Un sms per raggiungere nuovi #traguardi

Per i nostri figli ogni tappa di crescita è un traguardo, una sfida che li aiuta a diventare autonomi e indipendenti. Ci sono conquiste più facili e altre più difficili, tappe quotidiane che diamo per scontate (andare in bici, sui roller, sullo skateboard, andare a scuola da soli, uscire con gli amici, ecc.) e altre che sono “pietre miliari” (la maturità, la patente, i primi impegni di lavoro, i primi amori).

Purtroppo per i bambini autistici anche i traguardi che noi consideriamo facili e immediati spesso sono un’impresa. E i genitori di questi ragazzi devono essere coraggiosi e forti, lottare ogni giorno per foraggiare l’impegno e l’autostima dei loro “piccoli”. Un gruppo di questi genitori si è riunito e ha fondato la Fondazione Oltre il Labirinto onlus, che ha come obiettivo quello di aiutare i bambini con autismo a diventare adulti sempre più autonomi. Realizzare per loro progetti di vita indipendente, eliminando la condizione, senza spazio e senza tempo, dei “figli per sempre”.

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Uno dei progetti brevettati dalla Fondazione è un bicicletta speciale: hugbike, la bici degli abbracci, definizione dovuta alla particolare posizione di guida in cui il guidatore “abbraccia” il passeggero ma anche alla visione etica che caratterizza il progetto. L’idea nasce dal sogno di un padre che vuole aiutare il figlio autistico ad andare in bicicletta. Quando il bambino era piccolo lo metteva sul seggiolino davanti, ma una volta cresciuto era troppo pesante per poter usare i seggiolini posteriori e incontrollabile su un tandem tradizionale, in cui sarebbe stato seduto dietro. Dove era impossibile verificare se pedalasse o meno, ma anche parlargli e coinvolgerlo nella passeggiata.

Così a questo papà inizia a frullare in testa l’idea di un tandem inverso: dove il guidatore è chi sta dietro, mentre il passeggero è seduto davanti. Ne parla agli altri genitori della Fondazione, coinvolgono dei partner locali, e insieme decidono di scommettere su questo sogno.

Le prime bici vengono preparate in collaborzione con un altro papà di un bimbo autistico: in un garage, senza disegno, arrangiandosi con quello che avevano a disposizione e un po’ di manualità. La svolta per il progetto è l’arrivo di un progettista, di lunga esperienza nel mondo della meccanica e delle bici, che si appassiona all’idea. Così la nuova bici prende forma. Nel giro di poco tempo ci sono i prototipi e il sogno diventa un progetto lavorativo di inclusione sociale e innovazione. Un progetto che vede i ragazzi autistici collaborare nell’assemblaggio dei vari pezzi che compongono la bici. Schermata 2016-04-08 alle 14.20.46

Questa è una storia emblematica, a lieto fine, ma i progetti della Fondazione Oltre il Labirinto sono molteplici per offrire una risposta concreta ai bisogni dei ragazzi autistici.

Per farlo nel 2010, questi genitori hanno creato, in provincia di Treviso, il Villaggio “Godega 4Autism”, primo esempio europeo di cohousing per autismo. Un modello unico di sostegno e partecipazione, che integra le strutture residenziali a quelle lavorative e di produzione artigianale.

Un impegno importante che ha bisogno del sostegno di molti. Per questo dal 27 marzo al 9 aprile è attiva una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi con cui si possono donare 2 o 5 euro con un SMS solidale o una chiamata da rete fissa al 45501.

Il ricavato contribuirà a sostenere l’avviamento di 36 ragazzi con autismo, di età compresa tra i 12 e i 21 anni, a percorsi di lavoro all’interno del Villaggio e delle strutture partner sul territorio.

