Mamme che lavorano (e sono stanche)

Anche la bella Rachida Dati, ministro della Giustizia in Francia che a 42 anni ha l’orologio biologico che clicca e le ha fatto decidere di diventare una mamma single, è vittima del solito mobbing da gravidanza. Sarkozy ha deciso di fare a gennaio un reimpasto di governo e la bella ministra maghrebina, che con il pancione ha dichiarato di volere lavorare fino al parto, rischia di essere silurata. Spero che non succeda e faccio il tifo per Rachida, ma devo ammettere anche un mio lato oscuro: sono una fan di Carla Bruni (strenua avversaria di Rachida) cantante. E in famiglia mi hanno sempre preso in giro da morire. In tempi non sospetti avevo comprato il primo CD in francese di Carlà e mi piace da morire. Lo metto in auto e le mie figlie protestano, mio marito vomita. Non ho comprato il secondo CD perchè era in inglese e a me Carlà piace solo quando canta in francese (sono come Gomez ne La famiglia Addams che si eccita quando Morticia parla in francese) l’ultimo lo comprerei, ma visto il boicottaggio in famiglia non ho ancora avuto il coraggio di farlo. Sarkò l’ha regalato a tutti i suoi ministri, che hanno detto che è bellissimo, se abitassi a Parigi potrei guardare nella loro immondizia e magari procurarmene una copia.

Questa settimana Anita ed Emma sono andate a fare un camp al maneggio in Brianza. Si alzano alle 7 e tornano alle 19, grazie a un passaggio del papà che lavora in zona e le scarrozza su e giù. Temevo che si stanchessero, invece si divertono talmente a montare, accudire i cavalli, giocare in campagna, fare dolci e disegnare, nonostante i miei timori, sono fresche e pimpanti come non mai. Io invece alla sera sono a pezzi. Forse perchè anche a Creta dovevo svegliarmi in ore antelucane per dare ad Anita quel maledetto antibiotico e prevedo e anticipo la stanchezza della settimana prossima quando ci alzeremo ancora prima per andare alle medie. O solamente perchè sono oramai (come dicono gli inglesi) “an old bag”.
Mi viene sonno all’ora di cena, proprio quando le mie cucciole tornano e devo essere spumeggiante per sembrare una mamma curiosa e premurosa.
Ieri sera , dopo una serie di : “Ah bene…ti sei divertita? E dopo cosa hai fatto? Ma li hai cucinati proprio tu i biscotti? …” ho dato forfait, mi sono spenta e ho detto che andavo a letto. Le figlie mi hanno guardato strano e allora per non sembrare troppo antipatica ho aggiunto: “Voi potete leggermi una storia”. Anita ha scelto “Piccolo blu e piccolo giallo” un libro bellissimo adatto ai bambini della materna. Mi hanno letto una pagina a testa (il testo era di una riga a pagina) mi hanno anche mostrato le illustrazioni e mi sono addormentata felice.

Scuola De Amicis

Dopo aver digerito le nuove direttive del ministro Gelmini sulle riforme scolastiche previste alle elementari, che ci riportano a un’atmosfera da libro Cuore, ieri sera ne ho discusso con le bambine. Ho parlato del maestro unico, tranquillizando però subito Emma dicendole che lei terrà le sue tre insegnanti perchè solo i piccolini che entreranno in prima il prossimo anno saranno le cavie di questa innovazione. Poi ho spiegato che sarà re-introdotto il voto in condotta e con l’insufficienza si rischierà la bocciatura. Qui Emma, un po’ forcaiola, si è illuminata e ha detto:
“Allora, XXXX e YYYY che danno sempre fastidio saranno bocciati!”, invocando la pena capitale per i due elementi più vivaci della sua classe.
“Succede già da quest’anno?”, ha continuato con l’acquolina in bocca.
“Magari sono cresciuti e diventati più calmi…”, ho cercato di mediare e ho continauto a parlare della riforma, prevedendo una bella raffica di scioperi degli insegnanti in rivolta per il taglio dei posti di lavoro, bambini a casa e genitori nell’emergenza.
“Certo, è una legge che favorisce le baby-sitter”, ha commentato Anita che tanto lunedì andrà alle medie e se ne fregava abbastanza.
Al momento della buonanotte, Emma è stata presa dai sensi di colpa: “Mamma, ma tu sei contenta se XXXX e YYYY saranno bocciati?” mi ha chiesto un po’ accorata.
“Certo che no…”
“Neanch’io, perch’è sono anche simpatici. Spero che le loro mamme li avvisino di questa nuova legge. Dici che lo faranno?”
“Penso proprio di sì”
“AGDBSX”
“AGDBSX”
Adesso la formula di commiato della buona notte è stata contratta e ristretta. (Un’idea geniale e salvatempo del papà). Si usano solo gli acronimi: Amo Gaga Dormi Bene (e) Subito Bacio (X).
Speriamo che la Gelmini non ce la cambi!

