Hillary continua a non convincermi

Democratic Presidential hopeful, Sen. Hillary Rodham Clinton, D-N.Y., laughs at a remark by moderator Chris Matthews, not shown, while addressing a forum sponsored by the American Federation of State, County and Municipal Employees, Tuesday, June 19, 2007, at the Marriott Wardman Park Hotel in Washington. AFSCME is the largest union for workers in the public service with 1.4 million members nationwide. (AP Photo/J. Scott Applewhite)

(AP Photo/J. Scott Applewhite)

L’avevo già scritto in tempi non sospetti e adesso Hillay Clinton mi convince ancora meno. Sono contenta che le mie perplessità siano condivise dalle americane più giovani e le vecchie femministe, quasi coetanee della Clinton, passino per babbione.
Mi sono sciroppata tutte le serie di The Good Wife e House of Cards, quindi so (più o meno) quanto sia stressante affrontare una campagna presidenziale. E quanto lo sia altrettanto doversi schierare, per convenienza economico/politica, dalla parte di un marito fedifrago, quindi concedo a Hillary qualche attenuante in più da quanto avevo scritto qualche anno fa. Ma continuo a non fidarmi di lei. Il fatto di essere una donna e poter diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti non la salva. Perchè mi pare, in un personaggio come lei, rappresenti un’etichetta più che una qualità.

 

Fuorilegge

Quand’ero molto giovane e abitavo a Londra, da sola e sempre in precario equilibrio per sbarcare il lunario, incontravo spesso sottocasa una signora, una barbona, una baglady che mi faceva una gran paura. Non perchè fosse violenta o perniciosa ma perchè mi faceva pensare:
“Oh mio Dio, poveretta come avrà fatto a ridursi così?”
Avevo paura di sbagliare qualcosa e finire come lei. Perchè sapevo che c’è un punto in cui tutto si incrina ed è l’inizio della decadenza, ma a volte non ci si accorge neppure di essere arrivati a quel bivio.
Quindi mi impegnavo un sacco per evitarlo.
Ma ogni volta che la incontravo mi tornava l’angoscia.
Ora però, tanti anni dopo, so che per diventare fuorilegge basta un attimo e appunto non è detto che ci sia consapevolezza.
A me è capitato ieri. Sono andata all’Esselunga e ho scoperto di essere persona non grata. La mia fidaty card, quella che mi permetteva di utilizzare il lettore ottico, il barcode, per far la spesa più velocemente non era più attiva.
Dopo un “simpatico” giro di telefonate con il servizio clienti ne ho scoperto la ragione: sono stata bannata dall’utilizzo di tutti i barcode del Regno (dell’Esselunga) perchè nei recenti casi di rilettura della mia spesa c’erano alcuni prodotti non bippati.
Quindi vengo considerata una disonesta, una che frega, a cui non si può più lasciar fare la spesa bippando allegramente in autonomia. La mia tessera è diventata una Diffidaty!
Sono caduta dal classico pero, anche perchè, sì forse ricordo che l’ultima volta avevo dimenticato di bippare una busta di pinoli. A volte l’idea di una pasta al pesto può diventare sliding door del destino futuro! Ma non ho mai rubato nulla e come testimonia anche questo post ero una entusiasta e integerrima utilizzatrice del barcode già dal lontano 2008!
Quindi oramai sono fuorilegge e la strada verso la carriera di baglady potrebbe anche aspettarmi all’orizzonte, nel frattempo andrò alla Coop!

Simbolismo: la mostra a Milano

Da oggi fino al prossimo 5 giugno sarà possibile visitare questa mostra imperdibile allestita a Palazzo Reale. In 24 sale si possono ammirare circa 150 capolavori fra dipinti, opere grafiche e sculture.
Il percorso espositivo parte da Baudelaire, considerato il vero precursore del Simbolismo, versi de I fiori del male, sono riportati nei vari pannelli che introducono alle opere della mostra, che spaziano dal 1890 al 1914, quando l’orrore della prima guerra mondiale spazzò via brutalmente sogni e idealismi.

XIR18924 Orpheus, 1893 (oil on canvas) by Delville, Jean (1867-1953); 79x99 cm; Private Collection; Belgian, in copyright PLEASE NOTE: This image is protected by the artist's copyright which needs to be cleared by you. If you require assistance in clearing permission we will be pleased to help you.

