Top post – SEO e dintorni

Scusate l’autoreferenzialità di questo post, oggi me la canto e me la suono…

Ogni tanto guardando la classifica degli accessi al blog mi diverto a scoprire quali siano le parole chiave messe nei motori di ricerca per arrivare ai miei post. E di conseguenza capisco quali siano i post più visti. E le sorprese sono tante: i più letti non sono mai i più commentati e neppure quelli secondo me più divertenti, più impegnati o più vissuti. No, in testa alla classifica ci sono quelli per cui, più o meno inavvertitamente, ho scelto il titolo più accattivante. Quindi per aumentare il traffico, non bisogna fare come un sito che vendeve prodotti per l’infanzia e per aumentare gli accessi, fra le meta keywords aveva messo astutamente quella parola volgare molto comune che definisce un atto sessuale di tipo orale, ma ci sono alcune parole, famose o alla moda nel momento, che aiutano.
Infatti il mio post più letto è quello sul Grinch, cliccatissimo ogni Natale ma, stranamente, anche tutto il resto dell’anno!
Poi c’è quello contro la violenza alle donne, di questo sono contenta. Poi e qui cambiamo genere, quello sul crumble, sciamana (come curare la tosse secca con la cipolla tagliata), altre parole googlatissime (e la mia soddisfazione è massima perchè sono cattiva) è “Sarah Jessica Parker è cessa”, poi un estivo le vacanze in Scozia con i bambini e ultimamente nelle due settimane appena passate, in testa alla hit c’è “nuove prospettive”, cercato anche da un utente che veniva dalla Camera dei Deputati (non sto scherzando, giuro che è vero: siamo messi forse ben peggio di quello che immaginavamo!) e ha trovato il mio post sull’albero di Natale appeso al soffitto.
L’Italia per uscire dalla crisi deve cambiare, deve trovare appunto nuove prospettive e chi ci governa, non avendone un’idea, dà un occhiatina in rete per avere spunti.
 

Ancora un po’…poi basta

Visto che siete state così carine ieri e sarà un lungo weekend, soprattutto a Milano dove scappano tutti, vi lascio un altro pezzetto del romanzo da leggere. Questo è un dialogo fra le altre due protagoniste, la mamma Isabella (quaratasei anni ben portati) e Angelica (ventidue, che sta con Mauro quarantotto, ohibò…)

Isabella è appena uscita dal parrucchiere, camminando si specchia soddisfatta nelle vetrine. Questa volta finalmente la sua hairstylist ci ha proprio azzeccato con la tonalità dei colpi di sole.
E’ quasi ora di pranzo, telefona ad Angelica per chiederle se vuole mangiare con lei.
“Ciao, sono in centro. Ti va di farti un sushi con me?”
“Ma veramente non posso, sono appena tornata dalla palestra…mangio qualcosa qui in casa e poi passa Marta a prendermi e andiamo a cercare dei libri”
Il buonumore di Isabella, dovuto alla gioia di avere dei capelli perfetti, si è disintegrato in un attimo.
“Marta? Quella punkabestia?”
“Mamma, sono affari miei, ciao e buon sushi!”, Angelica cerca di tagliar corto ma sua madre continua a urlarle nel cellulare e lei è troppo educata per chiudere in tronco.
“No, sono anche affari miei! Non devi perdere tempo a uscire con quella pezzente”
“Marta è l’unica amica della mia età che posso frequentare, con lei mi diverto. Non riesco a stare sempre con gente vecchia come gli amici di Mauro!”
“Certo, stai con la tua amica intellettuale dei centri sociali, vedrai quanto ci guadagni”
“Se vuoi saperlo mi voglio ri-iscrivere all’università, per questo dobbiamo andare insieme a cercare dei libri”
“All’università?”, Isabella non riesce a trattenere un urlo scandalizzato.
E’ in via Montenapoleone quasi nei pressi di Gucci, una coppia giapponese che sta per entrare nella boutique si volta a guardarla con stupore.
“Certo, ho frequentato un anno e voglio riprendere, che male c’è?”
Isabella decide di rimandare la sosta da Gucci che era in programma.
“Non mi hai rimbambito fin da piccola con i corsi privati di inglese? Con le au-pair sempre tra le balle? E allora non pensi che una laurea in lingue mi possa anche essere utile?”, la voce isterica e l’atteggiamento sfrontato di Angelica devono essere bloccati con una offensiva pronta, non basta una conversazione casuale mentre entra in boutique.
Perciò passato Gucci, Isabella attraversa velocemente la strada all’altezza del bar Cova. In Via S.Andrea gira subito al primo isolato a destra, in una vietta laterale dove potrà parlare e se è il caso anche urlare senza dare troppo spettacolo.
“Cosa c’è di male nel prendersi una laurea?”
Angelica non è mai stata così aggressiva. Non è nella sua natura. Isabella si chiede se per caso sua figlia abbia fatto un tiro di coca. Sa che Mauro ogni tanto ne usa, ma sapeva anche che Angelica non era affatto entusiasta di questo vizietto. Che le cose siano cambiate?
La coca, oltre al cervello fa danni mostruosi alla bellezza, non è certo il caso di rischiare. In casa ne hanno sempre parlato apertamente, portando numerosi esempi di amiche che si sono rovinate il naso e non solo quello.
“Angelica hai pippato?”

