Una serata particolare 2

Dopo molti anni di matrimonio avere una seratina intima è difficile: Sant’ ed io non andiamo fuori a cena molto spesso, ma quando decidiamo di farlo succede sempre qualcosa di molto speciale.
E anche sabato scorso quando siamo andati in un locale di Brera, per una cenetta sushi guardandoci negli occhi, il fato ha voluto che qualcosa di inaspettato suggellasse la serata.
Usciti dal ristorante ci siamo concessi un gelato e una passeggiata, proprio in via S.Marco, prima di tornare alla macchina e guidare verso casa.
Stavamo appunto camminando quando abbiamo sentito un boato fortissimo e poi tutte le luci della strada si sono spente in un colpo solo.
Sant’ (sempre troppo curioso dei fatti della strada quando lo vorrei totalmente coinvolto invece nella conversazione che cerco di costringerlo a fare) si è naturalmente domandato cosa fosse. Invece nel bel mezzo di una recriminazione familiare (era il nostro anniversario: quale momento migliore per rinfacciare tutto quello che non è andato bene in tot anni di matrimonio?) ho solo pensato:
“Sarà mica una bomba?”
Ma è durato un attimo, perchè subito abbiamo girato l’angolo e siamo entrati in auto, dove nella comodità e nella privacy dell’abitacolo ho potuto continuare imperterrita a triturargli le balle con i “perchè io” e “perchè tu”.
Un caso esemplare di slinding doors: se fossimo passati dalla stessa strada 1 minuto dopo e invece di voltare per trovare la nostra auto, avremmo tirato dritto in Via S. Marco, saremmo arrivati verso il numero 33 dove c’è stato il corto circuito. Potevamo passare sopra il tombino sbagliato e saltare per aria!
Magari proprio a metà di una frase in cui sostenevo di aver ragione 🙂

Movie time: Il matrimonio che vorrei


Meryl Streep mi piace molto, l’ho scoperta tardi, nel senso che mi sono appassionata al suo talento solo negli ultimi anni e mi sono riproposta già da tempo di vedere i suoi primi film, come La scelta di Sophie che, ai tempi, mi ero persa. Quindi quando ho sentito parlare di questo film mi sono organizzata per vederlo.
La storia è quella di una coppia di lunga data, dopo 31 anni di matrimonio Meryl Streep e suo marito, interpretato da Tommy Lee Jones (qui per niente fico come appariva invece in Men in black), un ragioniere un po’ frustrato che trovava sollievo e serenità nella routine. Quel monotono e ripetitivo tran-tran domestico che, quasi sempre, uccide lentamente complicità e passione fra i coniugi. Ma regala anche tranquillità perchè non prevede cambiamenti.
Sono andata a vedere il film con Sant’ e avevamo litigato già sulla strada verso il cinema (segno del destino? O effetto collaterale della scelta della pellicola?). Così entrati in sala, immusonita, mi sono seduta sulla poltroncina, tutta obliqua e rigida, per evitare di non sfiorare, neppure con il gomito, Sant’. In questa posizione ero molto vicina a una simpatica e chiacchierona coppia di signore di mezza età che commentava ad alta voce ogni scena, con buon senso tutto al femminile.
Nel film Meryl era infelice perchè il marito non la faceva più sentire amata, desiderata, quando lei gli parlava sembrava non ascoltarla, ecc, ecc. Lui invece, con la simpatica sensibilità maschile, stava bene e quando lei si lamentava pensa che fosse solo una questione di malumore. Magari anche provocato da cause ormonali.
E le signore di fianco a me, gliene hanno dette di tutti i colori!
Meryl peró non voleva rassegnarsi e decideva di tentare il tutto per tutto per scuotere il marito e salvare il matrimonio. Ovviamente reagendo all’americana: all’insaputa di lui aveva prenotato un settimana di terapia di coppia, addirittura fuori città. Il marito prima ha imprecato e si è ribellato all’idea, ma poi ha acconsentito. Cosí i due sono andati a farsi analizzare dallo strizzacervelli matrimoniale.
E qui la pellicola diventava più maliziosa perchè si analizzavano soprattutto i problemi sessuali. Anche le fantasie, alla faccia delle 50 sfumature!
Le mie vicine di posto erano in un brodo di giuggiole, eccitatissime, non stavano mai zitte.
Quando poi sembrava che tra Meryl e Tommy Lee stava per succedere qualcosa di veramente hot, hanno urlato: “Questo capita solo nei film!”
Adesso che vi ho incuriosito, mi fermo qui con la trama: non vorrei rovinarvi la visione.
A me il film è piaciuto, tanto che quando siamo usciti dal cinema ho fatto anche la pace con Sant’!