I ragazzi verranno inseriti nei laboratori di cucina, di meccanica per l’assemblaggio delle Hugbike, di falegnameria, pittura, disegno, costruzione e decorazione di oggettistica, di coltivazione e raccolta dei prodotti ortofrutticoli. E verrà anche  implementato il progetto “Cooking 4Autism” già attivo con laboratori settimanali di cucina e che prevede l’ampliamento del laboratorio di pasticceria per la produzione degli Zaèti, biscotti a base di farina di mais e uvetta, tipici della tradizione veneta.

 

 

 

Scarpe da bambini comode e belle

Era una domenica di primavera di tantissimi anni fa, avrò avuto più o meno sei anni, mia madre mi aveva comprato le scarpe nuove. Le ricordo ancora benissimo, erano di pelle blu con il cinturino. Molto femminili e carine. Era in programma una visita agli zii e dovevo essere elegante. Mentre i miei genitori finivano di prepararsi ero andata in giardino a giocare. Mi sono arrampicata su un muretto, ho saltato di qua e di là, le scarpine erano un po’ rigide, ma cercavo di non farci caso. Ero contenta e spensierata. Finché non è arrivata mia madre per farmi salire in auto, ha guardato le scarpe, cacciato un urlo e mi ha dato una sberla. La punta delle nuovissime scarpine era tutta grattata. Mi sono beccata una sgridata solenne e la storia della mia sbadataggine è diventata un tormentone in famiglia.
A quei tempi mi sono sentita vittima dell’ottusità dei grandi, come si poteva preferire l’eleganza al divertimento? Solo quando sono diventata mamma ho interpretato la vicenda in maniera diversa. Ho capito quanto sia importante per i bambini indossare le calzature giuste. Ho una passione per le scarpe da bambini, la loro taglia ridotta le rende deliziose, come piccoli oggetti preziosi. Anche se le ragazze ormai hanno i piedi più lunghi dei miei, quando vedo in giro delle scarpine da bambino, in un momento di tenera follia, vorrei comprarle.

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La nostalgia mi fa dimenticare i principi fondamentali che devono avere le calzature infantili: oltre all’estetica, devono essere di buona qualità e manifattura. Perché i piedi dei bambini sono importanti, alla base della loro postura, e la loro crescita molto delicata. Non si può acquistare qualsiasi tipo di calzatura, solo perché è alla moda o i bambini la vogliono perché l’hanno vista addosso agli amici.
E naturalmente anche i costi hanno rilevanza, perché i piedi dei bambini crescono in fretta e un paio di scarpe dura purtroppo solo pochi mesi. A questo proposito, una buona notizia: è appena sbarcato in Italia: Pisamonas. Brand spagnolo specializzato in calzature infantili che offre tutti gli elementi fondamentali per un buon acquisto: qualità, stile e convenienza.
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Tutte le scarpe infatti sono prodotte in Spagna, dove da sempre esiste una grande tradizione nella manifattura calzaturiera, e possono essere acquistata online, con spedizione in un paio di giorni, cambio e resi gratuiti. E’ garantito inoltre un servizio clienti particolarmente accurato, via chat, email, telefono o attraverso i canali social. Per chi si iscrive alla newsletter ci sarà anche uno sconto (€ 6) sul primo acquisto.
Le collezioni, allegre, colorate e divertenti, partono dal neonato e arrivano fino alle mamme. Molto carini e versatili i sandali, i miei preferiti sono le minorchine tradizionali calzature dell’isola di Minorca, comodi e bellissimi, in nappa e nabuk, si possono ordinare e abbinare in varie tonalità. Sono morbidi e perfetti anche per arrampicarsi sui muretti!