Affari d’amore


Questo è il titolo del mio romanzo che uscirà fra un meno di un mese. Spero che la copertina vi piaccia. La prossima settimana farò il giveaway, sto anche preparando un restyling del template del blog che mi sembra troppo spoglio. Per tenervi compagnia nel frattempo vi anticipo due piccoli brani del libro in cui vi presento due delle quattro protagoniste (le cattive che sono le mie preferite!) poi seguiranno le altre due.

La nonna
A settanta anni, Beatrice non può permettersi di rischiare un rovescio di fortuna, vuole essere tranquilla per questo deve tenere i suoi risparmi investiti in qualcosa di sicuro e redditizio. Vivere bene costa sempre di più e a Beatrice vengono spiacevoli momenti d’ansia.
Soldi maledetti soldi: per tutta la vita sono stati il problema numero uno.
Beatrice ne ha avuti tanti ma ha sempre convissuto con il terrore di perderli. Con la paura di tornare nella situazione precaria in cui era da giovane, quando l’unica cosa su cui poteva veramente investire era la bellezza.
A diciassette anni, faceva l’apprendista parrucchiera nel negozio più elegante del suo paese, Bordighera. Ma Beatrice era convinta che il suo destino non fosse di continuare tutta la vita a fare shampoo e meches, ma piuttosto emulare lo status delle clienti più ricche e invidiate del negozio.
Visto che tutti le ripetevano quanto fosse bella, il primo passo per poter brillare in un universo più ampio fu partecipare al concorso di Miss Muretto ad Alassio.
Lo vinse, si guadagnò la foto sui giornali locali e anche un bel po’ di attenzione maschile.
Trovò un fidanzato impresario più anziano di lei ed entrò, anche se dalla porta di servizio, nell’ambiente dello spettacolo.
Il primo passo decisivo fu il trasferimento a Milano con il fidanzato. A quei tempi la concorrenza nel mondo delle soubrette era meno agguerrita, tanto che Beatrice riuscì anche ad avere qualche particina muta e naturalmente svestita, negli sketch dell’ambitissimo Carosello.
Però i casting erano stressanti e spesso finivano come dice la leggenda hollywoodiana: sul divano del regista o produttore.
Allora Beatrice, che era una ragazza pratica e cinica, decise che era più funzionale usare l’arma del sesso per trovare qualcuno che la mantenesse tout court.
Eliminando tutta la parte finto-artistica della faccenda.
Diversamente da tante altre colleghe, a Beatrice non importava diventare famosa, interessava solo essere ricca.