Una serata romantica

Quando i figli crescono si può uscire senza chiamare la babysitter.
Possono rimanere a casa da sole anche alla sera. E possono portare anche fuori il cane.
La scorsa settimana era l’anniversario del primo appuntamento fra me e Sant’.
In un picco di romanticismo, nella Milano vuota e bollente, abbiamo deciso di celebrare.
Cena? Cinemino? Prima cena e poi film?
Un scelta difficile, anche perchè i ristoranti erano quasi tutti chiusi.
Al cinema ripropongono i successi della scorsa stagione, ma una pellicola interessante l’avevamo individuata.
Allora abbiamo deciso di spezzare la “commemorazione”: quella sera film e appena il nostro ristorante preferito avrebbe riaperto, ci sarebbe stata anche la cena.
Quindi siamo usciti, abbiamo raggiunto il cinema in tempo record, eravamo forse gli unici in città quindi niente traffico e un’overdose di parcheggi gratis (sensazione inebriante). In anticipo abbiamo comprato i biglietti per un film che ci ingolosiva, quattro stellette nelle recensioni, abbiamo avuto anche il tempo di mangiarci un gelato al bar del cinema e finalmente è arrivata l’ora di entrare in sala.
Comodi comodi ci siamo spaparanzati nelle poltroncine, gustandoci i trailer e poi finalmente i titoli di testa del nostro giallo. Prima scena e vedo Sant’ che tira fuori il telefono dalla tasca dei pantaloni.
Stavo per dirgli: “Ti sembra il momento di controllare la posta brutto pirla?”
(sono passati più di vent’anni dal primo incontro)
Ma le parole mi sono morte in gola perchè Sant’ dopo aver bofonchiato qualcosa nel telefono, mi ha preso per mano, dicendo: “Quelle deficienti…non ci posso credere!”
Sono stata trascinata fuori dalla sala prima di conoscere altri dettagli.
“Sono uscite con Lola e al ritorno hanno rotto la chiave nella toppa della serratura”
Sono seguite varie imprecazioni mentre tornavamo a prendere la macchina.
“Ma porca…come hanno fatto…a ferragosto…rimaniamo fuori tutta la notte..e come l’hanno girata quella chiave…alla caxxx l’hanno girata!”
Nella calda e lontana notte del nostro primo appuntamento, nella Milano deserta dei primi anni’90, non mi sarei mai immaginata che vent’anni dopo sarebbe andata così. Lo stesso uomo al mio fianco, le stesse strade deserte, la stessa calura, le stesse zanzare, gli stessi idioti che di notte passano con il rosso, ma anche una casa assieme con l’impossibilità di entrarci.
“E adesso come facciamo? Nel garage ho qualche attrezzo ma bisogna vedere come si è rotta…altrimenti dove lo trovo un fabbro a quest’ora?”
“C’è il papà di un compagno di scuola…ma non siamo tanto amici…magari sono al mare”
“Certo chi vuoi che ci sia la settimana di ferragosto? Poi questa volta devi essere dalla mia parte…perchè tu le difendi sempre!”
“Scusa adesso è colpa mia?”
Vent’anni e passa dopo, il fascino misterioso e intrigante del primo appuntamento si è stemperato. Le barriere sono cadute e le conversazioni sono diventate più dirette e personali.
Siamo riusciti a mandarci al diavolo e contraddirci almeno tre volte prima di parcheggiare sotto casa.
Abbiamo trovato le ragazze e Lola sul pianerottolo con gli occhi bassi. Anche il cane aveva capito che girava male. Abbiamo chiamato il fabbro d’emergenza. Ci è costato come una cena ma almeno, per l’anniversario, siamo tornati a dormire nel nostro nido d’amore.

L’amore ai tempi di Google

La settimana scorsa siamo stati due giorni a Nizza.
Come sa chi mi legge, ho una leggera ossessione con la lingua francese.
Una sera al ristorante Sant’e io abbiamo litigato perchè lui si è rivolto alla cameriera in inglese e mi sono arrabbiata perchè come conseguenza poi ci hanno risposto nella stessa lingua e così non potevo più conversare in francese.
In litigio con Sant’ è rapidamente degenerato: lui mi ha detto che non sono normale e io, offesa, ho risposto che non lo era neanche lui con la sua fobia per le zanzare. Ero fuori tema, lo so, ma volevo comunque offenderlo.
Poi gli ho anche fatto perfidamente notare che visto che siamo stati tantissime volte in Francia avrebbe potuto anche approffitarne per imaprare un po’ il francese anche lui. Mi ha risposto che non ha tutto il tempo libero che ho io (????) e blah…blah….blah…perchè tu…perchè io…. due ore dopo abbiamo fatto la pace anche perchè le mie figlie si erano proprio rotte le scatole di stare con due genitori immusoniti.
Il giorno dopo è tornato il sereno tra noi e da quando siamo rientrati a casa Sant’ ha deciso di seguire il mio consiglio e imparare il francese. La prima parola che gli ho insegnato è stata “cache col”, tanto per darvi un’idea del livello. Ma lui ha deciso di impegnarsi.
Alla mattina lui si alza prima di me e mi lascia un bigliettino vicino alla tazza della colazione.
Primo giorno: Bonjour
Gli ho telefonato per ringraziarlo.
Secondo giorno: Bonjour mon amour
Gli ho telefonato per complimentarmi.
Terzo giorno: Bonjour mon amour bien aimé et merveilleux
Naturalmente mi sono subito riconosciuta nella lusinghiera descrizione ma ho anche cominciato ad avere i primi sospetti.
Qualcosa non tornava, ma l’ho comunque ringraziato. Lui si è schernito: “Sto imparando”
Oggi, il colpo di scena: Je vous souhaite une bonne journée ma chére.