Orpheus – Delville

Il simbolismo si diffuse in tutta Europa e contagiò non solo l’arte ma anche la musica, la filosofia e la neonata psicologia come testimoniano le opere di Nietzsche, Wagner e Freud, protagonisti occulti della mostra. I temi sono affascinanti e coinvolgenti, basati sul contrasto tra eros e thanatos, amore e morte, purezza e dannazione. La donna è angelo e demonio, meravigliosa ma pericolosissima fonte di perdizione. Tra i quadri leggiadri e onirici si insinuano così opere molto sensuali che testimoniano il lato più oscuro e provocatorio di questo movimento.

Amore dea – Segantini

Ieri sono stata alla conferenza stampa, che era gremita. Soprattutto di persone anziane, sembrava di essere a Villa Arzilla. Piacevole da un certo punto di vista perchè mi sentivo quasi una teenager, ma anche molto frustrante perchè questi vecchi giornalisti (probabilmente in pensione e con una gran voglia di vedere gratis la mostra) si comportavano come i loro coetanei sull’autobus o in fila alla posta. Aggressivi e maleducati.

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Il Silenzio – Kienerk

Terminata la conferenza stampa sono entrati come una fiumana imbizzarita nelle sale della mostra, spingendo senza ritegno, passando davanti a chi cercava di guardare un quadro o leggere un pannello, senza scusarsi. Anzi, facendosi largo a colpi di borse e cartelle stampa.
Poi dopo le prime sale, quando i quadri si sono fatti più erotici, hanno cominciato (probabilmente) a sentirsi più frizzantini e si sono un po’ calmati rimanendo fermi, immobili davanti alle opere, sognando probabilmente dei tempi andati. Una signora particolarmente impellicciata si faceva anche dei selfie (nonostante la mancanza di luce) davanti ai ritratti più sexy delle femme fatale della Belle Epoque. Gli addetti alla sala, che di solito possono redarguire i visitatori che si comportano male, non potevano dire nulla, perchè si trattava di un vernissage privato. E i vecchi birboni lo sapevano e ne approfittavano, alla grande.
Altro che silenzio. Chiacchieravano sempre, al telefono e fra loro. Era tutto un “sapesse signora” in stile un po’ rintronato.
“Ti do la mia email”
“La metterò nel mio indirizzario”
“E quindi tu sei la figlia”
“Ma di chi?”

Amore-Chini

Tassista dentro

L’altra mattina sono salita in auto, parcheggiato più o meno sottocasa, stavo per accendere il motore e mettere la retro, quando ho sentito qualcuno bussare al vetro del mio finestrino.
Ho guardato chi fosse e ho visto un’anziana signora sconosciuta, così impellicciata e imbaccucata da chiamar quasi la Peta.
Le ho lanciato uno sguardo interrogativo e lei mi ha fatto cenno di abbassare il vetro perchè voleva parlarmi.
Il mio primo impulso è stato negativo. Non certo da buona samaritana.
Ho pensato: “Che palle! Adesso questa cosa vuole?”
Ultimamente nella mia zona ci sono un sacco di polemiche sui parcheggi e quindi ho subito temuto che quella tizia volesse protestare per qualcosa che avevo involontariamente fatto.
Invece la signora mi ha spiazzato, con un bel sorriso mi ha detto:
“Può portarmi al centro commerciale?”
(Nel quartiere residenziale dove abito il centro commerciale è la zona dove ci sono il supermercato, la banca, la famacia, i bar, ecc. e dista a piedi circa 5 minuti dalla zona abitazioni)
Faceva un gran freddo e probabilmente la signora non voleva camminare, neanche per una manciata di minuti. Allora l’ho fatta salire, lei è stata amichevole e mi ha trattata come una tassista. Una a cui dire dove andare ma con cui non è tassativo fare anche conversazione.
“Magari mi può portare davanti all’edicola”
“Certo, nessun problema”
Il problema però stava per sorgere quando mi sono fermata e ha aperto la portiera senza badare a un’auto che stava arrivando. Al pelo.
Miracolosamente non c’è stata collisione.
Per bontà divina non sono rimasta senza portiera sinistra.
La signora impelliciata è scesa incolume, con una breve frase di ringraziamento.

