Ma anche no…

Fino a qualche tempo da Instagram era il mio social preferito, sembrava più vero e spontaneo degli altri. E invece ora è diventato teatro di finzione, preda del marketing e della pubblicità come tutti gli altri. L’ultima notizia quella di stamattina: baby modella di 2 anni ha 20.000 followers e ogni suo scatto vale 400 $.
Chissà come si diverte, tutti i giorni questa bambina a posare ammiccante e spiritosa come una mini adulta. Sappiamo che per avere un’immagine che sembri naturale, bisogna avere molta pazienza. Ci vogliono scatti su scatti. Ce l’aveva raccontato, addirittura piangendo, qualche mese fa, un’altra influencer pentita.
Tante pose, per avere almeno un minimo di 400 likes a foto.
Per far colpo sulle case di moda.
Per avere tanti estimatori, speriamo tutti pieni di buone intenzioni.
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Questa notizia ricorda molto la storia di Little Miss Sunshine il film che denunciava, in maniera acuta e ironica, il mondo allucinante delle baby miss e delle loro ambiziosissime madri. Che le sottoponevano ad estenenunti make-over: capelli, trucco, depilazioni, manicure, e quant’altro. Perchè le madri, per placare le proprie frustrazioni, per dimenticare i propri insuccessi, possono diventare pericolosissime. L’ha raccontato benissimo Carol Joyce Oates in questo romanzo in cui ripercorreva la tragica storia vera di una mini campionessa di pattinaggio, trasformata dalla madre in un piccola Barbie. Perchè più era bella, più avrebbe sbaragliato le avversarie.
Il dramma raccontato in questo libro é accaduto vent’anni fa a Boulder in Colorado, prima ancora, nel 1951, c’è stato un film mitico, Bellissima con Anna Magnani nella parte della madre che sognava un futuro da star per la figlia. Allora era a Cinecittà, adesso c’è Instagram.

Scuola genitori: un nuovo appuntamento

Le punizioni corporali non servono a nulla, anzi sono deleterie. Lo so per esperienza, da ex bambina picchiata. Ne sono profondamente convinta e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Per questo vi segnalo un nuovo appuntamento della Scuola Genitori, di Daniele Novara, intitolato Punire non serve a nulla, in cui si spiega perchè la mortificazione, non è mai un mezzo educativo.
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L’appuntamento presso l’Auditorium Don Bosco, in via Melchiorre Gioia, a Milano e l’ingresso è gratuito.

Come antipasto vi lascio con alcune considerazioni di Daniele Novara sull’argomento:

C’è una convinzione dei genitori italiani che, è davvero dura a morire: parlo dell’idea che i bambini possano imparare qualcosa quando sono picchiati o umiliati.
Certo, ormai nessun genitore ammette più pubblicamente di essere a favore delle punizioni corporali, anzi. Eppure quando aumenta la confidenza c’è sempre qualcuno, nella maggiore o minore approvazione dei presenti, che se ne esce con: “Però quando ci vuole ci vuole: una bella sberla non gliela toglie nessuno e vedrai che dopo ci pensa due volte prima di rifarlo!”
Il problema è che ormai le ricerche scientifiche che smentiscono questa convinzione sono troppe e troppo dettagliate per poter nascondersi ancora dietro l’idea che, anche solo in qualche caso, la punizione fisica possa davvero funzionare. È piuttosto chiaro: quando i bambini sono picchiati o umiliati imparano sicuramente qualcosa, purtroppo però non quello che i genitori vorrebbero insegnare.
Prima di tutto, le punizioni fisiche, o comunque le punizioni degradanti, indeboliscono e minano il legame tra genitori e figli. Se un rapporto di fiducia reciproca è alla base di uno sviluppo sano, quando i genitori puniscono fisicamente o emotivamente i bambini, essi impareranno che i genitori non sempre li proteggono: questo produce difficoltà emotive, e spesso anche comportamentali.

