Anticorpolandia


L’inverno sembra continuare a infierire: il freddo non ci molla e neppure il suo fastidioso contorno di raffreddori e influenza. Ma contando i giorni che ci separano dalla primavera possiamo anche cercare di vedere i malanni di stagione con uno spirito un po’ più allegro. Come? Per esempio, leggendo ai piccoli malati un libro, per bambini fino ai sette anni, che si intitola Anticorpolandia e racconta di come il nostro corpo, attraverso appunto gli anticorpi, riesce a sconfiggere germi e virus.
Questo libro illustrato, dalla stessa autrice, Elisa Staderini di Fiorentini si cresce, narra in maniera divertente e un po’ surreale come nel nostro corpo, nel momento della malattia, si scateni una vera e propria battaglia. Una guerra con combattenti valorosi, come il generale Gagliardo, il capitano Codi, il sergente Groppo, che vanno all’attacco per annientare il nemico, cioè il malanno. Distratti dalle avventure dei soldati-anticorpi i bambini dimenticheranno di lamentarsi per la febbre. Insomma una storia che è senz’altro meglio della solita tachipirina!

Lotta per la soppravvivenza

Venerdì sera: sono stravolta e stanchissima.
Ho riempito il frigo con deliziose proposte di rosticceria.
Ho un mal di testa assassino con una vena/capillare che mi pulsa nel cranio. Forse mi capiterà come a Sharon Stone, una decina di anni fa, quando le scoppio una vena in testa, un’aneurisma (o roba simile) e rischiò la vita. Le mie figlie giocano con il computer. Voglio morire nel mio letto e allora mi ci butto, avvolgendomi nel piumone, senza infilarmi tra le lenzuola. Un bel bozzolo, solo per me. Buio.
Prima di chiudere gli occhi (per sempre?) guardo il soffitto, dove la mia sveglia (oregon, orizon o similia) proietta l’ora: 18.40.
Alle 18.57 il mio pre-coma viene disturbato da una presenza. Qualcuno è entrato in camera: Sant’.
Inizia a spogliarsi, si siede sul letto, tira il piumone e mi priva del bozzolo.
“Cosa fai?”
“38.8”, mi dice.
Avrei voluto tanto rilanciare e dire: “39”, ma purtroppo non era vero.
Così mi sono alzata, ho apparecchiato la tavola e poi gli ho portato la tachipirina. Business as usual: mi è andata male.
Però ieri sera avevo 37.5, mentre lui è quasi guarito e sono rimasta a letto, questa volta indisturbata con i miei bravi brividini.

Suinando?

E alla fine ce la siamo presa!
Anita è a letto con la febbre, indolenzita, gli occhi arrossati e mal di testa.
Sarà suina?
Penso di sì, anche se adesso con le classi scolastiche decimate non si dice pubblicamente, perchè il vaccino non è ancora pronto. E dopo mesi di notizie allarmistiche e terroristiche, adesso che moltissimi bambini sono a letto, febbricitanti, si fa finta di nulla. O al massimo si ascoltano i consigli di Topo Gigio.
L’altro ieri sono andata alla riunione scolastica di Anita.
Il bello delle medie è che non si conoscono tutti gli altri genitori. C’era infatti una signora sconosciuta seduta a fianco a me.
“Sei la mamma di…?”
Ho scoperto che suo figlio era il compagno di banco di Anita, che ci eravamo già parlate al telefono a proposito di una festa e soprattutto il suo pargolo era a casa con la febbre a 39. Così è cominciato il count-down e infatti ieri sera ci sono state le prime avvisaglie. Anita aveva la febbre. Ora stiamo tranquilli e vediamo come procede.
Ieri, per lavoro, ho intervistato il medico milanese che è stato il primo vaccinato in Italia.
Gli ho chiesto se per caso fosse giusto ripristinare l’obbligo del certificato medico al ritorno a scuola dei bambini inflenzati. Mi ha detto di no.
Quindi non si saprà mai che virus sia quello che ha allettato tutti i bambini in questi giorni. A meno di complicanze. Dita incrociate.