(articolo scritto in collaborazione con Pisamonas)

Festa del papà in stile Star Wars

Sabato è la festa del papà e avrete la possibilità di spedire lui e vostro figlio su un’altra galassia e passare la giornata in pace.
Sembra un sogno?
No, si può fare.
Basta mandarli al Museo del Fumetto dove si inaugura nel pomeriggio alle 15 la mostra “I am your father!” dedicata a Star Wars: dal fumetto al cinema… e ritorno.
WOW Spazio Fumetto (ne riparlo non perchè sia l’house organ ma perchè mi sembra una bella iniziativa) ospiterà la coppia padre-figlio più celebre di tutta la galassia: Darth Vader e Luke Skywalker. E l’ingresso sarà gratuito per tutte le coppie padre-figlio che si presenteranno vestendo entrambi i panni del loro eroe starwarsiano preferito!
Poi oltre a figuranti imperiali e ribelli, ospiti speciali di I am your father Day! saranno Valerio Staffelli grande appassionato di Star Wars; il pianista Fabrizio Spaggiari, che interpreterà i temi più belli della colonna sonora di John Williams; i fumettisti Luca Bertelè e Jacopo Camagni, che disegneranno e firmeranno dediche.

Come diventare un po’ più nordici

Un appuntamento imperdibile per chi è a Milano (o nei dintorni)
BeNordic: tre giorni, venerdì, sabato e domenica prossimi. Si parlerà di eco-sostenibilità (nel nord Europa sono avanti anni luce rispetto a noi), di design, di moda, di viaggi e ci saranno interessanti workshop per bambini. E anche mini corsi di lingua: svedese, finlandese, norvegese e anche inglese, perchè i popoli del nord lo parlano benissimo. Il tutto gratuito, per scegliere dove partecipare basta consultare il ricchissimo programma e prenotarsi qui.
Tra le iniziative più interessanti:
Seminario sulla moda ecosostenibile alle 15 di venerdì 18, organizzato dal Danish Fashion Institute.
Seminario contro lo spreco alimentare alle 15 di sabato 19: animato da Selina Juul, fondatrice di Stop Wasting Food movimento che sensibilizza i consumatori a iniziative individuali volte a ridurre gli sprechi nella quotidianità, dalla spesa, alla conservazione e consumo degli avanzi fino alla distribuzione delle eccedenze alimentari.
Per evitarlo in Danimarca le iniziative sono numerose, meno di un mese fa a Copenhagen è stato aperto il primo supermercato-discount alimentare WeFood dove vengono venduti prodotti scaduti ma ancora commestibili oppure fallati, al 30% e 50% di sconto.
Gioca Yoga domenica 20 alle 10,30: per iniziare i bambini a questa disciplina con un mini workshop ci si iscrive qui.
Racconti di viaggio: ogni giorno uno diverso come da programma, per scoprire la Groenlandia, il sud della Finlandia in bicicletta, l’aurora Boreale, la bellezza dei Fiordi e anche il classico villaggio di Babbo Natale a Rovaiemi.
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Guerra fra madri e adolescenti

Il dramma materno di Madonna, di cui ho già parlato, continua con nuove toccanti puntate. La cantante ha il cuore spezzato per l’abbandono del figlio Rocco, che preferisce il padre, piange e dichiara il suo amore live on stage. Trasformando sempre di più questa storia triste in un ghiotto pettegolezzo.

Fra i tanti commenti che ho letto al riguardo, questa è un’analisi approfondita e completa che travalica il caso Madonna e spiega bene il bisogno adolescenziale di indipendenza. Puntualizza gli errori che le madri fanno, più o meno in buona fede, in nome dell’affetto, producendo invece un effetto catastrofico.

 

Faccio After

Sono diventati famosi cantando e ironizzando sulle abitudini (purtroppo verissime) dei liceali milanesi. Hanno iniziato con video autoprodotti nel parco vicino a scuola e adesso fanno serate ovunque e hanno un contratto con una casa discografica. Hanno scelto di chiamarsi Il Pagante, riferendosi allo sfigato che non ha il pass e perciò non riesce a entrare e bere gratis nei locali il sabato sera. L’ironia dei loro testi è fulminante, sono l’evoluzione dei bambini cresciuti con le merendine, infatti cantano:

“Nel Mulino che vorrei entro in pass e bevo Grey

 

Le canzoni più famose sono sullo slang degli adolescenti: balzare, sbocciare, evitare lo sbatti e fare after, cioè tornare a casa molto tardi la mattina dopo aver sbocciato tutta la sera.