La nipotina
Il rapporto di Viola con il cibo è sempre stato strano: fino a dodici anni voleva mangiare solo cose rosa. Un’ossessione cromatico-gastronomica. Da piccola era una grande fan di Barbie e, forse per osmosi con la sua bambola, si nutriva esclusivamente di gamberetti, salsa cocktail, prosciutto cotto, mortadella, cupcakes e yogurt alla fragola.
Sua madre era abbastanza preoccupata e aveva preso una tata che faceva dei deliziosi tortellini panna e prosciutto che, anche se non erano proprio della tonalità giusta, qualche volta la ragazzina si degnava di provare.
Poi finalmente la svolta, con la pubertà Viola era sbocciata, aveva perso la goffagine dell’infanzia per trasformarsi in una ragazzina molto intrigante.
Prima era alta e spigolosa, complessata perchè odiava i suoi capelli rossi e ancor di più le lentiggini.
In una famiglia di bellissime soffriva, sentendosi il brutto anatroccolo di casa. Quella che non se la sarebbe mai filata nessuno.
Ma dopo i dodici anni guardandosi allo specchio, aveva scoperto che anche lei poteva piacere.
La nuova Viola era nata: abbastanza sicura di sè da essere ribelle, da mettere finalmente in discussione il credo di casa: l’idea che vivere senza padre sia solo una benedizione. Perchè a Viola il fatto di avere una famiglia diversa dalle altre aveva sempre procurato una sensazione strana. Un pernicioso malessere che da piccola non riusciva a decifrare.
Quando alle feste e alle recite della scuola, tutti gli altri bambini avevano oltre alle mamme anche i padri e i nonni pensava che questi uomini servissero solo a filmare e a fare foto.
Poi si era resa conto che non era solo quello il ruolo dei maschi adulti e aveva cominciato a far domande.
La nonna aveva tagliato corto dicendo che loro senza rompiscatole in giro per casa erano più fortunate e comunque quando gli uomini servivano si potevano sempre reperire.
E se ne voleva uno, magari un fotografo, per la festa di fine anno scolastico avrebbe cercato di procurarglielo.

Contro la violenza alle donne


Il peggior nemico delle donne è il silenzio. Il silenzio e la vergogna. Perchè le donne vittime di violenza e prepotenze spesso non vengono allo scoperto, non denunciano i propri persecutori/aguzzini non soltanto per timore delle ritorsioni ma perchè si vergognano. Quasi che fossero loro le colpevoli. Loro che in fondo meritano di essere maltrattate. Invece bisogna parlare, denunciare e se si è in una relazione malata, darsela a gambe. Subito, alla prima avvisaglia. Abbandonare il “mostro”. La sindrome della crocerossina non paga mai. Gli uomini che picchiano le donne non si salvano con i lividi sulla pelle delle vittime.
I violenti devono risalire da soli (con l’aiuto di una terapia) dal proprio abisso.
Oggi in Italia, purtroppo, le cifre sullo stalking e sulla violenza verso le donne sono preoccupanti.
Una delle cause è senz’altro culturale: il rispetto verso le donne non è uno dei punti più forti della nostra realtà, l’immagine femminile è troppo spesso svilita (evito di ripetere le solite frasi su quello che ci vomitano addosso in tv e nella pubblicità) e l’aumento dell’indipendenza femminile è indigesta a molti. Perchè troppi mariti separati diventano violenti? Quarant’anni fa i matrimoni non si sfasciavano perchè le donne sopportavano molto di più. Ora le donne sono più forti e dicono basta davanti a un’unione che le rende infelici. Sfidando rischi di ritorsione, infatti ci sono uonini che vivono la fine di un matrimonio come un affronto e incapaci di rielebarare l’evento reagiscono applicando la legge del più forte. Con la violenza. I fatti di cronaca sono la triste testimonianza di questi eventi.
E la crisi economica che stiamo vivendo non aiuta certo a coltivare equilibrio e serenità. Ma la mancanza di rispetto verso le donne non è legata al ceto sociale, purtroppo è trasversale: i picchiatori sono anche abbienti, laureati e di buone letture. Un po’ di tempo fa per un’inchiesta sul settimanale femminile dove lavoravo, avevo intervistato una signora, sui 45-50 anni, che mi aveva raccontato la sua storia.
Per un certo periodo aveva avuto un compagno meraviglioso, un uomo di una decina d’anni più giovane di lei, un brillante manager divorziato, l’amante che tutte vorrebbero. Passionale, tenero e generoso. Questo nei primi tempi. Dopo qualche mese, quando il legame si era fatto più saldo, la trasformazione: con scuse banali cambiava improvvisamente umore, diventava violento e la picchiava. Poi, “affranto” chiedeva scusa. Lei perdonava e dopo qualche settimana di pace, un nuovo “incidente”. Più il tempo passava più gli incidenti erano ravvicinati. Alla fine questa donna, con l’autostima sotto i tacchi e la pelle martoriata, non ce l’ha fatta più ed è riuscita, con grande sofferenza, a mandarlo via.
Mesi dopo, ha scoperto che questo verme era un picchiatore seriale, ha conosciuto un’altra donna, della stessa età e simile a lei, che aveva avuto lo stesso genere di relazione con quell’uomo. Anche lei picchiata e calpestata per i motivi più futili. Nessuna delle due l’ha denunciato per vergogna. Probabilmente questo essere immondo è ancora in giro a far danni. Forse. Chissà quali fantasmi aveva lui nella testa. Chissà come era sua madre, che traumi ha avuto da piccolo per diventare così. E il padre era, per caso, un puttaniere?
Per far diminuire il numero di personaggi così orrendi ci vuole una rivoluzione culturale ma anche l’impegno dei genitori perchè i picchiatori di domani sono i bambini di oggi.