Poi: le punizioni umilianti, fisiche o meno, compromettono lo sviluppo emotivo dei bambini. Quando un adulto, un genitore o qualcuno che esercita un ruolo educativo su un bambino, utilizza le punizioni, produce spesso l’effetto di minare l’autostima dei bambini. I bambini hanno bisogno di sentirsi accettati, accolti.
Inoltre, le punizioni fisiche possono generare sentimenti di rancore e ostilità nei confronti dei genitori che i bambini non riescono a esprimere direttamente generando sentimenti di rabbia e risentimento repressi. E si è verificato che questo genere di punizioni diventa un modello di risoluzione aggressiva delle situazioni conflittuali che il bambino cercherà poi di riprodurre nei propri rapporti di forza. I bambini che subiscono punizioni fisiche tendono a diventare più violenti, a essere coinvolti in episodi di bullismo e anche ad aggredire i futuri partner, mentre i bambini che subiscono punizioni umilianti hanno maggiore probabilità di mentire, rubare e ricorrere alla violenza.

Ti mando all’Università e tu #escile

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La moda è dilagata circa una settimana fa, le matricole delle più importanti università milanesi, la Cattolica, la Bocconi e il Politecnico hanno cominciato a spogliarsi e postare sui social network le loro immagini hot con la scritta dell’università per pubblicizzare il proprio ateneo (?!?).
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Almeno così sostengono, soprattutto le ragazze, che con #escile hanno tirato fuori le tette e anche il lato B, per condividere le proprie foto sulla pagina Spotted di FB della loro Università. Le fanciulle sono le più trasgressive ma anche i maschi, per pari opportunità, hanno deciso di proporre le loro tumide carni.Tutti provocatori ma anche un po’ vigliacchi perchè anonimi.
Naturalmente questa goliardata ha suscitato parecchie polemiche a cui alcune studentesse hanno ribattutto con stralci di pseudo-rivendcazioni femministe. Tipo cent’anni fa pochissime erano le universitarie, adesso siamo tante e lo (le) facciamo vedere..
Un patetico rimpasto del vecchio slogan anni’70 “l’utero è mio e lo gestisco io”.
Orgogliosamente Milano, capitale culturale con le “migliori” università, ha lanciato la tendenza in Italia ma adesso sta dilagando anche in provincia.

Zazà Ramen: menù giapponese family friendly

Andare al ristorante con i bambini non è sempre facile, anzi può diventare molto frustrante. E’ notizia di oggi quella di un ristoratore romano che ha addirittura bandito i più piccoli dal suo locale. E’ vero non tutti i locali sono family friendly e volte trovarne uno che soddisfi le esigenze dei grandi e dei più piccoli può essere difficile. Ne ho appena scoperto uno che vale la pena provare, perfetto per il brunch della domenica: cucina giapponese molto più originale e intrigante del solito sushi o sashimi.
La specialità di questo locale è il ramen.
Il piatto più diffuso in Giappone come street food ma quasi sconosciuto da noi. Si tratta di una zuppa calda a cui si abbinano noodles e carne, pesce, uova, verdura, declinati a seconda dei gusti.

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Ottimo confort food in questi giorni gelidi, che può essere apprezzato anche dai bambini soprattutto perchè possono scegliere come “costruire” il proprio piatto. Infatti si può scegliere il tipo di brodo, ne esistono tre varietà, dal più dolce al più sapido, la qualità della pasta (tutta prodotta artigianalmente nel ristorante) e cosa aggiungere come proteine.
Dal tofu alle polpette: tutto è possibile.
Mentre i genitori potranno gustare l’ottima qualità degli ingredienti, scelti dal proprietario, Brendan Becht, chef di grande esperienza internazionale, ai bambini piacerà la storia del nome del locale: Zazà Ramen, viene dal fumetto giapponese Lupin III, dove Lupin, il protagonista viene sempre rincorso dall’ispettore Zenigata che tenta invano di arrestarlo senza riuscirci. Anzi Lupin lo bulla, lo prende in giro, storpiando il suo nome e chiamandolo Zazà (papà in giapponese) e il poveretto non ha mai tempo di fermarsi a mangiare perchè deve rincorrere il ladro e quindi si nutre di ramen “da asporto”. Mangia la zuppa e corre sempre. Quasi una maledizione che gli impedisce di gustare appieno il gusto delizioso di questo piatto.