Sull’after, l’inizio di questo video è molto divertente con la telefonata della madre che si chiede dove caspita sia finito il figlio. Lui risponde scocciato, ma nella rubrica la mamma è segnata con un cuoricino, quindi un po’ vizioso ma tenero!

I modelli giovanili ritratti da Il Pagante non sono per niente edificanti, non rappresentano certo i figli che i genitori sognano (se non hanno incubi).

Ma so’ ragazzi…

Dopotutto chi non ha mai fatto after?

Ai miei tempi, a Riccione dopo la discoteca andavamo in spiaggia ad aspettare la mattina e una volta, con un po’ di amici, ci siamo anche mangiati tutto il cabaret di bomboloni che incautamente il fornaio aveva lasciato fuori dalla porta del bar dello stabilimento balneare, prima che aprisse. Ricordo ancora quanto fossero buoni.

E non c’erano i cellulari e nessuno poteva telefonare per dirti di tornare a casa 😉

(Ah, che bei tempi! Che nostalgia, nel secolo scorso ero proprio una bad girl!)

Ma anche no…

Fino a qualche tempo da Instagram era il mio social preferito, sembrava più vero e spontaneo degli altri. E invece ora è diventato teatro di finzione, preda del marketing e della pubblicità come tutti gli altri. L’ultima notizia quella di stamattina: baby modella di 2 anni ha 20.000 followers e ogni suo scatto vale 400 $.
Chissà come si diverte, tutti i giorni questa bambina a posare ammiccante e spiritosa come una mini adulta. Sappiamo che per avere un’immagine che sembri naturale, bisogna avere molta pazienza. Ci vogliono scatti su scatti. Ce l’aveva raccontato, addirittura piangendo, qualche mese fa, un’altra influencer pentita.
Tante pose, per avere almeno un minimo di 400 likes a foto.
Per far colpo sulle case di moda.
Per avere tanti estimatori, speriamo tutti pieni di buone intenzioni.
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Questa notizia ricorda molto la storia di Little Miss Sunshine il film che denunciava, in maniera acuta e ironica, il mondo allucinante delle baby miss e delle loro ambiziosissime madri. Che le sottoponevano ad estenenunti make-over: capelli, trucco, depilazioni, manicure, e quant’altro. Perchè le madri, per placare le proprie frustrazioni, per dimenticare i propri insuccessi, possono diventare pericolosissime. L’ha raccontato benissimo Carol Joyce Oates in questo romanzo in cui ripercorreva la tragica storia vera di una mini campionessa di pattinaggio, trasformata dalla madre in un piccola Barbie. Perchè più era bella, più avrebbe sbaragliato le avversarie.
Il dramma raccontato in questo libro é accaduto vent’anni fa a Boulder in Colorado, prima ancora, nel 1951, c’è stato un film mitico, Bellissima con Anna Magnani nella parte della madre che sognava un futuro da star per la figlia. Allora era a Cinecittà, adesso c’è Instagram.

Scuola genitori: un nuovo appuntamento

Le punizioni corporali non servono a nulla, anzi sono deleterie. Lo so per esperienza, da ex bambina picchiata. Ne sono profondamente convinta e non mi stancherò mai di ripeterlo.
Per questo vi segnalo un nuovo appuntamento della Scuola Genitori, di Daniele Novara, intitolato Punire non serve a nulla, in cui si spiega perchè la mortificazione, non è mai un mezzo educativo.
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L’appuntamento presso l’Auditorium Don Bosco, in via Melchiorre Gioia, a Milano e l’ingresso è gratuito.