Questo post partecipa al blogging day contro la violenza organizzato da AIED.

Viva Biancaneve

Ieri l’altro quando sono andata al cinema con gli amici di Emma abbiamo visto Biancaneve.
Mi è piaciuto molto. Bella la scenografia, stupendi i costumi e incisivi i dialoghi, rimasti miracolosamente tali anche nel doppiaggio. Julia Roberts nella parte della matrigna è cinica e simpatica. Se da piccola leggendo la favola mi identificavo con Biancaneve, ora passati molti anni, condivido molto di più le problematiche della matrigna. Quando le creme anti-age non danno più i risultati promessi, è inutile illudersi, non rimane che la magia. Del bisturi, del botulino e in questo caso del perfido incantesimo. La povera matrigna nei momenti no, quando si guarda allo specchio si deprime anche perchè sembra Sarah Jessica Parker (scavando un po’ il viso di Julia Roberts e aumentando le occhiaie il risultato è quello).
Poi è attualissima la governance del regno fatato, uguale identica a quella dei nostri politici: aumentare le tasse e raccontare fandonie per raccogliere fondi destinati al loro personalissimo benessere. I nani sono un po’ mascalzoni suscitano comunque più empatia di quelli da giardino della Disney, il principe è un un bel manzo un po’ tardo come tutti gli aristocratici, mentre Biancaneve è carina e ribelle. La interpreta Lily Collins, ventiduenne figlia di Phil, però dalle sopracciglia, sembrerebbe invece figlia di Elio delle Storie Tese. Non sono la sola ad averlo notato, infatti in rete ci sono vari forum e anche una pagina FB dove si discute sull’opportunità di farle fare la ceretta (purtroppo non è un problema che si possa risolvere con le sole pinzette!).
Però verso l’epilogo, anche Lily è imbellita: si è fatta la frangetta e assomiglia ad Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. Il regista è indiano e, come potete vedere dal video, ci ha regalato questa bellissima e divertente scena in puro stile Bollywood. Adesso mi compro anche il singolo perchè mi mette di buon’umore!

