Matera (prima parte)

Sono all’areoporto di Bari, ho una mezz’ora prima di imbarcarmi sull’aereo che mi riporterà a Linate. Se la connessione non cade forse riesco a raccontarvi un primo assaggio della mia avventura al Womem Fiction Festival a Matera.
La star della presentazione, Silvia Avallone ha marcato visita, causa febbre e non è venuta. L’abbiamo saputo all’ultimo minuto…e così siamo rimaste in quattro: Stefania Barzini, Teresa Petruzzelli, Alessandra Appiano e la sottoscritta. Di cose da dire e raccontare sulla letteratura al femminile ce ne sono state molte e spero che il pubblico non si sia annoiato. Fra le tre compagne di tavolo la mia preferita è stata Stefania Barzini, è stato un vero piacere conversare con lei e mi sono comprata subito il suo libro, che inizierò a leggere in aereo. Fra il pubblico poi ho fatto la conoscenza di una mia lettrice silenziosa che alla fine della presentazione ha fatto outing ed è venuta a salutarmi, lusingandomi molto con questo suo gesto gentile.
Non era una platea di internauti, molte persone forse non avevano mai sentito parlare di blog e di mamme blogger, ma mi hanno ascoltato e poi hanno commentato con curiosità ai miei racconti.
“Strano ma interessante”, hanno detto.
E’ stato il mio primo festival letterario ed è stato molto istruttivo capire e vedere le dinamiche di un mondo che imparo a conoscere a poco a poco. Un fenomeno eclatante di cui sospettavo l’esistenza ed è stato descritto molto bene e con dissacrante ironia da Niccolò Ammaniti nel suo ultimo romanzo Che la festa cominci, è la figura (patetica) dello scrittore narciso, capriccioso e primadonna.
In fondo lo scrittore confina con la popstar.

Dal virtuale al reale

Era un po’ che ne parlavamo e finalmente ieri ce l’abbiamo fatta. Un’altra amica blogger che ho potuto conoscere dal vero. Agrimonia e la sua famiglia son venuti a Milano a trovarci.
Abbiamo scelto un territorio “neutro” dove trovarci per permettere ai ragazzi di socializzare meglio e magari anche di non annoiarsi da morire. Così ci siamo incontrati al Museo della scienza e della tecnologia, dove c’erano come al solito interessanti laboratori. I nostri hanno scelto robotica e uno sull’alimentazione dove si insegnava a fare il gelato.
La scelta è stata azzeccata perchè Prince, il figlio dodicenne di Agrimonia, e le mie si sono divertite. E noi tutti abbiamo passato un pomeriggio molto piacevole. Agrimonia e suo marito sono molto simpatici e alla mano. Non ci sono stati momenti di imbarazzo. Prince è intelligente, educato, bello e meno “legnoso” delle mie ragazze che si sono finalmente un po’ sbloccate con lui solo a fine giornata. Quando era ora di salutarci, per intenderci. Ma la vera star del pomeriggio è stata la Bimba meravigliosa di Agrimonia. Dieci mesi e ha passato tutto il pomeriggio sorridente a gorgheggiare e a farsi spupazzare da me e anche un po’ da Anita ed Emma. Neanche un capriccio, neanche un urletto. Così al naturale: senza ciuccio e senza pollicione in bocca. Felice e serena come un angioletto, al massimo si ciucciava un calzino, come dice Bart. Io, che adoro i Simpson, non osavo crederci: ho pensato che fosse proprio perfetta.
E i laboratori? Su quello di robotica non mi permetto di commentare vista la mia ignoranza abissale in tutto ciò che è scientifico-fisico-matematico-informatico. Ma ai ragazzi è piaciuto.
Sui gelati e l’alimentazione invece c’era un nutrizionista che partendo appunto dalla ricetta del gelato voleva incentivare nei bambini l’idea del mangiar sano. E a fine laboratorio c’era per questo la possibilità di far domande e chiedere spiegazioni. Peccato che tutto il tempo sia stato “rubato” da alcune mamme prevaricatrici che facevano domande tipo: ma se scongelo il gelato per darlo a mio figlio, poi posso rimetterlo in frigo? O è meglio il freezer? Cosa rischio? Potrei far star male mio figlio? E altri simpatici dubbi del genere: ma è meglio fior di latte o crema?
(sembrava di essere a una riunione di classe tanto i quesiti erano interessanti)
E così i bambini continuano a mangiar schifezze…fuori dal laboratorio c’era una sorta di “muro del pianto” una bacheca dove i ragazzini erano incoraggiati a mettere i loro post it con le riflessioni e i propositi sul mangiar sano in futuro.
Il più bello e realistico era questo: la cioccolata è buona e fa venire il buon umore!

