Homemade

Questi due pupazzi fatti dalle ragazze, con le loro manine, sono stati i regali di Natale a me e Sant’.

Il più grande si chiama Frappo, il piccolo Jimmy. Ma la dimensione non conta, mi hanno detto.

Il mio infatti è Jimmy e non sono stata meno buona di Sant’…credo (???)

P.S. aggiornato Ringhiandoalmondo

Superconiglio

Stamattina ore 12, corridoio.

Incontro Emma che esce dal bagno. Ci siamo appena alzate. L’abbraccio.

“Buon Anno tesoro”

“Buon Anno mamma”

“Ssssssss….Ssssss….Ssssss” la guardo e aspetto una risposta.

“????????”

Mia figlia mi osserva muta e un po’ preoccupata.

Insisto: “Sssssss….Ssssss….Sssssss”

Superconiglio!”, esclama lei finalmente.

Sospiro di sollievo: “Brava! Superconiglio anche a te!”

“Mamma mi avevi fatto un po’ paura: mi guardavi dall’alto con gli occhi fissi e sibilavi, sibiliavi… pensavo fossi arrabbiata o impazzita”, confessa Emma mentre andiamo in cucina a far colazione.

Noi tutte le mattine diciamo Coniglio e il primo del mese, e a maggior ragione il primo dell’anno, bisogna dire Superconiglio per propiziarci la sorte. Schivare le sciagure. Lo facciamo da anni. Quando ce ne siamo dimenticate è caduto il soffitto della cucina ed è capitata qualche altra disgrazia.

Il trucco di Superconiglio, perchè funzioni e porti fortuna, è che bisogna dirlo per primi. Per quello da madre altruista lo suggerivo. Chi lo dice per secondo è più a rischio più sfiga.

Tanto tempo fa avevo letto questo trucco di buon asuspicio in qualche libro di storie per bambini.

Ma non ricordo più quale…

In cucina c’è Anita. La fisso: “Ssss….”

Superconiglio!”

Bene. Mutande rosse e Superconiglio: il 2011 può iniziare. Verso i cereali nelle tazze e chiedo ad Anita un aiuto per rinfrescarmi la memoria:

Superconiglio dov’era? Nel libro delle storie del coniglietto Felix?”

“No”

“E se fossse stato un libro inglese? Magari Super-rabbit? Mega-rabbit? Ultra-bunny?

“Non credo…”

“Allora dov’era?”

“Non lo so: hai detto tu che dovevamo dirlo! E noi abbiamo iniziato!”

I miei neuroni non collaborano, l’origine di questa formula rituale rimane avvolta nella nebbia della mente.

Comunque Superconiglio a tutte e se qualcuna ricorda da dove potrebbe venire… MegaSuperconiglio a lei!

Xmas al super

Erano due giorni che rimandavo. Mi mancava il coraggio anche se sapevo che dovevo farlo.
Andare al super a fare la spesa per Natale. Oggi ho offerto a Emma il lavoro di assistente (ben retribuito), ci siamo caricate come gli All Blacks e abbiamo affrontato la prova.

Già dal parcheggio pieno si capiva che sarebbe stata dura. Ma noi non abbiamo fatto marcia indietro, ci siamo buttate nella mischia. Nella zona frutta e verdura sembrava di essere agli autoscontri: nonni che tamponavano, adolescenti che guidavano contromano e casalinghe taccate molto aggressive sempre al telefonino:
“Ma auguri anche a te! No, quest’anno no…”

Poi ho visto quello che non vorrei mai vedere: come si riduce una coppia dopo tanti anni di convivenza. Lei e lui attempati che fanno la spesa assieme, si trattano malissimo e litigano furiosamente.
“Non vedi la scandenza??? E mettiti gli occhiali noooooo?”, ha urlato la moglie.
“Ma al Pino quello non piace…”
“E smettila di gridare come un cane! Ti fai conoscere anche quiiiii!”, ha ri-urlato la signora al marito che parlava invece con voce normale.
Il cane poi, offeso senza ragione, oggi pomeriggio al super c’era davvero. Vicino alle casse, un delizioso cucciolo di Akita se ne stava tranquillo con la sua orgogliosa padroncina.