Giveaway del romanzo Le difettose


La maternità comincia prima nella testa che nella pancia. E il desiderio di un figlio può diventare così forte da trasformarsi in un’ossessione. Specialmente quando non arriva. Ai miei tempi avevo tentato inutilmente di rimanere incinta solo per un anno e mezzo ma un po’ l’ho sperimentata questa febbre. Forse anche per questo ho particolarmente amato Le difettose il romanzo di Eleonora Mazzoni, in cui l’autrice descrive l’odissea della ricerca di un figlio a tutti i costi. Il viaggio nel pianeta della procreazione assistita, dove le donne che sognano il pancione si sentono appunto meno “giuste” delle altre, le mamme toutcourt, le superfertili. Si pensano appunto difettose. E proprio per questa sorellanza (come succede sempre fra le donne quando sono in difficoltà) instaurano fra loro una grande affettuosa complicità, si sostengono a vicenda, comunicano anche con un linguaggio speciale. Loro sono “le fivettare”, i rapporti sessuali nei giorni fertili diventano “i compitini”, le mestruazioni “le maledette” e l’augurio più sincero è “in becco alla cicogna”.
Eleonora Mazzoni riesce a raccontare questo mondo dosando sapientemente leggerezza e introspezione. Mixando scienza e superstizione. Perchè chi vuole farcela a tutti costi non si ferma davanti a niente e le prova tutte: dagli espertoni della medicina agli sciamani, passando per la religione. La ricerca di un bebè oggi è un business fiorente e c’è sempre qualcuno disposto a venderti la formula “bimbo-in-braccio”.
Ma proprio perchè la maternità non è solo una questione di ovaie pimpanti, l’autrice ripercorre anche il proprio vissuto, la sua esperienza di figlia e nipote. E anche qui mi ha coinvolto e divertito, perchè usa il dialetto romagnolo che mi ricorda l’infanzia. Per esempio, un’overdose di piadine pare faccia miracoli…ma adesso smetto di raccontarvi la trama perchè vi rovinerei la lettura. Infatti se volete una copia del libro, partecipate al giveaway: lasciate un commento e rilanciate sul vostro blog, Facebook o twitter. Avete tempo fino al 22 aprile.

Ascoltando in giro


Nei giorni di solitudine in cui sgobbavo, nell’ora d’aria mi concedevo qualche passeggiatina con il cane o una puntatina al mercato rionale per fare la spesa.
In queste amene occasioni ho fatto due incontri fulminanti. Più o meno.

L’orco
In giro con Lola nel parco sottocasa. Oltre a me c’era una coppia di due “signori” che pascolavano e parlavano. Per essere precisi solo uno parlava, e anche a voce molto alta, l’altro era il confidente e si limitava ad ascoltare.
Quello che parlava era bello come un orco.
Come un orco più brutto, sgraziato, alto e molto più antipatico di Shrek.
Questo simil orco si lamentava dicendo con rabbia:
“Sono tornato a casa e l’ho trovata lì che stirava e stirava”
L’amico non sembrava molto partecipe e deve aver detto qualcosa come: “Ah”
“Stirava ed era tutta accaldata e sudata”
“…poi si doveva cambiare e fare la doccia”
Ho pensato che, considerata la sua età, stesse parlando della badante.
Poi però al secondo giro (la passeggiata in questo parco ha un itinierario circolare), l’orcone era ancora più accalorato nello sfogo e urlava:
“Non è che io non voglia trovare qualcosa di stirato”
E infatti, ho pensato, quasi tutti i mariti, anche non orchi, amano le camicie stirate.
Ma l’orco poi ha anche aggiunto: “Quando torno a casa, non la voglio vedere lì sfatta e sudata…”
“Eh, no”, deve aver convenuto il compare.
“Mia moglie la voglio trovare vestita, sorridente e anche vestita un po’ sexy! Porcavacca!”

La psicologa
Al mercato al mio banchetto delle verdure preferito aspettavo di essere servita, la cliente davanti a me era una giovane signora che urlava al cellulare:
“No, non mi disturba….mi dica ….guardi in casi come il suo…”
Poi confidenzialmente, a voce più bassa, verso il fruttivendolo:
“Ancora due finocchi”
Di nuovo al cellulare: “…dicevo…quando un uomo lascia la sua compagna agli ultimi mesi di gravidanza…”
Poi rivolgendosi ancora al fruttivendolo sorridendo amabilmente:
“Sì, anche quegli asparagi. Poi sono a posto, grazie”
Nel cellulare invece:
“…qui invece con quello che lei mi racconta, mi dispiace, non me la sento di dare un giudizio totalmente negativo…”
Sono rabbrividita e ho pensato che, anche in caso di bisogno, sia sempre comunque più saggio chiamare lo psicologo sul telefono fisso!

Rieccomi!!!!!

Come promesso, sono tornata. Avevo detto primavera e oramai era caldo come in estate. Poi è tornato freddo come in inverno, ma comunque adesso sono di nuovo qui. Anche un po’ emozionata.