Come antipasto vi lascio con alcune considerazioni di Daniele Novara sull’argomento:

C’è una convinzione dei genitori italiani che, è davvero dura a morire: parlo dell’idea che i bambini possano imparare qualcosa quando sono picchiati o umiliati.
Certo, ormai nessun genitore ammette più pubblicamente di essere a favore delle punizioni corporali, anzi. Eppure quando aumenta la confidenza c’è sempre qualcuno, nella maggiore o minore approvazione dei presenti, che se ne esce con: “Però quando ci vuole ci vuole: una bella sberla non gliela toglie nessuno e vedrai che dopo ci pensa due volte prima di rifarlo!”
Il problema è che ormai le ricerche scientifiche che smentiscono questa convinzione sono troppe e troppo dettagliate per poter nascondersi ancora dietro l’idea che, anche solo in qualche caso, la punizione fisica possa davvero funzionare. È piuttosto chiaro: quando i bambini sono picchiati o umiliati imparano sicuramente qualcosa, purtroppo però non quello che i genitori vorrebbero insegnare.
Prima di tutto, le punizioni fisiche, o comunque le punizioni degradanti, indeboliscono e minano il legame tra genitori e figli. Se un rapporto di fiducia reciproca è alla base di uno sviluppo sano, quando i genitori puniscono fisicamente o emotivamente i bambini, essi impareranno che i genitori non sempre li proteggono: questo produce difficoltà emotive, e spesso anche comportamentali.

Poi: le punizioni umilianti, fisiche o meno, compromettono lo sviluppo emotivo dei bambini. Quando un adulto, un genitore o qualcuno che esercita un ruolo educativo su un bambino, utilizza le punizioni, produce spesso l’effetto di minare l’autostima dei bambini. I bambini hanno bisogno di sentirsi accettati, accolti.
Inoltre, le punizioni fisiche possono generare sentimenti di rancore e ostilità nei confronti dei genitori che i bambini non riescono a esprimere direttamente generando sentimenti di rabbia e risentimento repressi. E si è verificato che questo genere di punizioni diventa un modello di risoluzione aggressiva delle situazioni conflittuali che il bambino cercherà poi di riprodurre nei propri rapporti di forza. I bambini che subiscono punizioni fisiche tendono a diventare più violenti, a essere coinvolti in episodi di bullismo e anche ad aggredire i futuri partner, mentre i bambini che subiscono punizioni umilianti hanno maggiore probabilità di mentire, rubare e ricorrere alla violenza.

Ti mando all’Università e tu #escile

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La moda è dilagata circa una settimana fa, le matricole delle più importanti università milanesi, la Cattolica, la Bocconi e il Politecnico hanno cominciato a spogliarsi e postare sui social network le loro immagini hot con la scritta dell’università per pubblicizzare il proprio ateneo (?!?).
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Almeno così sostengono, soprattutto le ragazze, che con #escile hanno tirato fuori le tette e anche il lato B, per condividere le proprie foto sulla pagina Spotted di FB della loro Università. Le fanciulle sono le più trasgressive ma anche i maschi, per pari opportunità, hanno deciso di proporre le loro tumide carni.Tutti provocatori ma anche un po’ vigliacchi perchè anonimi.
Naturalmente questa goliardata ha suscitato parecchie polemiche a cui alcune studentesse hanno ribattutto con stralci di pseudo-rivendcazioni femministe. Tipo cent’anni fa pochissime erano le universitarie, adesso siamo tante e lo (le) facciamo vedere..
Un patetico rimpasto del vecchio slogan anni’70 “l’utero è mio e lo gestisco io”.
Orgogliosamente Milano, capitale culturale con le “migliori” università, ha lanciato la tendenza in Italia ma adesso sta dilagando anche in provincia.

Zazà Ramen: menù giapponese family friendly

Andare al ristorante con i bambini non è sempre facile, anzi può diventare molto frustrante. E’ notizia di oggi quella di un ristoratore romano che ha addirittura bandito i più piccoli dal suo locale. E’ vero non tutti i locali sono family friendly e volte trovarne uno che soddisfi le esigenze dei grandi e dei più piccoli può essere difficile. Ne ho appena scoperto uno che vale la pena provare, perfetto per il brunch della domenica: cucina giapponese molto più originale e intrigante del solito sushi o sashimi.
La specialità di questo locale è il ramen.
Il piatto più diffuso in Giappone come street food ma quasi sconosciuto da noi. Si tratta di una zuppa calda a cui si abbinano noodles e carne, pesce, uova, verdura, declinati a seconda dei gusti.