Mi sono un attimo imbambolata a guardare il cane quando una cattivissima signora con una berretta di lana a forma di fragola (giuro) ha spostato con violenza il mio carrello per raggiungere i mandarini cinesi e me l’ha fatto arrivare su un piede. Stavo per protestare ma Fragolona si era già allontanta a velocità folle verso il banco del pesce e allora ho lasciato perdere.
Nella zona decorazioni per torte una mamma diceva alla propria lungimirante figlia:
“Il tuo compleanno è fra otto mesi! Non puoi chiedermi di comprarti un regalo adesso!”

Dai detersivi, mentre cercavo un prodotto per pulire i vetri che non lascia aloni, ho visto un piccolino seduto nel carrello mordicchiava e ciucciava felice un flacone di alcool denaturato ed emetteva versetti molto acuti, mentre la sua mamma sceglieva assorta carte argentate da regalo.
Emma che aveva preso molto sul serio il suo incarico da assistente ha proposto di dividerci (in caso di scomparsa di una di noi il meeting point era davanti alle Pringles) per cercare la farina.
Dopo poco non trovavo più Emma e nemmeno avevo idea di dove fosse la farina.
Così ho fermato una tipa con il badge del super: “Scusi la farina?”
“Corridoio quattro…là in fondo. Mi segua, vado da quella parte”
“Grazie”
“Vede… laggiù…dove c’è quella bambina arrampicata”
“Mia figlia!!!!”
Sono corsa in fretta ma Emma nel frattempo saltando giù dallo scaffale è riuscita a far cadere tutti i sacchetti di farina: doppio 00, lievitante, integrale, di grano saraceno. Se ne è rotto solo uno.
Comunque….

Buon Natale

Disastro

Avevo intenzione di scrivere due, tre post di reportage sulle vacanze ma lo farò a partire da domani.

Dopo un paio di settimane molto piacevoli siamo tornati a casa l’altra sera e l’abbiamo pagata con gli interessi. L’effetto relax si è dissolto in un attimo: siamo entrati in cucina e abbiamo scoperto l’inferno. Il soffitto era crollato (vedi foto) sul pavimento.

La causa un’infiltrazione d’acqua, un tubo rotto dal piano di sopra (abbiamo pensato fra un latrato di dolore e l’altro). Quando siamo entrati pioveva ancora sul pavimento. L’acqua si è anche infiltrata sulla parete esterna e ha arricciato il davanzale della finestra.

Queste foto sono state fatte anche per il perito e rendono bene l’idea della situazione.

Questa disgrazia è il coronamento dell’azione di Saturno che il mio oroscopo dice in posizione di opposizione in questo periodo? Tutto è cominciato lo scorso novembre, quando ho rischiato di lasciare la pelle sotto la plafoniera del bagno. I cari vicini di sopra, molto morosi sono stati sfrattati e il padrone di casa ha venduto l’appartamento, proprio una settimana fa a una giovane coppia. Tre giorni fa ha fatto togliere la “vecchia” cucina da alcuni operai, chiaramente non degli idraulici, questi hanno strappato i tubi e se ne sono andati fischiettando, felici e contenti, allagando casa mia.

L’ex padrone di casa si è detto disposto a pagare i danni, però a me continuano a girare le balle anche perchè non so quando verranno a lavorare, quanto ci metteranno e dove andremo a mangiare. Per ora stiamo lì con il buco nel soffitto, senza le listelle del parquet e una gran puzza di intonaco.

Lunedì ci sarà il summit con periti, colpevoli, muratori, ecc… E sarò ancor più di cattivo umore!