Così Gambadilegno non fu più single…

Il Museo del fumetto a Milano è un posto bellissimo, tra l’altro è anche vicino a casa mia e da quando ha aperto, circa cinque anni fa, non perdo occasione di farci un salto. Il Museo, coloratissimo e allegro, è il posto ideale per passare un pomeriggio divertente e combattere il grigiore dell’inverno milanese.
In questi giorni, da sabato scorso fino al 13 marzo, è possibile ammirare l’arte di Romano Scarpa (1927-2005), il più grande disegnatore Disney italiano. Conoscere e approfondire la straordinaria produzione di questo artista poliedrico che ha saputo lasciare un segno indelebile nella produzione Disney italiana e internazionale.
Questa mostra permette di conoscere il lavoro di Scarpa, non solo grazie alle oltre 150 tavole originali tratte dalle sue storie più amate, ma anche preziosi “dietro le quinte” per la prima volta presentati al pubblico, come i dettagliatissimi story board a matita, in cui l’artista verificava che tutto fosse al posto giusto prima di passare al disegno vero e proprio. Sono esposte pagine tratte dalle sceneggiature originali, illustrazioni e copertine, ancora impresse nella mente di tantissimi lettori anche a decenni di distanza. Inoltre vengono indagate, approfondite e svelate le ispirazioni più diverse che hanno stimolato la fantasia di Scarpa, grande appassionato di cinema, seppe infatti trasporre nel mondo Disney le atmosfere del grande schermo, guardando alla produzione di ammiratissimi registi come Frank Capra e Alfred Hitchcock.
E ai visitatori che vogliono leggere per intero le storie di cui vengono esposte le tavole viene messa a disposizione una piccola fumettoteca con albi completi da consultare.

Museo del Fumetto - facciata

Scarpa cominciò la sua luminosa carriera come lettore accanito di Topolino e, come hanno fatto in tanti, si mise in contatto con la redazione, mandando un suo disegno. Un disegno di Venezia, la città dove era nato e viveva. Il suo talento fu subito riconosciuto, il disegno pubblicato e lui cominciò a lavorare per il giornalino. Una collaborazione che durò più di quarant’anni, dagli anni’50 alla fine del secolo. Fu lui a inventare tantissime trovate inedite. Disegnò Topolino, creò molte delle sue mirabolanti avventure ma si dedicò moltissimo anche a Paperino & co. Sostenitore in tempi non sospetti della par condicio, fu lui a decidere che Gambadilegno dovesse avere una fidanzata (anche se non era un campione di fascino, gli altri personaggi l’avevano, perchè lui no?). Fu ancora Scarpa a disegnare la vasta serie delle “Paperolimpiadi”, a cavallo fra gli anni ’80 e ’90. Le sue storie sono ancora risptampate e lette dalle nuove leve e visitando la mostra succede, come sempre al Museo del Fumetto, che si appassionino quasi più i genitori che i bambini.

Topolino n. 2000 - Tutti i personaggi di Scarpa - - pagina pubblicata e originale a confronto

L’evoluzione della cameretta

Come ho già scritto più volte, sono stata figlia unica e ne ho sempre sofferto. Avrei avuto tanto avere una sorella o un fratello con cui giocare, confrontarmi o anche solo litigare!
Questa solitudine ha influito molto sulla prima parte della mia vita. A volte cercavo di dimenticarne ma appena tornavo a casa la mia condizione tornava a galla: bastava che entrassi nella mia camera per ricordarmene. Infatti nonostante fossi sola, i miei genitori per la mia cameretta avevano acquistato due letti gemelli.
Letti, non lettini.
No, non li avevano comprati quando ero piccola e ancora in casa mia “poteva arrivare” la cicogna. Li avevano acquistati fuori tempo massimo, perchè magari sarebbe venuta la nonna a trovarci. Poi mio padre un Natale aveva litigato con mia nonna e ciao: non è più venuta!

Così il letto è sempre rimasto lì nella mia camera a testimoniare una mancanza, prima di un fratello e poi di una nonna.
Tutto questo non per commuovervi, ma per dire che forse fra le varie stanze della casa, l’arredamento della cameretta è uno dei più importanti: non si tratta solo di scegliere dei mobili ma di interpretare e assecondare la sensibilità dei propri figli.

Annette Frank Kollektion Sailing : Stanza dei bambini in stile classico di Fantasyroom-Wohnträume für Kinder

Fantasyroom-Wohnträume/Homify

Quindi bisogna essere pronti ad affrontare varie fasi nell’evoluzione della cameretta, dal nido caldo e giocoso di quando sono piccoli, al bunker dove si rifugiano quando da adolescenti cominciano a odiarci. Come fare, senza spendere un capitale e perdere la serenità in discussioni senza fine? Dalla mia esperienza, sia di figlia che di madre, è importante tenere conto della sensibilità dei ragazzi e dal punto di vista più pratico, cercare di pianificare un po’ in anticipo.
Quindi magari mentre a sei anni, mentre si è tentati di arredare la cameretta come il castello di Elsa in Frozen, qualche anno dopo sarà complicato riciclare tutto per adattarlo alle esigenze di una ragazzina che adora Eminem.
Primo problema, il letto: ai bambini piacciono i letti complicati, quelli con lo scivolo, quelli che sembrano una tana, quelli sopraelevati. Avevo optato per un letto a castello che è stato un buon compromesso perchè era scomponibile e quindi è stato trasformato in due letti singoli, molto più sobri e adulti.

