Gaffes

Do il meglio di me quando sto zitta ma purtroppo non ho ancora imparato a farlo.

Stamattina due esempi eclatanti nello spazio di un’ora.

Parlando con una ragazza che non conosco bene ma so che è mamma di un bambino che va alla materna commento:

“Guarda che bella coppia X e Y. Sono così teneri, pensa si amano da quasi trent’anni. Si sono messi insieme da ragazzi”

“Soprattutto fortunati”, risponde lei.

“Eh sì, non è facile rimanere insieme dopo tanto tempo…”, insisto.

“Io ho avuto il mio bambino da sola e ora sarebbe anche ora che trovassi qualcuno, non ne posso più….”, ribatte con tristezza.

Non sono in confidenza con lei, quindi non so cosa dirle, evitando ovvietà e senza entrare in territori troppo intimi. Sono in imbarazzo, sorrido e la saluto. Me ne vado, maledicendo la mia voglia di conversare.

Arrivo in piscina e nello spogliatoio c’è un’altra ragazza che conosco perchè vedo sempre nuotare. Di solito ci salutiamo e sorridiamo ma anche con lei il rapporto è abbastanza superficiale. Aspettava un bambino, l’ultima volta che l’avevo incontrata era enorme. Oggi la pancia è sparita.

“Ciao, allora è nato?”

“Sì, tutto bene, è un maschietto. Finalmente è finita la quarantena e posso nuotare”

“Bene, brava complimenti!”

Vado a cambiarmi, poi quando le ripasso davanti aggiungo: “Anch’io esattamente a  40 giorni dalla nascita sono tornata in piscina, non vedevo l’ora. E allo scadere dei 6 mesi, puntuale, ho smesso di allattare”

Lei dice preoccupata: “Io spero di tirare fino ai 3 mesi…”

Dal suo sguardo capisco di aver (ancora una volta) toccato un tasto dolente.

Ma perchè non riesco mai a farmi i cavoli miei????

“Non ti stressare, fai quello che ti viene. Non sentirti giudicata…obbligata”, non so più cosa dire, cerco di rassicurarla anche stavolta senza infilare una serie di banalità o di consigli non richiesti.

Vado a nuotare e finalmente tengo la bocca chiusa altrimenti bevo.

Forse dovrei vivere in acqua e trasformarmi in una cernia così farei meno danni.

Corteggiatori?

“Piaccio ai piastrellisti”
“???”
“Sì, ieri ero al parco con Emma, è passato un tipo in bici si è fermato e sorridendo mi ha dato un volantino. Mi ha anche detto che era un piastrellista e un imbianchino e se avevo bisogno c’era il suo numero”
Sant’ sembra più scettico che geloso: “Cercava lavoro e probabilmente fermava chiunque”
“Forse. Ma oggi il fabbro qui sotto, quello che metteva a posto la porta dell’appartamento del pianterreno, mi ha chiamato, raccontato quello che faceva e poi mi ha dato il suo numero. Ha anche detto di chiamarlo se ho bisogno”
“Chi?”
“Il fabbro, era qui a lavorare stamattina. Ha anche detto che veniamo dalla stessa zona. Anche lui è emiliano”
A questo punto Sant’ era un tantino più geloso. Ma poco.
Stamattina, prima di partire per Torino, sentiamo un gran baccano nell’atrio del nostro palazzo. Sant’ scende per primo e poi torna su e mi dice ridendo, anche un po’ beffardo: “Hai presente il tuo corteggiatore?”
“Il fabbro?”
“Proprio lui, era un ladro che ha smontato la porta dell’appartamento di sotto! Ha parlato con te solo per crearsi un alibi!”
Per un attimo mi sono sentita come Bonnie di Bonnie&Clyde, poi sono andata a rimestare nel bidone della carta da riciclare dove avevo buttato il biglietto dove mi aveva scritto il suo numero di telefono. Chiaramente era falso.

Abbasso il martedì

Il martedì per me è il giorno più difficile della settimana.
Avrei in lista altri argomenti da scrivere nei post, ma oggi è stata una giornata così del cavolo che devo sfogarmi.
Il martedì è brutto perchè ho poco tempo, le mie figlie escono da scuola presto e tutto si accavalla, o meglio si accartoccia. Vorrei usare il verbo si asfiga, ma purtroppo non esiste.
Sono un po’ stanca e sempre di corsa. Una prova? Oggi, mentre guidavo ho telefonato a una mia amica e dopo 5 minuti di conversazione lei mi ha rivelato che non era l’amica con cui pensavo di parlare, ma completamente un’altra persona. Però entrambe hanno il nome che inizia con la stessa lettera. Perciò nella rubrica del mio cellulare i loro nomi sono vicini e ho pigiato il tasto sbagliato. Menomale che ho detto stupidate passe-partout e non mi sono completamente sputtanata. Mi sono solo vergognata quando lei mi ha detto: “Scusa ma non sono…”

Stasera, per un colpo di vita, avevo deciso di ri-provare a preparare l’hummus che facevo già anni fa ma era più o meno immangiabile. Prima di Natale ho letto questo post e mi sono ripromessa di tentare nuovamente.
La cara Tanaka mi ha anche fornito una spiegazione per la ricetta, aggiungendo “Se ci riesco io, tutti possono farcela”.
Putroppo si sbagliava. Avevo comprato i ceci, li ho passati al minipimer (e sono schizzati ovunque ma ho pulito), ho aggiunto l’olio d’oliva e il limone. Ho mixato, ho assaggiato. Non sapeva di hummus, era un po’ secco. Allora ho avuto un’idea: aggiungere lo yougurt. Avevo quello naturale, Muller-fai l’amore con il sapore. E’ stato un brutto rapporto completo, perchè ora il mio hummus è dolce. (Cosa mettono in quello yougurt????).
Il mio hummus sembra salato ma è dolce. Un ibrido, un ermafrodita, un ossimoro: dolce ma salato. Non agrodolce. Adesso è ancora di là sulla tavola. Non voglio più vederlo. Sono venuta qui a scrivere per sfuggire all’incombenza di doverlo buttare.
Vorrei che sparisse da solo.