P.S. L’unico lato negativo di questo museo, sempre interessante, è stata la grave mancanza di ascensori (solo uno) e passaggi in grado di agevolare chi ha un passeggino o è in carrozzella. Scale e gradini ovunque: Agrimonia e suo marito hanno un fatto un sacco di sollevamento pesi!

Un libro imperdibile

Ad Anita piace tanto fare i cupcake. Prepara tutti gli ingredienti, le do la farina lievitata. Lavora con passione e inforna. Mentre aspetta venti minuti di cottura e mette tutto a posto, guarda distrattamente  il pacchetto della farina prima di buttarlo.

“Mamma, ma questa è scaduta due anni fa!”

“Davvero? Teniamo le dita incrociate”

Non è servito. I cupcake erano praticamente delle tigelle. Piatti e anche un po’ duretti.

Due giorni dopo ci riprova. Abbiamo comprato nuova farina lievitata.

“Mamma, qui dice 225 gr di burro”

“Mi sembrano tanti”

“Ne metto meno?”

“Mettine la metà, altrimenti diventano troppo burrosi”

Questa volta i cupcake sapevano di pesce. Non li ho assaggiati ma ci credo.

Anita era un po’ depressa. Ma non succederà più ora c’è il libro di Natalia che raccoglie 83 ricette dal suo favoloso blog più 12 inediti. E’ un libro facile da consultare, piccolo, coloratissimo e maneggevole che si può portare ovunque anche in vacanza. Un manuale che cone le sue simaptiche proposte e le foto divertenti può anche convincere i bambini più riluttanti a mangiare il pesce e le verdure!

E anche per noi, spero, che l’epoca degli incubi culinari sia  finalmente giunta al termine.

Di Natalia ci si può fidare e giuro che seguiremo le sue ricette alla lettera. Il libro si può acquistare on-line, in alcune librerie di Roma e di Modena, città dove ha sede la casa editrice Artioli.

Stilton spostati (dalla classifica)


Bellissimo, spiritoso, intrigante, attuale, ironico e scritto proprio bene. L’ho ordinato, aspettato e finalmente divorato con estremo piacere. Avevo iniziato a leggerlo con Emma, la prima sera e poi invece zac! me lo sono pappato tutto da sola.
Il libro di Anna Lo Piano aka Piattini Cinesi è proprio un piccolo capolavoro. Amelia & Zio Gatto Indagine alla PMI è arricchito dalle belle illustrazioni di Chiara Nocentini e ha una storia molto simpatica che scorre veloce e avvince. A me forse è piaciuto particolarmente perchè prende in giro i giornalisti, gli ecologisti e racconta come si lavora alla televisione, settore che Anna conosce bene per esperienza diretta. E’ un libro per bambini grandicelli, dagli otto anni in su, i più piccoli per apprezzarlo hanno bisogno forse di una mamma-Cicerone. Poi per continuare a seguire le avventure di Amelia e Ale, i ragazzini protagonisti c’è anche il loro blog.

Gita!

Domani tutta l’extra famiglia andrà in gita a Torino a sollazzarsi ma anche in avanscoperta di una certa libreria per una presentazione autunnale. E poi ci sarà il magico incontro con Gloria, mente del progetto torinese. Ci siamo già conosciute l’anno scorso al Mam ma sarà bello rivedersi!

Surprise!!!

Ho iniziato a sentire (con moltissima gioia) che fra chi aveva già letto il libro serpeggiava un po’ di nostalgia, quella bella nostalgia che prende quando si vorrebbe un’altra fettina di una cosa che è piaciuta.
Qualcuna mi ha lasciato commenti simpatici parlando di fatti e persone che sono nel libro e allora ho deciso di scrivere un capitolo bonus, che riprenda le avventure dei protagonisti, creando il “vero” blog di Silvia “Ringhiando al mondo”.
Potete interagire lasciando commenti con il vostro nick o con quello delle mamme blogger del romanzo, come preferite.
Io che non sono una volpe avevo pensato di raccontare cosa facevano il mese dopo che finiva la storia, poi Sant’ mi ha detto: “Brava pirla, così chi non ha letto il libro sa già come andrà a finire!”
Il neurone mi si era ingrippato con l’influenza e faceva fatica a ripartire. Poi quando a ripreso a funzionare ho deciso di fare un pre-quel (si dice?), insomma potrebbe essere un capitolo quarto/bis una roba così.
Vediamo come evolve…

