Biscotti vegan alla banana, cocco e cioccolato

Questi biscotti sono buonissimi e golosi. Facili e veloci da preparare. Bisogna solo avere un’accorgimento per gustarli meglio: prepararli il giorno prima e farli rimanere una notte in frigo. Il loro sapore sarà più intenso e si farà fatica, considerato che non sono troppo calorici, o almeno hanno calorie “buone”, a non finirli tutti in un attimosenza neanche sentirsi in colpa. (Anche il burro di arachidi è fatto in casa: divertente da preparare e anche meno costoso!)

Ingredienti:
– 1 banana e 1/2 – 1 tazza di farina integrale- 30g di nocciole- 2 cucchiai di cocco grattugiato- 3 cucchiai di sciroppo d’agave- 2 cucchiai di olio di cocco + 1 cucchiaino- 1/2 tazza di latte vegetale- cannella q.b.- 1 cucchiaio di semi di zucca- 1 cucchiaino di lievito madre
– burro di arachidi (circa tre cucchiai)- 100g di gocce di cioccolato fondente


Procedimento:
1) Riscaldare il forno a 180ºC.2). Sminuzzare le nocciole nel mixer per ottenere una granella fine.3) In una ciotola, unire gli ingredienti secchi (farina, nocciole, cocco grattugiato, cannella e semi di zucca) e mescolare.4) Pestare con una forchetta le banane e mescolarle insieme agli altri ingredienti liquidi (lo sciroppo d’agave, l’olio di cocco e il latte).5) Unire gli ingredienti liquidi a quelli solidi e aggiungere il lievito madre.+6) Mescolare bene.7) Posizionare l’impasto in piccole palline su una teglia coperta di carta da forno. Appiattire ogni pallina e, con un dito, creare un piccolo cratere al centro di ogni biscotto.8) Cuocere in forno per 20 minuti.9) Rimuovere dal forno e far raffreddare completamente. Mettere in frigo.10) Quando i biscotti sono completamente freddi, toglierli dal frigo e mettere un cucchiaino scarso di burro di arachidi al centro di ogni biscotto.12) Mettere i biscotti nel freezer.13) Mentre i biscotti si solidificano, sciogliere (nel forno a microonde o a bagnomaria) le gocce di cioccolato con un cucchiaino di olio di cocco. Una volta sciolto il cioccolato, mescolare bene.14) Rimuovere i biscotti dal freezer e cospargere ciascuno biscotto di cioccolato fondente.

Plumcake vegano al limone

Una torta adatto all’estate. Fresca, facile e veloce da preparare. Perfetta da gustare come dolce accompagnata dal caffè freddo. Golosa ma poco calorica, non danneggia la silhouette.

Ingredienti:

  • 1/2 tazza olio di cocco
  • 3/4 tazza zucchero grezzo di canna
  • 3/4 tazza latte vegetale
  • 2 cucchiai di semi di lino 
  • succo di un limone
  • 2 cucchiai di scorza di limone
  • 1 tazza e 1/2 di farina
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 2 cucchiai di semi di papavero
  • un pizzico di sale

Procedimento:

  1. Preriscaldare il forno a 180ºC.
  2. Togliere l’olio di cocco dal frigo per farlo ammorbidire.
  3. Sminuzzare i semi di lino con un mixer a immersione in una tazza (oppure utilizzare un macinino per caffè) e unirli a 6 cucchiai d’acqua. Lasciare risposare per almeno 5 minuti.
  4. In una ciotola, mescolare l’olio di cocco (che dev’essere solido ma malleabile) con lo zucchero di canna, amalgamando bene i due ingredienti.
  5. Aggiungere gli ingredienti liquidi (latte, succo di limone), la miscela di semi di lino e acqua (che dovrebbe aver assunto una consistenza gelatinosa) e la scorza di limone. Mescolare bene.
  6. Unire gli ingredienti solidi (farina, lievito, semi di papavero, sale). Io ho usato 2/3 di farina integrale e 1/3 di farina di grano saraceno, ma potete usarne anche solo una.
  7. Una volta amalgamati bene tutti gli ingredienti, versare in una teglia rettangolare e infornare.
  8. Cuocere in forno per 50 minuti.
  9. Rimuovere dal forno e lasciare raffreddare.