Rigurgito griffato

Fra le tante notizie inquietanti dei quotidiani di ieri, una mi ha particolarmente colpito, su La Repubblica un commento a un servizio di dubbio gusto di Vogue India, giornale di moda contagioso che oramai si sta diffondendo ovunque, con maggior virulenza nei Paesi in rapido sviluppo economico. Il reportage sotto accusa, con un’idea geniale della direttora, Prya Tanna, era ambientato in uno dei quartieri più poveri di New Delhi.
Qui alcune mamme e altri disgraziati posavano vestiti di stracci ma accessoriati con la borsa Birkin di Hermès, l’ombrello di Burberry (con i monsoni non si sa mai, meglio essere previdenti e portarlo con sè) e, ciliegina sulla torta, un bebè aveva un bel bavaglino di Fendi.
Questo estremo cattivo gusto è stato denunciato da una giornalista di un quotidiano indiano Mail Today e Prya Tanna si è difesa con un efficace :”Santo cielo non prendete tutto così sul serio!”.
Ma torniamo al bavaglino, ultima frontiera dell’effimero demenziale, accessorio utilissimo e imperdibile per la mamma griffata, anche per noi nella vecchia Europa.

Quante palle?


Mentre con la fine delle vacanze il gap, di una settimana o due con l’inzio delle scuole, mette ancora una volta in crisi tutte le madri lavoratrici che non sanno dove piazzare il pupo, dagli Usa ci gettano addosso un esempio di super/inquietante/incredibile maternità. Si tratta di Sarah Palin, governatrice dell’Alaska, (su cui sono in disaccordo su tutto anche sul suo atteggiamento killer nei confronti dei poveri orsi che con il riscaldamento globale rischiano di estinguersi). Questa signora ha avuto il quinto figlio quattro mesi fa, il 18 aprile, il bambino è anche affetto da sindrome di Down e lei ha accettato l’offerta a un eventuale vice presidenza degli Stati Uniti. Quante baby-sitter ha? Quante palle ha? Almeno Condoleeza Rice è single e ci ha sempre fatto sentire meno inadeguate.

Letture spericolate


La nostra vacanza non è stata solo la fiera dell’antibiotico, abbiamo gustato anche altri piaceri. Quelli della tavola e… anche quelli della lettura. Mai come questa volte le bambine sembravano aperte nuove esperienze culinarie. Hanno assaggiato con gusto gli antipasti: tzazichi, taramasalata, melitzanosalata ma anche pesce freschissimo e per Emma un colpo di fulmine con le uova fritte. Certo, non sono un piatto tipico della cucina ellenica ma Emma in vacanza leggeva sempre Topolino e cosa mangiavano quelli della banda Bassotti? Certo non i souvlaki ma le uova fritte. (A casa mi sono sempre limitata a dare alle bambine la noiosa versione à la coque perchè non amo le uova). Ma “fried eggs” erano sul nostro menù della colazione: Emma ha voluto provarle per pranzo e poi anche per cena. E’ nata una passione. Topolino e uova fritte, uova fritte e Topolino. Questa la giornata ideale di Emma a Falassarna Beach quando non faceva il bagno, non dormiva e non litigava con sua sorella. Leggeva sempre in maniera compulsiva. Colpa nostra perchè in casa abbiamo sempre lodato Anita per il suo amore per la lettura. Emma voleva farmi vedere che anche lei faceva sul serio. Leggeva a tavola. Leggeva camminando come un prevosto con il breviario. Leggeva temeraria e concentrata sulle avventure di Paperone mentre imboccava la scaletta killer coperta di una insidiosa ghiaia (foto) che ci portava alla spiaggia. Io urlavo, la prendevo per mano e cercavo di non inciampare mentre lei, in trance, continuava a leggere.

