Adolescenti felici: istruzioni per l’uso


Sono stata invitata come ospite a un evento che si svolgerà lunedì prossimo alla Cascina Cuccagna.
Sono molto lusingata, e parlerò del “dopo”, quando i bambini sono alti come voi e anche di più.
Cosa succede dopo aver (faticato) scelto e cucinato cibi sani per i propri bambini per tanti anni. Dopo aver grattuggiato tante mele, dopo non aver mai usato un omogenizzato alla frutta (ci sono ancora?), dopo aver speso una paccata in negozi ecologici, dopo essermi macinata chilometri per andare alla cascina tal dei tali a comprare la carne bio, ecc. ecc.
Cosa succede dopo? Capita di aver in casa degli adolescenti abbastanza felici (parlo di ragazzine però credo che possa valere anche per i maschi), perchè due grandi crucci del crescere e del vedere il proprio corpo trasformarsi, sono i chili di troppo e i brufoli. Un’alimentazione sana ed equilibrata aiuta a non esserne vittima.

Ma anche andare da A&F, comprare motorino e iPhone può essere efficace per la serenità del teen-ager 🙂

Se qualcuna di voi ha voglia e tempo di partecipare ne sarei felicissima. E visto che settembre è iniziato con queste “botte di vita”, vi ricordo anche sabato a Il trittico per l’aperitivo.

Ciclismo

“Bimbaaaaaaaa! Guarda dove vaiiiii! Non puoi girare così…porcapupattola!!!”
La signora in bici con le sporte della spesa che ha rischiato la collisione frontale con la mia secondogenita è veramente indiavolata.
Guardo fisso una vetrina di ferramenta e fingo di non essere la mamma di Emma.
(Lo so. Non si fa, ma a volte capita)
“Cosa ha fatto?”, chiedo ad Anita.
“Credo che le abbia tagliato la strada”, mi risponde lei.
In agosto, ho passato con le ragazze una settimana in una ridente cittadina dove tutti, grandi, anziani e piccini, vanno in bici.
Emma è al settimo cielo. Ha proprio voglia di pedalare ovunque, a casa si facevano giretti banali sulle piste ciclabili mentre qui invece ci si muove in bici, si affrontano quindi le regole della strada
(ahi! ahi! ahi! ahi!)
E nonostante la patente di Legoland, girare in strada non è proprio sempre semplice. Parto in testa come mamma anitra e poi dietro primogenita e secondogenita. Va quasi tutto bene, a parte la signora succitata, un paio di vecchietti che hanno sfiorato un frontale con Emma e imprecato di bestia. Poi c’è il giorno in cui procediamo tranquille lungo un viale alberato, costeggiato da un lungo marciapiede.
Anita ha la bella idea di domandare a Emma: “Sai grindare?”, occhieggiando il bordo del marciapiede.
To grind, tradottto malamente in italiano grindare sarebbe, nel linguaggio degli skater, saltare con la tavola il bordo alto di una superficie urbana sfiorandolo.
Emma grinda subito con la bici (quel genere di due ruote che una volta si chiamava Graziella) e con il cestino con parte della nostra spesa. Il risultato è drammatico ma poteva essere peggio: Emma è incastrata a quattro zampe miracolosamente integra fra la bici rovesciata e il sacchetto della spesa sventrato. Uva e banane spiaccicate sul marciapiede e mia figlia con lo sguardo stupito e una piccola escorazione alla caviglia destra. Leggermente spaventata dall’inaspettato risultato della sua coraggiosa grindata ciclistica.
Anita mi giura subito che non suggerirà più acrobazie a sua sorella.
E così siamo uscite vive dalla nostra esperienza ciclistica…
Ma non siamo le uniche ad aver rischiato.
L’altro giorno in centro a Milano ho visto un papà in bici così accessoriato: aveva una bimba di 7-8 anni seduta sul seggiolino davanti e a cavalluccio sulle spalle un bimbo di 2-3 anni.
Appena l’ho visto ho pensato: “Che tenero! Un esempio dei nuovi papà!”
Poi ho capito che il piccoletto sul collo era in equilibrio precario e guardandolo ho cambiato subito idea:
“No, è il modello classico del tradizionale papà pirla”

