Mea culpa

“Hai l’influenza? Leggi Ammaniti!
Ho incollato il capitolo più crudo e passato il libro ad Anita che tossisce e starnutisce ma non ha febbre. Però non va a scuola e sta a letto. Un sacco di tempo per leggere.
Lontani mi sembrano gli anni di bronchioliti, bronchiti, broncospami e polmoniti.
A tredici-quasi-quattordici anni i colpi di tosse fanno meno paura.
Anche il naso che cola.
Perfino l’inappetenza.
Invece dopo una settimana ogni giorno cambiano i sintomi ma la situazione non migliora. Nè con lo sciroppo per la tosse secca, neppure con quello per la tosse grassa e neanche con la vitamina C.
Chiamo il medico.
Diagnosi: bronchite e broncospasmo. Come ai vecchi tempi.
“Avete l’aereosol?”, chiede il dottore.
“Sì, certo”
Avevamo tre macchinette, ciascuna di un periodo storico familiare diverso. Dove sono finite?
Dopo lunghe ricerche, riappaiono. Ognuna con un pezzo mancante. La più antica mi fa quasi tenerezza: rivedo bebè urlanti e notti da incubo.
Proviamo a fare un collage dei tre esemplari per averne uno a prova di Fluibron?
Siamo troppo ottimisti. Perchè in fondo lo smog milanese, oltre ogni soglia respirabile, è una garanzia per i produttori e soprattutto i venditori di apparecchi aereosol.
E la povera Anita ha un deja-vu: rivede le fialette di Libenar.
Da piccola le usavamo così spesso che alla fine voleva bersele.
Anzi una volta l’ho anche beccata che se ne ciucciava una.
Morale della storia: sono una mamma disgraziata che sperava di averla sfangata al 80% con le malattie da rafreddamento, credevo bastassero i consigli di lettura.
Illusa.

Dis-education

Febbraio è il mese dei check up medici: pediatra, dentista, oculista, dermatologo, ortopedico. Quando crescono i figli si ammalano di meno ma non si possono certo abbandonare al loro destino. Quindi in queste settimane ci siamo sciroppate un po’ di visite mediche. Ieri era la volta del controllo della vista per Emma, che ultimamente mi aveva detto di non veder bene la lavagna e anche di avvertire un po’ di mal di testa. Dopo la scuola, guidavo nel traffico e nella pioggia milanese, cercando lo studio della dottoressa dove non eravamo mai stati prima. Nel rumore dei tergicristalli e della ventola che sparava aria a manetta per non fare appannnare i vetri, mi è arrivata la vocina di Emma dal sedile posteriore:
“A me piace lo yo-yo!”
“Cosa?”
“Mi piace lo yo-yo”
“Non capisco!”
“Lo yo-yo, mi piace”
“Ah bene!”
“Ce l’aveva Elli a scuola…”
“Qui ci sono solo parcheggi per i residenti, porc…”
Ho continuato a girare intorno all’isolato porconando alla disperata ricerca di un buco dove infilare l’auto.
“Tu cosa ne pensI?”
“Spero di avere il gratta e sosta, acc..”
“No, dello yo-yo!”
“Bello…guarda quello se ne va!”
Finalmente ho parcheggiato, Emma ha continuato a parlarmi dello yo-yo allo sfinimento, fin dentro allo studio medico. Ma non ho abboccato e non le ho chiesto: “Ne vorresti, per caso, uno anche tu?”
Ecchecavolo! Ogni stupidata che vede…
Viene fuori invece dalla visita che Emma non vede…è piuttosto miope. Deve mettere gli occhiali e portarli sempre. Non me l’aspettavo. Neanche lei e alla notizia comincia a singhiozzare, però nascosta perchè si vergogna. L’oculista è la mamma di un suo compagno di scuola e non vuol farsi vedere. Mi viene in braccio e tiene la testa contro la mia spalla. E’ scossa dai singhiozzi e dice: “Uffa, proprio adesso che devo fare anche tutta quella ginnastica!”
Infatti un paio di mesi fa si è scoperto che ha la scoliosi e forse fra sei mesi, se peggiora, deve mettere il corsetto. Per parecchi anni e per tante ore al giorno. Cerco di fare il possibile per evitarlo. Nuotiamo a dorso in piscina e la portiamo due volte la settimana a fare ginnastica correttiva. E’ noiosa e in mezzo ai vecchietti. Ma lei la fa senza protestare, si impegna.
“Non voglio mettere il bustetto!”, mi ha detto e allora ci dà dentro.
Però ieri le è scesa la catena e si è messa a piangere.
L’ho rassicurata, le ho detto che gli occhiali sono belli, abbiamo fatto la lista di tutti i bambini che li portano nella sua classe. Poi quando siamo tornati in auto le ho detto:
“Meriti un regalo!”
“Lo yo-yo?”
“Anche un altro!”
Ho calato le braghe, sono stata diseducativa. Ma l’ho tirata su di morale.
Ieri sera ha guardato il cartone animato di Kirikù e a un certo punto mi ha detto: “Quando metto gli occhiali poi vedrò bene come i feticci!”
(I feticci sono le sentinelle della strega, stanno sul tetto del suo palazzo e tengono tutto sotto controllo)
Oggi siamo andate dal dermatologo: il neo che ha sotto la pianta del piede è ok. Poi abbiamo cercato lo yo-yo, però nel negozio sbagliato: in uno specializzato in giochi di legno. Siamo uscite con dei mini mobili per la casa dei pupazzi e un puzzle geografico sul mondo.
Ho svaccato di bestia.