Venerdì scorso ho consegnato il manoscritto (che si chiama ancora così alla vecchia maniera) Sono stata puntualissima, io ritardataria cronica, quindi mi complimento da sola. Dovrebbe essere in libreria il 22 maggio, Santa Rita (l’unica santa mia amica quindi speriamo bene).
Ho lavorato con disciplina anche se ci sono stati momenti duri. Murata in casa.
Non aprivo la posta, ne FB e twitter pochissimo.

Ho vissuto giorni difficili. Ad esempio, quando dovevo scrivere le scene d’amore. Nei romanzi di solito queste scene fanno ridere (almeno a me) quindi non scadere nello scontato e nel banale è stato piuttosto difficile, il fantasma di Harmony è sempre dietro l’angolo.
Invece credo di aver dato il meglio nelle scene di cattiveria, molto più divertenti da raccontare! Anche perchè qui si possono sfogare i sentimenti negativi e il cinismo dell’autore. Un altro grosso dubbio mi è venuto un giorno quando la scena si svolgeva in un certo luogo, in cui l’arrivo dei protagonisti era stato descritto: avveniva quello che doveva avvenire e poi mi chiedevo se potevo lasciare lì i miei personaggi o li dovessi riaccompagnare a casa.
Quasi fossero i miei bambini.
Invece poi ho deciso di usare l’escamotage più bello: cambi scena, salti una riga e chissenefrega.
Fateci caso nei libri che leggete, quando si cambia situazione nello stesso capitolo si salta sempre una riga. E’ una figata per chi scrive.
E poi c’è la consecutio temporum, sempre pronta a fotterti!

Poi circa un mese fa avevo una gran paura di ammalarmi, anche se stavo benissimo, perchè avrei perso dei giorni di lavoro e non potevo permetterlo. Un’altro timore riguardava il computer: se si rompeva e perdevo tutto? Se arrivava un ladro a rubarlo? Un fulmine a incenerirlo?
Ho fatto il back up ma ero comunque terrorizzata.
Poi mi veniva sempre in mente un film (Duplex in cui il protagonista scriveva un romanzo (scriveva in una specie di Starbucks perchè a casa sua c’era troppo rumore) e poi proprio quando l’aveva terminato, tornando a casa, inciampava, il computer gli cadeva in una pozzanghera e addio lavoro! Qui non piove da una vita ma non ero ugualmente tranquilla.

Invece finalmente la settimana scorsa sono andata a letto felice, pacificata, pensando “adesso posso anche morire”, perchè tanto ero a metà dell’ultimo capitolo e il finale avrebbe potuto metterlo anche qualcun’altro. Poi comunuque il postumo vende sempre tantissimo!
(insomma qualche danno al cervello il troppo lavoro l’ha fatto, ma spero di riprendermi presto)

* questa meraviglia di cupcake primaverile naturalmente non l’ho fatta io, l’abbiamo comprato per il compleanno di Anita che nel frattempo ha compiuto 15 anni.

Arrivederci a primavera

Credevo di farcela, di avere il tempo di lavorare al mio romanzo, aggiornare il blog e frequentare la rete. Oltre naturalmente a smazzarmi tutte le altre incombenze familiari che mi toccano. Ma purtroppo non è così. Non ho tempo per far tutto e quindi visto che devo rispettare un contratto che ho firmato e dar da mangiare alle mie figlie, l’unica attività che non mi porta grane legali (pagamento di penali o perdità della… matria podestà?) se bigio un po’ è il blog e perciò, con grande rammarico, sacrifico questa.
Mi dispiace ma devo prendermi un mesetto o più di aspettativa, ci riaggiorniamo a primavera, verso fine marzo. Fate le brave e non dimenticatemi 🙂