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Rimasta sola, ho rimesso in moto e sono ripartita alla volta del mio supermercato preferito. Ero ancora stupefatta dall’incontro quando ho ricordato un altro episodio simile, successo tantissimo tempo fa, devono essere passati quasi quindici anni.
Abitavo già nel mio quartiere, in un’altra strada. Avevo anche un’auto diversa.
Un giorno pioveva forte, ero uscita e avevo l’auto parcheggiata sotto casa. Quella volta non avevo neanche fatto a tempo a mettere in moto che si era aperta la porta dalla parte del passaggero ed era entrata, come una furia, una ragazza cinese abbastanza bagnata che mi aveva detto:
“Mi polti alla felmata della 73!”
(la 73 è il mitico autobus che arriva al mio quartiere)
La ragazza era molto carina e anche elegante, così senza fiatare l’avevo portata alla fermata. Anche quella volta ero rimasta basita, poi negli anni avevo quasi rimosso l’evento.
Ora invece che è successo di nuovo, ho capito che era un altro segno del destino.
Dal cielo mi stanno dicendo: basta perdere tempo con la scrittura, devi fare la tassista!

Aspettando MercoLady


L’abbiamo scoperto l’anno scorso, quando The Lady, il film di Lory Del Santo messo a puntate su youtube ha avuto un incredibile successo nel web.
E’ la storia di Lona, un’improbabile e ricchissima donna d’affari che vive a Milano, nei pressi di Piazzetta Gae Aulenti, ma ha affari in tutto il mondo.
I dialoghi sono surreali, Lona ad esempio è una “Donna con la doppia A”.
Mentre qualcuno dice all’amata: “Per te farei follie esponenziali”
E un ragazzo si lamenta che su FB: “C’è un esercito clonato di gente”
Insomma The Lady non finisce mai di stupire, ha un effetto deflagrante sui neuroni, tanto che, se ogni mercolady (giorno ribatezzato così dalla stessa Del Santo, che l’ha scelto per la messa online dei nuovi episodi) ne propongo la visione a pranzo, le mie figlie mi implorano:
“Mamma nooo! Ti prego! Dopo devo fare i compiti! Se lo guardo poi non riesco più!”
Ora siamo alla seconda stagione, intitolata L’odio passionale, la trama è molto complessa, ardua da comprendere. Nell’immancabile lotta fra il bene e il male, i protagonisti sono spesso molto turbati e quando riflettono sul significato della vita, lo fanno sempre sospirando svestiti. Ma l’incredula fan base è sempre più folta. E se volete approfondire sul web si trovano molti esperti.

In giro per Milano

Oggi piove, per fortuna. Nei giorni scorsi l’aria era pesantissima e come strategia per combattere l’overdose di PM10 il Comune di Milano ha deciso una politica di sconto per incrementare l’uso dei mezzi pubblici. Così anch’io mi sono adeguata ed è andata così…

L’autobus è strapieno, sono in piedi e seduto davanti a me c’è un ragazzino di circa sedici anni che urla al cellulare: “Amoreee, ma non mi hai chiamto tu?”

“Ma come Amoreee, c’era una chiamata persa…non eri tu?”

Di solito a quell’età i ragazzi sono molto più riservati nelle faccende sentimentali, ma questo stranamente continua a squittire Amoreee ogni due parole.

“No, tutto bene Amoreee, sì sono in autobus…adesso scendo”, fa un movimento come per alzarsi. Così il ciccione trentenne con il pizzetto di fianco a lui, si alza a sua volta, per farlo passare.

Ma non è la fermata giusta. Sembra ma non è quella. Così l’innamorato si risiede e il ciccione pure. La telefonata continua.

“Sì, Amoreee, si anch’io. Ah sì, te lo spiego dopo”, si alza di nuovo, il ciccione pure. Ma sbaglia ancora.

“Amoreee, allora scendo in Dateo!”, il ciccione alza gli occhi al cielo, intercetto il suo sguardo, ci sorridiamo. Anche lui ha il telefono in mano ma whatsappa e non urla.

“Amoreee…”, finalmente è arrivato, sempre al telefono, scende.

Siamo tutti sollevati, specialmente io che mi siedo al suo posto, di fianco al ciccione. Mi giro un attimo verso di lui e vedo che sta osservando sul video del suo smartphone delle foto di donne nude, in pose abbastanza pornografiche. Distolgo subito lo sguardo, peccato sembrava un ciccione simpatico. Whatsappa ancora. Magari è solo uno scherzo tra amici.

Nel dubbio fisso due vecchiette. Fuori è buio, il bus è gremito di gente, non posso certo guardare fuori dal finestrino per distrarmi. Siamo così pigiati che per me tirare fuori il telefono per distrarmi, con qualche fico su istagram, è impossibile.

Due fermate dopo lancio ancora un timido sguardo al mio vicino e vedo la foto di una tizia in lingerie: poca lingerie e tanta altra roba. Mi sta per scappare un: “Apperò”, ma opto invece per un più neutro: “Questa è l’ultima prima del capolinea?”, e lui gentilissimo risponde.