Lotta per la soppravvivenza

Venerdì sera: sono stravolta e stanchissima.
Ho riempito il frigo con deliziose proposte di rosticceria.
Ho un mal di testa assassino con una vena/capillare che mi pulsa nel cranio. Forse mi capiterà come a Sharon Stone, una decina di anni fa, quando le scoppio una vena in testa, un’aneurisma (o roba simile) e rischiò la vita. Le mie figlie giocano con il computer. Voglio morire nel mio letto e allora mi ci butto, avvolgendomi nel piumone, senza infilarmi tra le lenzuola. Un bel bozzolo, solo per me. Buio.
Prima di chiudere gli occhi (per sempre?) guardo il soffitto, dove la mia sveglia (oregon, orizon o similia) proietta l’ora: 18.40.
Alle 18.57 il mio pre-coma viene disturbato da una presenza. Qualcuno è entrato in camera: Sant’.
Inizia a spogliarsi, si siede sul letto, tira il piumone e mi priva del bozzolo.
“Cosa fai?”
“38.8”, mi dice.
Avrei voluto tanto rilanciare e dire: “39”, ma purtroppo non era vero.
Così mi sono alzata, ho apparecchiato la tavola e poi gli ho portato la tachipirina. Business as usual: mi è andata male.
Però ieri sera avevo 37.5, mentre lui è quasi guarito e sono rimasta a letto, questa volta indisturbata con i miei bravi brividini.

Suinando?

E alla fine ce la siamo presa!
Anita è a letto con la febbre, indolenzita, gli occhi arrossati e mal di testa.
Sarà suina?
Penso di sì, anche se adesso con le classi scolastiche decimate non si dice pubblicamente, perchè il vaccino non è ancora pronto. E dopo mesi di notizie allarmistiche e terroristiche, adesso che moltissimi bambini sono a letto, febbricitanti, si fa finta di nulla. O al massimo si ascoltano i consigli di Topo Gigio.
L’altro ieri sono andata alla riunione scolastica di Anita.
Il bello delle medie è che non si conoscono tutti gli altri genitori. C’era infatti una signora sconosciuta seduta a fianco a me.
“Sei la mamma di…?”
Ho scoperto che suo figlio era il compagno di banco di Anita, che ci eravamo già parlate al telefono a proposito di una festa e soprattutto il suo pargolo era a casa con la febbre a 39. Così è cominciato il count-down e infatti ieri sera ci sono state le prime avvisaglie. Anita aveva la febbre. Ora stiamo tranquilli e vediamo come procede.
Ieri, per lavoro, ho intervistato il medico milanese che è stato il primo vaccinato in Italia.
Gli ho chiesto se per caso fosse giusto ripristinare l’obbligo del certificato medico al ritorno a scuola dei bambini inflenzati. Mi ha detto di no.
Quindi non si saprà mai che virus sia quello che ha allettato tutti i bambini in questi giorni. A meno di complicanze. Dita incrociate.