mentre in Francia e in Svizzera diventa www.lafourchette.com, in Spagna www.eltenedor.com, in Olanda si chiama www.iens.nl, in Portogallo e Brasile www.besttables.com e in Australia basta digitare www.dimmi.com.au.
Quindi niente panico perchè una pasta in bianco o un hamburger con patatine si troveranno sempre.

 

Made in Chelsea

Quando pensiamo alla TV inglese, proviamo una certa ammirazione: ci vengono in mente i documentari della BBC, la serie Sherlock, le puntate di Downton Abbey e poi le storiche soap come The Eastenders e Coronotion Street, ottimi esempi di tv popolare. Ma è arrivato il momento di allargare la mente e avere il coraggio di guardare oltre. Di affrontare anche il trash.
Parlando con un’amica londinese, mi complimentavo per la trasformazione in meglio della città che mi sembrava includesse anche l’atteggiamento e il comportamento delle persone.
Lei mi ha guardato un po’ perplessa e mi ha detto:
“Ma abbiamo Made in Chelsea
Una risposta sibillina che ho cercato di capire meglio.
Ho acceso la tv e ho affrontato questo reality, interpretato da un gruppo di venti-trentenni londinesi straricchi che vivono in una delle zone più esclusive della città.
Devo confessare che non sono un’esperta di reality, ho visto solo qualche puntata della prima edizione de Il grande fratello, nel 2000 mentre allattavo Emma. Quello in cui c’era il povero Taricone, Marina la gattamorta e altri di cui non ricordo il nome. Mi sono persa tutte le Fattorie, le Isole dei famosi però avevo visto un po’ di puntate, credo su MTV, sulla vita in famiglia di Ozzy Osbourne, che era trashissimo e mi aveva divertito molto.
Però di Made in Chelsea, mi ha colpito subito per l’horror vacui. Non c’è una storia, non c’è recitazione, non c’è dramma, non c’è sesso, non c’è nulla. Però c’è pubblicità perchè la vita di questi “rampolli” trascorre in bar, ristoranti, hotel, boutique alla moda e quando entrano in un locale compare la scritta sullo schermo.
Il gruppo è composto da ragazzi e ragazze che intrecciano compulsivamente relazioni tra loro e infatti le conversazioni sono invariabilmente così:
(tra ragazze)
“Sai che cosa è uscita con coso?”
“No!”
“Invece si mi avava detto che non l’avrebbe mai fatto”
“Mmmmm” (sguardo nel vuoto)
“Invece sì!”

(tra ragazzi)
“Come è andata a Parigi con cosa?”
“Mmmm”, sorrisino e pausa per bere un sorso dal drink a portata di mano.
“Ma coso lo sa?”
“Aveva detto che …ehi mate!”, arriva un altro amico e la chiacchierata finisce così con un brindisi a tre.

(tra ragazzi e ragazze)
“Basta dire bugie”
“Non dico bugie”
“Allora non vuoi più stare con me?”
“Non è vero!”
“Cosa?”
“Mmmm”

Non sono cattiva e non esagero: è proprio così, le conversazioni si troncano sempre senza alcuna logica. Cambiano scena e ciao. Ma piace moltissimo.
E’ in onda dal 2011 e sono già arrivati alla nona serie, perchè ci sono stati vari spin-off (Made in Chelsea- LA; New York, Dubai, Las Vegas e forse altri)
Uno dei protagonisti è l’erede di Mc Vitie’s l’azienda dei biscotti Digestives che ora purtroppo non riesco più a mangiare.

London low cost

Londra è stupenda ma carissima, il cambio euro-sterlina ci penalizza, così mentre siamo state in vacanza per cavarcela senza spendere un capitale abbiamo imparato molti trucchi per sfangarla on a budget.
Oggi mi sento buona e voglio dividerne alcuni con voi.

I giornali, le notizie tutti le leggono in rete ma, per deformazione professionale sono ancora affezionata anche alle copie cartacee e quindi via di free press (che oramai è quasi meglio di quella a pagamanto). Viaggiando in metropolitana c’erano due edizioni al giorno: Metro alla mattina, che non era male, ma niente in confronto all’Evening Standard che esce alle tre del pomeriggio, è letto da tutti i commuters e pieno di notizie fresche.
Fitness Oramai tutti i negozi sportivi più importanti, Nike, Reebok, Sweaty Betty, organizzano nelle loro sedi classi gratuite prima o dopo l’apertura. Quindi alle 9 del mattino e alle 7 di sera ci sono pilates, yoga, e altri corsi molto più cardio con nomi vari come full impact, combat, cross fit, ecc.
Poi ci sono i free trial day ai club sportivi, un giorno da passare in palestra, piscina o a fare classi per sperimentare il luogo. Ovviamente il fine di questi ingressi è l’iscrizione al club, ma noi ne abbiamo provati alcuni e l’insistenza degli istruttori è molto più blanda che da noi, dove continuano a tampinarti per mesi.
Cibo con una bella faccia tosta siemo entrate nel magico mondo degli assaggini: dai supermercati agli store più sofisticati tutti sono lieti di fare assaggiare i loro prodotti. Per esempio da Fortun&Mason si possono gustare cioccolate deliziose, da T2 dei te incredibili (poi alla fine si comprano anche perchè sono veramente imperdibili, tipo Jade Mountain che incredibilmente sa di Nutella). Poi per gustare un sushi meraviglioso take away a metà prezzo basta andare da Itzu dopo le otto e mezzo di sera.
Musei sono tutti gratis per le collezioni permanenti a pagamento ci sono solo le mostre temporanee.
trasporti conviene se possibile prendere gli autobus piuttosto che la metropolitana. Il biglietto di una corsa è £1.90 in confronto a £ 2.60. I bambini poi sotto gli undici anni viaggiano gratis.millenium
Noi avevano la fortuna di avere tre autobus comodissimi che facevano itinerari tattici proprio sotto casa.
In particolare amavamo il 24, un bus a due piani, che da Pimlico attraversava tutta Londra per arrivare fino a Hampstead Heath. La fermata era letteralmente davanti alla nostra porta di casa. Così una mattina siamo scese con il sacchetto del pattume in mano e l’intenzione di prendere il 24. Appena uscite abbiamo visto che ci passava davanti e, probabilmente con un gesto italiano molto eloquente, abbiamo mostrato il nostro disappunto.
La simpatica conducente, che mentre rallentava per fermarsi al semaforo, l’ha notato e ci ha fatto segno di affrettarci e saltare sul bus dalla parte posteriore aperta. Abbiamo obbedito al volo, senza pensare al nostro sacchetto dell’immondizia che abbiamo portato fino al cassonetto di Trafalgar Square, dove siamo scese.
E’ stato fichissimo buttare l’indifferenziata vicino al monumento dell’ammiraglio Nelson.

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