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Ottimo confort food in questi giorni gelidi, che può essere apprezzato anche dai bambini soprattutto perchè possono scegliere come “costruire” il proprio piatto. Infatti si può scegliere il tipo di brodo, ne esistono tre varietà, dal più dolce al più sapido, la qualità della pasta (tutta prodotta artigianalmente nel ristorante) e cosa aggiungere come proteine.
Dal tofu alle polpette: tutto è possibile.
Mentre i genitori potranno gustare l’ottima qualità degli ingredienti, scelti dal proprietario, Brendan Becht, chef di grande esperienza internazionale, ai bambini piacerà la storia del nome del locale: Zazà Ramen, viene dal fumetto giapponese Lupin III, dove Lupin, il protagonista viene sempre rincorso dall’ispettore Zenigata che tenta invano di arrestarlo senza riuscirci. Anzi Lupin lo bulla, lo prende in giro, storpiando il suo nome e chiamandolo Zazà (papà in giapponese) e il poveretto non ha mai tempo di fermarsi a mangiare perchè deve rincorrere il ladro e quindi si nutre di ramen “da asporto”. Mangia la zuppa e corre sempre. Quasi una maledizione che gli impedisce di gustare appieno il gusto delizioso di questo piatto.

Così Gambadilegno non fu più single…

Il Museo del fumetto a Milano è un posto bellissimo, tra l’altro è anche vicino a casa mia e da quando ha aperto, circa cinque anni fa, non perdo occasione di farci un salto. Il Museo, coloratissimo e allegro, è il posto ideale per passare un pomeriggio divertente e combattere il grigiore dell’inverno milanese.
In questi giorni, da sabato scorso fino al 13 marzo, è possibile ammirare l’arte di Romano Scarpa (1927-2005), il più grande disegnatore Disney italiano. Conoscere e approfondire la straordinaria produzione di questo artista poliedrico che ha saputo lasciare un segno indelebile nella produzione Disney italiana e internazionale.
Questa mostra permette di conoscere il lavoro di Scarpa, non solo grazie alle oltre 150 tavole originali tratte dalle sue storie più amate, ma anche preziosi “dietro le quinte” per la prima volta presentati al pubblico, come i dettagliatissimi story board a matita, in cui l’artista verificava che tutto fosse al posto giusto prima di passare al disegno vero e proprio. Sono esposte pagine tratte dalle sceneggiature originali, illustrazioni e copertine, ancora impresse nella mente di tantissimi lettori anche a decenni di distanza. Inoltre vengono indagate, approfondite e svelate le ispirazioni più diverse che hanno stimolato la fantasia di Scarpa, grande appassionato di cinema, seppe infatti trasporre nel mondo Disney le atmosfere del grande schermo, guardando alla produzione di ammiratissimi registi come Frank Capra e Alfred Hitchcock.
E ai visitatori che vogliono leggere per intero le storie di cui vengono esposte le tavole viene messa a disposizione una piccola fumettoteca con albi completi da consultare.

Museo del Fumetto - facciata

Scarpa cominciò la sua luminosa carriera come lettore accanito di Topolino e, come hanno fatto in tanti, si mise in contatto con la redazione, mandando un suo disegno. Un disegno di Venezia, la città dove era nato e viveva. Il suo talento fu subito riconosciuto, il disegno pubblicato e lui cominciò a lavorare per il giornalino. Una collaborazione che durò più di quarant’anni, dagli anni’50 alla fine del secolo. Fu lui a inventare tantissime trovate inedite. Disegnò Topolino, creò molte delle sue mirabolanti avventure ma si dedicò moltissimo anche a Paperino & co. Sostenitore in tempi non sospetti della par condicio, fu lui a decidere che Gambadilegno dovesse avere una fidanzata (anche se non era un campione di fascino, gli altri personaggi l’avevano, perchè lui no?). Fu ancora Scarpa a disegnare la vasta serie delle “Paperolimpiadi”, a cavallo fra gli anni ’80 e ’90. Le sue storie sono ancora risptampate e lette dalle nuove leve e visitando la mostra succede, come sempre al Museo del Fumetto, che si appassionino quasi più i genitori che i bambini.