Una bella serata

Sono ancora a Bologna. In albergo con una chiavetta. La connessione è lenta, però posto un paio di foto di ieri sera. Ci siamo divertiti. Finalmente ho incontrato di persona, la carissima Barbara, la star del web, aka Mammafelice. Sopra è con me e Panz al bar della Libreria Ambasciatori prima della presentazione.
Questo posto è fantastico, proprio dietro a Piazza Maggiore, prima di essere trasformato in una libreria era un cinema porno e prima ancora una chiesa sconsacrata.
L’accompagnamento musicale del pianista Marco Giovanardi e la recitazione dell’attrice Anita Giovannini hanno reso l’incontro un vero happening. Molte persone si sono incuriosite e fermate ad ascoltare.
C’era anche Stefano Benni, che credeva di vedere l’altra Patrizia Violi, quella famosa, docente universitaria con Umberto Eco. Mia omonima. Invece purtroppo ero io. Non se l’è presa, Benni ha senso dell’umorismo, ha confessato di avere anche lui un omonimo che fa l’agrario.

(Scusate se non ho ancora risposto ai commenti, non ho messo i link o li ho messi sbagliati. Stasera a casa sistemo tutto)

Tortellini city

In treno tornando da Roma. C’erano molte gallerie, a Firenze sono saliti due signori in giacca e cravatta e si sono seduti a pochi posti da me. Forse perchè il treno era moto rumoroso, uno dei due ha cominciato a parlare a voce molto alta. Senza vergogna.
“…era un ragazzo simpaticissimo, uno sboccato, uno che beveva, di compagnia! Poi ha incontrato lei ed è cambiato”
“Cambiato come?”
“Non poteva più far niente!”
“Lei era figa?”
“Mmmm…abbastanza…la sorella era una strafiga… infatti ha sposato un DJ”
“E allora?”
“Allora niente, una gran tristezza. All’inizio lui raccontava qualcosa di quello che facevano…”
Risatine.
“Poi più nulla”
“Come più nulla?”
“Non racconta va più nulla e non poteva più far niente di normale”
“Plagiato”
“Eh certo, plagiato. All’inzio veniva ogni tanto ancora fuori con noi. Ci troviamo lì al chioschetto in Piazza Lima”
“A far cosa?”
“A chiacchierare, a bere. Lui qualche volta veniva ancora, ma da quando stava con lei era diventato un altro. Anzi ancora un po’ ci provava, quando lei si spostava, magari per andare a ordinare a prendere qualcosa in auto, per un minuto lui tornava quello dei vecchi tempi. Diceva parolacce e ruttava, poi appena tornava era di nuovo soggiogato”
“Ma lei era figa?”
“Te l’ho già detto, abbastanza”
“Però che spreco, che tristezza”
“Eh sì, un ragazzo di quarant’anni rovinato così”

Sto andando a Bologna. Stasera sarò alla libreria Ambasciatori con Panz e altri amici:

Chi è in zona e non ha nulla di meglio da fare …

Rilancio qui il concorso da URL che avevo già pubblicizzato sulla pagina di FB. Se ne avete voglia fotografate/vi con la copertina del mio mio libro e vincerete un regalo del negozio on-line Erbe di Melanele. Scadenza 27 giugno.
Dov’è la “bazza”? (con lo slang bolognese mi trovo molto meglio che con quello romano)
Il regalo vale più del libro!

Per le amiche che invece aspettano la loro copia vinta con il blog candy chiedo, scusandomi, di avere ancora un po’ di pazienza. Il libro è in ristampa e le nuove copie dovrebbero arrivare all’editore giovedì.