La rivincita del calzino spaiato


Qualche dubbio su come preparare un brodino di verdura per iniziare lo svezzamento? O volete aver scusa nuova per far sentire in colpa vostro marito? Se avete bisogno di un aiutino o suggerimento venite sabato prossimo al Teatro Verga di Milano ad assistere a La rivincita del calzino spaiato: pensieri di una mamma POST moderna lo spettacolo tratto dal blog di Panzallaria, sponsorizzato da filastrocche e Blogmamma. A raccontare il Panz-pensiero sul palcoscenico ci sarà la bravissima attrice Anita Giovannini e a bacchettarla e criticarla come nei commenti ai post sul blog ci sarà la voce fuori campo di Alessandra Fabretti che ha curato anche la regia dello spettacolo. Il calzino spaiato è un problema che affligge molte, anche facendo attenzione i desparecidos del bucato sono sempre numerosi, a casa mia mettiamo tutti i calzini sul letto e poi facciamo finta di giocare a memory per rendere più eccitante l’accoppiamento. Ma nonostante la competizione e la buona volontà i single rimangono… a New York, come avevo già scritto, c’è addirittura un negozio che ne vende di spaiati creati apposta per essere strani e alternativi, forse Panz dovrebbe chiedere il copywright!

Cloppete Cloppete

La piccola Anita domenica mattina ha fatto una gara. E’ arrivata prima ex aequo con un paio di altri compagni di squadra, perchè non si calcolava il tempo ma il fatto che il percorso fosse fatto senza errori. Un giusto escamotage per far stressare di meno i giovani partecipanti che altrimenti cercano di far correre il più possibile il cavallo e a volte può essere pericoloso.
Anita e il cavallo Lovely (di nome e di fatto) sono state molto brave.
Il dark side delle gare è che alla mattina della domenica bisogna svegliarsi alle 6,30 ma Sant’ (di nome di fatto anche lui) si è sacrificato.

Marketing 2

In centro a Milano.
Nel quadrilatero della moda, proprio alla fine di Via della Spiga, dove la prestigiosa stradina colma di boutique griffate si apre su Corso Venezia, di fianco al megastore di Dolce e Gabbana, c’è un parcheggio.
Un parcheggio non troppo visibile ma conosciuto dai vip.
Molto, molto caro. Tipo dieci euro all’ora. Perchè lì il metro quadro vale oro.
Un posto comodo e strategico per lasciare Cayenne turbo con gli interni in pelle, Porsche, Mercedes, Bmw, Audi, Smart e Mini, per fare shopping o perchè si abita in zona.
Proprio a lato dell’uscita del parking staziona un barbone. Un uomo sui sessanta, dignitoso e discreto che chiede l’elemosina. Attira l’attenzione salutando i passanti con un “Ehilà” e tende il suo barattolo sperando in un obolo.
Attaccato al collo ha un enorme cartello, con una scritta in un bel font facilmente leggibile:
“Non sono un comunista”
E’ invece un genio del marketing, un uomo che conosce la comunicazione efficace e sa compiacere il suo pubblico. Infatti i ricchi passanti sono sempre generosi con lui.