Davide Bicci 3d Graphic/Homify

Un altro problema da tenere in considerazione sono i colori, più sono teneri nella cameretta dei piccoli, più saranno odiati quando crescono. Così pure le decorazioni: mai esagerare.

Ogarredo/Homify

Agli adolescenti piacciono molto le mensole, perchè riescono a mantenere tutto a vista, quindi è più facile ritrovare le proprie cose, considerato che preferiscono vivere nel loro “caos creativo” e spesso tendono a interdire l’accesso anche per le pulizie. Un’altra cosa che amano moltissimo, fondamentale per la loro soppravvivenza, sono le prese elettriche, che devono essere comode e in evidenza per favorire i cavetti con cui possono ricaricare le batterie dei loro adorati device.
Invece la buona notizia, per le madri più nostalgiche, è che i pupazzi del cuore o gli oggetti cult dei maschi, pietre miliari della loro infanzia, resistono. Magari un po’ occultati ma non devono essere assolutamente buttati.
Comunque per avere consigli e trucchi su camerette di design per bambini meglio consultare gli esperti. (post sponsorizzato)

Le feste in famiglia sono dure per tutti: Madonna docet

La tradizione vuole che le feste natalizie siano passate in famiglia con grande gioia e condivisione. Peccato che spesso i ricongiungimenti famigliari si rivelino un po’ pesanti.
La mia dottoressa ha detto che in questo periodo il consumo degli psicofarmaci balza alle stelle. Ma fortunatamente è un fenomeno molto democratico: colpisce i poveri mortali e anche i vip. Capita anche ai più famosi e invidiati.
Prendiamo Madonna che proprio in questi giorni ha dovuto ricorrere al giudice perchè il rapporto con il figlio quindicenne Rocco si è guastato. L’adolescente non voleva passare il Natale con lei, la critica come educatrice ed è arrivato anche all’affronto più grande per una madre 2.0: l’ha bloccata su instagram!
Ma Madonna per quanto anapologetic bitch è sempre una mamma e cosa ha fatto oggi?
Ha postato oggi una foto, tenera-tenera, sul suo profilo instagram: lei qualche anno fa, felice e poco truccata, con tutti i suoi pargoli.
A questo punto cosa farà Rocco, si ricrederà?
Bannerà su instagram la matrigna (seconda moglie del padre) e ri-accoglierà Madonna?
Dopotutto i social sono comodi per cambiare idea su una persona: basta un click!
Rocco pensaci.

Per aiutare oltre il Natale

I cartoni animati sono una grande passione dei più piccoli, che li guardano incantati per ore e ore, ma ci sono anche bambini sfortunati (sordi, ipovedenti, autistici) che non possono fruire di questo passatempo proprio a causa del loro handicap.
Ora per aiutarli è nato questo progetto, che attraverso una grafica speciale ha come obbiettivo quello di rendere accessibile i cartoni animati anche a questi bambini. Per realizzarlo è stata allestita una raccolta di fondi (a partire da pochi euro) che permetterà di rendere questo primo cartone animato ambientato nel MagiRegno e con i personaggi degli Zampa veramente accessibile a tutti i più piccoli.
Questo progetto è finalizzato soprattutto all’inclusione: bambini con abilità diverse potranno “guardare” un cartone con gli altri, potranno “parlare” e condividere le emozioni e le avventure dei loro beniamini.
La formula prevede che gli episodi siano accessibili ai bambini sordi (attraverso la presenza dell’interprete LIS e dei sottotitoli), ai bambini ciechi e ipovedenti (grazie alla presenza di scene con descrizione sonora e ad una grafica adatta), ai bambini autistici (grazie a disegni semplici ma non banali, con poche sfumature e a poche variazioni di tono nei dialoghi e nei sottofondi sonori).

