Giovedì del libro: Da dove viene il vento

Il titolo del libro di questa settimana Da dove viene il vento è mutuato da una leggenda berbera, in cui una donna innamorata a chi le chiede la direzione del vento racconta che parte dal suo cuore e va a raggiungere quello dell’amato.
Questa è infatti una storia molto poetica: parla di sentimenti, di amore, di desiderio, di passioni che animano la mente e il cuore degli uomini. Sono le emozioni che fanno muovere il mondo e non devono essere necessariamente confinate dentro una relazione sentimentale. “Da dove viene il vento” le descrive ma con un respiro più ampio, che comprende persone e destini diversi e lontani fra loro. Nel romanzo di Mariolina Venezia, (premiata con il Campiello nel 2007 per “Mille anni che sto qui”) si intrecciano infatti realtà lontane nel tempo e nello spazio, vicende agli antipodi che poi si incastrano tra loro grazie a una scrittura colta, intima e coinvolgente. E’ un romanzo da leggere senza fretta, per gustarsi tutte le sfumature. Perchè commuove, diverte, incuriosisce ma riesce anche a indignare. Uno di quei libri che viene voglia di sottolineare per riflettere su certe frasi o anche perchè sarà un piacere rileggerle. Ho apprezzato soprattutto un escamotage letterario che l’autrice ha usato per introdurre alcuni capitoli: si è inventata che una dei protagonisti insegni “Etimologia dei sentimenti” all’università. Quindi ci sono pagine che raccontano l’origine delle parole legate all’amore ed è sorprendente come noi riusciamo, nella vita di tutti i giorni, a usarle senza sfruttare la loro potenzialità, senza vedere le sfaccettature più interessanti, perchè la routine ci toglie sensibilità e restiamo sempre purtroppo appiattiti sui significati più banali. Invece questo libro è interessante perchè parla di empatia, un concetto che rimane sempre più astratto nella nostra realtà. Ed è un peccato.

Matera: the day after


Il direttore editoriale di EmmaBooks, Maria Paola Romeo, con alcune scrittrici, tra cui la mia amica Georgette Grig, della collana, nata proprio l’anno scorso a Matera.

Ieri pomeriggio sono tornata a casa, stanca ma molto soddisfatta. Anche questa volta l’esperienza al Women’s Fiction Festival è stata fantastica e stimolante. Tanti incontri, tempo stupendo e conversazioni interessanti. Ho incontrato parecchie amiche e spero di averne fatte di nuove.
Ho scoperto informazioni nuove sul mercato internazionale dei libri, ad esempio noi e gli olandesi siamo sempre i primi a lottare all’ultimo sangue per accappararci i diritti dei romanzi stranieri, soprattutto anglosassoni. Mentre nel mercato tedesco si vendono come il pane i libri rosa delle scrittrici americane, mentre non succede così con quelli delle autrici inglesi.
How peculiar!
Mi sono arrampicata abbastanza agilmente fra le impervie salite dei Sassi, non ho mai inciampato, ho assaggiato la cialledda, buonissima specialità della cucina povera a base di pane raffermo. Unica nota dolente dell’intero Festival il forfait dato all’ultimo momento dalla scrittrice inglese Amy Bratley, autrice del best-seller “Amore, zucchero e cannella”, che doveva parteciapre alla serata finale per ritirare il premio Baccante, e invece non c’era perchè ha appena avuto un lutto recente e soffre di attacchi di panico e non se la sentiva di affrontare la trasferta. Mi è dispiaciuto molto perchè ci tenevo proprio a conoscerla.

Tornando al food, nel kit di accoglienza ai partecipanti, c’erano fra le altre cose, un guanto da forno (botta di fortuna: dovevo proprio cambiarlo) e un chilo di farina di semola dei produttori locali. La panettiera che è in me non ha resistito e ieri sera, stanca ma golosa, ho infornato e creato una bella pagnotta!

Women’s Fiction Festival 2012


Il prossimo sabato sarò ancora una volta al Women’s Fiction Festival a Matera, alle 17,30 a una tavola rotonda sulla letteratura digitale a parlare di Emma Books e alle 18,30 invece a un altro incontro, a presentare Affari d’amore con “Paola Calvetti”, autrice di “Olivia”. Sarebbe bello se qualcuno di voi fosse in zona, Matera è bellissima e sembra un luogo incantato.
Quest’anno poi il titolo della kermesse è Leggo di Gusto, perchè il filo conduttore degli eventi è il cibo. Quindi tutti gli eventi sono conditi con degustazioni, aperitivi e happy hour. Occasioni terribili per la mia dieta, (sto ancora smaltendo i tre chili che ho preso in vacanza) ma che mi fanno venire l’acquolina in bocca! Poi mentre qui al Nord piove e fa freddo il meteo di Matera segna ancora estate piena, quindi potrò indossare il mio solito vestitino portafortuna da presentazioni. Qualche dubbio invece sui tacchi, l’altra volta la cena era in un ristorante caratteristico nel cuore dei magnifici e scomodissimi Sassi, in una grotta e per raggiungerla c’erano signore e signorine taccate che inciampavano, imprecavano e rischiavano nel semi buio di rompersi il collo. Io avevo le ballerine e mi sentivo agile come una pantera. Quindi quest’anno che il vestito è più corto, il dilemma è: meglio mostrare un polpaccio da terzino o slogarsi una caviglia? Ho ancora due giorni per pensarci e se mi date suggerimenti li accetto volentieri!
Per tornare a essere seri, qui c’è il programma degli incontri con il pubblico e questo è un’articolo che ho scritto con altri dettagli sul Festival.

Rieccomi!!!!!

Come promesso, sono tornata. Avevo detto primavera e oramai era caldo come in estate. Poi è tornato freddo come in inverno, ma comunque adesso sono di nuovo qui. Anche un po’ emozionata.

