Piovono libri


Di solito piovono a ottobre: infatti questa manifestazione si snoda in varie località italiane per tutto il mese, ma quest’anno c’è una “coda” anche a novembre. E ne approfitto, infatti il 10, questo sabato pomeriggio alle 17,30 presenterò Affari d’amore alla Biblioteca di Falconara Marittima, mi presenterà Marina Minnelli, giornalista, autrice e amica di blog. Occasione imperdibile per chi di voi fosse in zona e non avesse voglia di andare a fare la spesa “grossa” al supermercato 🙂

Women’s Fiction Festival 2012


Il prossimo sabato sarò ancora una volta al Women’s Fiction Festival a Matera, alle 17,30 a una tavola rotonda sulla letteratura digitale a parlare di Emma Books e alle 18,30 invece a un altro incontro, a presentare Affari d’amore con “Paola Calvetti”, autrice di “Olivia”. Sarebbe bello se qualcuno di voi fosse in zona, Matera è bellissima e sembra un luogo incantato.
Quest’anno poi il titolo della kermesse è Leggo di Gusto, perchè il filo conduttore degli eventi è il cibo. Quindi tutti gli eventi sono conditi con degustazioni, aperitivi e happy hour. Occasioni terribili per la mia dieta, (sto ancora smaltendo i tre chili che ho preso in vacanza) ma che mi fanno venire l’acquolina in bocca! Poi mentre qui al Nord piove e fa freddo il meteo di Matera segna ancora estate piena, quindi potrò indossare il mio solito vestitino portafortuna da presentazioni. Qualche dubbio invece sui tacchi, l’altra volta la cena era in un ristorante caratteristico nel cuore dei magnifici e scomodissimi Sassi, in una grotta e per raggiungerla c’erano signore e signorine taccate che inciampavano, imprecavano e rischiavano nel semi buio di rompersi il collo. Io avevo le ballerine e mi sentivo agile come una pantera. Quindi quest’anno che il vestito è più corto, il dilemma è: meglio mostrare un polpaccio da terzino o slogarsi una caviglia? Ho ancora due giorni per pensarci e se mi date suggerimenti li accetto volentieri!
Per tornare a essere seri, qui c’è il programma degli incontri con il pubblico e questo è un’articolo che ho scritto con altri dettagli sul Festival.

Invece dell’iper…

Sabato mattina ho accompagnato Anita a un open day in una scuola a Milano, poi mi sono fermata a fare due commissione, il traffico era peggio del previsto. I minuti contati, dovevo tornare a casa, comprare ancora un paio di cose e poi vestirmi e prepararmi per andare a Torino. Dovevo assolutamente comprare un paio di collants prima che chiudessero i negozi per pranzo. Dovevo inventarmi qualcosa per dar da mangiare ai miei cari. Invece ero in coda, in una maledetta strada con i lavori in corso dove si procedeva a corsie alternate. E soprattutto a ritmo lumachesco.
“Non ci posso credere…noooo…ma porcaccia di una miseria!”, imprecavo adagiata e rassegnata sul volante.
Le mie figlie, sedute dietro, un po’ si facevano gli affari loro ascoltando musica nell’i-pod, un po’ mi confortavano:
“Mamma cosa c’è?”
“Dai vedrai che arrivi in tempo”
“Maaa….maaa…non si può! Ancora fermi!”
Ho alzato lo sguardo disperato togliendolo dal volante per osservare l’auto di fronte. Una piccola utilitaria. C’era una signora a fianco del guidatore che si è voltata, mi ha guardato e mi aspettavo un’espressione complice, un viso che esprimesse un “che due palle!” condiviso.
Invece questa tizia, circa della mia età, invece si è messa a baciare appassionatamente il guidatore.Tanto erano fermi mica sbandavano.
Sono rimasta basita. Due “vecchi” che slinguazzavo di brutto.
Siamo ripartiti lentamente e ci siamo rifermati e questi si sono ribaciati.
E ribaciati. Poi a un certo punto hanno sferzato a destra, allegramente e velocemente, e sono entrati nel motel X.
Non è il Gugliel Motel che si trova verso Bergamo ma una versione più milanese dello stesso genere. Il motel X che si trova appunto nei pressi di casa mia e che da sempre è nelle battute e nell’immaginario del quartiere:
“Si dice che Pinco e Pinca vadano al motel X…”
“Volevamo prendere un’ora la baby-sitter per andare al motel X”
Insomma questa coppia alle 11.47 del sabato mattina invece di affrontare la folla inferocita che fa la spesa settimanale all’ipermercato se ne è andata al Motel X.
Mentre probabimente la moglie di lui e il marito di lei erano in un’altra strada di Milano, in un’altro ingorgo a sbraitare come me.
Qui, se avete tempo da perdere, c’è un pezzetto della presentazione al Circolo dei Lettori. Sono tra Francesca Sanzo e Giuliana Girino. Per aver una visione interessante dello stile dell’incontro vi rimando qui.
Prego notare che tengo il microfono come fosse un gelato…ahi…ahi..ahi…