La roulette

Mi è tornata in mente questa storia perchè avevo letto un post sul Carnevale e i travestimenti strani, volevo linkarlo ma è sparito. Non importa, racconto ugualmente un altro tassello della mia infanzia traumatica.
Avrò avuto 6-7 anni e come tutte le bambine di quel periodo a Carnevale sognavo di vestirmi da fata, da principessa, magari da indiana pellerossa, al limite da Biancaneve e invece…dovevo vestirmi da roulette. Sembra impossibile ma a me è capitato. Ho cercato di sottrarmi al destino ma mia madre è stata, ahimè, irremovibile.
Avevo una zia che abitava in Sicilia ed era sposata con il proprieterio di un grande negozio di stoffe e così non avendo sorelle maggiori, prendevo da lei, o meglio dalle sue figlie, molti dei miei abiti. In famiglia era considerata una maestra di stile e quindi non c’era verso di discutere i modelli che ci proponeva.
Per una sfortunata coincidenza astrale, pochi anni prima una delle mie cugine a Carnevale si era mascherata da roulette (non ho mai saputo il perchè di questa scelta surreale), così sono stata anch’io vittima di questo travestimento.
Mi dispiace non aver trovato la foto, ma appena la scovo la posterò per dare prova del mio martirio.
Ecco comunque una descrizione dettagliata del costume: vestitino di panno verde (ovviamente) a maniche lunghe con bustino stretto e gonna a ruota, lunghezza al ginocchio. Nel bordo della gonna c’erano i riquadri rossi e neri con i numeri. Calzamaglia di lana, di quelle che pungevano, con una gamba rossa e una nera (mi chiedo ancora se a quei tempi già girassero pasticche di LSD per ispirare la manifattura di tali collant). Cappellino in velluto nero, rigido modello frisbee, con applicata sopra una vera mini-roulette che, volendo, girava. Tale copriacapo aveva un nastro nero da legare sotto il mento perchè altrimenti l’avrei, felicemente, smarrito. La mini-roulette era fissata al velluto con una vite: siccome ero bassa, molti si sarebbero poi divertiti a girare la roulette sulla mia testa e così ruotava anche la vite che faceva impigliare i miei capelli facendomi un male cane.
Mia madre avrebbe voluto che tenessi in mano la paletta del croupier, che completava il folle ensamble, e stranamente le mie cugine non avevano mai perso, ma su quello non ho mai ceduto.
Mamma era molto orgogliosa del mio costume e continuava a ripetere:
“Stai benissimo! Un vestito così non ce l’ha nessuno!”
Questo per me era il vero dramma. Volevo essere uguale agli altri, volevo confondermi con gli altri.
Alla festa di Carnevale invece tutti mi guardavano strano e mi chiedevano perplessi:
“Ma tu cosa sei?”
Non rispondevo perchè ero ammutolita dalla vergogna e fissavo le fatine sbavando di invidia.

I vicini

Un paio di mesi fa ho vissuto una brutta avventura a causa dei miei vicini di sopra.
Ci hanno procurato danni materiali e inavvertitamente attentato alla mia vita ma hanno fatto finta di niente, negando ogni responsabilità…fortunatamente le spese sono state prontamente saldate dal padrone di casa che li odiava perchè da moltissimi mesi non pagavano l’affitto.
Oggi posso scrivere con grande gioia che questa mefitica coppia, dall’apparenza molto distinta, sta traslocando.
Ma il capitolo vicini di casa è sempre molto delicato.
Ecco cosa è successo in passato:

Nella casa precedente, palazzina signorile-quartiere residenziale, c’era una famiglia così composta: lei-casalinga, lui-dirigente in pensione, figlio-bamboccione. Tre auto alla faccia delle polveri sottili: una smart, un suv e una golf.
Sorridenti e ciarlieri quando si incontravano nelle scale: “Che belle bambine!”
“Ma che brave!”
“Ummm come sei cresciuta!”

Poi all’improvviso, magari alla sera mentre mettevo a letto le mie figlie, un urlo belluino squarciava la dolcezza della notte:
“Mi hai rovinato la vita!”, ruggiva lui.
“Sei un gran coglioneeee!”, ululava lei.
“Baaastaaaa!”

Bim bum bam bom bim bam!!! Colpi di mobili spostati, pugni sul muro, piatti rotti, porte sbattute.

Cercavo di far finta di niente: “….e tutti fan la nanna…ognuno ha la sua mamma…”
“Mamma cos’è questo rumore?”
“Niente, niente, tesoro…non ti preoccupare amore…ora dormi”
Per forza che Emma per anni ha avuto gli incubi e non ha mai riposato bene.

“Ti ammazzooo!”
“Vatteneeee!”
“Mi fai diventare mattooooo!”
“Testa di xxxxxxx”
“Arghhhhhh! Ahhhhh!”
“Non ne possoooo piùùùùù”

Questo sempre, come dicono gli inglesi, out of the blue, le crisi non erano prevedibili. Potevano scoppiare all’ora di pranzo, colazione, cena, merenda, nanna, Natale, Capodanno, Halloween.
Poi per le scale tutto un soave buongiorno/buonasera.