Notti brave

Conversazione di ieri con Anita.
“Mamma devo dirti una cosa horror, ma non ti arrabbiare”
“Sono tutta orecchie…”
“La mia cartella ha passato la notte fuori”
“E ha bevuto”
“No, no, è vero”
“E’ tornata alle 5, incinta?”
“No mamma, non scherzare…ha passato la notte fuori…di fianco alla macchina nel parcheggio”
“???”
“Quando prima sono andata a prendere le cartelle dal baule della tua auto, ma la mia non la trovavo. Mi sono preoccupata, poi l’ho vista. Era fuori, me l’ero dimenticata lì”
“Chi vuoi che rubi una cartella, qualcuno che vuol fare i compiti?”, interviene Emma.
“Ma dentro avevo il telefonino”, confessa piano Anita. Poi aggiunge con ottimismo:
“Meno male che non viviamo nel Bronx, vero mamma?”

Amore filiale

Le mie ragazze sono (ancora) affettuose: quando ci separiamo ci tengono a salutarmi con un bacio.

“Mamma aspetta!” sto infilando la porta e Anita mi ferma, per darmi due bacini sulle guance. Di qua e di là. Poi mi dice con orogoglio:

“On fait la bise!”, l’ha imparato a scuola sul libro di francese. E’ così che si salutano i ragazzini d’Oltralpe.

La guardo con ammirazione e penso con un fremito: “Oh, come amo la mia piccola Carlà! Così cool

Poi è il turno di Emma: “Smack! Smack!” Mi abbraccia e stampa due baci vigorosi e ancora un po’ bavosi, uno per lato.

“Come la zia Pina!”, commenta soddisfatta.

P.S. Buona Pasqua a tutti!

Separazioni


Oggi Anita è partita per una gita. Di tre giorni.
E’ la prima volta che sta lontano da casa più di una notte. La sua scuola organizza questa escursione nel progetto di accoglienza per far conoscere e socializzare i ragazzi di prima media. Vanno a Urbino: cinque ore di pullman.
Anita di solito vomita.
Ieri pomeriggio cercavo nella scatola delle medicine le pastiglie contro il mal d’auto. Anita era con me e ha notato fra i tanti flaconi inutili e scaduti una siringa.
“Questa è per drogarci? O per farti il botulino?”
Che sia la fine dell’innocenza?
“Mi serviva per contare i “cc” della soluzione fisiologica per farti l’aereosol quando eri piccola e avevi il broncospasmo”, rispondo, chiedendomi se è meglio non fare più l’aereosol o temere l’adolescenza.

Si chiama Ia è un coniglio rosa della linea “Dolci coccole” della Fisher Price. Probabilmente ora non lo producono più: Ia ha undici anni e tre mesi. E’ il pupazzo feticcio di Anita, un regalo di battesimo. E’ il suo oggetto di trasfert, la sua coperta di Linus. Ia da piccolo faceva “Poti-poti, sono coniglio-coniglione” adesso sta zitto, ma dorme ancora con lei.
Ieri sera ho fatto una bastardata: ho preso Ia in braccio e ho detto ad Anita:
“Ia piange perchè parti”
Anita: “Ia è ancora piccolo, ma lo curi tu”
Poi è andata a letto con l’I-pod ma abbracciando tutti i suoi pupazzi.

La partenza per la gita era fissata per le 6.15. La scuola è a 20 minuti da casa. Io e mio marito abbiamo sorteggiato con la sofisticata tecnica della “paglia più corta” per decidere chi si sarebbe svegliato alle 5. E’ toccato a lui. Ma alle 4.30 l’orologio biologico mammesco mi ha svegliato, con l’occhio spalancato nella notte, ho deciso che sarei andata io ad accompagnare Anita alla partenza.
Per la strada nel buio pesto ancora i lupi ululavano e non c’era traffico.
L’autista del pullman sembrava sobrio.
Ma quando la mia piccolina andrà ai rave, che faccio?