Showbiz de noantri

Stiamo andando alla lezione di nuoto. Emma, mentre parcheggio, rompe il silenzio:
“Avril Lavigne ha il sorriso più brutto dei vip”
Mi sembra quasi di accompagnare a nuoto il caporedattore di Novella 2000 anzichè mia figlia.
“Emma cosa stai dicendo?”
“L’ho sentito da Anita…sai Avril Lavigne ha i canini come un vampiro.. ” e ridacchia.
“Mamma pensi Avril Lavigne si droghi?”
“Non sono sicura, ma non credo”
“Britney Spears però sì…”
“Non so, forse … di solito si ubriaca”
“E quella di Herbie, cosa fa quella di Herbie?”
“Beve, sfascia le macchine…” Emma si riferisce a Linsday Lohan perchè era la protagonista del remake della storia del Maggiolone Herbie.
Mia figlia annuisce con disapprovazione mista a soddisfazione.
Un po’ di tempo fa, lei e Anita fa avevano visto su un giornale la foto di Britney Spears rapata a zero e avevo impartito una lezione sul cattivo comportamento delle bad-girls di Hollywood.
Un specie di gossip pedagogico: non si cerca la fama a tutti i costi per poi bruciarsi in droga-alcool-rock n’ roll. Era piaciuto molto.
Così ogni tanto si rinvanga: chi si annienta e chi no.
“E Madonna, mamma, Madonna si droga?”
Emma incalza, cerca tossici, sembra voglia riempire S.Patrignano.
“Non credo, ha già una certa età, non se lo può permettere. Deve tenersi in forma: mangia sano e va in palestra…come me”
“No mamma, tu non sei come Madonna, sei meglio”
Ogni scarafone vede bella mamma sua, anche nello showbiz.

Ragazze toste


Con Emma non si può fare una sosta un’attimo in casa per la merenda, per prendere la borsa di nuoto, per cambiarsi d’abito. E’ pericoloso perchè si rischia di rimanere invischiati à la maison per ore. Infatti appena in casa lei comincia a costruire, legare, appicciare, si traveste da guerriero. Non riesce a stare un attimo tranquilla e poi quando è ha metà dell’opera protesta se deve uscire e quindi interrompere il fantasmagorico progetto iniziato. Di solito reagisco con un urlaccio da mamma retrograda. Ora non succederà più, lo giuro.
Dopo aver visto il video qui sopra che promuove un libro bestseller negli Usa che si intitola The daring book for girls- Le cose pericolose da fare per le ragazze- sono l’orgogliosa madre di una bambina di tendenza. Questo manuale infatti promuove “i giochi da maschi” per le bambine: segare le assi di legno, arrampicarsi sugli alberi, fare esperimenti esplosivi, giocare a fare la lotta, ecc. Il massimo oggetto del desiderio per queste ragazzine è il coltellino svizzero. Emma me lo chiede da anni ma non l’ha mai avuto perchè è troppo pericoloso. Ne ho comprato uno di plastica da Immaginarium e probabilmente l’ho offesa a morte.
The daring book for girls è la risposta femminile a The dangerous book for boys, un manuale che riproponeva i giochi più classici da maschio ed è stato tradotto anche in Italia. In un mondo di Winx e Barbie-wanna-be è bello che anche per le bambini soffi un vento di avventura. Nell’articolo di D di Repubblica su questa tendenza si dice anche che le ragazzine toste purtroppo già esistono e infatti le bulle, violente e moleste, stanno aumentando ovunque.
Credo, però, che il prototipo e la psicologia della bulla sia più vicino a quello di una velina frustrata che di un’indomita piratessa. Almeno lo spero.