Speravo si scannassero una buona volta per tutte e già mi vedevo intervistata al Tg regionale a dire:
“No, non sono mai stati normali!”
Mentre tutti i vicini dicono sempre dei peggior assassini: “Una persona tanto a modo”
Non li ho mai confrontati apertamente perchè avevo paura di prenderle sapendo quanto fossero pazzi.
Appena possibile abbiamo traslocato e so che loro sono ancora vivi e litiganti.

Anni addietro nella nostra prima casa, in Città Studi, quando eravamo soli Sant’ ed io, avevamo una ragazza che lavorava da noi come colf e mi aveva raccontato che era stata contattata anche dai vicini di pianerottolo per fare le pulizie. Si trattava di una coppia in cui lui era più vecchio di lei di almeno una ventina d’anni. Erano benestanti, la fonte di reddito era diciamo incerta e magari anche illegale.
Comunque, lo scoop della mia colf è questo: in camera da letto sopra la testiera sul muro c’era un affresco. Questa opera d’arte rappresentava il marito come un’antico imperatore romano e la sua giovane moglie come l’ancella che gli lavava i piedi.

Lady WC

Mentre tutti gli altri milanesi hanno fatto il ponte noi siamo rimasti qui ed è andata così:
Sabato: centro commerciale per un po’ di shopping. Mi sentivo veramente in forma, come non capita spesso: capelli a posto, truccata, vestitino di lana nuovo, tacchi. Un’extramamma proprio caruccia. E invece…
A un certo punto, verso fine pomeriggio, le mie figlie dovevano andare in bagno. Le ho accompagnate: entravano in due bagni diversi, mi sono piazzata fra le due porte e ho detto: “Non chiudete, sto qui io a dire che è occupato”
In quel momento è arrivata anche un’altra giovane signora che mi ha detto:
“Già che è lì può farlo anche per me?”
Non me la sono sentita di fare l’offesa e ho detto un laconico: “Ok”
Nel frattempo è entrata un altra donna, ha visto me, ha guardato le porte chiuse e ligia al dovere le ho detto:
“Sono tutti occupati”
La giovane signora è uscita e mi ha annunciato: “Che schifo era tutto sporco!”
La seconda donna è entrata ma è uscita quasi subito, dicendomi arrabbiata:
“Non c’è la carta!”
A questo punto anche le mie figlie sono uscite e finalmente la mia avventura da LadyWC è finita prima che mi arrivassero altre lamentele o richieste.
Essere scambiati per qualcun altro è una cosa che succede, ecco qualche esempio dal passato:

Una volta nel giardino lussureggiante e tropicale di un albergo di Mauritius a Sant’ una signora (italiana credo) gli ha chiesto se poteva portarle velocemente le valigie nel bungalow.

Tantissimi anni fa quando ero appena arrivata a Milano, vivevo in un monolocale di un palazzo, dove nel siminterrato c’era “Shanghai sauna e massaggi”, che altro non era che un italianissimo bordello. Il gestore/pappone era un signore che spesso stava davanti alla porta ad aspettare le aspiranti massagiatrici. Si chiamava Antonio (un giorno infatti ne era arrivata una mentre passavo e lui si era presentato).
Un pomeriggio, mentre andavo a buttare il pattume, il locale dell’immondizia confinava con il lupanare, ho incrociato un socio in affari del gestore che mi ha apostrofato dicendomi: “C’è Antonio?”
Non me la sono sentita di rispondergli, scandalizzata, che non facevo massaggi perchè non aveva una bella faccia e mi faceva anche un po’ paura. Così con una vocetta da geisha ho detto un timido: “Non lo so!”

hopper

Domenica: Sant’ ed io siamo andati al cinema a veder A serious man, l’ultimo divertentissimo film dei fratelli Coen, era la seconda proiezione e nella sala gremita c’erano anche due genitori con la carozzina e una bebeina di 5 mesi. Che ogni tanto faceva ghe-ghe . Ma si può?
IMG_0084

Lunedì: la mostra di Edward Hopper a Palazzo Reale. E’ uno dei miei pittori preferiti, quindi ero molto felice di andare a vederla. Doveva esserci anche un’attività didattica che si è rivelata poco eccitante, la cosa più divertente è stata la possibilità di fotografarsi in uno dei suoi quadri, il celebre The Morning Sun.
IMG_0085

IMG_0090

acc…abbiamo sbagliato l’inclinazione della schiena!

