Fuori onda: i segreti dei truccatori


Mercoledì scorso sono stata ospite a Parliamone in famiglia, la trasmissione contenitore su Rai2 dove ero già stata anche lo scorso anno. Il tema era “caldo”: carriera o famiglia? Sono venute fuori come al solito statistiche poco confortanti e più o meno è stato sviscerato il solito dilemma: possono le donne avere tutto? Carrriera e famiglia felice?
Secondo me, purtroppo, no. Secondo altri invece è possibile. Non ho avuto molto spazio, ma è andata bene.
Come al solito, essendo estremamente superficiale, ero anche preoccupata di come potevo apparire in video. Dal davanti, tutto ok, di profilo una certa pappagorgia. E vabbè, non si può fare nulla, ma c’è di peggio.
Voglio essere zen e prendere il lato positivo dell’esperienza.
Ad esempio, ho imparato un segreto utilissimo dalla truccatrice Rai, a cui avevo esposto il dramma della mia vita: ho le occhiaie, scure come quelle di Scamarcio e i correttori in crema, (ho provato una quantità numerosa di marche più o meno prestigiose) dopo poco dall’applicazione mi fanno sempre “le righette”. Cioè dei rivoletti di prodotto che si concentrano nelle pieghe della pelle. Un effetto schifoso che fa quasi decidere di ostentare le occhiaie.
E allora questa santa donna, questa professionista del make-up, mi ha spiegato, come ovviare al problema: basta asciugare il prodotto, tamponandolo con un piumino “imbevuto” di cipria e le maledette “righette” spariscono.
A casa ho provato e funziona! Lo condivido con voi e mi sento quasi meglio di Clio make-up!

Belva

Il parcheggio vicino alla scuola di Emma è sempre molto problematico.
Ci sono genitori che all’ora del ritiro dei ragazzi, fanno i furbi, arrivano all’ultimo momento e piazzano l’auto davanti ad altre regolarmente parcheggiate impedendo poi ai proprietari di ripartire.
Alcuni di questi genitori sono recidivi e continuano, anno scolastico dopo anno scolastico, la loro sosta selvaggia infischiandosene degli altri.
Ieri all’ora di pranzo, dopo aver “preso” Emma, messo il suo zaino nel baule, avevo l’auto bloccata da un’altra macchina parcheggiata a capocchia, perpendicolare alla mia.
Ho aspettato un po’, poi ho iniziato a strombazzare. Mentre stazionavo con aria truce vicino alla portiera aperta è arrivata una signora con pargola al seguito.
“Lei è una bella maleducata! Non ha rispetto per gli altri!”, l’ho apostrofata.
“Ma lo fanno tutti!”
“Lo fanno solo i maleducati!”, ho urlato.
“Ma io…”
“Stia zitta e se ne vada velocemente!”, ho sbraitato cattivissima.
Con il fumo che mi usciva dalle orecchie, sono risalita in auto.
Ho sbattuto la portiera e sono partita sgommando, abbastanza contenta di non aver detto neanche una parolaccia. Emma invece non aveva gradito la mia sfuriata.
Era la prima volta che litigavo in pubblico e questa versione di mamma belva non le era piaciuta.
Dopo un po’ mi ha detto: “Mamma guarda che quella signora ci segue”
Controllo nello specchietto e infatto vedo l’auto.
“Ma no, vedrai che va a casa sua”
Noi dovevamo andare a prendere la pizza al trancio (come sapete sono una gran cuoca).
Vicino alla pizzeria non c’era parcheggio.
“Mamma ci segue”
In effetti, giravo e rigiravo in cerca di un buco dove mollare l’auto e l’altra macchina era sempre dietro di noi.
“Ci vorrà picchiare?”
“Ma no dai, magari anche lei prende la pizza”
Speravo fosse così.
Intanto però mi erano venute in mente tutte quelle storie di cronaca tipo, “Massacrato per un parcheggio”, “Spara all’automobilista che gli ha tagliato la strada”, “Accoltellato perchè ha sorpassato sulla destra”.
“Mamma comunque lei è più grossa di te, ma la figlia deve essere di prima elementare. Vedrai che riusciamo a difenderci”
Finalmente ho trovato un buco e mi ci sono fiondata.
Neanche uscita dall’auto che mi sono trovata la mamma nemica davanti. Grossina.
“Lei mi ha insultato e non mi ha dato tempo di scusarmi!”, mi ha gridato in faccia.
“Veramente non l’ho insultata, le ho detto maleducata”
Non sembrava aver voglia di picchiarmi. Emma per sicurezza comunque si era chiusa in auto.
“Comunque io quelle cose lì non le faccio mai, piuttosto parcheggio più lontano. Ma stamattina avevo una visita, per quello sono arrivata in ritardo…”, continuava a urlare fortissimo.
Ho capito che anche lei era una mamma acrobata, un’altra vittima stressata di tutto quello che c’è da fare, anche lei sempre di corsa.
Allora sopra le sue grida l’ho stupita, dandole la mano. Le ho detto che potevamo fare la pace, che se lei si scusava mi scusavo anch’io. Non mi ha mollato un pugno. Poteva, ma non l’ha fatto. Grazieaddio.
Ci siamo salutate senza rancore.
Poi ha ripreso la sua auto (che aveva comunque lasciato di nuovo in mezzo alla strada, come mi ha fatto notare Emma!).