Anch’io quest’anno ho cominciato a fare qualcosa di concreto per aiutare: ho appena iniziato a fare la volontaria alla clinica pediatrica De Marchi, in centro a Milano. Mi sono comprata un bel camice bianco e in sala d’aspetto al Pronto Soccorso cerco di aiutare i genitori e i bambini che aspettano di essere visitati. Leggo storie, gioco con i cubetti, faccio puzzle e disegni. Molti sono stranieri: arrivano al Pronto Soccorso perchè non hanno i soldi per un pediatra privato e quelli dalla ASL non sempre quasi mai sono reperibili al telefono. Dopo i primi errori, ho imparato a non confondere le loro etnie (perchè altrimentimi guardano un po’ male) quindi mi limito a chiedere da dove vengono senza fare supposizioni. Di solito le famiglie sono numerose e per un piccolo paziente arrivano in tanti. Molti bambini non parlano italiano, ma il linguaggio dei giochi è universale e tutti dopo un po’, timidamente, sono contenti di farsi coinvolgere. E i loro sorrisi sono la cosa più bella del mondo.

Il coniglio che voleva addormentarsi

La privazione del sonno è una tortura, lo sapevano a Guantanamo e lo sanno i genitori dei pupi che si svegliano più volte durante la notte. Lo so bene anch’io perchè la mia secondogenita non mi ha fatto chiudere occhio per tre anni. I primi tre anni sono critici per il ritmo sonno/veglia e lei non mi ha fatto lo sconto neppure di un giorno!
Per questo i manuali che insegnano ad addormentare il bebè (senza droghe) sono sempre bestseller. Peccato che qualche volta predichino anche strategie un po’ crudeli come lasciar piangere il piccolo insonne un tot di minuti, sperando che sia una strategia a scalare. Poi magari si addormenta disperato ma un decennio e passa più tardi, arriva la vendetta.
Servita fredda. E’ un adolescente che vi odia. Naturalmente non solo perchè non l’avete coccolato quando piangeva durante la notte, anche per mille altri motivi…che non elenco per non farvi stare male troppo presto.
Allora per non rischiare è meglio cercare di risolvere il problema della mancanza di sonno con un metodo più soft. L’ultima strategia che funziona è in questo libro, scritto da uno psicologo svedese e divenuto un cult fra i genitori disperati, inizialmente grazie al classico passaparola sul web. Poi è stato pubblicato e da poco è disponibile anche in Italia. Già il titolo Il coniglio che voleva addormentarsi, promette bene, è infatti la storia interattiva che mamma coniglia racconta al suo cucciolo che, guarda caso, ha qualche problemino di sonno.
La lettura della favola deve essere fatta con alcuni accorgimenti tecnici (spiegati ai genitori nel libro) per coinvolgere il più possibile il bambino, farlo rilassare al massimo, fino al momento in cui si addormenterà.
E se per caso a metà libro già ronfa, non bisogna lasciarsi andare all’euforia e piantare a metà la storia, meglio contenere la gioia e continuare la lettura con voce suadente fino all’ultima pagina. Tra l’altro il libro è bellissimo, stampato con una carta pregiata e illustrato con disegni magnifici. Però c’è anche la versione ebook, magari per quando si viaggia. E si pianificano delle gran dormite fuori casa.

Cose che non sopporto

Ultimamente sto diventando sempre più insofferente, quindi la lista delle cose che mi danno molto fastidio si sta allungando. E non è il caso che vi annoi con le mie idiosincrasie, racconterò solo di una certa attività in ambito scolastico.

Si tratta della mania di certi genitori, di solito madri, che una volta elette rappresentanti di classe cercano di convincere/manipolare gli altri genitori a fare delle riunioni carbonare per sparlare degli insegnanti perchè i loro figli non vanno tanto bene a scuola.

Molti anni fa, quando la mia primogenita era in seconda elementare, ero ancora parecchio ingenua su queste cose e avevo addirittura passato un’interminabile serata a parlare male di una certa maestra, insieme a un manipolo di altre madri stanche e assonnate, nella fredda e polverosa sala di un oratorio di periferia.

A me quell’insegnante era anche simpatica ma ero nuova del gruppo e quindi non avevo osato mettere in discussione il credo della delegata battagliera, che mi faceva anche un po’ paura, poi temevo che il meeting successivo si sarebbe magari tenuto in una chiesa sconsacrata (scegliere solo luoghi improbabili era un must per la segretezza assoluta degli incontri).