Una gita al nosocomìo

Il broncospasmo a Nicotera, il rota-virus a S.Candido, le placche in gola a St.Maxime, la polmonite a Riccione, la diarrea in Corsica, la varicella in Martinica, l’influenza in Guadalupa …cosa mancava? L’otite a Creta.
Questo è il riassunto delle vacanze della nostra famiglia da quando siamo diventati genitori. Di solito le bambine stanno bene, ma quando si parte inevitabilmente qualche inconveniente arriva. Eccome se arriva: pensavo che crescendo la situazione migliorasse invece no. Anita ha undici anni, non si ammalava da tre e non aveva mai avuto un’otite. Maledizione di cui avevo tanto sentito parlare da altre mamme ma che finora avevo bellamente ignorato. Beh, c’è sempre una prima volta…A dir la verità se l’era già beccata una settimana prima di partire e considerato che dovevamo andare al mare e fare un viaggio in aereo, il medico le aveva prescritto una bella settimana di antibiotici. Sabato scorso, io le le ragazze siamo partite per Chania per raggiungere una pensioncina isolata, senza stella ma bella, proprio sopra la mitica spiaggia rosa di Falassarna. Mare stupendo: domenica Anita ed Emma a guizzare tutto il primo giorno tra le onde. Alla sera puntuale ad Anita torna il male all’orecchio, la tachipirina non risolve la situazione. Lunedì andiamo in autobus in farmacia al paese più vicino, il farmacista ci manda all’ospedale, che per una botta di fortuna si chiama “Nosocomìo”, pronunciato con l’accento sull’ultima sillaba. Così riusciamo anche a localizzarlo. Altra coincidenza “fortunata”, l’otite si chiama otite. Ad accoglierci un dottorino che si è laureato a Padova e parla italiano, ma non vuole prendersi responsabilità e ci consiglia di andare all’ospedale di Chania, dove potremo incontrare un otorino. Anita si è messa a piangere io ho cercato di minimizzare e consolarla. Senza falsa modestia devo ammettere che sono stata bravissima: ho detto solo tre parolacce tra i denti anche se ne ho pensate molte, ma molte di più. Ho pagato così solo una multa di 1.50 euro (visto che la tariffa nonostante l’inflazione galoppante, a casa mia rimane, a 50 centesimi a imprecazione).
Una delle difficoltà del mestiere di mamma, che forse aumenta quando i bambini crescono, è quella di dover filtrare sempre e comunque le emozioni negative. Non bisogna mai lasciar trapelare la frustrazione e la rabbia, ma edulcorare la situazione ed essere positive anche quando si vorrebbe sbattere la testa contro il muro. Le mamme servono a questo. Di solito penso a Roberto Benigni ne La vita è bella, quando riusciva a far credere a suo figlio che il campo di concentramento era una pacchia. A confronto raccontare che un’otite al mare non è una sciagura è un obiettivo facile.
Quindi la mattina dopo gita all’ospedale di Chania: raggiungere il padiglione di pediatria è stata un’avventura. Altro che labirinto di Minosse! Tutti gli ospedali sono pieni di corridoi identici, ma se le indicazioni sono solo in greco la situazione si complica di brutto. Comunque alla fine abbiamo incontrato un altro dottorino made in Italy che ha prescritto altri otto giorni di antibiotici e ovviamente niente immersioni per la povera Anita. Meno male che proprio di fronte al nosocomio c’era un’ottima pasticceria dove ci siamo strafogate di baklava per dimenticare.

