Dal cibo al cuore

Per la prima volta ho letto un libro di una persona che conosco, una persona che mi piace. Quindi ho affrontato le prime pagine molto ben disposta, ma questo approccio non credo mi abbia poi influenzato più di tanto. Anche perchè L’ingrediente perduto di Stefania Aphel Barzini mi ha coinvolto sempre di più, facendomi dimenticare l’autrice per immergermi solamente nella vita delle protagoniste del romanzo. Quattro generazioni di donne: la bisnonna, la nonna, la figlia e la nipote. Infatti la storia comincia all’inizio del secolo quando Rosalia una bambina di dieci anni, lascia l’isola di Stromboli per emigrare negli Stati Uniti.

Si snoda poi per tutto il secolo attraverso queste figure femminili, tra loro molto diverse ma legate da un filo invisibile di amore, di affinità spesso negata e da una grande attrazione per l’arte di cucinare. Per la bisnonna è normale passare ore fra i fornelli e trovare conforto nelle tradizioni culinarie della sua terra lontana. Per sua figlia, che invece vuole essere americana a tutti costi, le ricette di famiglia sono una vergogna: le dà molto fastidio che anche la sua bambina non abbia quest’anima yankee e che prediliga le melanzane alla parmigiana al fast food. Poi ci sarà la nipotina che scoprirà le sue radici proprio grazie al suo innato e inaspettato talento culinario.

Un libro che si legge tutto d’uno fiato: commuove ma fa anche sorridere e illustra dettagli interessanti sul modo di vita americano.  Ci sono state parti che ho letto a voce alta alle mie ragazze, perchè è così vero nell’illustrare la relazione, spesso conflittuale fra madri e figlie, che mi sembrava l’occasione giusta per cominciare a sviscerare il problema. Altre invece le ho condivise con loro per puro divertimento perchè le cose belle è giusto non tenerle solo per sè.

Dreaming Obama

Ieri siamo stati alla Triennale, uno dei miei luoghi preferiti in città, a vedere la bellissima mostra di Roy Lichtenstein . A me piace molto la pop art, che è allegra e divertente e facilmente assimilabile anche dai bambini. Lichtenstein poi con il suo stile fumettistico è piaciuto molto anche a Emma e Anita.
Poi abbiamo visto anche un’altra mostra Green Life sulle città sostenibili. Un’utopia di buoni propositi e sogni di vita in spazi urbani vivibili, in mezzo al verde anzichè alla puzza di smog che ci attanaglia. C’erano un sacco di piante, tanto per farmi sentire in colpa e poi alla fine un bel prato verticale dove abbiamo visto che una ragazza, forse una modella, bella, palliddissima, truccatissima e magrissima, si faceva fotografare. Così ci siamo fatte la foto anche noi. Spero sia di buon auspicio per rinverdire il mio pollice!


Stanotte invece ho sognato Obama.
Un mezzo incubo nella mia fase rem.
Eravamo in un bagno di un luogo pubblico. L’avevo già sognato altre volte, anche con Michelle e le figlie, quindi non ero particolarmente emozionata. Gli ho ribadito la mia stima, lui ha minimizzato e ha continuato a guardare in un cassetto che si trovava proprio sotto i lavandini.
Ravanava nel cassetto piuttosto concentrato. Poi nel bagno è entrata una signora con una divisa: era una sua assistente. Quando l’ha vista Obama ha tirato fuori l’intero cassetto dal mobile del bagno e l’ha passato alla solerte assistente. Ho allungato il collo e dato una sbirciatina: era pieno di blush, terre e fondotinta. In polvere, solidi e liquidi. Anti-age e a effetto seta. In varie tonalità. C’erano anche pennelli e spugnette.
Obama ha detto alla sua assistente: “Penso che questi possano andare”
Lei ha dato un’occhiata e ha annuito seria.
Obama mi ha fatto un sobrio cenno di saluto e si è avviato, seguito dalla sua fedele collaboratrice, verso l’uscita del bagno .
Sono rimasta in piedi vicino ai lavandini perplessa domandandomi se veramente fra il nostro Paese e gli Usa ci sia così tanta affinità.
Chiedendomi, con angoscia, se anche Obama sia schiavo del fard.