Facoltativo: per rendere il dolce più piacevole esteticamente si può anche aggiungere una glassa fatta con zucchero a velo, olio di cocco e succo di limone!

Pasta madre o blob?

Forse ho avuto una gestione troppo allegra della mia pasta madre. Dopo averla desiderata tanto, invidiato chi la usava…appena è stata mia, come spesso succede, l’ho data per scontata. E adesso “lei” si vendica. Non uso “essa” pronome degli oggetti inanimati perchè la pasta madre è viva.

Anzi la mia è vivace, alive and kicking, come si dice in inglese.

Ho letto che molti entusiasti panificatori fai-da-te danno un nome al loro lievito. Chiamerò la mia semplicemente Pasta.

Dopo essermi trastullata (e vantata) con varie tipologie di panificazione: dalla foccaccia al rosmarino a quella con le olive, dai panini integrali con le noci a quelli di manitoba con il sesamo, (oltre alla pizza tutti i giovedì!) sono diventata troppo disinvolta nel rapporto con Pasta.

Ero così rilassata nel farla crescere e prosperare da fare il rinfresco (quando la si nutre la pasta con acqua e farina per farla continuare a vivere) con troppa nonchalance. Senza il dovuto rispetto. Con una presunzione da pivella.

E allora Pasta mi ha rimesso in riga. Ero già stata avvisata un mesetto fa, quando dopo averla nutrita e rimessa in un contenitore in frigo, il giorno successivo, l’avevo trovata vagare tra i ripiani: era fuoriuscita dal recipiente dove l’avevo riposta e scivolava impavida verso il piano di sotto, alla conquista del tofu.

In quel caso il contenitore era piccolo con un tappo che non chiudeva ermeticamente perciò avevo sorriso e pulito, senza cogliere il messaggio di Pasta. Il suo non era uno scherzo ma un avvertimento.

Così, l’altro giorno, dopo averla messa in un tupperware più grande, con una bella chiusura a prova di fuga, l’ho ribeccata che, dopo aver raddoppiato di volume (e di forza), strisciava fuori, gonfia di ribellione.

Come un blob agguerrito, pronta a espugnare gli altri contenitori e prendere finalmente il potere del frigo. Così ho ripulito e l’ho blindata in due recipienti separati. Ma la sfida non era finita, ieri ha tentato l’evasione anche dal secondo tupperware.

Ho capito che devo correre ai ripari, così oggi ho trovato tutte le informazioni che mi mancavano per la corretta gestione del nostro rapporto. Adesso so che non posso lasciarle troppa libertà, devo “legarla” come consigliano gli esperti.

Pasta madre? No problem!

Le mie ambizioni di panettiera sono iniziate alcuni anni fa. 

Da allora ho continuato a panificare serena finchè non è diventata di moda la pasta madre. Ho cominciato a sentirmi un po’ inadeguata. I panificatori fichi l’avevano e io invece no. Ho cominciato a cercarla, al super normale e poi anche in quello bio. Ho comprato bustine di sedicente pasta madre, ho parlato con commessi che mi hanno fatto promesse da marinaio: “Quella secca arriva in negozio la settimana prossima! “

Detto così solo per togliermi di torno!

Insomma ha sofferto, perchè ho capito che il club dei panificatori con la “vera pasta madre”, quella viva da crescere e accudire come un Tamagochi, era un elite esclusiva. Difficile entrare a farne parte.

Invece la fortuna ha guardato verso di me: una paio di settimane fa, sono stata a trovare un’amica che teneva in frigo proprio il Sacro Graal, la vera pasta madre, ed è stata così generosa da regalarmene un po’. Prima naturalmente mi ha spiegato a cosa andavo incontro: una relazione seria e coinvolgente. Il lievito madre infatti è un elemento vivo, da curare e nutrire con dedizione.