Involuzione?

Dopo una serie di post un po’ scemi, stamattina mi applico: dedico questa riflessione a Silvietta.

Una delle sfide più importanti nell’educare delle figlie femmine è far loro capire cosa significa essere delle ragazze nella società odierna. Insegnare loro il valore e il rispetto della loro condizione femminile e per farlo è necessario naturalmente fare dei passi indietro, raccontare come fossero le cose un po’ di tempo fa. Quali conquiste sono state fatte e come vedere la situazione in prospettiva.
Fino a poco tempo fa, facevo la rassegna stampa di tutti gli articoli sugli animali che trovavo sui giornali e li passavo ad Anita. Adesso ritaglio quelli che raccontano di donne toste.
Come ho già scritto, in questo periodo stiamo traghettando dai film per bambini alle commedie.
Una settimana fa siamo andate a vedere la nuova versione di Fame, che è piaciuta molto. Allora la mia amica Lisa, anche lei madre di due ragazzine, mi ha passato due dvd da guardare insieme: la prima versione di Fame e Grease.
Sul primo Fame, girato nell’81, Anita ha commentato che i protagonisti sembravano “un po’ sporchi, trasandati e pelosi”. Le ho spiegato che era lo spirito dei tempi.
Negli anni’ 70 c’era stata una grande rivoluzione di costume. Volutamente anche nei film si proponevano immagini più anticonformiste, naturali e di rottura, rispetto a quelle un po’ finte e patinate delle commedie degli anni’ 50 e ’60. Poi ho raccontato delle conquiste fenminili, dei contraccettivi, della libertà di costume, del divorzio, dell’aborto.
L’altra sera abbiamo guardato Grease, nella scena iniziale c’è il mitico duetto Summer Nights, fra Sandy e Danny. Nei contenuti speciali c’era anche la versione karaoke e allora ci siamo anche lette bene i testi: lei è romantica, confidandosi con le sue amiche, lui sbruffone, racconta a suoi compari di un’avventura ben più erotica della realtà.
Qui è partito un altro “spiegone”: ho rivelato a mia figlia un evergreen del rapporto uomo-donna. Le ragazze, di solito, si confidano con le amiche e raccontano episodi intimi, la verità. I maschi, quando parlano fra loro, fanno come i pescatori: esagerano. Poi di solito, non parlano di emozioni.
Perchè non è da uomini. Grease è degli anni’50, però i nuovi maschi in questi comportamenti sono uguali a quelli del film con la banana impomatata.
Colpa della società? Colpa delle loro mamme, dei loro papà? Del loro Premier?
Non mi resta altro che citare la bella intervista di Panz, in cui sostiene che ora c’è un’involuzione di costume. Non è per niente bello.

Questo secondo video lo utilizzerò quando dovrò invece spiegare “certe cose” a Emma!

I no che servono a crescere

Anche stamattina su France 2 parlavano di video divertenti, quello che hanno mostrato non l’ho trovato ma cercando, cercando, sono incappata in questo. Gira in rete da tempo ma forse qualcuna di voi non l’ha visto. Mi sembra divertente e racchiude tanti principi educativi e problemi pedagogici: il cibo sano, come porre dei limiti, concedere una certa autonomia…
Ottimo per sdrammatizzare la giornata in cui la povera Anitina nelle mani del dentista si farà togliere la seconda gemma del dente del giudizio. E poi per una settimana avrà il guancione e potrà mangiare solo baby food!
Sono un po’ preoccupata ma farò finta di nulla (no, il video però non gliel’ho faccio vedere!).