L’autobus l’ho preso per andare a un wine-tasting (dopo lo show-cooking, non poteva mancarmi il wine-tasting!) in un posto molto molto chic.

Gente elegante, ottimo vino, bella atmosfera natalizia. Luci basse. Tante candele. Vischio e candeline. Chiacchiere, risate, pettegolezzi, auguri.

A un certo punto, sento la signora di fianco a me cacciare un urlo più acuto degli altri tipici urletti di saluto. Mi giro e vedo che la giacca dell’ignaro signore accanto a lei ha preso fuoco. Una fiammata di almeno 20cm che parte proprio dallo spacco sopra le chiappe. Urlo anch’io, il signore infiammato finalmente si accorge e come tarantolato si toglie la giacca e la butta per terrra. Poi arriva il cameriere-eroe che riesce a spegnere il fuoco. E quando una bionda molto ingioiellata chiede un po’ schifata: “Ma sentite anche voi questa puzza di bruciato?” c’è già stato il lieto fine.

 

Hello

E’ un po’ banale ma, tra le tante parodie del singolo di Adele, questa mi ha fatto ridere un sacco.
Le cose più divertenti, per me, sono:
-le unghie artiglio.
-il telefono con il bicchiere di carta.
-le mosche morte sulla mensola della finestra.
-il telefono banana ricco di potassio.
-il GoPro che lei indossa sempre sulla testa.
Ma anche quando mangia le foglie non è male 🙂

Affidiamoci alla fortuna

In coda alla cassa del supermercato.
C’è un battibecco fra la signora davanti a me e quella davanti a lei, per il posizionamento del “separatore di spesa”. La prima tizia rischia di pagare un litro di latte in più e diventa un po’ cattiva.
Il resto della fila è dalla parte della seconda tizia e quindi la signora litigiosa, dopo aver lanciato un paio di occhiate ostili, mette tutto nel sacchetto e se ne va sbuffando. Tutti fanno un sospiro di sollievo, tra l’altro era anche cessa.
Quando tocca a me a pagare la cassiera propone un bel biglietto della lotteria.
“Ha tre possibilità di vincere”
“Sì, tre su un miliardo!”, le rispondo con un sorriso, perchè da quando la signora cattiva è andata via siamo tutti più sereni.
Infatti anche gli altri in fila sono d’accordo con me: sorridono e annuiscono.
“Comunque grazie”, continuo, “ma sono a posto. Ieri sera ho giocato al lotto”
“Ah!”, fa la cassiera con sguardo interessato.”Dovrei farlo anch’io”
“Eh, sì. Saprò stasera se sarò milionaria, ho sognato i numeri”, non posso fare a meno di vantarmi.
“Davvero?”
“Li ho sognati anche vent’anni fa e ho vinto”, oggi ho proprio voglia di tirarmela.
La cassiera mi scruta con occhi diversi.
Sono lusingata. Allora cedo: “Se vuole glieli dico”
Lei smette di passare i prodotti della ragazza in coda dietro di me. Si blocca fra uno yogurth e una confezione di banane. Tira fuori il rotolo della carta dalla cassa, ne strappa un pezzetto e prende una biro, guardandomi speranzosa. Aspetta il dettato.
Intanto la fila di persone che deve pagare si è allungata.
Perciò dico: “Guardi che magari però queste persone si arrabbiano…”
“No, no, mi dia i numeri…”
Una signora da dietro fa la ola: “Ce li giochiamo tutti!”
Così snocciolo i numeri.
“Su che ruota?”
“Tutte”
La cassiera fa un’espressione perplessa:
“Milano”
“Meglio”, sorride. “Devono essere giocati tre volte”
“Certo”, confermo con aria da esperta.
E’ finalmente arrivato il momento di mettere nel portafoglio la tessera del Carrefour e andarmene.
Tutti quelli della fila mi salutanocon un bel sorriso carico di ottimismo.
“Ci vediamo ai Caraibi!”
Sì, perchè, come dicono al telegiornale, la ripresa c’è. Il PIL cresce.
Però intanto affidiamoci alla fortuna!