“Sì, lo voglio!”, ho affermato con consapevolezza e l’ho portata a casa.

La prima difficoltà l’ho avuta cercando di togliere la pasta madre dal contenitore da viaggio: come un blob continuava ad attaccarsi alle mani e impedirmi i movimenti. Aggiungevo farina ma lei non si staccava. Era forte e viva, voleva dimostrarmelo. Allora ho cominciato a urlare “Aiuto!” finchè mia figlia non mi ha sentito ed è arrivata ad aggiungere ancora farina sulle mie mani (da sola non potevo perchè ero impiastricciata fino al gomito) e finalmente sono riuscita a domare quel lievito prepotente.

Poi la relazione è migliorata. Ho imparato a fare il “rinfresco” per nutrirla: una volta alla settimana si aggiunge lo stesso peso della pasta in farina bianca e metà dose di acqua. Si impasta bene e poi si ripone nuovamente in frigo, in un barattolo chiuso.

Ieri, con emozione, mi sono anche lanciata nella prima panificazione. Avendo sempre usato la macchina del pane ero un po’ timida e insicura nell’impastare, ma ho cercato di impegnarmi. Fare il pane con questo lievito è un processo lungo, da pianificare nell’intera giornata. Questa è la ricetta che mi ha passato gentilmente la mia amica:

Ingredienti

  • 120 gr pasta madre
  • 180 gr farina di tipo 2
  • 200 gr farina integrale
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1cucchiaino di malto di malto/riso (o zucchero di canna)

Procedimento

  • Impastare con vigore per dieci minuti e poi lasciare lievitare per 4/5 ore, in un recipiente coperto da uno strofinaccio, nel forno spento .
  • Riprendere l’impasto, lavorarlo e lasciarlo nuovamente a riposare per altre 2 ore.
  • Impastare nuovamente e lasciar lievitare per altre 2 ore.
  • Dopo queste 8/9 ore di attesa si può finalmente accendere il forno a 250° con l’accorgimento di inserire anche un pentolino di acqua, per garantire l’umidità. Infornare la pagnotta cuocendo alla massima temperatura per i primi 15 minuti, poi abbassare. Ho cotto il mio pane per soli 20 minuti (forno ventilato) la ricetta originale prevedeva 30-40 minuti.

Con molto ottimismo e audacia ieri sera mi sono anche avventurata nel pianeta pizza: ho diviso l’impasto alla fine della lunga lievitazione, preso il mattarello e steso la pasta. L’ho cosparsa di passata, mozzarella vegana, olive, capperi e origano. 15 minuti nel forno e voilà: un miracolo!



Biscotti vegan semi e cioccolato

Nei giorni dopo Natale il tempo è un po’ sospeso: ci si rilassa, si pensano buoni propositi per l’anno che verrà, si vedono parenti e amici e si cerca di tener a bada i sensi di colpa alimentari. Abbiamo mangiato troppo, dobbiamo corrrere al riparo. Stare in riga almeno per 48 ore, prima dell’abbuffata di Capodanno. Ma non si può negarlo, zucchero e affini danno assuefazione, non si può smettere così di colpo… Sarebbe un trauma, qualcosa di dolce è necessario per conservare l’allegria delle feste. Allora si possono provare questi cookies che come base hanno la polpa di banana e contengono un mix di semi che fanno benissimo. Facilissimi da fare e totalmente innocui per la linea (a parte le gocce di cioccolato fondente). Supersani e golosissimi.

Ingredienti

  • 2 tazze di fiocchi di avena
  • 3 banane
  • mezza tazza di semi a piacere (ho usato semi di girasole, zucca, sesamo e lino)
  • mezza tazza di cocco in scaglie
  • mezza tazza di uvetta
  • mezza tazza di gocce di cioccolato fondente
  • due cucchiai di semi di chia
  • un cucchiaino di lievito per dolci
  • un cucchiaino di bicarbonato di sodio
  • succo di un limone
  • cannella q.b.