Senza trucco e senza inganno?

Questa è la foto che ieri pomeriggio Anita ha scattato a Emma per partecipare a un concorso fotografico di Focus Junior. Non è stata un’impresa semplice. Anita ha un libro di trucchi fotografici da cui ha mutuato l’idea. Io ho fornito il lenzuolo bianco che faceva da sfondo, il barattolo di lenticchie, l’acqua e soprattutto l’Autan (in primo piano proprio sotto il piede) perchè l’hanno fatta nel giardino sotto casa e le zanzare tigre imperversano. Emma sul prato per il pic-nic delle zanzare e Anita dal balcone che scattava. Ogni tanto si avvicinava qualche cane che voleva marcare il territorio proprio sul set, ma alla fine ce l’hanno fatta. Emma ha commentato che far la modella fa schifo e questo già mi è sembrato un buon risultato. Stasera il papà ha perso un sacco di tempo a ritoccare l’immagine al computer con Gimp (neanche per cancellare le rughe di Madonna ci vuole tanto) e alla fine quando Anita era pronta a inviare la sua immagine al concorso via mail, ha letto il regolamento. Proibite le foto ritoccate. Allora ciccia!

Swinging Lego

Seratina da teen-agers guardando video su youtube (con mia supervisione on and off).
Anita, con aria esperta, davanti a un Freddie Mercury fai-da-te: “Questo è gay!”
Allarmata, ho chiesto: “Ma papà ha messo il parental control?”
Emma: “Siiiiì, mamma…”
“?????” e ho incrociato le dita.
Alla fine abbiamo trovato questo filmato imperdibile di un geniale ventenne giapponese.
A Emma è piaciuto molto perchè ha riconosciuto in George Harrison un omino di Lego che ha anche lei, vestito con l’abito del pilota d’aereo.

Troppo piccoli?

A settembre nelle scuole elementari milanesi partirà un progetto di educazione sessuale che coinvolgerà gli alunni delle classi quarte e quinte. Spero che possa veramente attuarsi. E nessuno si scandalizzi e remi contro. Dall’esperienza della classe di Anita ho avuto la conferma che i bambini di quell’età vogliono parlare di sesso ma fanno del sensazionalismo e hanno le idee molto, molto confuse. Sono piccoli ma bombardati da immagini sempre più esplicite e modelli sempre più vacui. Poi vanno alle medie e la situazione si complica…una mamma amica mi ha raccontato che fra le ragazzine del primo anno del liceo c’è un boom della pillola del giorno dopo. La vogliono tutte anche quelle che non ne avrebbero alcun bisogno, perchè non si sa mai. Altre notizie dal fronte adolescenziale rivelano che i primi pomiciamenti di un tempo adesso sono alla Monica Lewinski. Tendenza confermata anche da un’amica e mamma americana. Ci becchiamo sempre le mode d’oltreoceano ma questa volta ribelliamoci e cerchiamo di fare qualcosa: speriamo che questo progetto educativo sia utile e i nostri insegnanti siano anche in grado di sopportare tutte le risatine e gli ammicamenti…

