Bling Ring: belli, giovani e vuoti

La cosa più importante è il marchio, il brand, la firma, altrimenti sei uno sfigato.
Non importa cosa pensi ma come ti vesti.
Così puoi fare parte del gruppo ed essere vincente.
E’ la legge, contagiosa e vuota, degli adolescenti.
Una legge che vale un po’ dovunque ma in alcuni luoghi diventa cruciale.
Ad esempio a Los Angeles, a Beverly Hills, dove il tutto è amplificato perchè è il posto dove i sogni si avverano e basta un attimo per diventare una star.
O almeno emulare il loro stile di vita.
Questo è il succo di Bling Ring, l’ultimo film di Sofia Coppola, dove una banda di teen-agers, più o meno ricchi, più o meno cretini e più o meno annoiati, per dare un senso alla loro esistenza si introducono nelle ville dei loro divi preferiti per svaligiarne il guardaroba. Monitorando i movimenti delle star attraverso i social network, capiscono quando entrare in azione. Fra i derubati ci sono Lindsay Lohan, Megan Fox, Orlando Bloom, Paris Hilton e qualche altro.
E’ una storia vera, Sofia Coppola ha preso ispirazione da un fatto di cronaca.
Anzi, nella realtà Paris Hilton, essendo stata presa di mira più volte, per evitare ulteriori danni, lasciava addirittura la chiave del suo portone sotto lo zerbino!
Bling Ring descrive la vita e la filosofia di questi ragazzi senza prendere posizione, senza dare un giudizio definito, una condanna precisa. Si limita a darne una fotografia impietosa.
Per questo il film ha diviso i critici, alcuni, delusi, hanno accusato il film di essere vuoto tanto quanto i suoi protagonisti.
E ha deluso anche parte del pubblico degli adolescenti (mi sono documentata attraverso le amicizie delle mie figlie), perchè avrebbe preferito magari un lieto fine (in fondo i protagonisti sembravano veramente fichi e potevano anche meritare di scamparla!)
Invece alla fine vengono smascherati e messi qualche mese in prigione.
Trionfo della giustizia? Non proprio, piuttosto ulteriore prova della superficialità del nostro tempo.
E qui si legge il giudizio negativo inapellabile della regista mentre descrive le reazioni dei suoi protagonisti: vuoti ma furbi. In fondo sono quasi contenti di essere stati scoperti: così possono conquistare il loro pezzetto di celebrità.
Tutto fa brodo per far parlare finalmente di sè.
Emblematico il personaggio di Emma Watson che incarna proprio bene la pochezza di certi “famosi da reality”.
Con cinismo gira la disavventura giudiziaria a sua favore, per diventare un’eroina trash.
A me il film è piaciuto e ha fatto anche riflettere.
Con tristezza, pensando che la vicenda raccontata è enfatizzata ma purtroppo non è solo una storia di adolescenti made in Hollywood, quelli nostrani, nutriti a pane e velinismo, non sono poi così diversi!

Il parafulmine


Grazie a tutte quelle che mi hanno dato consigli su come affrontare i problemi di salute di Anita…non ho scritto prima perchè è un periodo strano, pesante in cui non riesco a gestire tutto quello che di solito è (abbastanza) sotto controllo. Forse sono stanca perchè è la fine dell’anno. Ma soprattutto mi sento come un parafulmine, cioè creata per addossarsi i problemi di tutti i membri della famiglia, cane compreso. E’ così per tutte naturalmente: la maternità è proprio la versione umana del parafulmine.
In queste settimane come non mai (stranamente perchè di solito capita quando i bambini sono piccoli), sento che la coperta è sempre troppo corta. Metto una pezza da una parte, risolvo una grana e se ne scopre un’altra. Sono sempre indietro migliaia di ore con tutte le cose che dovrei fare e questo mi fa sentire in colpa e inadeguata. Forse ho consumato tutte le riserve di pazienza che avevo in dotazione dalla nascita?
Oppure questo è l’aspetto domestico-realistico della profezia dei Maya?
Per farmi capire ecco due esempi eclatanti delle rottura di scatole che devo gestire in questi giorni: Lola, il mio cane, dopo quasi un anno di convivenza ha un attacco acuto di sindrome dell’abbandono e non posso lasciarla in casa da sola, altrimenti distrugge la casa. Mentre Anita pare abbia due, dico due, diversi codici fiscali, l’ho scoperto poco fa destreggiandomi fra impegnative varie nel tentativo di prenotare delle visite!