Topolino n. 2000 - Tutti i personaggi di Scarpa - - pagina pubblicata e originale a confronto

L’evoluzione della cameretta

Come ho già scritto più volte, sono stata figlia unica e ne ho sempre sofferto. Avrei avuto tanto avere una sorella o un fratello con cui giocare, confrontarmi o anche solo litigare!
Questa solitudine ha influito molto sulla prima parte della mia vita. A volte cercavo di dimenticarne ma appena tornavo a casa la mia condizione tornava a galla: bastava che entrassi nella mia camera per ricordarmene. Infatti nonostante fossi sola, i miei genitori per la mia cameretta avevano acquistato due letti gemelli.
Letti, non lettini.
No, non li avevano comprati quando ero piccola e ancora in casa mia “poteva arrivare” la cicogna. Li avevano acquistati fuori tempo massimo, perchè magari sarebbe venuta la nonna a trovarci. Poi mio padre un Natale aveva litigato con mia nonna e ciao: non è più venuta!

Così il letto è sempre rimasto lì nella mia camera a testimoniare una mancanza, prima di un fratello e poi di una nonna.
Tutto questo non per commuovervi, ma per dire che forse fra le varie stanze della casa, l’arredamento della cameretta è uno dei più importanti: non si tratta solo di scegliere dei mobili ma di interpretare e assecondare la sensibilità dei propri figli.

Annette Frank Kollektion Sailing : Stanza dei bambini in stile classico di Fantasyroom-Wohnträume für Kinder

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Quindi bisogna essere pronti ad affrontare varie fasi nell’evoluzione della cameretta, dal nido caldo e giocoso di quando sono piccoli, al bunker dove si rifugiano quando da adolescenti cominciano a odiarci. Come fare, senza spendere un capitale e perdere la serenità in discussioni senza fine? Dalla mia esperienza, sia di figlia che di madre, è importante tenere conto della sensibilità dei ragazzi e dal punto di vista più pratico, cercare di pianificare un po’ in anticipo.
Quindi magari mentre a sei anni, mentre si è tentati di arredare la cameretta come il castello di Elsa in Frozen, qualche anno dopo sarà complicato riciclare tutto per adattarlo alle esigenze di una ragazzina che adora Eminem.
Primo problema, il letto: ai bambini piacciono i letti complicati, quelli con lo scivolo, quelli che sembrano una tana, quelli sopraelevati. Avevo optato per un letto a castello che è stato un buon compromesso perchè era scomponibile e quindi è stato trasformato in due letti singoli, molto più sobri e adulti.

Davide Bicci 3d Graphic/Homify

Un altro problema da tenere in considerazione sono i colori, più sono teneri nella cameretta dei piccoli, più saranno odiati quando crescono. Così pure le decorazioni: mai esagerare.

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Agli adolescenti piacciono molto le mensole, perchè riescono a mantenere tutto a vista, quindi è più facile ritrovare le proprie cose, considerato che preferiscono vivere nel loro “caos creativo” e spesso tendono a interdire l’accesso anche per le pulizie. Un’altra cosa che amano moltissimo, fondamentale per la loro soppravvivenza, sono le prese elettriche, che devono essere comode e in evidenza per favorire i cavetti con cui possono ricaricare le batterie dei loro adorati device.
Invece la buona notizia, per le madri più nostalgiche, è che i pupazzi del cuore o gli oggetti cult dei maschi, pietre miliari della loro infanzia, resistono. Magari un po’ occultati ma non devono essere assolutamente buttati.
Comunque per avere consigli e trucchi su camerette di design per bambini meglio consultare gli esperti. (post sponsorizzato)