Nel posto sbagliato

Leggendo questo post mi sono ricordata che anch’io tanti anni fa, avevo sbagliato spogliatoio…

Emma aveva due anni e Anita cinque, quell’estate avevamo affittato una casa sul Lago Maggiore, tra Stresa e Baveno.  Non era un momento facile della mia vita. Mio padre era malato terminale e in famiglia lo sapevo solo io. Era luglio, Sant’ lavorava a Milano e veniva nei week end. Non avevo la baby sitter. Il tempo era pessimo, pioveva sempre. Con due bambine piccole la situazione era poco allegra: acqua nel lago e acqua dal cielo. Avevo appena tolto, con insuccesso, il pannolone a Emma e non facevo altro che lavare mutande, pantaloncini e calzini.

In questa stupenda cornice vacanziera avevo preso una decisione epocale per salvaguardare la mia sanità mentale: iscriverci  per un mese alla piscina di un grande albergo di Baveno. Veramente le piscine erano due: una coperta e una scoperta nel prato antistante il lago, utilizzabile solo nei rari giorni di sole.

A me attizzava molto quella coperta: sfiancavo le bambine con corsi di acquaticità fai-da-te e alla sera ronfavano che era un piacere. Poi c’erano i teli da bagno puliti dell’albergo da usare a volontà. Quelli non li dovevo lavare io e mi facevano veramente impazzire di gioia.  Avvolgevo Emma in due-tre teli con grande libidine. Proprio qui, in questo disordine mentale, ho cominciato a usare lo spogliatoio degli uomini, senza saperlo.  Entravo e tiravo fuori tutto dalla borsa, gridavo qualcosa alle bambine, passavo merende e biberon, mica avevo il tempo di guardare il loghino sull’ingresso! Di solito non c’era mai nessuno, però un giorno c’era un signore che mi guardava strano.

“Che vuole questo?”, ho pensato. Immaginavo che lo spogliatoio fosse misto, non certo di essere dove non dovevo.

“Anitaaaaaaaa!”

“Emma nooooo!”

“Finitelaaa!”

“Porc….!”

Eravamo così invadenti con i nostri braccioli, i vestiti, le mutande pisciate e i cracker appicicati alle ciabatte di gomma  che quel signore ha solo cercato di vestirsi più in fretta possibile e andarsene.

Solo il tristissimo ultimo giorno di abbonamento, a fine mese, per caso ho guardato cosa c’era scritto sulla porta della spogliatoio e ho capito che il mio stato di rimbambimento era molto più avanzato di quanto sospettassi.

Il maialino Babe ma anche…

L’altro giorno ho letto questo post e sono rimasta particolarmente colpita. Ho riflettuto su questo brutto “problema” e mi è tornata alla mente un’esperienza di un po’ di anni fa, tredici per l’esatezza, (è accaduto nell’estate in cui poi sono rimasta incinta di Anita). Ero indecisa se parlarne oppure no. Alla fine ho pensato di raccontarla, non per sdrammatizzare ciò che ha scritto Emily, ma perchè certi animali che si nascondono ovunque vanno stanati e sbeffeggiati.

Ancora non c’erano i DVD con la possibilità di vedere i film in lingua originale, perciò a Milano le rassegne di film in inglese erano particolarmente frequentate. Quel giorno, in un cinema del centro proiettavano Babe maialino coraggioso: ero andata a vederlo con una collega anglofona come me. Era la proiezione delle 18. In sala molte donne: probabilmente insegnanti di lingua, traduttrici, studentesse. A fianco a me si siede un signore piuttosto distinto sui quaranta. Non ci faccio caso, il cinema è abbastanza pieno.
Comincia il film, tenero, allegro e divertente. A un certo punto con la coda dell’occhio vedo che il mio vicino di posto armeggia con la valigetta ventiquattro ore: la tira su, la mette sulle ginocchia, li rimette già. Cavoli suoi, penso. Continuo a seguire le avventure di Babe.
Più tardi avverto un po’ di tramestio. La valigetta viene aperta poi richiusa. Il tramestio continua…non ci posso credere!
Il mio vicino di posto intratteneva sè stesso in modo improprio (non uso il verbo più idoneo altrimenti Google mi spedisce qui tutti i maniaci). Mi sono alzata e sono andata ad avvisare il bigliettatio. Siamo tornati in sala, il bigliettatio è andato anche a cercarlo in bagno, ma nessuna traccia. Il “distinto” signore con la valigetta se l’era data a gambe.
A quei tempi non avevo figli ed ero meno angosciata da certi atteggiamenti. Ho solo pensato che quel viscidone doveva avere la mente bacata: era un feticista delle prof di inglese o un amante morboso della vita in fattoria. Schifoso comunque.