Contro la violenza sulle donne

Arrivo un po’ tardi, ormai è sera.
Scrivo solo adesso perchè voglio raccontare quello che ho sentito a un convegno in cui sono stata oggi pomeriggio, all‘Umanitaria. Si parlava di quello che si sta facendo concretamente a Milano. L’impegno pratico è su vari fronti. C’è il Pronto Soccorso Antiviolenza al Policlinico di Milano, fondato nel 1996 dalla ginecologa Alessandra Kustermann, che ha raccontato come in questi vent’anni la situazione è migliorata ma non significativamente. Le donne infatti che arrivano al Pronto Soccorso si fanno curare ma sempre con una gran fatica ad ammettere la violenza subita, soprattutto quando è avvenuta in ambito domestico. Quando sono vittime del partner o dell’ex partner. Molto importante in questi momenti di accoglienza e ascolto è che le donne riescano ad arginare la vergogna, sentano l’empatia, l’assenza totale di giudizio, di discriminazione in chi le accoglie.

Questa metodologia di aiuto, con la comunicazione da donna a donna, viene da lontano, è stata sperimentata per la prima volta più di cent’anni fa. E’ stata infatti messa in pratica da Alessandrina Ravizza, una signora della borghesia milanese che venne soprannominata “la contessa del brodo”, perchè era una benefattrice. Si impegnò sempre per aiutare i più deboli e fu soprattutto dalle parte delle donne. Una femminista ante litteram, la stessa che fondò il famoso “asilo Mariuccia”, assieme a Ersilia Majno, per aiutare le donne lavoratrici.
Sempre dalla parte delle donne più povere e reiette, delle donne violate e maltrattate ma anche delle prostitute. Si inventò il primo consultorio per curare la sifilide e capì anche l’importanza di fornire, così in anticipo rispetto ai tempi, l’importanza di dare una seconda possibilità a queste donne, di fornire loro un’educazione professionale per riuscire a mantenersi e sfuggire alla fame e alla miseria e alla violenza.
Per ironia della sorte oggi a Milano il suo nome fa venire alla mente un parco (che le è stato intitolato), e questo parco anni fa è stato anche al centro di uno scandalo perchè luogo di prostituzione, maschile però questa volta.

Un altro aiuto concreto alle donne che vogliono sfuggire ai maltrattamnti domestici (le statistiche confermano che la violenza nasce soprattutto in casa) arriva dalla Casa delle Donne maltrattate, un’organizzazione che è nata a Milano all’inizio degli anni’80 e offre a chi ne ha bisogno un aiuto concreto (con supporto economico, psicologico e legale) per almeno un anno.
Al convegno c’erano anche un’avvocato e una giudice, che hanno purtroppo ammesso che a livello legale c’è ancora molto da fare: alla Procura di Milano i casi di insabbiamento delle denunce che riguardano la violenza sulle donne, soprattutto quella psicologica e lo stalking, sono da record. Non ci sono i mezzi per fare le indagini e una volta arrivato in tribunale il caso viene archiviato per mancanza di prove e derubricato come conflitto di coppia!
Il divario fra i buoni propositi (teorici) della legislazione e la pratica, come sempre nel nostro Paese, è enorme. Proprio il giudice ha rivelato che nonostante l’esistenza dell’art.583 del Codice Penale che identifica l’infibulazione come reato, nonostante sia ancora diffusissima, anche da noi fra le bambine immigrate, a Milano non c’è mai stato un processo perchè non è mai stata presentata una denuncia.
Questo significa che nonostante i passi avanti legislativi, il problema più grave è quello culturale. Non solo fra le donne straniere ma anche fra le italiane, perchè la violenza contro le donne è ovunque a prescindere dal ceto sociale, dall’etnia e dalla religione. La crisi ha acuito l’aggressività e i 114 casi di femminicidio registrati lo scorso anno lo dimostrano drammmaticamente.

Mai più spose bambine

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Sono 37.000 ogni giorno nel mondo le bambine e adolescenti costrette a sposare, per doveri di famiglia, per interesse, uomini molti più anziani di loro. Per cercare di limitare e fermare questa barbarie, è stata lanciata Desideri all’asta, un’iniziativa di Amnesty International. E’ un’asta benefica su Ebay (online da ieri fino al 16 dicembre), che sostiene la campagna “Mai più spose bambine”.

I premi da aggiudicarsi sono divisi in quattro lotti, per partecipare e avere tutti i dettagli cliccate qui. Scoprirete come vincere un aperitivo con Claudio Santamaria, una lezione di basso con Saturnino, oppure la camicia di Ligabue o il giubbotto autografato di Fedez indossato nel video di 21. E ancora  due biglietti per assistere allo spettacolo Casa di bambola con Filippo Timi, in programma al Teatro Franco Parenti di Milano, con la possibilità di incontrare l’attore nel backstage. Per gli appassionati d’arte, infine, c’è l’opera La signora e il nano di Dario Fo, con autografo e dedica personalizzata. Ma in palio c’è anche tanto altro, per soddisfare ogni tipo di fan e passione.

