Pag.99

Ho letto una notizia interessante e divertente su Vanity Fair: una teoria secondo la quale il metodo giusto per scegliere un libro è leggere la pagina 99. Perchè? La storia a quel punto del libro dovrebbe già essere avviata, non è l’incipit dove tutti gli autori danno il meglio di sè per incantare, prima l’editore e poi il lettore. Insomma guardare pagina 99 è un po’ come vedere una bella donna appena si sveglia la mattina senza trucco e senza inganno. L’autore dovrebbe rivelare il suo vero stile. Se la scrittura è pesante o rindondante senz’altro si intuisce e si chiude pag. 99 pensando “Per carità!”. Senza più ripensamenti.
C’è anche un sito dove dal 25 ottobre qualsiasi scrittore potrà caricare la sua pagina per avere il parere dei lettori. Ho fatto subito il test con il mio libro ed ecco, un assaggio, la mia pagina 99:

….Forse evocato da questi discorsi, Marco Marelli appare all’orizzonte. Perfetto, abbronzato e aitante.
Con l’aria un tantino stanca come può avere un commercialista che in un caldo lunedì pomeriggio di giugno stacca alle 17.45 dallo studio, per raggiungere il suo club sportivo e venire a farsi una bella nuotata.
Lasciando spensieratamente tutti i modelli unici, le dichiarazioni IRAP e il conteggio dell’ICI in pasto ai suoi paraticanti.
“Ciao moglie!”
Bacio veloce, appena sfiorato sulla fronte abbronzata di Gaia.
“Che piacere vederti Silvia!”
Galante come sempre mi lancia, senza vergogna, un’occhiata compiaciuta alle tette.
“Che giornataccia, sono stravolto”
Ma è impeccabile e neanche sudato nei suoi griffatissimi boxer da spiaggia Vilebrequin. Butta l’asciugamano sul lettino vicino a Gaia e si allontana verso la piscina olimpionica.
Ma viene fermato da un cappanello di fan, cinquantenni panciuti, magari anche pelati ma abbronzatissimi:
“Ciao Marco, sempre in forma, eh? Ci sei domani sera per la cena dei commercialisti-golfisti?”…

Sono andata poi a verificare pag. 99 di Ne parliamo a cena, un libro che ho letto recentemente e mi è piaciuto molto, l’autrice si chiama Stefania Bertola ed è bravissima. Insuperabile nel descrivere con ironia e intelligenza situazioni della nostra vita di tutti i giorni, soprattutto dal punto di vista femminile ma anche con l’introspezione della psiche maschile se la cava egregiamente. L’ammiro molto e ho intenzione di leggermi tutti i suoi libri. Per ora sono a quota due e vado avanti. Anche la sua pagina 99 conferma la teoria. Volevo trascriverla ma poi ci ho ripensato; non l’ho fatto per una questione di copyright.

Provate anche voi a fare il test con i libri che avete amato e poi mi dite…

P.S. aggiornato Ringhiandoalmondo

Matera (seconda parte)