Manovre eco

Dopo il successo transoceanico (un po’ di self promotion non guasta mai) del post “lavanoci”… se c’è ancora qualcuna che non si è convertita al bucato verde, ecco un’altra dritta. Si chiama “pallalinda” ed è una palla che contiene quattro diversi tipi di ceramiche naturali che si combinano e completano a vicenda per un bucato a mano o in lavatrice. Ceramiche che sembrano magiche: una è antibatterica e antimuffa, un’altra trasforma il cloro in acqua ossigenata, un’altra ancora agisce sulla durezza dell’acqua e l’ultima “lavora” il ph del’acqua portandolo allo stesso livello del detersivo. Si perchè con “pallalinda” il detersivo si usa ma solo il 10% per il bucato normale e il 30% in quello molto sporco. Quindi si inquina poco (meno chimica e meno imballaggi) e si risparmia sull’acquisto dei prodotti.
La “palla magica” si ricarica lasciandola al sole per due-tre ore, una volta al mese. E si può acquistare alle fiere eco tipo “Fa’ la cosa giusta” o attraverso gli eventi di Legambiente.
Un’ altra azione eco, facilissima da fare, l’ho trovata nel Green Book: smettiamo di stampare lo scontrino quando facciamo un bancomat e salveremo un sacco di alberi. Basta pensare che, nel mondo, se ogni cittadino americano rifiutasse di stampare lo scontrino si riparmierebbe un rotolo di carta lungo 60.000 chilometri.

Castagnata-the day after

Arrivano in delegazione mentre sono davanti al computer.
“Mamma dove sono le nostre castagne?”
“Nel portacastagne”
“….?” quattro occhi ancora cisposi di sonno mi guardano interrogativi.
“Nel portafrutta, ribatezzato portacastagne per la stagione”
“Ah, bene. Credevamo le avessi già buttate”, dice Anita sollevata.
“Pensate che sia così cacca?”
“Beh tu no, ma il papà…” farfuglia Emma che ha uno spirito un po’ lecchino, come Smithers verso Monty Burns ne I Simpsons (che sono la nostra Bibbia psicologica e ci servono a capire tutto il genere umano che ci circonda, alla faccia di Sigmund Freud).
P.S. Il sant’uomo non butterebbe mai via nulla in questo caso è stato sospettato ingiustamente.

Castagnata


Il sogno di ogni mamma con prole in età scolare è di dormire un po’ di più almeno nel week-end. Pensare di non poter pigrare neanche al sabato non è un’idea allettante e ancor meno dover svegliare e pascolare fuori di casa le bambine in fretta come se fosse una mattina di scuola. Ma tant’è. Oggi pomeriggio al maneggio in Brianza dove vanno Emma e Anita c’era in programma una castagnata e quindi la nostra lezione di equitazione era alla mattina (un’ora di viaggio da casa) e al pomeriggio gita nel bosco, caldarroste e giochi più o meno equestri.
Convincere sant’uomo a partecipare, invece di passare la giornata alternando una lunga dormita a una gita in moto, non è stato facile ma con grande diplomazia ci sono riuscita.

La mattina è passata senza incidenti, a parte lo strano raffreddore di Emma che si manifesta con una sintomatologia violenta solo in auto, in curva, in mezzo a un’incrocio o a una rotonda.
Uno starnuto forte misto grugnito.
Anita che urla: “Ma Emma, che schifo!”
Emma che supplica con voce nasale: “Mamma aiuto un fazzoletto! Presto!Prestooooo!”
Anita non l’aiuta perchè è disgustata. Allora, anche se sto guidando devo intervenire con urgenza e lanciare un kleenex attravero l’abitacolo, prima che Emma si copra di “moccio” e contamini l’auto, proprio come un bebè incontinente. Quando non siamo in auto, in curva e non sto guidando Emma non ha mai bisogno di soffiarsi il naso.

Alle 14,30 l’appuntamento per la castagnata. Appena arrivate Anita si guarda intorno perplessa. Anzi anche un po’ schifata. Ci sono molti bambini più piccoli di lei.
“Anita cosa c’è? Se non ti piace, torniamo a casa. Il papà sarebbe anche contento”
“No, no… va bene” e continua a scrutare tutti con un’espressione delusa.
“Ci sono anche i ragazzini che erano con voi alla settimana del camp estivo?”
“Sì, li ho già salutati…” con un entusiasmo da funerale.
Sarà un antipasto di paturnie adolescenziali, sarà che è timida, comunque vorrei risponderle: “Senti bella….ci siamo inventati la scampagnata, scaraventati giù dal letto per portarvi qui…Poi sai delle castagne non ce ne frega niente, quindi vedi di apprezzare il gesto e cerca di divertirti senza fare troppe storie…”
Invece la Maria Montessori che è in me mi fa dire dolcemente: “Sono sicura che ti piacerà …ci vediamo dopo”
Me la squaglio veloce per tornare dal sant’uomo e sfogare la frustrazione di avere una figlia ingrata e umorale.
Lui mi dà subito ragione e rincara la dose: “La prossima volta vengono a piedi…”
Poi considerato che davanti alle bambine non possiamo usare il turpiloquio perchè costa, ora che siamo soli ci lanciamo allegramente in una bella e liberatoria serie di imprecazioni contro l’egoismo dei figli.
“Porco qui…Porco là…posso dire quello che voglio tanto non pago!”, sbotta lui felice.
“Hai ragione…alla faccia di quelle due ….” gli rispondo entusiasta.
Oramai di buon umore, decidiamo anche noi di fare una passeggiata nel bosco di castagne.
A metà strada incontriamo il gruppo dei bambini del maneggio: le nostre figlie si divertono come due matte e hanno raccolto due sacchi pieni di castagne.
Più tardi a caldarroste e Fanta ritorna la pace nel mondo.