Sole, mare e tabelline

Ieri su La Repubblica un doppio paginone su uno dei temi più caldi dell’estate delle famiglie: i troppi compiti delle vacanze che si abbattono sulle spallucce dei nostri bambini. Ci sono i genitori che si ribellano alla mole di lavoro assegnata ai loro figli e maledicono gli insegnanti e altri che invece pensano che sia giusto sgobbare su libri e quaderni anche in estate.
In me convivono con schizzofrenia entrambi gli schieramenti: due figlie e due attegiamenti opposti. Anita a settembre andrà alle medie e quindi in teoria non ha compiti, mi ha però chiesto di acquistare un libro “di raccordo” e se lo gestisce in autonomia. Ha avuto insegnanti che hanno sempre dato pochi compiti e li ha sempre fatti senza il mio intervento. Emma, al contrario ha insegnanti piuttosto sadiche su questo tema e un’indole opposta alla sua diligente sorella maggiore. Va bene a scuola ma tira a svicolare di brutto. Più che di un supervisor ha bisogno di un agente di Guantanamo che la minacci e ricatti senza pietà, per inchiodarla ai suoi doveri scolastici. Proprio in questi giorni, sotto fucili puntati, sta tentando di scalare la montagna di problemi matematici (39) che ha lasciato a germogliare nel suo zaino fino a 3 giorni fa. Poi l’aspettano le 90 operazioni in colonna, le comprensioni di testo, mezzo libro di inglese, il manuale di grammatica da completare e le schede di storia e geografia da colorare. E le tabelline chi se le ricorda più? Il 23 partiremo per il mare e la prima settimana di settembre c’è da frequentare un camp al maneggio. Quindi siamo seriamente nei guai.
Adesso vado a colorare due schede, ma devo stare attenta a non calcare troppo con il pastello “altrimenti è troppo da mamma e le maestre se ne accorgono”.

Celebrazioni & dinsinfestazioni

Ieri sera c’è stata una romantica cenetta a quattro (la baby-sitter è in vacanza) in cui mio marito e io abbiamo festeggiato l’anniversario del nostro primo appuntamento a gamberoni, pasta al sugo e champagne. Tra un flute e l’altro, mi sentivo sempre più leggiadra, ma non potevo far a meno di notare che Anita continuava a grattarsi con insistenza la testa. Così dopo l’ultimo brindisi, ho dato, per scrupolo, un’occhiatina fra i lunghissimi e riccissimi capelli biondi della mia primogenita (una chioma un po’ alla Robert Plant negli anni d’oro).
Non è stagione, le scuole sono chiuse da una vita, perciò mi sono sorpresa di trovare un insediamento di bastardissimi pidocchi. Sul biondo schiarito dal sole, risaltano meravigliosamente. Erano lì beffardi e indaffarati a rincorrersi proprio sopra le tempie di Anita. C’erano gli adulti, gli adolescenti e i bebé. Oramai li riconosco benissimo, a seconda della taglia e del colore, perchè siamo già alla terza esperienza. La prima, qualche anno fa, è stata molto traumatica, con reazione isterica di taglio di capelli globale a tutte e due le figlie.
Perchè le mamme di solito vivono male queste disavventure: una mia amica ha messo il divano in giardino nella speranza di bonificarlo, un’altra è andata avanti per mesi a tagliarsi i capelli come un marine. Altre madri si vergognano e scelgono l’omertà. E’ la reazione peggiore perchè così impestano e contagiano il mondo. Mio malgrado oramai sono un’esperta: ho scritto anche articoli per Insieme sul tema, i pidocchi sono considerati una calamità naturale molto gettonata sulle riviste. Ho intervistato dermatologi, farmacisti e dirigenti didattici. Conosco tutte le strategie per distruggere questi maledetti parassiti: dalla guerra chimica alle soluzioni più ecologiche. Imprecando, ho imparato a considerare i pidocchi con freddezza da killer: quasi una seccatura inevitabile, come le mestruazioni.
Ieri sera Emma è stata ispezionata a fondo ed è risultata indenne. Era felicissima, anche se non ha schivato il trattamento. Di solito era lei la monatta e pensare che questa volta sia stata Anita a portare a casa le orride bestie, le dava una grande soddisfazione.
In questo clima di emergenza nel dopocena non c’è stato ovviamente spazio per nostalgie da fidanzatini. Mio marito è andato alla farmacia di turno a comprare la schiuma Milice (i prodotti di sterminio costano una cifra e sono diventati un grande business, quasi un euro a pidocchio), mentre io ho tirato fuori la pettinina di ferro a denti lunghi per una prima disinfestazione ecologica. Poi ho cambiato e lavato a 60° lenzuola, asciugamani e teli da piscina. E dopo al grido di: “Tutti all’Acquapark” ho cacciato anche i pupazzi in lavatrice.