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I fondi di queste vendite servono per sostenere la campagna “Mai più spose bambine”, contro i matrimoni precoci e forzati, per realizzare un cambiamento positivo nella vita di donne e bambine a cui vengono negati libertà, giustizia e diritti umani.

Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, infatti, 13.5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni, con uomini molto più vecchi di loro: bambine alle quali, viene rubata l’infanzia.
Isolate, tagliate fuori da famiglia, amicizie e anche da qualsiasi altra forma di sostegno, perdono la libertà e sono sottoposte a violenze e abusi.
Amnesty International Italia intende sensibilizzare l’opinione pubblica su questo fenomeno che si radica nella povertà, nella discriminazione e nell’arretratezza culturale. Vuole incrementare l’attenzione dei governi nei Paesi in cui è presente questa pratica, affinché sia bandita. Cercando anche di favorire l’avvio di indagini imparziali, tempestive ed esaurienti su ogni denuncia di violazione dei diritti umani.
Per fare in modo che questo obiettivo si concretizzi, guardate questo video.
Vi verrà da piangere, come a me, e allora cercherete a tutti costi di procurarvi quel famoso giubbotto di Fedez!

Phishing: come non abboccare

Mi è arrivato un comunicato stampa dove si lancia l’allarme sul phishing dilagante in rete legato al boom dei siti per cuori solitari. Pare che molti (nel mondo sono circa 40 milioni gli iscritti al dating online) siano particolarmente sensibili e quindi vulnerabili alle email che arrivano non attraverso il sito, ma nella casella di posta personale, raccontando di essere “un contatto perduto” del sito di appuntamenti.
“Ci si era sentiti qualche tempo fa, poi ho perso la tua mail…”
Quindi le raccomandazioni, più che ovvie, sono di non rispondere mai a questo tipo di email, anche perchè spesso, devono subito insospettire perchè sono sempre sgramamticate. Però divertenti.
Per esempio se arriva sono Mario Rossi (invece di Maria o Marion perchè l’hacker non sa tanto bene l’italiano), ho la quarta di reggiseno e una gran voglia di vederti, è chiaro che c’è qualcosa che non quadra.
A me ne arrivano molte in francese da Julie, Astrid, Myriam, Sandy: dicono tutte di abitare vicino a me ed essere libere stasera. Ma dopo i fatti di Parigi, tutte queste francesi in calore non mi fanno neanche più ridere, solo tristezza.
Ma a parte questo tipo di phishing, pensato per i più arrapati (quelli più a rischio, recita il comunicato, sono i maschi dai 18 anni in su, quindi una categoria piuttosto vasta), in rete ne sta girando un altro che invece arriva attraverso un’email dei nostri contatti (quindi inizialmente desta meno sospetto) che ci scrive per confermare che possiamo guardare quel documento, quelle foto, quel contratto, ecc su un link di google drive, sulla nuvola. Qui la certezza del phishing, oltre al fatto di non aver nessun documento in sospeso con quella persona, arriva dall’osservazione dell’indirizzo del link. Alle volte è contratto per confondere meglio, altre ha strane sigle. Il fine di questa esca è quello di rubare la password di google, dettagli della nostra identità e approffitare dell’approffitabile.

Gauguin: racconti dal Paradiso, un po’ al buio

Come ho già scritto, martedì scorso sono stata all’inaugurazione del Mudec e oltre alla mostra di Barbie, ho visto anche quella di Gauguin, che ha come sottotitolo “Racconti dal Paradiso” perchè il pittore francese ha passato gli ultimi anni della sua vita in Poinesia, dipingendo molti paesaggi e moltissime bellezze del luogo e prima aveva anche vissuto in Martinica, luogo altrettanto paradisiaco.

E’ una mostra molto interessante di circa 70, oltre a quelle di Gauguin ospita anche quadri di Pissarro, Cezanne e Van Gogh. E c’è anche il famoso Autoritratto con Cristo Giallo, prestato dal Musèe D’Orsay di Parigi.