Bamboccioni

L’ho scoperto ieri e mi diverte moltissimo. Così ho deciso di condividerlo. Oltre al ritmo e al video di stile retro che adoro, approvo in pieno i testi.

La solita ramanzina che i genitori fanno ai figli che crescono.

Il mio personaggio preferito è il papà quando balla. Poi Fanny Ardant, naturalmente, è sempre fichissima.

Quando iniziano a volare

Svolta epocale: oggi la mia primogenita è andata, per la prima volta, in centro a Milano da sola con l’autobus.
Evento della stessa importanza dello svezzamento, spannolinamento, ingresso alla materna, ecc.
Lunedì comincerà il liceo che raggiungerà appunto in autobus, insieme abbiamo già provato alcune volte il tragitto, ma oggi ha voluto farlo con una futura compagna di classe.
Questa sua amica è fisicamente molto simile a mia figlia: entrambe sono alte 1,75, hanno capelli biondi lunghi, un notevole stacco coscia, una passione per i pantaloncini corti e una delle due, putroppo, ha anche le tette.
Perciò, capirete, che erano giorni che cercavo di posporre la loro gita.
Fortunatamente ci sono manifestazioni di piazza, sciopero dei mezzi e il progetto è stato spostato avanti nel tempo. Ma le ragazze incalzavano.
Ne ho parlato con Sant’: “Prima o poi dovrà andare”
Ne ho parlato con Anita: “Stai attenta a questo, a quello, il telefono, il portafoglio…mettiti i pantaloni lunghi…non parlare agli sconosciuti…non comprare elefantini di ebano”
“Ma dai mamma, stai tranquilla, il mio amico F, va sempre”
“Echissenefrega! F è un maschio brufoloso!”, non avrei mai creduto di arrivare a dire cose del genere ma l’ho fatto.
Nella mia testa visualizzavo due turiste svedesi negli anni’70, concupite da bagnini di Riccione.
Che agitazione.
“Mamma, poi mangiamo il sushi alla Rinascente”
“Perchè allora non andate da Just Cavalli Cafè? O da Nobu? Siete impazzite?! Ti finanzio solo un panino, al massimo un panzerotto!”
Stamattina è partita.
“Mamdami un sms appena atterri…cioè… arrivi”

The way we were

Ieri finalmente sono riuscita a iscrivere Anita al liceo.
Erano necessari molti documenti e anche il certificato delle vaccinazioni. Per trovare quest’ultimo sono andata a spulciare in mezzo al file Anita, una cartella che risale alla notte dei tempi dove ho accumulato tutto ciò che la riguarda dalla nascita in poi.
Sono infatti saltati fuori memorabilia come la cartella di dimissione dall’ospedale quando è nata, appunti sulle poppate, il certificato di battesimo, la foto di classe del primo anno dell’asilo e su un foglietto scritto a biro la cosa che mi ha stupito di più: Tachipirina ogni quattro/sei ore
C’è stato un periodo nella mia vita in cui non sapevo il dosaggio del paracetamolo?
Incredibile!!!!!

Oggi partiamo per due settimane di meritata vacanza al mare. Se posso posto notizie, bye-bye!

Extrafiglie

Ho il blocco del blogger. Per questo latito dalla rete. Una vera pigrizia 2.0

Mi vengono idee che regolarmente boccio con “che palle quest’argomento”.
Oppure i temi veramente succosi non posso scriverli perchè rischio di essere letta da chi si arrabbierebbe perchè parlo di lui/lei/loro/questo/codesto/quello. Le bugie non riesco a dirle e tantomeno a scriverle, è un difetto che ho da sempre e mi ha dato soddisfazioni ma anche procurato molti guai.
Comunque oggi qualcosina riesco a partorire, spero non sia troppo noioso!