Procedimento
Unire i semi di chia a 3 cucchiai d’acqua, mescolare bene e lasciare riposare.
Riscaldare il forno a 180ºC.
Sminuzzare nel mixer 1.5 tazze di avena fino ad ottenere una consistenza farinosa.
In una ciotola grande schiacciare le banane con una forchetta finché non diventano una poltiglia, poi aggiungere la farina di avena, i restanti fiocchi d’avena e tutti gli altri ingredienti secchi.
Mescolare bene aggiungendo al mix i semi di chia che dovrebbero essersi uniti in una gelatina.
Dopo aver amalgamato bene tutti gli ingredienti, aggiungere il succo di limone.
Formare delle palline su una teglia ricoperta di carta da forno.
Appiattire tutte le palline e infornare per 20 minuti.
Togliere dal forno e lasciare raffreddare completamente i biscotti prima di mangiarli!

Mamma che fame!

La ribellione e l’anelito all’indipendenza negli adolescenti passa spesso anche attraverso il rifiuto delle regole di una sana alimentazione. I teenager amano conformarsi quindi le nuove abitudini, riguardo al cibo e anche a tutto quello che fa da contorno, non vengono più mutuate attraverso i consigli famigliari (soprattutto materni) ma si copia quello che fanno e sperimentano gli amici.

E con la rete gli amici possono anche non essere quelli reali ma dei perfetti sconosciuti “incontrati” su instagram. Per imparare a piacersi e avere un corpo sexy le ragazze spesso digiunano, diventano fruttariane (come magari delle fichissime influencer australiane, con milioni di followers che si sbaffano quattro papaye e due mango a colazione, ovviamente facilissimi da reperire anche da noi!) o combattono (contro le madri) per avere il fisico delle supermodel vegane, magari Angeli di Victoria’ s Secret.

Mentre i ragazzi devono essere “grossi”, fare il pieno di muscoli, si iscrivono in palestra e seguono anche loro gli influencer che predicano una dieta iperproteica, beveroni compresi.

Poi naturalmente fotografano tutto quello che mangiano. Perché a volte postare cibo e bevande è anche più importate che nutrirsi!

Molto spesso saltano la colazione, perchè si svegliano all’ultimo secondo e arriverebbero in ritardo a scuola, si abbuffano di junk food, bevono e fumano (un po’di tutto).

Allora le madri rimpiangono giorni lontani che (ingenuamente) credevano stressanti. Quelli di inizio 2000, quando, con il cucchiaino in mano, facevano l’aereo per far ingugitare un boccone di pappa di legumi al pupo. Lui la sputava e ci si disperava…

Per non soccombere alla rivoluzione alimentare degli adolescenti vi consiglio questo manuale, scritto da Stefania Ruggeri, nutrizionista e ricercatrice del Crea (Centro di ricerca alimenti e nutrizione) nonchè madre di due teenager che, con competanza e anche un pizzico di ironia, insegna come cavarsela al meglio.

Il libro contiene ricette e consigli utilissimi su come sfangarla e aiutare i nostri figli ad alimentarsi nella maniera più sana possibile senza incappare in diete sbilanciate. Poi c’è anche un utilissimo vademecum in 10 punti che suggerisce come convivere con gli “shottini”, cioè imparare a bere senza trascendere in comportamenti pericolosi.

Arriva la pizza di Barbie

L’icona della bambola Barbie per uscire dallo stereotipo di perfezione, che influenza le bambine con un pericoloso modello di bellezza irragiungibile, da tempo, sta svecchiando il suo mito con iniziative che rilanciano il concetto di diversity (Barbie di varie etnie e con silhouette più realistiche non solo da top model).

In questa ottica, l’11 ottobre scorso è stata lanciato il “Dream Gap Project”, il cui obiettivo è quello di accrescere la consapevolezza e l’attenzione sui fattori che ad oggi impediscono alle bambine di esprimere tutte le loro potenzialità. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno identificato che, a partire dai 5 anni, purtroppo le bambine sono meno propense dei maschi, a considerarsi brillanti e di successo. A questa tenera età iniziano a perdere fiducia nelle proprie capacità.