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Tutto meraviglioso, peccato che le sale siano così buie che si fa fatica a vedere, sono penalizzate soprattutto le sculture. Devo ammettere che quando ho visitato la mostra era ancora in stato di allestimento, per cui le schede messe di solito di fianco ai quadri in un luogo un po’ luminoso, erano ancora appoggiate per terra e di fianco ai quadri c’era solo lo scotch che indicava il luogo esatto dove porle. Ma a parte questo, era veramente troppo buio.
Ho sentito (giuro) una collega esclamare, esasperata: “Ma qui non si vede una cippa!”
E non potevo certo darle torto.
Più che ammirare una mostra sembrava di cercare qualcosa in cantina. Ma il buio fa tendenza, anche nei negozi alla moda, il primo a sperimentare questa mancanza di luce è stato Abercrombie&Fitch, per essere fichi si sconfina nella tenebra!

Barbie forever!

Ieri ho partecipato all’inaugurazione del Mudec, il nuovissimo Museo delle culture (occupa uno spazio vastissimo nell’edificio dell’ex Ansaldo) e dopo la falsa partenza di sei mesi fa, oggi apre finalmente al pubblico. Dopo una conferenza stampa fiume, di quasi due ore, in cui pochi sono riusciti a resistere e moltissimi si sono imboscati nella caffetteria, c’è stato l’atteso momento del tour nel museo. Oltre all’esposizione permanente, che ha un ampio programma di corsi, mostre e approfondimenti dedicati a tutte le culture del mondo, per il debutto ufficile del Mudec sono state scelte (chissà perchè?) due mostre agli antipodi: una retrospettiva su Barbie e Racconti dal Paradiso dedicata a Paul Gauguin, il pittore francese che dopo una vita intensa e giorovaga finì i suoi giorni in Polinesia ed è famoso al grande pubblico per i ritratti esotici delle bellezze del luogo.

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la prima Barbie nel 1959

Per quanto ami la pittura di Gauguin (su cui farò un altro post) il mio spirito kitsch mi ha spinto a iniziare il mio giro con la mostra della bambola più famosa del mondo. Il cui successo ha travalicato il concetto stesso di bambola.
Perchè Barbie oramai è un’icona, un’immagine, un personaggio.

“Oggi Barbie alle bambine non piace più, preferiscono le Winx”, diceva con rimpianto un’elegante signora, di una certa età, mentre si aggirava trasognata fra le installazioni della mostra dove in teche di vetro si poteva ammirare Barbie, declinata in mille sfaccettature.
“…mentre è meravigliosa, queste ragazzine proprio non le capisco”, sospirava la signora, con un po’ di delusione, scuotendo la testa.
Dalle Barbie storiche a quelle couture, fino all’ipotesi più surreale Barbie-l’icona che impersona altre icone, come ad esempio, Marylin Monroe, Grace Kelly, Olivia Newton John in Grease, Audrey Hepburn, Scarlett O’Hara e anche, addirittura, Elisabetta I.
A Barbie hanno fatto fare di tutto: il dottore, la regina, il pilota d’areo, catwoman, la sirena, la sposa, l’astronauta, la cuoca, la cantante rock, ecc. Ma lei non è mai cambiata. Sempre uguale, dalla nascita, per 56 lunghissimi anni. Anche con i capelli e il trucco diverso, ha lo stesso corpo, gli occhioni spalancati con le ciglia chilometriche e le stesse manine con le dita un po’ piegate.
Per questo le bambine in fondo Barbie non piace tanto: è troppo perfetta, allora si merita le torture. Chi non ha mai sperimentato su Barbie un drammatico e violento make-over?
Le si tagliano i capelli, si colorano gli occhi e le labbra con i pennarelli, si spoglia, si verifica il suo corpo da adulta e si continua con le sopraffazioni. Da piccola, ad esempio, con un piercing ante-litteram volevo infilarle due spilli nei capezzoli (ero già disturbata allora). Barbie paga per il suo modello di bellezza irraggiungibile, foriero di frustrazione per le ragazze vere. E paga anche perchè si è fidanzata con quel bietolone di Ken, un compagno che, certo, non le ha mai invidiato nessuna.
Barbie e Ken, 1961

Ma la mostra del Mudec è bellissima, colorata e divertente.
La parte meno intrigante è quella dedicata ai gadgets del mondo di Barbie, il castello, il camper, le auto, e tutti quegli altri oggetti che hanno costruito per renderla più concreta, più terrena. Ma è un progetto impossibile perchè la grandezza di Barbie è quella di rimanere un’immagine, un sogno.
Chissenefrega se va a fare un picnic con Ken e con quella minus habens di sua sorella Skipper!