Profumo di…

Ora della buonanotte. Mi chino sul letto di Emma. Pronuncio la formula di rito, da alcuni mesi strategicamente contratta e ridotta in acronimi.
“Pmx tmx: comprende tutto. Amo gaga”
Ci abbracciamo e baciamo.
“Mamma sai di cacca”
Nel momento clou, nel trionfo della tenerezza madre-figlia, Emma si allontana schifata.
Non mi stupisco, né mi offendo.
“Deve essere l’olietto che mi sono messa in faccia”
“Ma è nuovo?”
“Si, Emma quello che compro di solito era finito e mi hanno dato questo”
“Mamma fa una puzza terribile…mamma leggi gli ingredienti…magari fa male anche a te”
Il disgusto di Emma si mischia in una certa preoccupazione. Benchè puzzona sono sempre la sua mamma.
“Ok Emma, guarderò gli ingredienti. Buonanotte tesoro”
“Emma ha ragione, mamma ci salutiamo così da lontano…” rincara la dose Anita.

Esco dalla cameretta perplessa: tenermi le rughe o baciare le mie figlie?
E’ una vecchia storia. Prima era: tenermi le rughe o baciare mio marito? Infatti il sant’uomo già da anni alla sera si allontanava, anche lui schifato: “Cosa ti sei messa in faccia???”
Paziente spiegavo che il mio olietto repellente era vitamina E, arma letale contro i radicali liberi. Era stata denominata “vitamina E che puzza” e cercavo di usarla nei momenti di estrema solitudine.
L’ultima volta però in erboristeria la solita vitamina era finita, la commessa mi ha proposto:
“La stessa versione ma senza profumazione…”
Ho accettato non pensando che “senza profumazione” significasse “orrido tanfo” e vita da monatta.

Un film per due

Domenica pomeriggio Emma è stata invitata a una festa di compleanno, così ne ho approfittato per andare al cinema con Anita. Dalla recensione dell’unico critico cinematografico di cui mi fido (un certo F.M. che scrive su Vivimilano e si permette dei giudizi realistici e fulminanti. Per intenderci sono diventata sua fan quando scrisse: “quei vecchi tromboni dei fratelli Taviani”) ho scelto di andare a vedere Mamma mia! Il musical con le canzoni degli Abba. Io odio i musical, ma questo è fantastico. Ideale da vedere con una figlia dagli 11 anni in su. Meryl è bravissima, le canzoni divertenti, c’è un Pierce Brosnam un po’ grigetto che è molto meglio di quando faceva James Bond e sembrava un manichino dell’Upim. Ci siamo piegate in due dalle risa.
La storia si svolge in un ‘isoletta della Grecia e noi ci siamo appena state in vacanza. Quando hanno detto quelle due parole in greco che conoscevamo ci siamo date di gomito. E il fidanzato della giovane protagonista? Neanche a farlo apposta si chiamava Sky, proprio come il pupazzo preferito di Emma.
Ma la cosa più meravigliosa del film è la complicità madre-figlia che emana dalla vicenda. Una roba così coinvolgente che quasi ripaga dei dolori del parto!
(Scusatemi per essere così di parte: sono sicura che ci sia in giro anche qualche film per rinsaldare il cordone ombelicale delle mamme dei maschi). Non avendo una figlia teen-ager a disposizione si può anche vedere con un’amica, perchè anche la solidarietà femminile è alle stelle. E infatti uscendo ho detto ad Anita: “Una delle cose migliori dell’essere femmine è che puoi avere sempre delle amiche con cui ridere, condividere tutto, confidarti e divertirti. A prescindere dall’età. Anche quando sei vecchia!”
Spero abbia capito. Questa mi sembra veramente una delle cose migliori della vita, oltretutto è gratis e …considerata la caduta del Nasdaq non è poco!