Stereotipi culturali, pregiudizi impliciti e anche discriminazioni già in famiglia, oltre naturalmente alle rappresentazioni a cui sono esposte attraverso i media, rafforzano ulteriormente questa problematica negativa. Negli Stati Uniti questo fenomeno è chiamato “Dream Gap”, ma situazioni simili si verificano in tutto il mondo.

Questi fattori limitanti hanno un impatto sulla capacità delle bambine di credere in se stesse. Barbie (o meglio la potente macchina marketing che sta dietro il marchio della bambola più famosa del mondo), usando la sua fama, ha deciso di commissionare ricerche. E accendere i riflettori su modelli positivi per chiamare a raccolta una vera e propria community a livello globale a supporto delle bambine attraverso il “Dream Gap Project”.

Con l’obiettivo di raccontare quanto sia importante aiutare alle ragazzine a credere nelle loro potenzialità, Barbie si italianizza e mette le mani sulla pizza.

Come?

Entrando a casa di Gino Sorbillo, pizzaiolo da generazioni e Ambasciatore della Pizza Napoletana nel mondo, dove la figlia, Ludovica, ha deciso di osare e gestire per un giorno la storica pizzeria di famiglia, a Napoli, con l’aiuto delle sue amiche. Ludovica e le altre piccole apprendiste pizzaiole hanno impastato e cucinato, preso le ordinazioni, servito tutta la clientela arrivata per l’occasione, seguendo fedelmente le direttive di papà Sorbillo.

E’ andata più che bene, le ragazzine hanno guadagnato in autostima e il risultato di questa esperienza entra nel menù ufficiale. Ci sarà infatti la prima pizza ispirata a Barbie che sarà disponibile in tutte le pizzerie Sorbillo a Napoli e Milano.

Baby cuochi per un giorno

Cucinare allena concentrazione e pazienza, ecco perché vale la pena iniziare da bambini. Torna a ottobre “Cuochi per un giorno”, il Festival nazionale di cucina per bambini. Sei edizioni, un grande successo: per il 2018 l’appuntamento è sabato 6 e domenica 7 ottobre a Modena. Due giornate, decine di appuntamenti e laboratori in cui gli chef in erba potranno annusare, toccare, dosare, impastare, miscelare, modellare, cuocere e mettersi alla prova, imparando tante cose nuove. Non mancheranno vere e proprie lezioni di cucina con cuochi stellati da tutta Italia che hanno già confermato la loro presenza.

Ogni piccolo partecipante potrà cimentarsi in fantasiose ricette con la supervisione di uno chef, vivendo un’esperienza ludica ma allo stesso tempo formativa e con la possibilità di imparare le regole del mangiar sano. Non mancheranno attività interattive collaterali: al Festival saranno presenti numerosi stand per avvicinarsi alla cucina attraverso diversi linguaggi espressivi. Ci sarà una libreria “golosa”, spettacoli e storie in cucina, angoli sensoriali e tanti giochi.

Cucinare coinvolge i cinque sensi, migliora concentrazione, manualità e precisione, arricchisce il vocabolario e allena al rispetto delle regole e alla pazienza. “Cuochi per un giorno” è un’occasione per tutti gli uder 12: “Cucinare è una delle attività pratiche ritenute da Maria Montessori molto importanti per lo sviluppo dei bambini, e loro possiedono le doti giuste: passione, creatività e curiosità – spiega Laura Scapinelli, ideatrice del festival – Dar forma alla frolla o alla sfoglia, rompere e sbattere le uova, grattugiare il formaggio, tagliare un frutto, mescolare gli ingredienti sono mansioni che abituano all’autonomia, allenano la manualità, stimolano i sensi del tatto e del gusto ed educano ad avere un atteggiamento positivo verso il cibo. Il nostro, poi, è un festival ecosostenibile: insegnamo ai piccoli chef anche a cucinare con gli avanzi, proponendo diverse attività legate al recupero e al riuso”.