Barbie's evolution style (Collectors edition)

L’album dei ricordi con Imprify

Il mio social preferito è Istagram così scatto e carico un sacco di foto, peccato che ogni tanto il telefono mi avverta che sono troppe, sto finendo lo spazio, devo scaricarle sul computer e questo mi scoccia sempre perchè perdo di vista momenti divertenti, emozionanti o importanti degli ultimi mesi. Ci sarebbe anche il cluod ma da quando la povera Jennifer Lawrence ha fatto quella figuraccia con le sue foto nuda rubate dalla nuvola mi fido meno.

Ok, non sono Jennifer… ma meglio essere cauti.
Tutto questo per dire che quando miè stata offerta la possibilità di scaricare le foto preferite su l’app di Imprify ho accettato volentieri. Anche perchè è facilissimo, si può usare con qualsiasi tipo di smarphone, basta scegliere 22 scatti, la copertina, il colore della carta ed è fatta.
In circa tre giorni arriva a casa un photoalbum perfetto.

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Ho scelto le foto delle vacanze, quelle dei momenti più divertenti e sono stata molto contenta del risultato: la copertina è in stoffa, la carta delle foto bella e l’impaginazione grafica a regola d’arte. Avrei anche potuto aggiungere un testo, una dedica o una frase complice o simpatica per sottolineare il ricordo di certi istanti, ma ho preferito censurarmi e far stampare un sobrio “Vacanze 2015”.

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La copertina che ho fotografato anche sul balcone per aggiungere un “caldo” effetto giungla.

 

 

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Imprify photoalbum può essere un regalo per i nonni, per gli amici, per una coppia, per i narcisi che vogliono che un selfie, meglio una serie di selfie, sia per sempre. Se volete un’ispirazione per personalizzare l’album o sbirciare in quelli degli altri potete andare sui sui social di Imprify: FB, twitter e instagram. Se invece volete ordinarne uno, cliccate in questa pagina con il codice E53C62, avrete il 20% di sconto sul prezzo di € 19.90, avete tempo fino al 1 giugno 2016.

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Starbucks: caffè ma non solo…

Di oggi la notizia che la catena americana Starbucks sbarcherà a Milano. Sono contenta anche se mi chiedo quali adattamenti saranno necessari per essere competitivi nel nostro mercato, ma forse non è neanche così importante scraniarsi troppo per trovarli. Starbucks piace molto ai più giovani, che amano da matti immortalare le loro consumazioni con il celebre logo bianco e verde, su Snapchat e su Instagram. Proprio grazie a questa passione con le mie figlie, viaggiando mi sono sciroppata molti Starbucks in luoghi diversi. E ho imparato una cosa: in questi locali all’estero non si va solo per bere il caffè, oooops… il frapuccino, moka latte, chai latte o similia, si va per il free wi-fi ma soprattutto, inutile negarlo, per andare in bagno.
Sì perchè, sarò prosaica, ma come ho scritto più volte, quando si viaggia trovare una bella toilette, vale certo il prezzo di un capuccino, tre volte più caro che in Italia. E di solito accedere ai servizi di Starbucks è facile, non ci vuole nemmeno il codice da digitare. Questa comodità non è un segreto, infatti mi ricorderò sempre di un pomeriggio in un glorioso Starbucks parigino, un posto molto bello vicinissimo all’Opera. Siamo entrate per i motivi suddetti (in ordine di importanza): gabinetto, wi-fi, caffè.
Gli ultimi due obiettivi siamo riuscite a raggiungerli facilmente mentre l’accesso ai servizi è stato da subito molto più arduo. C’era una fila lunghissima davanti ai servizi. Così bevuto il caffè, surfato un po’ sulla rete e aspettato. La fila di ragazzine in coda davanti all’ingresso del bagno sembrava perpetua. La cosa più strana era che dal bagno non usciva nessuno mentre la linea di attesa si infoltiva sempre di più. A un certo punto mi sono insospettita e così un po’ all’italiana, da impicciona o da giornalista investigativa, sono entrata nell’antibagno per capire cosa stesse succedendo. Dentro ho trovato un barbone felice, un vero clochard parigino, in mutande (di un idefinibile colore beige) sui sessanta-settanta, con capelli grigi lunghi e barba en pendant che si faceva una toilette completa. Anche lui non era andato da Starbucks per il caffè.
Gli ho detto “Bonjour” e sono andata in bagno. Poi uscendo ho consigliato alle ragazzine di entrare e ignorarlo. Alcune l’hanno fatto, mentre altre se lo sono tenuta.

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