Nel frattempo vi lascio come souvenir la scheda del romanzo…

Una famiglia di bellissime senza scrupoli vede gli uomini solo come polli da spennare finchè non si imbatte in quello pericoloso che fa sballare il budget.
Tre generazioni di donne disposte a tutto per vivere nel lusso. La nonna, reginetta di bellezza d’antan, è la matriarca e con il suo carattere volitivo e cinico detta legge. Ha addomesticato figlia e nipoti al credo di famiglia: meglio non lavorare ma cercare uomini sponsor, da compiacere e sfruttare. Relazioni senza emozioni e sentimenti per non rischiare di perdere il controllo e di conseguenza anche il reddito.
Ma un giorno irrompe un elemento destabilizzante: una delle nipoti si innamora. Il suo cuore congelato dal cinismo delle regole familiari comincia a sciogliersi per un bel barista, giovane e spiantato. Uno scandalo, per mamma e nonna che non tollerano questo sciagurato cambiamento di rotta e tentano in ogni modo di riportarla sulla “retta” via.
La ragazza abdicherà nel nome dell’interesse familiare o si toglierà gli anelli di Pomellato per preparare insalate nel bar del suo amore?

Le nuove voglie irresistibili

Mi è appena arrivato questo comunicato stampa in cui si riporta un’analisi che fa un po’ paura…

Twitter, Facebook e email creerebbero più dipendendenza di alcool e fumo secondo uno studio della University of Chicago Booth School of Business dimostra che nonostante il sonno e il sesso restino gli impulsi più forti nell’adulto, la voglia di utilizzare strumenti di comunicazione multimediale sono richiami ai quali non si riesce a resistere.
La cattiva notizia è che secondo un nuovo studio che ha misurato i vari desideri e il loro manifestarsi nella vita quotidiana, gli impulsi legati al proprio lavoro e all’ intrattenimento sul web avrebbero la meglio sull’autocontrollo.
Nello studio sul controllo del desiderio, sono stati fatti indossare a 205 adulti dei dispositivi che hanno registrato un totale di 7.827 segnalazioni giornaliere sulle loro voglie e desideri. La voglia di dormire e di fare sesso si son manifestati i desideri più forti, mentre la voglia di utilizzare strumenti di comunicazione multimediale e i desideri legati al lavoro, si son dimostrati i più difficili da resistere.
Nell’immaginario comune, il tabacco e l’alcool sono sostanze creanti forti dipendenze, eppure, lo studio ha dimostrato che i desideri associati a queste due sostanze sono stati i più deboli di tutti. Un’altra sorpresa per i ricercatori: il sonno e le attività legate allo svago rappresenterebbero le voglie più problematiche, in quanto esisterebbe “una tensione molto forte tra l’istinto naturale di riposo e la moltitudine di obblighi lavorativi e doveri della vita quotidiana”, spiega il Professor Wilhelm Hofmann autore di questa ricerca.
Inoltre, lo studio ha riconfermato i risultati di ricerche fatte nel passato, dimostrando che più frequentemente e recentemente si ha resistito a un desiderio, meno successo si avrà a resistere alle voglie successive. Quindi, con il passare del tempo, la forza di volontà diventa sempre più debole, e gli sforzi per autocontrollarsi hanno più probabilità di fallire,
Gli effetti dell’indebolimento della forza di volontà spiegano anche perchè cosi tante persone hanno problemi a resistere alla golosità — più resistono al cibo malsano, e più ne hanno voglia.


Voi cosa ne pensate? E’ roba da americani o ci siamo già dentro anche noi fino al collo?

Ultimamente, oltre a controllare compulsivamente le mail, non so resistere a certi biscottini al cioccolato e davo la colpa al rigido inverno e invece pare che non sia così…comunque per consolarmi penso che ho anche qualcosa di sano: una gran voglia di dormire!

Quando arriva il terzo?

A maggio. Dopo una lunga gestazione, il concepimento è avvenuto la scorsa estate, il mio prossimo libro uscirà in primavera, a maggio, appunto. Lo sto scrivendo e anche per questo, ho latitato così tanto in quest’ultimo anno dal blog.
Non sarà la continuazione di Una mamma da URL ma un romanzo totalmente diverso: una storia d’amore.
Non ci saranno storie di blogger e nemmeno di mamme. Un vicenda di orfanelli senza il wi-fi?
Non proprio, i legami famigliari ci sono, le protagoniste sono quattro donne: nonna, mamma, nipote e nipotina. Posso solo dirvi che la nonna è una ex-gran gnocca, una velina primordiale, diva del Carosello negli anni’60.
Molta ironia, un po’ di antropologia, amore (contrastato altrimenti non vende), sesso (sto decidendo adesso quanto
dettagliare) e …ancora un sacco di lavoro da fare. Quindi nei prossimi due mesi devo murarmi viva in casa a scrivere.
Appena possibile svelo qualcosa in più e presto metterò anche un paio di brani per solleticarvi l’appetito.