Inoltre, attraverso la loro partecipazione, i bambini aiutano altri bambini: parte del ricavato della manifestazione verrà infatti devoluto ai clown di corsia dell’associazione VIP Modena Onlus (Viviamo in Positivo Modena Onlus), che portano il sorriso ai piccoli pazienti ricoverati in ospedale e incidono positivamente sui tempi di guarigione perché usando l’arte (la mimica, la comicità, la pantomima) facilitano l’espressione delle emozioni. I clown saranno anche al festival con il loro strano abbigliamento, il modo un po’ buffo di camminare e muoversi e la loro energia per strappare un sorriso a tutti i presenti.

Qui il programma del festival.

Torta alla cannella con mandorle e cioccolato fondente

Questo dolce, vegano ma molto goloso (provare per credere), è ottimo come merenda o come dessert, soddisfa il desiderio di dolce senza fare troppi danni alla linea. Contiene pochi ingredienti, sani, che probabilmente si trovano già nelle vostre cucine ed è velocissimo da preparare!

Ingredienti:

– 180g di farina di farro
– 6 cucchiai di sciroppo d’agave
– Un bicchiere di latte di riso
– 100g di cioccolato fondente
– 40g di mandorle
– un cucchiaino di cannella
– 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio

Procedimento:
1) Preriscaldare il forno a 180ºC.
2) Mescolare in una ciotola la farina, la cannella, il lievito e il bicarbonato.
3) Sminuzzare il cioccolato e le mandorle (se le quantità desiderate sono già in una confezione morbida chiusa, si può usare direttamente un barattolo o un matterello e colpire ripetutamente la confezione, è ottimo contro lo stress).
4) Unire le mandorle, il cioccolato e i liquidi al resto degli ingredienti nella ciotola e mescolare bene.
5) Versare in una teglia e infornare.
6) Cuocere per 30 minuti e lasciare raffreddare completamente prima di servire.

Poke Bowls fai-da-te

Se siete dei veri foodies avrete senz’altro sentito parlare delle poké bowls, uno dei piatti più di tendenza del 2018.
Questo tipo di pietanza, che viene dalle Hawaii e il cui nome significa letteralmente “tagliato a cubetti”, deve il suo successo alla sua semplicità, o, più probabilmente al fatto che, considerando gli ingredienti, si tratta di una variante del sushi o del ceviche.
Sono sempre di più i ristoranti che offrono questo tipo di piatto, che oltre ad essere molto sano e ad avere poke calorie, è estremamente personalizzabile. Di solito si sceglie una base di cereali o insalata, seguita da una fonte di proteine, spesso il pesce, o il tofu per la versione veggy. La ciotola si arricchisce poi a piacere con verdure, semi, salse e anche frutta (con il mango è buonissima!).

Noi abbiamo provato a ricreare un poké un po’ più casalingo, usando il salmone affumicato al posto del pesce crudo, per velocizzare e semplificare il tutto.

Ingredienti per due persone:
Una tazza di riso jasmine (oppure riso per il sushi / riso integrale o anche quinoa)
Mezzo avocado
Una tazza e mezza di edamame
Un foglio di alghe nori (quelle per il sushi)
Due cucchiai di zenzero marinato
100g di salmone affumicato
Semi di sesamo

Procedimento:
1) Cuocere il riso e l’edamame in pentole separate, seguendo i tempi di cottura sulle rispettive confezioni.
2) Una volta cotti, scolare e lasciare raffreddare completamente.
3) Tagliare il foglio di alga in quadratini piccoli e farlo tostare per un minuto su una padella calda.
4) Tagliare l’avocado a dadini.
5) Tagliare il salmone in pezzi piccoli.
6) Assemblare le ciotole, assicurandosi che riso, alghe ed edamame siano freddi: mettere il riso come base, coprirlo con gli altri ingredienti e per ultimi, aggiungere una spolverata di semi di sesamo.