Nella capitale

Arrivo a Roma con una certa emozione.
Salgo sul taxi e vedo le strade con i nomi strani: Labicana, Merulana…
Mi appare il Colosseo, penso alla casa di Scajola e a quella di Lori Del Santo. Ma anche a Natalì e alla povera Brenda. Tanti pini marittimi, la pioggia, le suore che guidano e molti ingorghi.
Quando finalmente arriviamo nella piazzetta dove deve esserci il mio albergo, anzi B&B, non lo vediamo. Il tassista comincia a chiedere, a porconare, a non trovarlo. In effetti non c’è alcuna traccia del fantomatico hotel che avevo prenotato via internet. Telefoniamo ma nessuno ha risponde.
“Ha già pagato, vero? Allora le hanno dato una sòla!”
La mamma 2.0 non può farsi fregare sul web.
“No, no, guardiamo meglio…”
Finalmente un signore che porta fuori il cane dice: “Giù di lì, vede l’insegna?”
L’insegna c’è, il tassista è sollevato e mi molla all’inizio di una scalinata che scende e sgomma via.
E’ in un condominio, come se facessi un B&B a casa mia, solo con più gerani.
Porta chiusa, suono, nessuna risposta. Riprovo tre volte. Piove, ho il telefono scarico, il trolley e i tacchi.
Cominciano a girarmi le balle. Prima che possa veramente disperarmi, arriva una signora che dice:
“Mi scusi ero uscita un attimo”
Mi fa entrare, mi mostra una camera, mi dà una chiave e sparisce di nuovo. Ho il letto a baldacchino, o forse a “baldracchino”. Telefono a Silvia: “L’hotel è un posto strano, non mi sento tanto tranquilla, a che ora arrivi a prendermi?”
Poi chiamo anche Piattini, penso di fare la simpatica ed esordire con: “Cerco la dottoressa Vagina Oragasmova”, ma all’ultimo secondo mi censuro. E faccio bene, perchè al telefono di casa risponde suo marito (è Highlander, lo so ma non glielo dico) .

Al centro commerciale de I Granai, dove c’è la libreria della presentazione ho appuntamento anche con Caia, Natalia e più tardi arriva anche LGO. Sono felice ed emozionata di incontrarle, sono gentilissime a venire a supportarmi. Chiacchieriamo e ridiamo come se ci conoscessimo da sempre. Ogni tanto dall’altoparlante una voce aliena dice il mio nome e ricorda l’ora della presentazione che si sta avvicinando. Vorrei sparire sotto il tavolo del bar attorno cui siamo sedute. Ma è troppo tardi.

La presentazione va bene. Dopo pochissimo mi passa la paura. Piattini è una presentatrice perfetta, Caia legge alcuni brani come una grande attrice e Silvia parla e commenta e io devo aver detto una serie di stupidate che fortunatamente non ricordo. Natalia, fra il pubblico, scatta alcune foto e LGO è seduta anche lei, di fronte a noi, insieme alla sua bambina. Parliamo del libro, di mommyblogging e di rete.
Poi andiamo a cena, ridiamo, chiacchieriamo, ci confidiamo e spettegoliamo.
Finalmente assaggio un supplì. Meraviglioso! Come tutta questa avventura: eterna gratitudine alle mie amiche blogger romane e scusatemi se per caso ho sbagliato lo spelling nel fumetto.
(Non volevo disturbare nessuno per chiedere, su Google c’è un dizionario Italiano-Romanesco ma la mia frase non l’ho trovata. Sant’ diceva che “un” si contrae, Anita ed io eravamo invece scettiche, alla fine a vinto lui)

In tour

Emma ieri mattina è partita per la gita. Strenua come se andasse al fronte. All’ultimo minuto cercava gli occhiali, o meglio la custodia degli occhiali. Freneticamente.
“Ce l’hai tu mamma!”
“Nella tua borsa!”
“L’ho data a te!”
Ho ravanato nel suo zaino e tra carte di goleador, carte di pokemon, un pezzo di compasso pericoloso, un cubo di rubrik, degli elastici e altre nefandezze ho trovato la custodia. C’era anche un vecchio panino prosciutto e formaggio in necrosi. Puzzava e stava per produrre le prime forme di vita. L’ho trovato quando lei era già uscita. Ho lavato l’interno dello zaino dicendo cose non belle e neanche ripetibili.
E’ sopravvissuta alla gita, al mal di gola e al raffreddore. Stasera è tornata e mi ha apostrofato:
“Ciao mamma, come va il tuo blogpost?”
“Non ho avuto tempo di scrivere niente”, ho risposto torva sentendomi anche un po’ presa in giro.

Venerdì sarò a Roma a presentare il libro con Silvia, Anna e Caia poi ci saranno anche Natalia e LGO (me l’han promesso). Sto perdendo un po’ la testa e ho mandato inviti un po’ a capocchia, chiedendo a blogger di Padova e Verona se abitavano a Roma oppure in Toscana. Scusatemi. Devo farmi una mappa e mettere delle bandierine con i vostri avatar. Chi è veramente a Roma e ha voglia di passare mi fa un gran piacere.