Ulrike e i pinguini


Ieri ho letto con preoccupazione la storia dei pinguini di Magellano che sarebbero dovuti approdare sulle coste delll’Argentina per nidificare e riprodursi invece, a causa dell’inquinamento che provoca il cambiamento climatico, sono finiti vicino a Rio de Janeiro. Poveri pinguini! Rischiano l’estinzione, se cannano così le loro destinazioni.
Nel mio piccolo ieri ho avuto più o meno la stessa esperienza e ho rischiato anch’io l’estinzione…
Alla mattina mi sono alzata tutta piena di energia, solo una gran tosse, ma niente più sintomi influenzali. Così fra frizzi e lazzi ho svegliato le bambine:
“Sorpresa, sorpresona! Oggi vi porto al Trinity Skate park!”
“Anche se è lontanissimo da casa, lo troveremo!”
Entusiasmo alle stelle:
“Grazie mamma sei troppo buona!”
“Eh lo so, sono supermom. Ma anche voi siete così buone che lo meritate!”
In una melassa di complimenti e carinerie vicendevoli dopo pranzo siamo partite.
Il Trinity Skate park è il paradiso degli skaters a Milano, un luogo mitico per skaters wanna-be come le mie bambine. Questa meta magica ha un solo neo: è lontanissima da casa nostra. Ma ieri mi sentivo piena di voglia di esplorare anche i meandri più reconditi dell’hinterland milanese. Mi ero stampata la mappetta che c’è sul sito del Trinity e via!
Non ho il navigatore gps. Odio i navigatori per una questione molto personale.
Tanti anni fa (diciamo sette) mio marito, che invece adora tutto quello che inizia con “tecno” e finisce per “logia”, aveva una BMW con uno dei primi navigatori con un’insopportabile voce femminile dal forte accento “tetesco” che ho subito detestato e soppranomminato Ulrike.
Odiavo Ulrike perchè per dare le sue stupide indicazioni interrompeva continuamente le mie conversazioni in auto. Mio marito come tutti i maschi è piuttosto “monotasking” quindi se guida è poco propenso alle chiacchiere e se doveva ascoltare qualcuno in macchina preferiva Ulrike a me!
Dopo Ulrike, negli anni, ci sono stati altri navigatori, altre donne, altre voci, altri tom-tom ma il mio astio si è conservato intatto. “Dura e pura” ho sempre evitato di mettere il navigatore nella mia auto. Al massimo mi stampo una google-map.
Sono rigida come quelli che dicono: “non ho il telefonino” o “non uso il computer”.
Ma ieri quella vacca di Ulrike ha avuto la sua rivincita.
Per arrivare al Trinity ci voleva circa un’ora da casa mia. Dopo due, ero ancora lì che svoltavo per circonvallazioni, infilavo sensi unici a capocchia, perdevo il buonumore. Le mappette che mi ero stampate dicevano “se arrivi di lì vai di là …ampio parcheggio”.
Guidare nella zona del Trinity per me era come essere a Torino, Bari, Brasilia, Mexico City. Quasiasi cavolo di città con una bella periferia industriale labirintica. Non avevo la più pallida idea di dove fossimo. In quella parte della città non ci sono mai stata.
A un certo punto, allo stremo delle forze, dell’ottimismo e della pazienza, mi sono trovata quasi in tangenziale e per evitare di entrarvi ho fatto una manovra azzardata, da estinzione delle specie. Allora ho gettato e spugna e ho fatto mea culpa con le bambine.
“La mamma è un’idiota, voi meritereste ben altro…scusatemi! Non riesco a trovare questo cavolo di Trinity!”
Avrebbero potuto infierire, ricattarmi, deridermi. Ma non l’hanno fatto. Sono state clementi.
Anita ha detto: “Mamma calmati, respira!”
Emma: “Possiamo anche tornare a casa, non preoccuparti!”
Allora commossa da tanta comprensione le ho portate allo skate shop (indirizzo noto) e ho regalato loro due minirampe da fingerskate (gli skate da usare con le dita) da costruire. Ho stilato anche un bonus universale: “gita ovunque/qualsiasi giorno/qualsiasi ora anche fuori città ma solo in zona est-nord-est di Milano”.