Giovedì sera dopo la presentazione c’è stata una cena molto interessante in un ristorante nei Sassi, per raggiungerlo fra gradini e scalette ripide molte signore con i tacchi hanno rischiato la frattura ma alla fine ce l’hanno fatta quasi tutte.
Uno sei filoni più amati dal pubblico in libreria sono i gialli, perciò il tema della serata era il thriller. Fra gli ospiti, il medico legale Francesco Introna che intervistava gialliste come Cristina Cattaneo, autrice di Certezze provvisorie, a sua volta medico che pratica autopsie.
Quando studiavo giurisprudenza ero affascinata dal diritto penale e ho scelto di dare l’esame di medicina legale con allegria. Peccato che fosse luglio, facesse un gran caldo e le pagine da studiare mi mettessero una tale angoscia che perdevo la forza e non riuscivo neppure a tenere il libro in mano.
Di tutt’altra pasta invece la Cattaneo: è giovane e carina, ma veramente tosta, ma mi hanno detto che a volte cercandola al telefono risponda con nonchalence: “Un attimo, lavo il cadavere e ti richiamo”.
Poi c’era Margherita Oggero, qui in veste di giallista con il suo romanzo L’amica americana, che ha spiegato la differenza fra strozzare e strangolare.
Uno dei temi trattati è stato “il delitto perfetto”, gli esperti hanno suggerito l’avvelenamento con le erbe, più difficili da stanare durante le autopsie, consigliato il cetriolo di mare. (just in case)
Ma l’aspetto più interessante del Women’s Fiction Festival è senz’altro La borsa del libro, che si tiene al Convento delle Monacelle, un edificio costruito nel 1594 dove venivano tenuto praticamente in frigo le secondogenite delle famiglie più ricche della zona. Le poverette venivano rinchiuse nelle celle del convento come pezzi di ricambio nel caso in cui alle primogenite maritate succedesse qualcosa. Vale a dire, se la sorella maggiore moriva c’era la minore che veniva estratta dalla cella del convento e data in sposa al vedovo ancora in garanzia!
La borsa del libro è una specie di speed dating di dieci minuti dove aspiranti scrittori e scrittrici possono avere un tete à tete con gli editor delle più importanti case editrici per presentare una sinossi del loro romanzo e lasciare eventualmente il manoscritto.
Incontrare di persona un editor è molto più efficace che inviare il manoscritto alla casa editrice (l’editor della Sperling & Kupfer ha dichiarato che a loro ne arrivano un centinaio al giorno!).
Dalle passate edizioni del Festival sono state pubblicati libri come Il conto delle minne di Giuseppina Torregrossa e La circonferenza delle arance di Gabriella Genisi. Quindi questi incontri possono essere davvero un buon escamotage.

Fan letter

Sarebbe stata la mia prima.
Non l’ho mai fatto perchè non avevo mai provato così forte il desiderio, la necessità di dire a una persona quanto l’ammiro. Ieri sera invece avevo l’urgenza. Dovevo comunicare con lei. Avevo appena letto l’ultima pagina del suo ultimo libro, era ora di cena. Chissenefrega-va, dovevo scrivere a Ruth. Invece di andare in cucina ad apparecchiare sono andata su Google e ho digitato Ruth Rendell: tante risposte ma la mia amata non ha un sito suo. Ok, ha 79 anni e quindi non è certo una nativa digitale, ma un sito oggi ce l’hanno tutti.
Potrei scriverle attraverso il suo agente, ma non è la stessa cosa. Volevo una roba cuore-a-cuore. Ha pubblicato un sacco di libri, gialli e non, ha vinto un sacco di premi, ha anche un seggio alla Camera dei Comuni fra i Laburisti inglesi, ma in Italia non è conosciutissima.
A me “l’ha presentata” qualche anno fa un’amica, dicendo: “Non hai letto nulla di lei?” Che fortuna, andrai avanti per anni…”
Dopo cinque anni soni già in crisi di astinenza, ho già divorato quasi tutto. La leggo in inglese, in Scozia ho comprato “Portobello” l’ultimo suo libro, non è a livello di alcuni suoi precedenti, ma anche questo è riuscito a farmi visualizzare Londra, che lei descrive benissimo, a farmi pensare che “è vero attorno a Portobello road ci sono un sacco di scippatori, anche a me hanno fregato la borsa mentre ero seduta a bere un caffè in un bar con un’amica”. Ripensadoci ieri mi sembrava quasi una bella avventura, mi sentivo un personaggio di Ruth, mentre in realtà ero rimasta chiusa fuori di casa (la chiave nella borsa), era sera e non era stato per niente divertente.
I libri di Ruth Rendell sono thriller però la loro forza non è nella suspense, ma nei ritratti psicologici dei protagonisti, nella capacità che ha di descrivere le situazioni sociali e le loro dinamiche.
Leggere un suo libro è, per me, l’equivalente letterario del comfort food, mi consola, mi fa star bene. Quando sono triste mi prendo un suo libro e tutto passa.
Volevo scriverle questo, volevo dirle che anch’io ho fatto la cronista di nera, come lei, da giovane. Leggendola ho imparato ad apprezzare di più le storie gialle e così ho iniziato a leggere anche Fred Vargas che ambienta le sue storie a Parigi e anche questo mi piace molto. Un paio di anni fa leggevo di un cadavere trovato in Rue du Temple, ci sono stata e me la ricordavo…sì già lo vedevo il morto ammazzato sul marciapiede… il piacere della lettura era amplificato, come quando Emma da piccola guardava sempre i cartoni della Pimpa con il pupazzo pimpesco in braccio. Ci si sente molto più partecipi!
Quando, poi ieri sera, ho capito che tra me e Ruth non ci sarà comunicazione sono andata finalmente in cucina a sfamare le creature, un po’ imbronciata.
“Cosa c’è mamma?”
“Non riesco a scrivere la mia fan letter a Ruth! “
“Peccato…pensavi che magari poi ti avrebbe anche risposto?”
“Di solito rispondono, magari con lettere già pronte”
“Dici che Avril Lavigne mi risponde?”
Anita avrà una chance, ma me la prendo anch’io…Ruth I love you!