Palline cioccolato e cocco

(Anita è a casa e quindi cucina…)

Questo dessert è molto gratificante: una piccola pallina da gustare con il caffè non fa sentire troppo in colpa. Anche perché tutti gli ingredienti sono sani e naturali. Il trucco è creare palline di dimensioni minuscole così diventa un minimo peccato di gola. Poi sono fresche (sopravvivono in frigo), velocissime da preparare anche da chi non è un asso a fare i dolci e anche molto estive.

Il problema può essere riuscire a fermarsi e mangiarne solamente una: per me è sempre molto difficile!

Ingredienti:
– 1 tazza e 1/2 di fiocchi di avena
– 4 cucchiai di cacao amaro in polvere
– 3 cucchiai di sciroppo d’agave
– 3 cucchiai di olio di cocco
– una tazzina di caffè
– mezzo cucchiaino di cannella
– scaglie di cocco per decorare

Procedimento:
1) Mettere tutti gli ingredienti nel mixer e frullare, finché non si forma una pasta abbastanza omogenea e malleabile. Aggiungere avena o acqua nel caso la consistenza sia troppo liquida o secca.
2) Rimuovere dal mixer e creare tante palline.
3) Ricoprire le palline di cocco, facendole rotolare in un piattino contenente le scagliette di cocco.
4) Mettere in frigo per far solidificare meglio le palline, servire possibilmente fredde. Se si ha fretta di assaggiarle è meglio farle passare dieci miuti in freezer.

Spaghetti di zucchine

Un piatto fresco ed estivo, molto veloce e facile: spaghetti di zucchine con pesto di avocado e pomodorini

Ingredienti (per tre persone)
– 3 zucchine medie
– 10 pomodorini
– 1 avocado
– il succo di mezzo limone
– una manciata di foglie di basilico fresco
– 1 cucchiaio olio evo
– sale e pepe q.b.

Procedimento
1) Passare le zucchine nello spiralizzatore, per ottenere degli spaghetti.
2) Mettere gli spaghetti con l’olio e un pizzico di sale in una padella, cuocere qualche minuto a fuoco basso, per ammorbidirli.
3) Quando il volume degli spaghetti si è leggermente ridotto, spegnere la fiamma (non devono essere cotti del tutto!). Rimuovere gli spaghetti dalla padella e lasciar raffreddare in una zuppiera.
4) Nel mixer, sminuzzare l’avocado con il succo di limone e il basilico, finché non si ottiene una crema omogenea.
5) Condire il “pesto” con sale e pepe a piacere ed aggiungere i pomodorini, tagliati in 4.
6) Unire pesto e pomodorini agli spaghetti, che nel frattempo si saranno raffreddati del tutto. Servire il piatto freddo.

Muffin cioccolato fondente e mandorle

Questi muffin sono facilissimi e veloci da preparare, golosi ma poco calorici e pieni di ingredienti super sani. Da mangiare quindi senza troppi sensi di colpa anche “on a bikini diet” per affrontare la spaventevole prova costume!

Se non si finiscono tutti in un attimo è meglio conservarli in frigo.

Ingredienti:
– 80g farina di avena
– 20g farina di grano saraceno
– 20g farina di mandorle
– mezza bustina di lievito per dolci
– 5 cucchiai di sciroppo d’agave
– 150 ml di latte vegetale
– 3 cucchiai di semi di chia
– una manciata di mandorle sminuzzate
– 100g di cioccolato fondente amaro
– cannella

Procedimento:
1) Scaldare il forno a 180ºC
2) Mischiare i semi di chia con mezzo bicchiere d’acqua e lasciare da parte.
3) In una ciotola amalgamare le farine con la cannella e il lievito.
4) In una ciotola versare il latte e lo sciroppo d’agave. Aggiungere i semi di chia (che con l’acqua avranno raggiunto una consistenza gelatinosa).
5) Unire i liquidi alla farina e mescolare bene.
6) Sminuzzare il cioccolato e le mandorle e unirli al mix.
7) Versare due cucchiai di composto in ciascun pirottino e infornare.
8) Cuocere per 20 minuti.