Sharon Ahi! Ahi! Ahi!

Ieri sera ero fuori uso: mal di gola, tosse, raffreddore e febbre (37.1 ma me la sono giocata bene). Sono andata a letto alle 9 e ho chiesto a mio marito di “fare” lui le bambine stamattina così avrei potuto godermi una bella dormita ristoratrice. Il sant’uomo ha accettato.

Anita è oramai indipendente perciò basta solo svegliarsi all’alba e metterle davanti una tazza di cereali. Con Emma la situazione è un po’ più complessa, ma con i vestiti preparati al sera precedente (da me) si semplifica parecchio. Rimane solo un particolare inquietante: bisogna pettinarla. I capelli di Emma sono lunghi, ricci e indomabili. Di solito quando cerco di ingabbiarli in una coda o in una treccia, urla, si dimena e cerca di darsi alla fuga.
Mio marito non ha il dna di Jean Luis David e nemmeno quello di Tony&Guy quindi, fra poco, quando andrò a prendere Emma a scuola la riconoscerò da lontano con la sua acconciatura “Albert Einsten incontra Maga Magò”.
OK sono un’ingrata, ma vorrei agiungere che il sant’uomo non ha neppure il dna di Dolce e ancora meno di Gabbana… alcuni anni fa ero stata via un paio di giorni e al ritorno prima di riabbracciare i miei a casa ero passata dal supermercato. Vicino al banco dei salumi una piccola rom aveva attirato la mia attenzione, poi guardando meglio avevo capito che era Emma. Eravamo in febbraio e mio marito era riuscito, senza alcun dubbio o esitazione, a vestirla con un abitino da estate, parecchio abbondante, della sorella maggiore. Era anche senza calze. Quando ho espresso perplessità mi è stato fatto “gentilmente” notare quanto fossi un’incontentabile scassaballe.

Ma parliamo di Sharon Stone... le hanno tolto la custodia del figlio adottivo Roan di otto anni perchè voleva fare le punture al botulino sotto i piedini puzzolenti del bambino. Il botox oltre ai muscoli paralizza anche il sudore? A Sharon ha bloccato anche le sinapsi neuronali? Non so se questa accusa sia più o meno fondata, comunque la moda Usa delle adozioni a cottimo, molto sfruttata dalle star (la Stone si è portata a casa altri due bambini più piccoli) mi lascia perplessa. Mi sembra che i bambini siamo considerati degli accessori da esibire pubblicamente. Che tristezza!

Brutti gesti

Nel mio quartiere c’è una cartoleria che vende cose molto belle a prezzi di gioielleria.
La proprietaria è un po’ umorale e ultimamente è in una fase di down. Un paio di settimane fa le mie bambine sono andate da lei un sabato all’ora della pausa pranzo perchè hanno visto la porta d’ingresso al negozio aperta. La signora cartoladra, così denominata perchè non vende certo a “piccoli prezzi”, si è dimostrate parecchio scortese e ha cacciato fuori Anita ed Emma:
“E’ chiuso! Che ca***io volete a quest’ora?”
Le mie figlie sono tornate con la coda tra le gambette, io mi sono scandalizzata della cafonaggine della cartoladra e ho deciso il boicottaggio totale del suo negozio.

Anita però è una feticista della cartoleria e così la cartoladra è tornata nella nostra vita… perchè lei e solo lei, in zona ha una magica macchinetta che ricopre perfettamente in maniera trasparente i libri. In previsione di questa esigenza avevo comprato al super della carta trasparente adesiva per un creativo fai-da-te.
Questa carta è diabolica: se non hai cinque mani e spiani perfettamente il risultato è quello di un eritema: bolle ovunque. Ho provato due volte ma l’effetto eritema è stato sostituito da quello psioriasi. Anita era schifata. Il suo libro di antologia sembrava malato.
Ha strappato la copertina con tristezza e mi ha dato il libro dicendo:
“Mamma, mi dispiace così proprio non va, devi andare dalla cartoladra”
“………!”
“Mamma dai, pago io la copertina”
“Non è quello Anita, è una questione di principio, vi ha offese”
“Mamma, puoi andare là, farti fare la copertina e poi le dici una parolaccia quando esci dal negozio. Noi non ti facciamo pagare! Questa volta offre la casa!”, ha cercato di convincermi anche Emma, ricordandomi che da noi sono 50 centesimi a parolaccia. Ma per questa volta potevano fare un’eccezione.
“Dai mamma puoi fare anche un brutto gestino!” ha continuato Emma entusiasta per invogliarmi. “Non ti piacerebbe?”