Ma con gli anni e l’esperienza ho capito due cose: che questo tipo di lotte sono per salvare e spalmare su tutti lacune personali dei figli delle madri che combattono. E che alla fine le insegnanti passano ma i figli pirla -di tali madri- rimangono e peggiorano. Poi  ovviamente ci sono insegnanti più o meno bravi, democratici, simpatici, coinvolgenti, ma questo tipo di madre se ne infischia delle caratteristiche professionali,  cerca solo un capro espiatorio per non sentirsi un’educatrice inadeguata.

Ora è passato tanto tempo, e dopo gli anni bui e ormonali delle medie, la cosa bella del liceo è che, di solito, la gang dei genitori sparisce. Diventa un pro forma, appare solo in casi veramente gravi.

Credevo di averla scampata per sempre!

Purtroppo mi illudevo, stamattina in un giro di mail- di quelle “rispondi a tutti” che ti intasano la posta e fanno uscire il fumo dalle orecchie, sono stata invitata a un’altra di queste riunioni semi clandestine. Si vuole ancora riesumare la dietrologia, criticare, in anticipo agli albori dell’anno scolastico, per pararsi le chiappe. Per dare sempre e comunque la colpa agli altri.

Due appuntamenti importanti a Milano

Dedicati a genitori e bambini, totalmente gratuiti.
Il primo è lunedì prossimo, (19 ottobre alle 20,45 all’Auditorium Don Bosco, in via Melchiorre Gioia 48) ci sarà una lezione del pedagogista e scrittore Daniele Novara per la Scuola dei genitori. In particolare il tema della serata sarà come preservare l’autonomia di coppia mentre si crescono ed educano i bambini. Novara è specialista nella gestione dei conflitti, familiari e non, quindi se vi piace litigare è la serata giusta per voi.
Per i bambini invece, alla Rotonda della Besana, sempre lunedì 19, parte la settimana della fattoria in città. Alla mattina ci saranno attività per le scuole e al pomeriggio l’ingresso per le famiglie. I temi sono la produzione dell’olio e la riscoperta dei cibi antichi, ma oltre a parlare di cibo e fare merenda, ci sarà il contatto con gli animali: la mucca da mungere, l’asinella da accarezzare e la cagnetta che sa fare la raccolta differenziata (dovrò dirlo a Lola!). Poi si potrà provare il gioco dell’Oca più grande d’Italia.

Fab Food: una mostra interattiva sul cibo italiano

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Nelle ultime settimane dell’Expo tutti i padiglioni sono presi d’assalto e ci sono lunghe file ovunque, però c’è ancora un’oasi di pace. Uno spazio interessante e intelligente per chi va con i bambini: la mostra Fab Food al Padiglione Italia.
Un’esposizione interattiva, ideata dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, dove vengono spiegati, attraverso giochi colorati e divertenti, tutti i procedimenti necessari per trasformare la materia prima proveniente dall’agricoltura, in cibo che arriva sulle nostra tavole. Tenendo conto dell’ecologia, della sostenibilità, della logistica e di tutti i dettagli e le strategie che certo non immaginiamo quando gustiamo il nostro piatto preferito. Il tutto all’insegna della buona cucina made in Italy, infatti uno dei giochi più gettonati alla mostra è quello che permette di scegliere una specialità regionale (la parmigiana, gli arancini, la pasta al pesto, i ravioli, le lasagne, ecc), farsi stampare l’adesivo e capire cosa ci sia veramente, che tipo di lavoro di ricerca e sinergia sia necessaria per fare arrivare questo cibo gustoso sulla nostra tavola.
Poi ci sono giochi in cui si diventa agricoltori e si devono fare le mosse giuste per crescere il raccolto. E qui si subito capisce quanto questo sia un lavoro difficile e pieno di ostacoli, è complicato anche solo a farlo per scherzo usando le palline da bocce in una sorta di flipper gigante. Il cuore della mostra è il pay off dell’Expo: “nutrire il pianeta” e qui i visitatori della mostra, con altri giochi interattivi, devono inventare strategie attuabili per sfamare i 9 miliardi di individui che sono previsti sulla terra per il 2050.

(Sarà corretta questa previsione? Non saranno già tutti qui? Perchè a me è sembrato di incontrare proprio 9 miliardi di individui a farsi dei selfie, l’altro giorno, sulla paseggiata del Decumano!)