La scorsa settimana ho sperimentato l’ebbrezza di essere madre di figlia unica, mentre Emma era al camp, ho potuto gustarmi in esclusiva la compagnia di Anita.
Abbiamo ripassato assieme per l’esame di terza media (che per lei si concluderà domani). Ho ringraziato ancora una volta il cielo di non dover più studiare formule matematiche, abbiamo parlato in inglese e francese, ripetuto storia, italiano, geografia e arte. Ma anche riso, guardato sitcom, parlato di moda, comprato smalti e condiviso pettegolezzi. Una pacchia insomma.
Certo Emma mi mancava ma avere solo una figlia, anzichè due che litigano e si beccano tutto il tempo, è stato come essere in vacanza.
Poi a fine settimana Emma è tornata sana e salva e felice dell’esperienza.

La mia secondogenita mi assomiglia molto sia nel fisico che nel carattere. Praticamente un clone. E’ una bella soddisfazione. L’adoro, continuo a spupazzarla anche se ormai anche lei è quasi alta come me.
Parliamo molto e ci divertiamo insieme ma nei passatempi non c’è condivisione. Per amore lei sopporta rassegnata le mie proposte e io le sue. Come ho scritto tante volte, ha gusti maschili. Noiosissimi per me. Adesso, ad esempio, aspetta con ansia di andare a vedere Cars 2 (uno dei film che ho odiato di più) e bastardamente mi sono già procurata un sacco di impegni per i giorni in cui si potrebbe andare a vederlo.

Anita invece ha un carattere diversissimo dal mio, a volte faccio fatica a capire le sue reazioni, non mi assomiglia nel fisico ma è la mia anima gemella nel tempo libero. Con lei sto veramente benissimo, c’è una grande complicità, ma so che la mamma non deve essere amica.
Quindi ho questa nube nera che si staglia all’orizzonte, questa spada di Damocle, questa incofutabile assioma degli psicologi che mi farà pagare tutto con gli interessi.
Aiutooooo!!!!

Summer Camp

Ieri abbiamo accompagnato Emma in una ridente località sulla costa adriatica per una settimana di mini-volley al suo primo summer camp.
Alla sua età anch’io ero andata per la prima volta una settimana al mare da sola.
In colonia dalle suore perchè ai quei tempi non eravamo così fichi da avere i summer camp.
Per me figlia unica, essere in mezzo a tante ragazzine, più grandi era stata un’esperienza esaltante.
Mi ero subito data lo smalto azzurro sulle unghie e quando le suore mi avevano sgridato perchè la vanità era un peccato e non bisognava neppure specchiarsi, mi ero molto stupita e avevo chiesto:
“Neanche nelle pentole?”
A quei tempi c’era la pubblicità di una spugnetta che le rendeva così lucide da specchiarsi e avevo già intuito rimedi da casalinga disperata.
Nonostante la mancanza di feeling con le suore mi ero molto divertita con le ragazze del collegio e quando erano venuti a prendermi i miei genitori, li ho subito accolti con:
“Mi è piaciuto moltissimo, ho capito che essere orfani è proprio bello!”
Forse è colpa di quella frase, o forse no, ma i rapporti con i miei genitori negli anni seguenti della mia adolescenza sono stati un inferno.
Comunque, ieri abbiamo accompagnato Emma al suo hotel: era eccitatissima.
Al bar dell’albergo il barista sembrava un membro della famiglia Addams.
Nella strada dietro all’hotel c’era un mega raduno di biker, fan dell’Harley Davidson. Duri, puri e molto borchiati.
Avrei preferito un raduno di Teletubbies.
Ma sono tranquilla. Abbastanza.
Spero solo che il mio bebè stia bene.