Che opinone hanno di me le mie figlie? Pensano di comprarmi offrendomi un po’ di trasgressione? Forse vedono una certa somiglianza fra me e la cartoladra?

Tabelline mattutine

Sto portando Emma a scuola in auto.
Un dubbio continua a ronzarmi in testa. Mia figlia avrà finalmente imparato le tabelline?
Sono un po’ di giorni che non indago. Dopo l’incrocio della morte (quello dove a tutti i genitori del quartiere esce il fumo dalle orecchie. Mamme eleganti e papà manager sfogano i loro istinti peggiori: strombazzano e fanno gestacci) butto lì la solita domanda:
“Tesoro, come va con le tabelline?”
“Bene…”
“6×9?”
“…”
“Emma, 6×9?”
“A me di solito viene 49..”
“3×7?”
“27!”
“”2×8?”
“18!”
Che sia allergica alla matematica come me? O mi prende in giro?
Mi rassegno. Dopotutto ha fantasia, risponde in rima: da grande farà il menestrello non l’ingegnere. Oppure si dedicherà alla finanza creativa. Uno dei mestieri del futuro.

Fuori dal gorgo

Ieri Emma ha iniziato il suo corso di nuoto.
L’unica attività sport-ludic-ricreativ-artistic-music-linguistic che frequenterà quest’anno. Non ho nessuna intenzione di ricadere nel gorgo malefico delle attività extrascolastiche pomeridiane… vabbè poi c’è equitazione che facciamo (Anita included) nel fine settimana, guidando per un’ora fino all’adorabile maneggio in tanta-malora. That’s it. Finiamo qui.

Negli anni abbiamo iniziato e abbandonato corsi di canto, piano, coro, musica, basket, mini-basket, ginnastica acrobatica, yoga…buttato un sacco di soldi e di tempo.
Si inizia per curiosità, perchè ci va anche un compagnuccio di scuola…poi dopo poco sopraggiunge la noia, la stanchezza, l’influenza, la neve, le cavallette, la varicella…
Mille impedimenti e poca voglia di tornare a casa tardi affamati, di non trovare parcheggio, di guidare in mezzo al traffico, di pagare inutili quote associative, di farsi sorprendere da borse sportive dimenticate, puzzolenti con incrostazioni di fetta-al-latte ammuffita sul fondo.
Ma ribellarsi e chiamarsi fuori è difficile, perchè i corsi vanno di moda. Le agende dei bambini sono più fitte e strategiche di quelle di un top-manager. Prima di invitare un’amichetta a casa a giocare, bisogna andare con i piedi di piombo: “Che giorno è libera…” e via con un planning quadriennale, per cercare con ottimismo una qualche disponibilità comune.
Ci sono mamme che fanno patti di sangue: “Io vado ad accompagnarli… tu vai a prenderli… la mia tata li porta…” Ci sono nonni che hanno responsabilità triple di consegna a domicilio che neanche il DHL riesce a garantire.
Ma i corsi sono allettanti, l’idea di allevare piccoli geni, anche. Un esempio?
A caro prezzo ora si possono anche frequentare corsi di inglese per neonati, dai 6 mesi in su. Ghew-ghew invece di un italico Ghe-ghe? Il dubbio che ci prendano in giro sorge legittimo.
A New York si esce dall’asilo con il curriculum ( se un quatrenne sa dipingere, suonare l’arpa e parla francese è un plus) perchè le scuole primarie private e d’elite sono già molto competitive. Il sindaco Bloomberg ha istituito dei test di lingua e matematica per le materne.
Se ti fotti già lì sei finito. No future, come dicevano, già trent’anni fa, i Sex Pistols.