Bisogna vendere


Mentre Barbie e Bratz “se menano”, nella loro guerra senza esclusione di colpi, sulla scena Usa è spuntata una nuova bambola buonista. Un po’ dimessa, con le sembianze di una bambina normale. Castissima: senza curve e ammiccamenti. Si chiama Kit Kittredge ed è la protagonista di un film per ragazzi appena uscito negli States, che racconta una storia ambientata ai tempi della Grande Depressione, in cui l’eroina è una bimba intraprendente che vuole diventare cronista. Il merchandasing attorno alla pellicola è come al solito esagerato, c’è anche una collezione di vestiti da ragazzina (tutti in tonalità che vanno dal beige al rosa cipria, come di moda negli anni’30), libri, dolci, musica e quant’altro. Da noi invece il pecoreccio continua ad andare fortissimo: per il ritorno a scuola c’è un nuovo diario, Gazzenda. Ideale per chi vuole fotografarsi in bagno e mandare le foto ai compagni rimasti in classe.

Vita da Valda

Per noi che viviamo nella Milano dell’ecopass, essere sulle Dolomiti è come vivere dentro a una caramella Valda (esistono ancora?). Freschezza e profumi di conifere quasi da overdose. Oggi, con un sole stupendo, abbiamo fatto una passeggiata costeggiando le pareti del Sassolungo. Qui la natura esiste ancora: abbiamo avuto la fortuna di vedere una stella alpina, un ermellino e una marmotta. C’erano anche tante mucche al pascolo ed Emma, che purtroppo ha un innato magnetismo nel pestare le cacche, anche questa volta non è scampata al suo destino. Forse è stata la prima avvisaglia della fragilità del nostro idillio alpestre: tutto a un tratto il cielo si è oscurato e prima che Anita avesse finito di domandare: “Mamma, dici che pioverà?” Ci siamo ritrovati sotto una gragnuola di chicchi di grandine. Mancava quasi un’ora di strada dal rifugio e dalla nostra auto: non avevamo altra scelta che affrontare la furia degli elementi e darcela a gambe. Con lo zaino sulla testa, cercavo di ripararmi sotto il cappuccio della felpa. Per farmi coraggio pensavo che inzupparsi in montagna è più sano e certamente meno stressante che ficcarsi l’ombrello negli occhi fra mamme nella calca dell’uscita da scuola nei giorni di brutto tempo.

Momenti di gloria

Il parquet, posato appena due mesi fa, si alza e lievita come un soufflè. Che fare? Oltre a imprecare profusamente abbiamo deciso di allungare di qualche giorno il previsto weeek-end in montagna e siamo partiti, mentre “l’addetto” riposiziona i maledetti listelli. Destinazione Ortisei, Dolomiti meravigliose, passeggiate in mezzo ai boschi, strudel e aria pura. In montagna ci sono dei parchi gioco incredibili, pieni di attrezzi ginnici che in città neppure sognamo. Ieri mattina in uno di questi Anita è stata apostrofata come “ragazza” dal papà di una treenne. La frase era “Lascia arrampicare la bambina…anzi la ragazza”. Nessuno ha commentato anche se mi è sembrato di vedere un mezzo ghigno sul faccino di Emma. Al pomeriggio e ri-sucesso: altro parco giochi (passiamo lì tutto il nostro tempo) altro papà che chiama Anita “ragazza”. Questa volta Emma ha cominciato a canzonare Anita: “Sei una ragazza! Sei una ragazza! Non sei più una bambina!”. Oggi è arrivato il giorno della vendetta. Facciamo una passeggiata:percorso un po’ ripido, in discesa Emma inciampa, cade, si sbuccia e comincia a frignare. Anita, invece di aiutarla, commenta : “Cadendo hai spostato un sasso, sai che questo può cambiare completamente un eco-sistema?”