Mi da del voi, usa verbi “strani” e azzecca tutti gli accenti.
Gli ho telefonato: “Google translator?”

Notti da brivido

Nelle ultime sere guardiamo tutti insieme alcuni film ispirati dai romanzi di Agatha Christie: Omicidio sull’Orient Express, Delitto sul Nilo, Delitto al sole. Poi andiamo a letto ancora un po’ eletrizzati dall’atmosfera da thriller. Ieri sera dopo il film, Sant’ ed io ci siamo infilati sotto le lenzuola:
“Buonanotte”
“Anche a te”
Bacio.
Poi mi giro dall’altra parte, inforco la testa nel cuscino per trovare la giusta posizione.
Chiudo gli occhi e sto quasi per addormentarmi quando un grido acuto di Sant’ mi gela il sangue.
Una zanzara? Una zanzara tigre? Una tigre?
Sant’ è particolarmente insofferente agli insetti domestici ma un tale urlo è decisamente fuori misura.
Il Monsieur Poirot che è in me non fa in tempo a materializzarsi che Sant’ (ancora vivo) accende la luce, prende in mano una cosa (che non vedo) e inizia a porconare di brutto.
Molti degli insulti sono rivolti a me.
Non capisco.
Poi mi mostra e urla: “Un ago! Mi sono punto il polpastrello della mano che ho messo sotto il cuscino con un ago! Porc..put..vac…checaz ..!”
“Che strano!”
“Come che strano? In quest’ago c’è attaccato il filo beige!”
“Beige?”
“Il filo con cui hai cucito l’orlo dei miei pantaloni!”
Comincio a ricordare, nel pomeriggio avevo cucito (perchè sono gentile e me l’aveva chiesto più volte) l’orlo dei suoi pantaloni, sdraiata sul letto così intanto mi sono anche data lo smalto sulle unghie dei piedi.
(Mentre si asciugava cucivo)
“Ero sicura di averlo messo via”
“Potevo togliermi un occhio!”
Vorrei rispondergli: “Come Santa Lucia”, ma sto zitta.
Un buon matrimonio si nutre anche di cose non dette.

Honey moon 2

Per festeggiare vent’anni di matrimonio Sant’ e io abbiamo trascorso un romantico weeekend in un confortevole e panoramico hotel sul Lago Maggiore.
Nella nostra mini luna di miele, dopo due decenni dal fatidico “sì”, siamo stati meno coinvolti nella vita di coppia e più propensi ad ascoltare e guardare quello che succedeva intorno a noi.
Ecco qualche esempio…
In un paio di saloni del nostro hotel si svolgeva una festa di nozze.
Mentre prendevo il sole a bordo piscina nel parco dell’albergo Sant’ mi ha chiesto:
“Hai visto il nome degli sposi?”
“No, perchè?”
“Erano scritti su un cartello all’entrata della sala della festa: Andrea e Giacomino!”
“Ma va! Due gay?”
“Sembrerebbe”
“FIco! Come in Olanda e in California!”
“Magari Andrea è la sposa…”
“Sì, come in Germania, dove è un nome da donna…speriamo di no”
“Il primo matrimonio gay in Italia, in questo paesino…strano”
Il mio vecchio spirito da cronista stava risvegliandosi sotto la crema solare:
“Dovrebbero esserci giornalisti, televisioni…andiamo a vedere gli ospiti”
Ci siamo appostati all’uscita del salone dove gli invitati uscivano a prendere aria sudati e provati. Li osservavamo: del genere Elton John un po’ eccentrici neanche l’ombra, la maggioranza era di nonne e zie. Una delusione. Ho spedito Sant’ a controllare di nuovo i nomi, mentre cercavo di sbirciare all’interno del salone per riuscire a beccare eventualmente la coppia nuziale. Non ho avuto fortuna.
E Sant’ è tornato con la delusione dipinta in volto:
“Era Giacomina, la “a” era un po’ piegata, c’era un’orecchia nel foglio!”
“Che palle, che banalità!”