(l’invito l’ha fatto Anita: non è gratis ma mi fa un buon prezzo)

Outing

Sabato all’evento Kids-generazione-zerododici ho seguito il luminoso esempio di Morgan e ho fatto outing.
“Ciao a tutti, sono Extramamma. Sono una tossica della rete”
“Ciao Extramamma”
Meglio che dagli alcolisti anonimi. L’ho ammesso davanti a tutti. Ho parlato del lato oscuro del blogging, l’esigenza di essere sempre connessi, di controllare la posta ogni cinque minuti. Così solo per essere sicuri di essere vivi.
In casa sbirciando continuatamente il computer e quando sono in giro attraverso l’I-phone. A me non piace tanto telefonare o mandare messaggini ma guardare le e-mail è il mio vizio. Ok, lo faceva anche Obama che dormiva con il Blackberry sotto il cuscino e poi gliel’hanno dovuto togliere, ma questo non può essere la mia giustificazione.
Accendere il pc è la prima cosa che faccio appena mi sveglio e ultimamente sono arrivata all’eccessso che quando ceniamo mi alzo un attimo, dico che devo andare in bagno e invece vado nello studio, mi fiondo sul computer e furtivamente schiaccio “send&receive”. Il ding che segnala l’arrivo di un’email mi procura un picco di adrenalina. Non è normale, non è sano per una mamma.
Adesso ho deciso di smettere. Sono in rehab. Ho passato un weekend off-line, è stata durissima.
Ma ce la posso fare.

Promotion

Tirarmela mi sembra estremamente di cattivo gusto, ma oramai sono in gioco e perciò eccovi qua un po’ di news sulla pubblicità del libro.
Servizio su Oggi:


(su questa avventura la cosa più divertente è stata il servizio fotografico -3 ore- infatti queste immagini non sono scatti casuali, dietro c’è il lavoro meticoloso della truccatrice e del parrucchiere. Dal vero sembro (di più) la strega Barabalda. (separate in culla!)

e su Vanity Fair:

Domani mattina dalle 9 alle 10 sarò ospite a Crapapelata su Radiopopolare.

Stasera invece appuntamento con il gotha delle mamme blogger al teatro Verga per La Rivincita del calzino spaiato by Panz.

Blogger ad alto rischio

Tranquille, a guardare il mondo da dietro la tastiera. Chi lo direbbe che si rischia la vita? E invece altro che Beirut, Kabul o Bagdad. Noi blogger come in trincea, possiamo saltare in aria anche qui.

Non esagero, ecco come si può perire facendo un post.

Oggi Anita mi dice: “Mamma c’è qualcosa sotto il tuo computer”

Niente di più probabile, perchè sulla mia scrivania di solito si trova di tutto: elastici e pinze per capelli, matite, graffette, telefono, agenda, gomme, dvd, occhiali, limette, burro cacao, crema per le mani, pupazzi, buste, biro, cartelline…

Invece sotto non c’è nulla. Ma il mio Mac che è improvvisamente ingrassato. Lievitato. Non è più piatto, non aderisce più al tavolo. Lo sportello di sotto non si chiude più. Tira. Come una incinta di quattro mesi che cerca di chiudersi i suoi jeans preferiti, pre gravidanza, ma riesce solo a metà. Strano. Proviamo a muovere un po’ da una parte la levetta, a spingere un po’ dall’altra. Niente. L’effetto pandoro perdura.

Aspetto l’arrivo di Sant’ e gli sottopongo il problema. Guarda. E’ perplesso.

Poi toglie gli occhi dal computer, li punta su di me e  parte con l’accusa: “Dove l’hai portato? Dove l’hai sbattuto?”

E’ come se avessi sempre sette anni, quando si guasta qualcosa di tecnologico, mio marito pensa che sia sempre colpa mia.

Nego sdegnata ogni addebito. Sant’ continua a guardare preoccupato il mio Mac Book Pro e poi fa la diagnosi: “E’ la batteria: è andata. Per quello si sta gonfiando. E’ pericoloso. Togliamola subito. Se si buca può scoppiare”

La prende e la mette fuori sul davanzale della finestra. (Adesso son tutti cavoli dei passerotti)

“Può scoppiare?”, chiedo incredula. “E mi farei male?”

“Certo, puoi ustionarti”

Mi sento coraggiosa e strafica come un’inviato di guerra, domani compro una nuova batteria e adesso vi ho raccontato come faccio a essere miracolosamente viva per gentile concessione dell’Enel. E …non vorrei portare jella ma se anche il vostro computer ingrassa improvvisamente state all’occhio.

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