(foto cortesemente fornita di Agrimonia un annetto fa)

Man or Muppet?

Siamo andati al cinema a vedere il film dei Muppets, mi è piaciuto moltissimo. Anche se dal telegiornale ho saputo che il proposito numero uno deggli americani per il 2012 è mangiare bene e fare esercizio, (e a S.Francisco molti fanno jogging) sedersi in un cinema americano è come passare due ore in friggitoria. L’odore degli snack è prepotente e nauseante: tutti mangiano di tutto, e i megacestelli di popcorn che vendono nei cinema italiani sono roba da weight watchers a confronto.

Il video, “Am I a man or a Muppet” secondo me rappresenta una grande metafora della condizione attuale dell’animo maschile, in giro ci sono molti pupazzoni che continuano a negare l’evidenza!

California holiday

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L’avevamo deciso quest’estate per festeggiare i 20 anni di matrimonio che abbiamo sul groppone, Sant e io abbiamo pianificato di tornare sul luogo del delitto, cioè ripercorrere parte della nostra honeymoon e quindi eccoci qui a S.Francisco.
Siamo arrivati, dopo undici ore di volo da Londra, il pomeriggio del 24. Abbiamo dormito come ghiri e, grazie al jetlag (9 ore di differenza) ci siamo svegliati arzilli come non mai alle 4 del mattino della mattina di Natale. Per far colazione in albergo abbiamo dovuto aspettare fino alle 6 e poi alle 8 eravamo in giro di nuovo affamati come non mai.
Anche in centro città era tutto chiuso, l’unico locale aperto era una sorta di Starbucks taroccato pieno fino all’inverosimile. Pieno soprattutto di homeless, gli unici che come noi a quell’ora non sapevano dove rifugiarsi. Nello stile delle “nuove caffeterie” americane anche in questo posto c’erano divani e poltrone dove gli avventori potevano godere del servizio wifi gratuito. Quindi tutti tendevano a stare piazzati il piú a lungo possibile davanti alla loro tazzona di caffè. Dopo un po’ di attesa anche noi siamo riusciti a sederci, il mio caffè aveva una temperatura lavica ma il pan banana era buonissimo. Seduto nel divanetto con noi c’era anche un tizio che probabilmente era il “separato in culla” di Freddy Krueger, l’eroe dei film horror, ma noi abbiamo fatto finta di nulla e nessuno ha urlato. E anche Freddy devo ammettere che nonostante il cappuccio e lo sguardo truce, parlava da solo, ma sottovoce e non dava fastidio.
Comunque a parte gli scherzi, il numero degli homeless in città è veramente impressionante, alcuni anni fa c’era addirittura per loro un servizio navetta, che dalle periferie alla mattina li portava in centro, dove potevano trovare piú cose nei bidoni e mendicare meglio con i turisti, mentre se rimanevano nei sobborghi avevano meno da fare ed era più facile che facessero baruffa fra loro. Alla sera poi la stessa navtetta li riportava “a casa”.
In questi giorni peró ho notato che molti vanno in giro con un carrello della spesa per trasportare le loro poche cose, quindi immagino che purtroppo ormai abbiano tagliato anche la navetta.

La mattina di Natale dopo la colazione siamo andati al Golden Gate Park, la giornata era bellissima, calda e soleggiata e proprio nella zona del Japanese Garden abbiamo scoperto questo “corso di swing gratuito” dove un paio di ragazzi ogni domenica a mezzogiorno insegna a ballare boogiewoogie. I ballerini erano persone di ogni età ed etnia, veramente stupendo.
Poi a fine corso c’era anche la cioccolata calda gratis!

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Cercherò di aggionare al piú presto, nel frattempo Happy New Year a tutti!

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