Fab Food è meta di molte gite scolastiche e c’è anche un concorso nazionale, dedicato agli alunni di prima e seconda media, legato al percorso didattico della mostra. Il bando e tutte le info si trovano qui.

La nostra famiglia da qui in poi

I  matrimoni durano in media quindici anni, l’amore finisce per vari motivi. Il progetto familiare sbiadisce, l’entusiasmo dei primi tempi evapora e alla fine, soffrendo, si decide che la convivenza sia divenuta insopportabile. E ci si separa. Per andare alla ricerca di una nuova serenità, per rifarsi una vita, per trovare un equilibrio più stabile. Ma quando ci sono di mezzo i bambini questo piano di cambiamento, questa ribellione a una routine che va stretta, si complica molto.
Simona Rivolta, psicologa che si occupa dell’evoluzione della famiglia nella società attuale e lavora a Milano presso la Fondazione Minotauro, ha scritto questo manuale  per aiutare i genitori in crisi a vivere meglio il momento della separazione e ad arginare il più possibile il disagio dei bambini.
Da spettatrice privilegiata, grazie alla sua esperienza clinica, ha potuto osservare che i danni inconsapevoli che i genitori sul punto di separarsi fanno sono dovuti essenzialmente a un errore di prospettiva. Madri e padri vedono la separazione da un punto di vista essenzialmente “adulto”, ignorando le vere esigenze dei bambini.
Il primo sbaglio è minimizzare la sensibilità dei più piccoli e illudersi di proteggerli con delle scuse, delle menzogne raccontate a fin di bene. Per cercare di far vedere ai bambini i vantaggi della nuova situazione.
La propaganda più banale è quella che prospetta doppi regali a Natale, ai compleanni, doppie vacanze, doppie camerette, ecc. Una bugia patetica quasi come dire “é buono, sa di pollo” quando si cerca di far mangiare il pesce ai bambini.
I commenti e le osservazioni dell’autrice (separata a sua volta) sono coraggiosi e provocatori rispetto a una mentalità comune che spesso sembra sminuire l’impatto della separazione sulla psicologia dei figli. Ma nelle pagine de La nostra famiglia di qui in poi c’è molta empatia e il titolo stesso ne spiega l’obiettivo: aiutare chi si sta separando a capire che la famiglia va preservata. Continuerà a esistere e per farlo deve evolvere dallo status precedente a quello successivo, dove il padre e la madre non vivono più insieme ma continuano a esercitare il loro ruolo dei genitori al meglio delle loro possibilità.
Non è semplice ma la lettura di questo manuale può essere di grande aiuto.

Giornata delle famiglie al museo: domenica 4 ottobre

“Mamma, c’era un bambino che si chiamava Olmo”
“E un altro Emmo”, risatine.
“Emma è un nome solo femnimile, forse ti sbagli”
“No! No! Giuro si chiamava proprio Emmo!”
Quando le mie figlie erano piccole le portavo sempre nei vari musei e naturalmente le iscrivevo anche ai laboratori correlati dove, a sentir loro, pullulavano gli Olmo e gli Emmo.
Le bambine volevano farmi capire che quelle attività erano cose da gente strana, con nomi strani.
Però sono convinta che Olmo ed Emmo oggi siano diventati due adolescenti curiosi e intelligenti, perchè dalla mia esperienza portare i bambini al museo, metterli a contatto con la musica, l’arte e la storia è comunque un toccasana intellettuale.
Anche se sono piccoli i bambini riescono ad apprendere e immagazzinare emozioni importanti.
Utili sia nella vita che negli studi.
Perciò la notizia che questa prossima domenica, il 4 ottobre, per il secondo anno, sia stata organizzata su tutto il territorio italiano la Giornata delle famiglie al museo, con ingressi gratuiti e/o visite guidate, laboratori didattici ed esperienze interattive è molto importante.
Lo scorso anno sono stati 590 i musei coinvolti e quest’anno le adesioni sono già 650.
Consultando questo sito si possono trovare tutte le informazioni, la lista degli spazi che partecipano all’iniziativa e le attività complementari programmate. L’età consigliata è quella scolare e nelle città più piccole si organizzano anche dei tour nei vari musei del territorio per intrattenere i bambini per tutta la giornata.
Il payoff di questa iniziativa è Nutriamoci di cultura per crescere, una frase preziosa e commovente nel panorama di sciatteria che ci circonda.

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