Les amies

Andando in vacanza all’estero c’è il problema degli eventuali amichetti che non parlano la stessa lingua.
Ce ne siamo sempre preoccupati poco perchè le mie figlie giocano tra loro.
Quest’anno Anita aveva un po’ meno voglia di dividere i passatempi piuttosto infantili di Emma, però tra un litigio e una minaccia più o meno ce la passavamo.
Un giorno però mentre Anita si esercitava a fare skimboard con la sua tavola di legno sul bagnasciuga, è stata “arpionata” da una bambina.
Anita da due anni fa francese a scuola, ma dopo un paio di convenevoli, aveva pensato di venirmi a chiamare per farle da interprete. La bambina si chiamava Morgane ed era una versione minuscola di Pippicalzelunghe. Quand’era in acqua pensavo fosse accucciata ma quando è uscita avevo realizzato che era veramente minuscola.
Avrà avuto al massimo sei anni. Però vivacissima. Volitiva. E con un gran vocione.
“Vous etez italiennes? Ah! ah! ah!”, anche con una gran risatona inquietante.
Era a capo di un gruppetto di bambini che parevano dimenticati dai genitori sul bagnasciuga.
Tra i quali i più intimi di Morgane sembravo essere un amichetto di un paio di anni più grande e la sorella di questo già verso i dodici. Ma il capo era lei.
Si è fatta prestare la tavola da Anita e detto alla sorella del suo compare di provare a fare anche lei una scivolata.
Questa ragazzina non l’aveva mai fatto e aveva dato una gran sederata. Morgane era piegata in due dalle risa.
Poi aveva preso la tavola e ha cominciato a sbattacchiarla ovunque. Rischiando di darla in testa ad altri bambini che erano in acqua vicino a lei.
Noi cominciavamo a essere preoccupate. Guardavo in giro in cerca di qualche genitore di riferimento ma non c’era nessuno che potesse rispondere al requisito.
“Ou est ta maman?”
Ovviamente si era data alla macchia, c’era solo apparentemente un nonna che forse era da qualche parte a farsi un pastis. Cercavamo di rifarci dare la tavola di skimboard ma la piccola diavolessa con le trecce non ne voleva sapere.
In quel momento era arrivata anche Emma con la sua nuovissima pistola ad acqua. Morgane allora aveva lasciato la tavola e preso la pistola ghignando. Emma ne aveva rotta un’altra il giorno precedente per cui era piuttosto gelosa del suo nuovo gioco.
“Mamma quella è matta, dille di ridarmela!”
“Mamma è colpa tua che vuoi parlare francese, cosa ci facciamo qui? Andiamo via!”
Non era così facile, Morgane si divertiva moltissimo. Continuava a gridare “Les filles! Les filles!”, a ridere e a tenere sotto sequestro la pistola di Emma che stava per mettersi a piangere dalla frustrazione.
Se a un bambino italiano o anche inglese avrei detto senza tanti giri di parole di ridarmela, in francese ero un po’ inibita. Certo, non potevo apostrofare la piccola peste con il “petite merde” che mi veniva dal cuore, ma friggevo perchè mi sentivo la sola responsabile del nostro fiasco nelle relazioni internazionali.
Così dopo vari tentativi dicendole: “Donne-le moi! Donne-le moi! C’est la mienne!” e cercando di tirargliela via senza successo, mi sono rivolta alla ragazzina più grande che con abile diplomazia, qualche parolaccia e molti spintoni è riuscita a riprenderle la pistola.
A quel punto volevamo squagliarcela e tornare all’ombrellone, ma Morgane ci correva dietro inseguendoci gridando: “Les italiannes! Les filles! Les filles!”.
Allora ho avuto un’idea geniale: dovevamo prendere il largo. Morgane dopotutto aveva i braccioli e probabilmente non ce l’avrebbe fatta a inseguirci fino alla Corsica.
Così è stato, ho annunciato che andavamo a nuotare. Morgane mi ha chiesto per quanto, ho detto mezz’ora e ci siamo allontanate (finalmente tutti i corsi di nuoto che ho fatto fare alle mie figlie hanno avuto un loro perchè).
Dopo poche bracciate però mi sono accorta che l’amichetto di Morgane mi si era attaccato a un fianco: un bambino affettuoso che voleva venire con noi ma non sapeva nuotare.
Forse pensava “meglio il mare aperto che giocare ancora con Morgane”.
Ero un po’ imbarazzata perchè volevo staccarlo ma non metterlo in pericolo, lui non aveva i braccioli.
Fortunatamente è arrivata subito sua sorella che se l’è attaccato lei al collo, ha bofonchiato qualcosa e l’ha riportato in zona bagnasciuga.
Abbiamo fatto un bagno lunghissimo ….perchè Morgane ha detto che doveva andare a casa presto quel pomeriggio…

Anche noi addottiamo Stanley

Erano un bel po’ di giorni che dovevo fare questo post, ma sono stata travolta dagli eventi…allora anche noi ci siamo messe in lista per far passare una vacanzina a Flat Stanley a casa nostra. Dopo aver visto questo video ci siamo convinte. Abbiamo già pensato un itinerario da proporgli! Qui potete leggere tutta la storia di Stanley e magari vi viene voglia di tenerlo anche un po’ a casa vostra!

Rubik for blondes

Le barzellette discriminatorie sull’ IQ delle bionde si sprecano.
Da Barbie a Paris Hilton senza incontrare neanche un neurone.
Ho due figlie bionde ma sorrido.
Oggi ho scoperto che esiste un cubo di Rubik taroccato specialmente formulato per le ragazze bionde. In qualunque posizione si giri c’è soddisfazione.
La combinazione riesce sempre, il colore non cambia, gli incastri sono perfetti, niente stress. Altro che la versione facilitata del sudoko!
E il cubo tutto azzurro per i ragazzini mori e minchioni quando la faranno?