…duecento anni dopo

Oggi alle donne vien insegnato dalla più tenera età che la bellezza è il loro scettro, così che il loro spirito prende la forma del loro corpo e viene chiuso in quello scrigno dorato, ed esse non fanno che abbellire la loro prigione”

Does it sound familiar? Queste parole vi ricordano qualcosa?

Beh, questa frase è stata scritta circa 220 anni fa (il tempo vola) dall’inglese Mary Wollstonecraft nel 1792 nel suo A Vindication of the rights of women che aveva pubblicato per rispondere ai principi dei filosofi che sostenevano il trionfo dei diritti umani nella Rivoluzione Francese. Diritti per tutti ma non per le donne.

Ho letto queste cose perchè, un mesetto fa, ho comprato un libretto di quelli allegati con il Corriere della Sera: la traduzione italiana appunto del trattato della Wollstonecraft Sui diritti delle donne.

Questa donna, nata nel 1759 e morta nel 1797 di parto (per la legge del contrappasso?) è stata un’antesignana del femminismo. Nata in un famiglia disgraziata con un padre alcolizzato, è riuscita ad affrancarsi a studiare da autodidatta, ha fatto l’educatrice ma ha anche lavorato da un editore, è venuta in contatto con gli intellettuali dell’epoca ed è stata poi delusa dai filosofi sostenitori della Rivoluzione.

Ovviamente la vita della Wollcraftstone, che era anche bella e perciò infastidiva di più, era difficilissima. Osteggiata e oltraggiata da tutti perchè conviveva anzichè sposarsi e faceva figli con padri diversi. Nel parto che però le è stato fatale, nel 1797, ha dato alla luce Mary Shelley che sarà poi l’autrice di Frankestein, quindi qualche soddisfazione dalla maternità, anche postuma, lassù nel paradiso delle femministe, l’avrà anche avuta.

Della sua opera mi ha colpito l’estrema attualità del pensiero: insegnare alle ragazze a capitalizzare sulla loro bellezza, consiglio che non c’è neppure bisogno di rispolverare. (E’ il mantra del momento!)

Mi ha soprattutto rattristato, leggere che la Wollstoncraft scrivesse che la via di salvezza per le ragazze fosse quella di essere considerate alla pari degli uomini, di poter giocare come i maschi, frequentare le stesse scuole, dividere gli stessi interessi, non essere allevate solo come belle statuine da maritare.

Rattristato perchè ora sono passati 200 anni: abbiamo studiato, ottenuto la “parità”, bruciato i reggiseni e messo i push-up, abbiamo la pillola del giorno dopo, del giorno prima e del durante, ma siamo sempre messe malissimo.

La Wollstonecraft credeva, si illudeva, che ottenendo certe traguardi la ricchezza delle donne non sarebbe stata più solo la bellezza. Sorry Mary, ma ti stiamo deludendo!

Per parlare di questo e di come la rete può (magari) aiutare le donne a cavarsela un po’ meglio, domani pomeriggio sarò a Torino al Circolo dei lettori all’evento  W il web al femminile, con me ci sarà Francesca Sanzo, in arte Panz, che parlerà di Donne Pensanti e del nuovo progetto Svegliatevi Bambine, Giuliana Girino di Unamamma, la scrittrice fiorentina Lidia Castellani e la giornalista di Repubblica Vera Schiavazzi.

Sarà alle 15,30 e in contemporanea ci sarà anche un laboratorio, seguito dalla merenda per i bambini.

Dopo ci sarà Roberto D’Agostino che presenterà Cafonal e magari preferite venire a vedere lui, senz’altro divertente 🙂