Disordine e buone letture


L’urlo lacera la giocosa atmosfera della cameretta: “Cos’è questo schifo? Mettete subito a postooooo!”. Mi esce impetuoso e liberatorio dal petto mentre, per puro caso, ho dato un’occhiata dentro al primo cassetto della “scrivania” della camera delle mie figlie, dove Emma stava rimestando furtiva. Ecco il contenuto del cassetto: barchetta di carta strappata, residui secchi di didò (oramai in necrosi), vari fogli appallottolati, pennarelli spuntati in colori assortiti, benda da pirata, carta di cicche, kleenex usati, big-babol nuda, scubidoo intorcinato attorno a una biro, treccina di scubidoo abortita, residui assortiti di matita temperata, punte multicolori di pastelli, libro dei compiti delle vacanze, mezzo binocolo in plastica, brandelli di corda, confezione vuota e slabbrata da sei uova in cartone, centinaia di pezzi di Lego piccoli, colla glitterata aperta e secca e un paio di vecchie mutande di Polly Pocket. Sembra quasi che vogliamo competere con il problema dell’immondizia napoletana. Faccio lo sguardo truce per convincerle a mettere in ordine, ma so che fino a quando Emma sarà afflitta dalla smania delle invenzioni la situazione non potrà migliorare. La mia secondogenita infatti appena ha un attimo di tempo assembla cartoni, annoda corde, incolla tappi, infilza bastoncini. Ai pasti arriva sempre a tavola con in mano qualche arnese appena fabbricato, spesso lo dimentica sulla tovaglia e allora il destino dell’oggetto è segnato. Certo, mi sento in colpa a far sparire le sue creazioni, ma prima di arrivare alla soluzione finale sono previsti vari stadi. Nella fase uno l’invenzione viena segregata, poi se Emma per una settinana o due non la richiede, si passa all’opzione “sacchetto-in-garage” e solo in un ultimo terzo tempo si punta direttamente verso il cassonetto. Emma è sempre stata attratta dal fai-da-te ma da quando, un paio di anni fa, abbiamo iniziato a leggere i libri di Lemony Snicket sulle avventure degli orfani Baudelaire, Emma si è identificata nella sua eroina letteraria Violet Baudelaire, la sorella maggiore che riesce sempre a togliere d’impiccio i fratelli grazie alle sue invenzioni. Peccato che Emma non sia una gran lettrice e i libri ami ascoltarli quasi esclusivamente letti da me. Anita invece legge un sacco e ultimamente la sua passione è Jerry Spinelli prolifico autore americano che scrive storie bellissime, divertenti e realistiche adatte ai pre-adolescenti. Racconta di bullismo, delle frustrazioni di non sentirsi parte di un gruppo, di trovare insopportabili i genitori e di non essere sempre degli strafighi nello sport preferito. Lo stile di questo scrittore è diretto e coinvolgente: riesce a incantare sia maschi che femmine.

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