Venerdì scorso ho consegnato il manoscritto (che si chiama ancora così alla vecchia maniera) Sono stata puntualissima, io ritardataria cronica, quindi mi complimento da sola. Dovrebbe essere in libreria il 22 maggio, Santa Rita (l’unica santa mia amica quindi speriamo bene).
Ho lavorato con disciplina anche se ci sono stati momenti duri. Murata in casa.
Non aprivo la posta, ne FB e twitter pochissimo.

Ho vissuto giorni difficili. Ad esempio, quando dovevo scrivere le scene d’amore. Nei romanzi di solito queste scene fanno ridere (almeno a me) quindi non scadere nello scontato e nel banale è stato piuttosto difficile, il fantasma di Harmony è sempre dietro l’angolo.
Invece credo di aver dato il meglio nelle scene di cattiveria, molto più divertenti da raccontare! Anche perchè qui si possono sfogare i sentimenti negativi e il cinismo dell’autore. Un altro grosso dubbio mi è venuto un giorno quando la scena si svolgeva in un certo luogo, in cui l’arrivo dei protagonisti era stato descritto: avveniva quello che doveva avvenire e poi mi chiedevo se potevo lasciare lì i miei personaggi o li dovessi riaccompagnare a casa.
Quasi fossero i miei bambini.
Invece poi ho deciso di usare l’escamotage più bello: cambi scena, salti una riga e chissenefrega.
Fateci caso nei libri che leggete, quando si cambia situazione nello stesso capitolo si salta sempre una riga. E’ una figata per chi scrive.
E poi c’è la consecutio temporum, sempre pronta a fotterti!

Poi circa un mese fa avevo una gran paura di ammalarmi, anche se stavo benissimo, perchè avrei perso dei giorni di lavoro e non potevo permetterlo. Un’altro timore riguardava il computer: se si rompeva e perdevo tutto? Se arrivava un ladro a rubarlo? Un fulmine a incenerirlo?
Ho fatto il back up ma ero comunque terrorizzata.
Poi mi veniva sempre in mente un film (Duplex in cui il protagonista scriveva un romanzo (scriveva in una specie di Starbucks perchè a casa sua c’era troppo rumore) e poi proprio quando l’aveva terminato, tornando a casa, inciampava, il computer gli cadeva in una pozzanghera e addio lavoro! Qui non piove da una vita ma non ero ugualmente tranquilla.

Invece finalmente la settimana scorsa sono andata a letto felice, pacificata, pensando “adesso posso anche morire”, perchè tanto ero a metà dell’ultimo capitolo e il finale avrebbe potuto metterlo anche qualcun’altro. Poi comunuque il postumo vende sempre tantissimo!
(insomma qualche danno al cervello il troppo lavoro l’ha fatto, ma spero di riprendermi presto)

* questa meraviglia di cupcake primaverile naturalmente non l’ho fatta io, l’abbiamo comprato per il compleanno di Anita che nel frattempo ha compiuto 15 anni.

Matera (seconda parte)

Giovedì sera dopo la presentazione c’è stata una cena molto interessante in un ristorante nei Sassi, per raggiungerlo fra gradini e scalette ripide molte signore con i tacchi hanno rischiato la frattura ma alla fine ce l’hanno fatta quasi tutte.
Uno sei filoni più amati dal pubblico in libreria sono i gialli, perciò il tema della serata era il thriller. Fra gli ospiti, il medico legale Francesco Introna che intervistava gialliste come Cristina Cattaneo, autrice di Certezze provvisorie, a sua volta medico che pratica autopsie.
Quando studiavo giurisprudenza ero affascinata dal diritto penale e ho scelto di dare l’esame di medicina legale con allegria. Peccato che fosse luglio, facesse un gran caldo e le pagine da studiare mi mettessero una tale angoscia che perdevo la forza e non riuscivo neppure a tenere il libro in mano.
Di tutt’altra pasta invece la Cattaneo: è giovane e carina, ma veramente tosta, ma mi hanno detto che a volte cercandola al telefono risponda con nonchalence: “Un attimo, lavo il cadavere e ti richiamo”.
Poi c’era Margherita Oggero, qui in veste di giallista con il suo romanzo L’amica americana, che ha spiegato la differenza fra strozzare e strangolare.
Uno dei temi trattati è stato “il delitto perfetto”, gli esperti hanno suggerito l’avvelenamento con le erbe, più difficili da stanare durante le autopsie, consigliato il cetriolo di mare. (just in case)
Ma l’aspetto più interessante del Women’s Fiction Festival è senz’altro La borsa del libro, che si tiene al Convento delle Monacelle, un edificio costruito nel 1594 dove venivano tenuto praticamente in frigo le secondogenite delle famiglie più ricche della zona. Le poverette venivano rinchiuse nelle celle del convento come pezzi di ricambio nel caso in cui alle primogenite maritate succedesse qualcosa. Vale a dire, se la sorella maggiore moriva c’era la minore che veniva estratta dalla cella del convento e data in sposa al vedovo ancora in garanzia!
La borsa del libro è una specie di speed dating di dieci minuti dove aspiranti scrittori e scrittrici possono avere un tete à tete con gli editor delle più importanti case editrici per presentare una sinossi del loro romanzo e lasciare eventualmente il manoscritto.
Incontrare di persona un editor è molto più efficace che inviare il manoscritto alla casa editrice (l’editor della Sperling & Kupfer ha dichiarato che a loro ne arrivano un centinaio al giorno!).
Dalle passate edizioni del Festival sono state pubblicati libri come Il conto delle minne di Giuseppina Torregrossa e La circonferenza delle arance di Gabriella Genisi. Quindi questi incontri possono essere davvero un buon escamotage.