Le feste in famiglia sono dure per tutti: Madonna docet

La tradizione vuole che le feste natalizie siano passate in famiglia con grande gioia e condivisione. Peccato che spesso i ricongiungimenti famigliari si rivelino un po’ pesanti.
La mia dottoressa ha detto che in questo periodo il consumo degli psicofarmaci balza alle stelle. Ma fortunatamente è un fenomeno molto democratico: colpisce i poveri mortali e anche i vip. Capita anche ai più famosi e invidiati.
Prendiamo Madonna che proprio in questi giorni ha dovuto ricorrere al giudice perchè il rapporto con il figlio quindicenne Rocco si è guastato. L’adolescente non voleva passare il Natale con lei, la critica come educatrice ed è arrivato anche all’affronto più grande per una madre 2.0: l’ha bloccata su instagram!
Ma Madonna per quanto anapologetic bitch è sempre una mamma e cosa ha fatto oggi?
Ha postato oggi una foto, tenera-tenera, sul suo profilo instagram: lei qualche anno fa, felice e poco truccata, con tutti i suoi pargoli.
A questo punto cosa farà Rocco, si ricrederà?
Bannerà su instagram la matrigna (seconda moglie del padre) e ri-accoglierà Madonna?
Dopotutto i social sono comodi per cambiare idea su una persona: basta un click!
Rocco pensaci.

Per aiutare oltre il Natale

I cartoni animati sono una grande passione dei più piccoli, che li guardano incantati per ore e ore, ma ci sono anche bambini sfortunati (sordi, ipovedenti, autistici) che non possono fruire di questo passatempo proprio a causa del loro handicap.
Ora per aiutarli è nato questo progetto, che attraverso una grafica speciale ha come obbiettivo quello di rendere accessibile i cartoni animati anche a questi bambini. Per realizzarlo è stata allestita una raccolta di fondi (a partire da pochi euro) che permetterà di rendere questo primo cartone animato ambientato nel MagiRegno e con i personaggi degli Zampa veramente accessibile a tutti i più piccoli.
Questo progetto è finalizzato soprattutto all’inclusione: bambini con abilità diverse potranno “guardare” un cartone con gli altri, potranno “parlare” e condividere le emozioni e le avventure dei loro beniamini.
La formula prevede che gli episodi siano accessibili ai bambini sordi (attraverso la presenza dell’interprete LIS e dei sottotitoli), ai bambini ciechi e ipovedenti (grazie alla presenza di scene con descrizione sonora e ad una grafica adatta), ai bambini autistici (grazie a disegni semplici ma non banali, con poche sfumature e a poche variazioni di tono nei dialoghi e nei sottofondi sonori).

Anch’io quest’anno ho cominciato a fare qualcosa di concreto per aiutare: ho appena iniziato a fare la volontaria alla clinica pediatrica De Marchi, in centro a Milano. Mi sono comprata un bel camice bianco e in sala d’aspetto al Pronto Soccorso cerco di aiutare i genitori e i bambini che aspettano di essere visitati. Leggo storie, gioco con i cubetti, faccio puzzle e disegni. Molti sono stranieri: arrivano al Pronto Soccorso perchè non hanno i soldi per un pediatra privato e quelli dalla ASL non sempre quasi mai sono reperibili al telefono. Dopo i primi errori, ho imparato a non confondere le loro etnie (perchè altrimentimi guardano un po’ male) quindi mi limito a chiedere da dove vengono senza fare supposizioni. Di solito le famiglie sono numerose e per un piccolo paziente arrivano in tanti. Molti bambini non parlano italiano, ma il linguaggio dei giochi è universale e tutti dopo un po’, timidamente, sono contenti di farsi coinvolgere. E i loro sorrisi sono la cosa più bella del mondo.

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