Cucina vegana stellata e creativa

Piatti bellissimi e creativi, così originali da lasciare sbalorditi. Ma anche buonissimi, li ho potuti assagggiare tutti ed è stata un’esperienza molto golosa. Infatti il talento degli chef vegani e vegetariani sta proprio nel riuscire ad abbinare gli ingredienti in un perfetto mix di quantità e qualità.

Nel concorso culinario organizzato a The Vegetarian Chance, (manifestazione ideata dallo chef Piero Leeman e dal giornalista Gabriele Eschenazi) in cui erano in gara otto chef internazionali, il primo premio è andato ad Antonio Cuomo, uno chef di Bergamo che ha preparato un piatto incredibile, intitolato “A me non piace il sushi” dove abbiamo scoperto come sono state create “le candele” che, al mio occchio profano, sembravano dei rigatoni trasparenti.

Il trucco è la gelatina agar agar che si rapprende facendola ghiacciare in fretta. Ma nello stesso tempo rimane morbida e perfettamente edibile. Infatti è bastato un piccolo colpo di forchetta per distruggerle e mangiarle. Un vero peccato per l’estetica, ma un trionfo per il palato.

©VGiannella

La magia si tritrova anche nel piatto della seconda classificata la chef giapponese Hoshiko Hondo, che ha presentato un piatto intitolato “Meravigliosa Terra” dove oltre a un incredibile riso blu (colore ottenuto grazie a un te tailandese chiamato “i piselli della farfalla”) c’erano alcune gocce trasparenti che racchiudevano foglie di prezzemolo, ottenute sempre con l’agar agar.

Un altro miracolo classico della cucina vegana stellata è l’uovo apparente, inventato da Piero Leeman, di Joia. Sembra proprio un uovo di quaglia e ivece è creato con tartufo, broccoli e racchiude un piccolo cuore arancione di carota che fa la parte del tuorlo. Bellissimo, sano e soprattutto buonissimo.

The Vegetarian Chance

Domani e domenica alla Fabbrica del Vapore a Milano arriva per la quinta volta The Vegetarian Chance, festival della cucina vegana e vegetariana. Due giorni, ricchi di attività, dove si illustreranno i benefici di una cucina senza grassi animali, benefica per la salute e per l’ambiente. Si discuterà, assaggerà e anche imparerà a mangiare meglio.

Mangia la foglia, salva il pianeta è il titolo dell’evento e che caratterizza i contenuti del programma. Si parlerà di salute, agricoltura sostenibile, spiritualità, etica e animalismo anche con ironia, utilissima per fronteggiare l’ostilità diffusa soprattutto verso i vegani.

Ci saranno incontri, conferenze e anche un concorso di cucina in cui otto chef internazionali si sfideranno in una gara di piatti originali e inventati per l’occasione. Il presidente della giuria che giudicherà le loro proposte è lo chef Pietro Leeman del ristorante milanese Joia.

Questo evento fa parte di di Milano Food City, la settimana che si caratterizza anche con il trionfo dello street food, proposto ovunque in città, per soddisfare ogni palato. I food trucks che partecipano a The Vegetarian Chance propongono solo specialità vegetariane che non vedo l’ora di assaggiare.

Non mi perderò l’incontro di sabato alle 14.30 da Neal Barnard, medico statunintense  che da decenni studia come gli alimenti influenzino la nostra salute.

Nel 1985 ha fondato il Comitato dei Medici per la Medicina Responsabile (Physicians Committee for Responsible Medicine) e del quale è tuttora presidente. In questo ruolo si è confrontato negli Usa con chi promuove diete non salutari nel pubblico come nel privato. E non ha esitato a citare in tribunale sul tema il governo Usa.

Gli studi del dottor Barnard hanno si sono incentrati sulla dieta vegetale come utile a perdere peso, abbassare il colesterolo, rivoluzionare il trattamento del diabete di tipo 2 e migliorare la salute. Dalla sua parte sono schierate oggi le principali autorità medico-scientifiche americane (lobby permettendo!).

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