Più tardi siamo andati a cena in un ristorantino ultra-romantico, piccolissimo, in un paesino dell’entroterra inerpicato sulla collina. Menù pesce e una sala da pranzo minuscola, solo cinque tavoli. Luci soffuse e musica soft, un po’ vintage.
Oltre a noi c’era un altro tavolino da due, con una coppietta giovane che tubava.
Dopo poco è arrivata una signora sopra i cinquanta, o anche sotto, un po’ befana, molto truccata con i capelli molto rossi, assieme a una coppia di coetanei dall’apparenza invece molto sobria.
Si sono seduti nell’unico tavolo grande, da sei.
Evidentemente aspettavano amici.
La signora befana per ingannare l’attesa telefonava.
Ha iniziato parlando con voce normale poi gradualmente ha alzato il tono. Sempre di più.
A un certo punto la sua voce ha coperto anche la musica:
“Ma questi dolori all’utero vengono in menopausa e poi vanno via o restano? E le perdite?”
Il marito dell’amica che l’accompagnava è sbiancato e ha cercato di nascondersi dietro la carta dei vini.
La moglie ha preso l’iniziativa e detto gentilmente: “Luisa stai urlando…”
La signora befana non ha fatto una piega: “Sì, me l’han già detto tante volte”
Poi ha continuato a squarciagola: “Ma tu ce l’hai allora le perdite?”
L’amica l’ha guardata male, allora la signora befana si è rivolta direttamente a lei: “E tu?”

W la lagna libera

Dopo anni di lavoro nei giornali femminili, mi sono smazzata una vagonata di inchieste sulla vita di coppia: su cosa vuole lui e su cosa vuole lei, sui litigi più frequenti, sul perchè, il percome e il qualora dei diversi desideri maschili e femminili.
Ho telefonato a centinaia di psicologi per dare autorevolezza alle indagini, ma non ho mai potuto riciclare alcun consiglio a livello personale.

Con Sant’ abbiamo continuato a litigare con una certa regolarità seguendo sempre, come una maledizione, lo stesso schema.
Eccone un esempio: io sono triste/disperata/arrabbiata per una causa esterna.
Mi rivolgo a Sant’ per essere consolata e lui invece di farlo mi spiega perchè non è giusto che sia di un umore così schifoso.
Mi illustra perchè non dovrei esserlo: propone soluzioni e cambiamenti.
Mi dà subito sui nervi perchè vorrei solo essere consolata e coccolata.
Trovare complicità poi eventualmente in un secondo tempo un rimedio.
Glielo faccio notare e lui si offende. Litighiamo.
Alla fine ci mandiamo al diavolo.
Sono ancora più triste/arrabbiata/disperata.

Questo fino all’altra sera quando, alla faccia di tutte le succitate riviste femminili, ho trovato un’ inaspettata soluzione al problema. L’ho scovata guardando Modern Family, la mia sitcom preferita.
Nella puntata c’era una scena in cui un gruppo di signore spiegava a Phil Dunphy, uno dei protagonisti, come trattare con la moglie Claire, quando si lamentava di qualche contrattempo. Anche lui doveva smettere di proporre soluzioni, molto meglio invece ascoltare ed essere semplicemente empatico. Le indicazioni su come risolvere il problema doveva darle, solo più tardi, quando la moglie le avesse richieste.
Altrimenti sarebbe apparso sbrigativo e poco amorevole.
Le sagge signore commentavano che questa reazione propositiva è tipicamente maschile.
Nella scenetta in questione, Phil Dunphy opponeva un po’ di resistenza per adattarsi al nuovo metodo ma, dopo qualche esempio, finalmente imparava.
E naturalmente poi con la moglie le cose andavano a gonfie vele!

Vedere tutto ciò mi ha riempito il cuore di gioia: ho capito di non essere l’unica a desiderare di lamentarmi a oltranza.
Che sollievo! Lagna libera e sdoganata.
Poi si troverà, con calma, una soluzione.
Questa tecnica nel periodo di tensione premestruale è il massimo e non dobbiamo vergognarci.
Gli ormoni maschili fanno scherzi ben peggiori.
Gli uomini vogliono aiutare subito perchè non sopportano le donne lamentose e quindi sperano di censurarle con una bella soluzione alternativa.
O peggio sminuendo il problema!

Non vedevo l’ora di raccontare questa illuminante puntata di Modern Family a Sant’.
Quando l’ho fatto, ha commentato:
“Senz’altro il copione è stato scritto da una donna!”
Ho deglutito serenamente e gli ho mostrato i credit: gli autori sono due, entrambi maschietti.
Tiè!

E voi cosa ne pensate?
Quando vi scende la catena, vi piace essere consolate o preferite tout-court un consiglio costruttivo?