Sabato scorso è apparso un articolo su D di Repubblica in cui veniva citato questo blog, si parlava di eco-mamme e il tema ha attirato l’attenzione di Giulia Fossà conduttrice di Nudo e Crudo sul primo canale di Radio Rai e di Beppe Fisichella, di Summertime, trasmissione mattutina di Radio Città del Capo di Bologna. Stamattina sono stata ospite telefonica di entrambe le trasmissioni per parlare di ecologia e di come le mamme possono nel loro piccolo contribuire a …salvare il pianeta.
Ero molto intimidita, avevo al tremarella, i sudori freddi, non ho dormito, ecc. Sono miracolosamente sopravvissuta all’esperienza e stasera ho riascoltato il podcast della trasmissione della Rai, in cui tra le altre stupidate ho detto: “…invece di usare i sacchetti di plastica del super le mamme, quando fanno la spesa, possono utilizzare quelle orrende borsine di stoffa che i bambini creano all’asilo…” Le mie figlie, che riascoltavano con me e avevano dipinto negli anni un sacco di borsine, si sono offese e ora non mi parlano più.

E’ durissima

Oggi sulla prima pagina di La Repubblica la notizia che Nicola Brewer, la reponsabile della Commissione Pari Opportunità in Inghilterra, ha definito il congedo per maternità come un discriminante-handicap-blocca-carriera, suscitando molte polemiche. E’ come pensare che l’ 8 marzo, la festa della donna sia una beffa, perchè tutto il resto dell’anno le donne sono ben poco festeggiate. E’ anche come scoprire l’acqua calda. Non sono i congedi di maternità a uccidere la carriera di una donna, è il fatto stesso di decidere di diventare madre. Qui il discorso sarebbe lungo ma… sorvoliamo. In Inghilterra stanno meglio di noi, nel senso che alle mamme segano comunque le gambe ma prima concedono molto più facilmente il part-time e il mercato del lavoro è più flessibile. La nostra legge sull’aspettattiva di maternità è più favorevole alle mamme che in UK, dove di solito in gravidanza si tende a lavorare fino a cinque minuti prima di entrare in sala travaglio e si torna al proprio posto al massimo dopo tre mesi dalla nascita del pupo. Ma in Italia siamo undici punti sotto la media europea rispetto al tasso di occupazione femminile.
E il congedo paternità? Nel nostro Paese ne esiste un modello “vantaggiosissimo”, ma quasi nessun papà se ne avvale, perchè di solito le retribuzioni maschili sono più alte e quindi in famiglia è meglio che sacrifichi la carriera la mamma. E anche a causa della cultura imperante che considera la maternità un fatto privato (sono tutti cavoli tuoi come te la sbrigherai) da declinare al femminile. Per migliorare e scardinare questa mentalità non occorre eliminare/accorciare il congedo di maternità, ma potenziare gli aiuti a chi mette su famiglia e cercare di discriminare meno le donne. E’ un tasto dolentissimo in questo momento di oscurantismo femminista in cui alle bambine viene proposto fin dalla materna il modello velina, con diramazioni Winx, Barbie e Bratz. Ultimamente è scoppiata la guerra fra quest’ultime due e il primo round l’ha vinto quella perfettina della Barbie che è riuscita, tramite gli agguerriti legali della Mattel, a stabilire che la famiglia Bratz è nata da una violazione dei diritti sul copyright. Infatti l’inventore di Jasmine, Chole, Jade e Sasha, le sorellastre coatte dell’algida Barbie, lavorava nell’industria di Barbie fino al momento in cui ha consegnato i bozzetti delle nuove bambole a una ditta concorrente, la Mga Entertaiment. Ora le Bratz sono state tolte da mercato per ordine del giudice, speriamo in un altro round della lite legale che tolga dalla nostra vita anche la Barbie. Poi che le Winxs e le Witch si annientino a vicenda, che ci sia un mega black-out e si oscuri la tv e le sue veline per sempre …Dopo, forse, le nostre bambine potranno crescere pensando che da grandi potranno valere qualcosa anche vestite ed esercitare i loro diritti senza discriminazioni. E magari diventare mamme serenamente, anche senza aver necessariamente sposato un principe azzurro che le tolga dai guai e dal precariato.

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