Regalone del cavolone

Ieri ho passato una giornata in allegra solitudine. Non accadeva da mesi.
Le bambine e il papà sono andate a trovare il nonno e la zia.

Emma da più di una settimana ripeteva come un mantra:
…”poi c’è la stazione di polizia con le vetrate, gli uffici e tutti i particolarini…”
“…è proprio un Lego bellissimo…cosa mi consigli la piazza cittadina? O l’aereoporto? Forse è meglio la stazione di polizia…”
“…ma dici che per Babbo Natale sia troppo…l’anno scorso Anita ha chiesto le scarpe con le ruote…quanto costano le scarpe con le ruote? Tantissimo, vero? “
“…te l’ho detto che c’è il tavolo degli interrogatori…ma tu cosa mi consigli di chiedere?…Hai visto il parcheggio?…Hai visto le vetrate?”
Una nenia incalzante e monocorde capace di innervosire anche Padre Pio.

Ieri sera i miei cari sono tornati all’ora di cena ed Emma trascinava un sacchetto enorme con una scatola enorme, con dentro un’enorme stazione di polizia di Lego. Costo 100 fottutissimi euro.
La zia dopo aver ascoltato un paio di orette di mantra, l’ha portata fuori e gliel’ha comprato. Così, basta chiedere. Come se a mio marito regalassero una Ferrari. O a me dieci anni in beauty-farm (forse mi stuferei…).
Rompi le scatole una bella settimanina e ottieni un regalone da Natale, da compleanno, da festa di laurea! Alla faccia dell’educazione.

In più la stazione di polizia, una volta montata, occupa lo spazio di un box doppio. Dove ce la ficchiamo? Avete presente quando alle mamme dei maschi, girano a elica, perchè qualche simpaticone regala la mega pista delle macchinine da tenere ad aeternum in soggiorno?

It’s a wonderful world

“…oggi ho messo le scarpine nuove al mio bimbo di tre anni, quelle belle con scritto made in Italy anche se sono state fatte in Cina. Quelle che dopo un po’ che le porti dalla suola sviluppano il cromo esavalente, perchè sono state fatte con materiale scadente e una conciatura non a regola d’arte. Il cromo esavalente è quella sostanza che a contatto con la pelle può causare eczemi e magari anche degenerare in forme tumorali. Il cromo esavalente, quello contro cui si è battuta anche Erin Brockovich, sulla sua storia hanno fatto anche un film con Julia Roberts, che si è anche aggiudicata un Oscar.
Al mio piccolo invece per farlo giocare gli ho dato il suo pupazzo preferito, quello con i ftalati. Poi aveva fame e allora un bel biberon di plastica prodotto con il bisfenolo A, quell’ addittivo del policarbonato che quando si scalda (mica posso dargli il latte freddo, che gli viene una congestione!) emana sostanze tossiche. Il latte artificiale poteva essere arricchito con la melamina ma non ne sono sicura.
Al bimbo grande per pranzo, visto che eravamo in giro, gli ho preso un toast in un bar, con la sottiletta importata da Ceuta, quella con l’escremento di topo”

Non sono impazzita ho solo messo assieme alcuni tasselli del puzzle che ci arriva quotidianamente dalla lettura dei quotidiani: sofisticazioni e avvelenamenti per tutti. Soprattuto per i bambini che sono i più indifesi. Proviamo a denunciare quello che non ci piace a foodwatch un’associazione tedesca che si prefigge di smascherare le pubblicità ingannevole e le truffe alimentari.

McGelmit?

Ieri sono riuscita a leggere un quotidiano solo alle 10 di sera. Ero già a letto, addormentata ma un articolo di La Repubblica mi ha svegliato bruscamente. Nei tagli previsti dalla riforma Gelmini per la scuola materna è paventato un orario breve: solo la mattina. E’ scritto in fondo all’articolo, così tanto per dare la pugnalata finale alle mamme. Però la Ministra ha promesso che il tempo pieno non si tocca. Cos’è una maga, la McGrannit? Non ci sono soldi, si taglia, si deve tagliare…Nella pagina accanto invece un titolo con richiesta del Papa che chiede parità per le scuole cattoliche e cioè finanziamenti dallo Stato.
Vogliamo ridere? Piangere? Prepararci fin da subito a tante belle mattine di ottobre con i pargoli a casa e gli insegnanti in sciopero?

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