Giochi da auto

Siamo tornati.
La mia lavatrice è diventata bulimica, il cesto della roba sporca erutta come un vulcano giapponese. Le borse sono state svuotate quasi del tutto.
Alcune cose utili sparite tra i bagagli e riappariranno chissà quando.
Cerco di non preoccuparmi e pensare positivo.
Ad esempio, un aspetto che si è molto evoluto negli anni, nei lunghi viaggi in auto con le bambine, è stato l‘entertainment, vale a dire come contrastare allegramente “il quanto manca” continuo e implacabile.
Abbiamo ora infatti un bel menù di giochi da fare in auto. Il primo, il più atavico: “vedo con il mio piccolo occhietto” che era nato da una mia traduzione di “I spy with my little eye”. Chi è “sotto” sceglie un oggetto e gli altri lo devono indovinare. Unico indizio la lettera iniziale del nome della cosa.
Quando le ragazze erano piccole ed Emma non conosceva l’alfabeto, voleva comunque giocare e diceva sempre “ponte”. Forse perchè in autostrada ci sono molti ponti e cavalcavia.
Noi facevamo finta di nulla e quando lei diceva: “Vedo qualcosa che inizia con….ponte!”, stavamo al gioco con un: “Brava Emma, questo era proprio difficile da indovinare!”
Lei era contenta e non diceva “ho fame/sete/vomito, mi scappa la cacca/pipi” per almeno venti minuti.
Poi c’è stato il periodo di “albero!” e anche lì la stessa pantomina.
A quei tempi, Anita si incaponiva per scegliere oggetti all’interno dell’auto. Una noia mortale. Quando, nelle domande consentite dal gioco, chiedevamo:
“Di che colore?”
La risposta era sempre: “Grigetto”
“Grande o piccolo?”
“Piccolo”
Dopo mezz’ora, si scopriva che era la levetta per alzare/abbassare i sedili o quella per far partire i tergicristalli. Sono stati anni duri e alcune volte mi sono rifiutata di continuare a giocare.
Poi, abbiamo instaurato la regola “vedo con il mio piccolo occhietto…fuori dall’auto” e le cose sono andate molto meglio.
Emma ha ancora una pericolosa inclinazione verso la truffa e spesso cambia l’oggetto in gioco, ma il più delle volte viene smascherata e dopo un breve lite, la situazione si ricompone e il gioco può proseguire.
Da circa tre anni abbiamo lanciato un nuovo imperdibile passatempo da viaggio: “Pensa una persona”
La persona può essere bambino o adulto, unica regola tutti devono conoscerla. Chi indovina, dopo aver fatto mille domande, pensa a sua volta la prossima persona. Dopo il successo di questo nuovo gioco, ci siamo avventurati in “Pensa un personaggio”. Qui ci sono due categorie: cartoni o attori. Il personaggio deve essere stato protagonista o co-protagonista di un film o cartone che noi abbiamo visto.
Di solito Sant’ pensa alla Sirenetta e io a Hugh Grant (perchè abbiamo visto con le ragazze un paio delle sue commedie). Ma altre volte, quando ho voluto essere veramente bastarda, ho pensato anche a La-La dei Teletubbies e nessuno se la ricordava. Allora si può dire: “Vi arrendete?” e si ha una gran soddisfazione. Una variante è “Pensa un Simpson”, ma siamo tutti talmente preparati che non c’è più molto gusto. Ultimissima di quest’anno (con l’avanzare dell’età si diventa cinici) è: “Pensa un rompiballe”, anche questo può essere bambino o un adulto. La scelta, come ben sapete, è amplissima.
E il gioco sempre più eccitante!

1 4 5 6 7 8